Houston Texans, abbiamo delle soluzioni?

Se potessimo giocare sempre contro i Bengals ai playoff...

Se potessimo giocare sempre contro i Bengals ai playoff…

Houston, in questi ultimi anni, dà sempre l’idea di essere buona, ma mai abbastanza. Considerando i primi anni di vita della franchigia più giovane della NFL, contraddistinti da Carr e i sack concessi, già questo dovrebbe bastare ai suoi tifosi, ma si sa chi tifa non è mai sazio e allora, anche giustamente, si chiede alla squadra texana di compiere lo step successivo. Ma come?

I Texans in questi anni di crescita non sono mai stati aggressivi in free agency, tutt’altro: se si esclude l’acquisizione via trade di Schaub, relegato a fare il vice Vick, un attimo prima dello scandalo “dei cani” (un paio di reincarnazione fa), il front office ha lavorato puntando più sui giovani draftati e fatti crescere in casa, giovani che peraltro una volta esplosi spesso sono stati lasciati andare, consci del fatto che il sostituto di volta in volta fosse già presente a roster (vengono in mente i nomi altisonanti di Mario Williams o di DeMeco Ryans). Ci sono alcune eccezioni (Joseph), specie tra le secondarie, autentico tallone d’achille di una squadra che, nonostante tutto, punta a confermarsi ai playoff, con la speranza di iniziare a fare un po’ più di strada in una conference che non prevede corazzate.

Ma andiamo con ordine: dietro al già citato Schaub, ormai punto fermo e QB solido a cui affidare senza problemi un attacco ambizioso, c’è T.J. Yates: l’ex North Carolina, nel suo anno da rookie, era stato chiamato in campo, causa infortuni in serie nel reparto, e aveva guidato i Texans a dei dignitosi playoff (già conquistati peraltro dal titolare), ovviamente fosse successo a Philadelphia l’avrebbero trasformato in 3 prime scelte, a Houston Yates è restato per fare il backup, ad ogni modo un’ottima assicurazione.

Quando ti trovi per le mani un RB undrafted, come Arian Foster, in grado di viaggiare a 350 portate di media, 1500 yard, 10+ TD a stagione a cui aggiunge anche una 50ina di ricezioni, c’è poco da dire se non ringraziare il fato o la bravura di una dirigenza brava nello scovarlo, pur arrivando da un college piuttosto sovraesposto come Tennessee (dove ha concluso come secondo per yard corse nell’ateneo, dietro di poco a Travis Henry). Dietro a lui Ben Tate è tutto quello che puoi chiedere ad un RB2 e l’obiettivo quest’anno è quello di portare le corse di Foster più vicino alle 300 che alle 350, sfruttando molto di più Tate ed avere entrambi i RB più freschi (e sani) a gennaio.

Aumentare le armi offensive è stato il motto che ha guidato anche la scelta di primo giro: DeAndre Hopkins è stato uno dei protagonisti del circo volante di Clemson, specie quest’anno, quando tutti si aspettavano l’esplosione tattica, visto che quella atletica si era già conclamata, di Sammy Watkins, Hopkins ha mostrato tutte le sue qualità di WR completo, tanto sul profondo, quanto con mani e fame di ricezione che lo possono rendere un target principale in un attacco professionistico. Ormai da un paio d’anni in molti chiedevano la pesca di un giocatore simile al draft, da far maturare negli ultimi anni di carriera dell’immenso Andre Johnson. L’ex tiger può esserlo.

L’attacco poi per lo più è restato lo stesso, anche se il discorso sul lasciare andare i giocatori troppo “avari” ha colpito in questi anni anche la linea offensiva, l’arrivo di Brennan Williams al terzo giro può lasciar ben sperare, considerando che l’ex tar heel era uno dei principali protagonisti di una OL che in questi anni ha messo UNC anche sulla cartina geografica del college football.

In difesa, la filosofia di Wade Phillips ormai è entrata a regime, anche se ancora bisogna trovare gli OLB che vadano a genio al defensive coordinator architetto di una delle 3-4 più interessanti degli ultimi anni di NFL. Bollato come inadatto e spendibile, Mario Williams ha trovato l’oro a Buffalo l’anno scorso, poi quest’anno è stato lasciato andare dietro a guadagni francamente inspiegabili Connor Barwin. Il reparto dei rushatori dei Texans prevede Whitney Mercilus (1° giro 2012), Brooks Reed (2° giro 2011) e Sam Montgomery (3° giro 2013): il primo fece discutere non poco, al momento della sua scelta in molti si aspettavano già l’anno scorso un ricevitore, in realtà la dirigenza ragionava già più ad ampio raggio e sembra aver avuto ancora una volta ragione. Reed invece aveva convinto i più sin dal momento della scelta, mentre fa già discutere il rookie di quest’anno, arrivato con la scelta compensatoria di terzo giro guadagnata dalla perdita durante la scorsa free agency proprio di Mario Williams e presentatosi al camp visibilmente fuori forma ed a causa di questo è arrivato anche l’infortunio alla caviglia che lo sta rallentando: Kubiak non l’ha mandate a dire, ha espresso via stampa tutto il suo malumore a riguardo; Montgomery di contro già dai tempi di LSU aveva mostrato sia luci (qualità atletiche che valgono ben più di un terzo giro) che ombre (carattere ingestibile, poca voglia di allenarsi, ecc ecc…).

Anche il terrore dei QB è stato piccolo, magro e con le orecchie a sventola

Anche il terrore dei QB è stato piccolo, magro e con le orecchie a sventola

Potremmo parlare dell’ennesimo NT sottodimensionato tipico di Wade Phillips, almeno dai tempi di Jay Rattliff a Dallas, o di quanto sia inopportuno Joe Mays come titolare in una difesa NFL, a Denver se ne sono accorti con un anno di ritardo, a Houston quanto ci impiegheranno? Anche se in una 3-4 magari qualche sua pecca potrà venire mascherata. Potremmo incensare l’altro inside LB (Brian Cushing), che al netto delle squalifiche per doping e degli infortuni, resta uno dei migliori interpreti del ruolo, ma tutto passa in secondo piano nel front 1+6: perché J.J. Watt è un giocatore a parte, uno che prescinde dal ruolo, ci sono i DE da 3-4 e poi c’è lui che mette a segno 20,5 sack, 16 passaggi deviati sulla linea di scrimmage (prima o poi ne pizzicherà uno..), 4 fumble forzati, 2 recuperati, 81 tackle complessivi (81!! da difensive lineman…questo accorcia il campo). Cifre che dicono tanto, per tutto il resto c’è youtube.

La parte debole in questi anni di crescita è restata la difesa sul profondo, lo era sin dai tempi di Dunta Robinson, dipinto come giocatore di livello: poi quando, l’anno scorso, è arrivato dai Bengals Jonathan Joseph ad Houston hanno capito cosa fa un CB di livello. Affianco a lui dovranno salire di livello Kareem Jackson e Brice McCain. Mentre per le safety, la scommessa salatissima Ed Reed, seppur comprensibile sulla carta, lascia già qualche perplessità fisica: l’ex Baltimore era parso alla frutta l’anno scorso e non pare ci sia in lui tutto l’ardore per provare a tornare su standard quanto meno vicini a quelli dominanti a cui ci aveva abituato, ovviamente anche l’età (35) non aiuta. A Houston si augurano di averlo al massimo di forma possibile nei momenti decisivi della stagione e che possa contribuire con la sua leadership a migliorare anche solo dalla sideline un reparto che ha bisogno di un playmaker. In sua assenza si testerà sin da subito il rookie di secondo giro, da Georgia, D.J. Swearinger o per lo meno saranno gli attacchi avversari a testarlo.

I Texans restano i favoriti per la division e nel mix delle squadre che lottano per rappresentare la AFC al Super Bowl, c’è però da capire quanto questo nucleo di giocatori, più l’aggiunta di buoni rookie, possano fare di meglio rispetto a quanto già visto sinora. Il dubbio è proprio questo, che non ci siano molti margini di miglioramento con l’assetto Schaub-Foster-Andre-WadePhillips e che i rookie debbano esplodere sin da subito per fare almeno un passo in più verso il Vince Lombardi Trophy.

azazelli

Da giovane registravo su VHS tutte le finali di atletica, mondiali ed olimpiadi, poi m'hanno cancellato il record di Donovan Bailey con Beautiful e mi sono dato al download. Vivo di sport, cerco di scriverne.

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5 Risposte

  1. angyair ha detto:

    Hopkins, per me, si giocherà con Austin il titolo di OROY. Ma comunque questi Texans mi sembrano non ancora in grado di arrivare al Super Bowl, almeno al momento.

  2. Giacomo ha detto:

    Buoni ma non abbastanza. E’ peggio di fare schifo. J.J. Watt è veramente impressionante ma rimarrà ad Houston vita natural durante?

    • azazelli ha detto:

      No dai, molto peggio far schifo. Parliam pur sempre di una contender, il livello rimane mediamente alto, sono tra quelle 3-4 squadre che si giocheranno il championship della AFC

  3. mlbarza ha detto:

    Devono riuscire a fare l’ultimo passo che gli manca prima che la finestra del “prime” di Foster si esaurisca. Se riescono a creare qualche alternativa in attacco a Foster e Johnson per me se la possono tranquillamente giocare per andare in fondo, posto che anche così sono comunque a livello contender. Poi una volta che sei lì, tutto può accadere

  1. 30 agosto 2013

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