NFL Draft Stories – 2005

I due bianchi sono Alex Smith e Aaron Rodgers..e no, non ne parleremo!

I due bianchi sono Alex Smith e Aaron Rodgers..e no, non ne parleremo!

L’assioma con cui c’eravamo salutati dopo il draft 2004 tirava in ballo la singolare caratteristica che hanno i Bengals nell’attirare giocatori “controversi” e il draft 2005 ci offre un terzetto al quanto esemplare: Odell Thurman, Adam “Pacman” Jones e Cedric Benson. E dire che solo il primo è stato scelto dalla squadra dell’Ohio, gli altri sono arrivati dopo essere stati scaricati da una o più squadre e più per problemi con la legge che per scarso rendimento.

Thurman (scelto al secondo giro) è l’emblema della lotta di Roger Goodell volta a smacchiare, no…non il giaguaro, anche se qua ci sono le tigri del bengala, bensì la facciata della NFL, troppo spesso imbrattata da arresti per guide in stato di ubriachezza, traffici illeciti più o meno diretti, risse, sparatorie, battaglie tra cani, ecc ecc… In questa corsa alla moralizzazione dell’ambiente Odell ci finisce dentro senza nemmeno far finta di essere stato incastrato.

La prima stagione (ed unica) lascia immaginare un futuro del tutto diverso: colleziona quasi 100 tackle, 5 intercetti di cui uno riportato in TD, altri 4 passaggi deviati, 4 fumble forzati e 1,5 sack. Cifre che descrivono delle prestazioni che gli fanno sfiorare il titolo di miglior rookie difensivo dell’anno (premio che andò a Shawne Merriman). Fa notevolmente meglio di David Pollack, altro LB scelto con il primo giro dai Bengals, che finirà fuori dalla NFL, causa un grave infortunio alle vertebre, solo appena dopo due stagioni e che ora lavora in pianta stabile con la ESPN.

Guarda come dondolo

Guarda come dondolo

Ma torniamo ad Odell, i tifosi sognano pensando all’inizio di una carriera da campione, invece hanno già visto l’ultima partita di Thurman in maglia Bengals e nella lega. Durante l’offseason non si presenta, come obbligato a fare da contratto collettivo, ad uno dei test sulle sostanze illegali il che gli costa la squalifica per le prime 4 settimane della stagione successiva. Ma non è abbastanza, perché durante l’estate si rende protagonista di un incidente stradale che vede coinvolto anche un suo compagno di squadra, Chris Henry (turbolento quanto lui, ma che avrà un destino ancora più tragico…). Il front office va su tutte le furie, ovviamente c’erano tracce di sangue nell’alcool che scorreva nelle vene dei due giocatori, Henry viene sospeso per una partita  e la dirigenza si mette alla (non) clemenza della corte per sanzionare il già sanzionato Thurman. Lo sceriffo Goodell ci va giù pesante: inibito dal giocare in NFL a tempo indeterminato, appuntamento a tra un anno e discussione se è il caso di reinserirlo.

Lui riesce a stare calmo per un anno?! Certo che no, entra in una rissa in cui viene accusato di aver picchiato a sangue due malcapitati, assieme….al fratello. Le accuse cadono, ma la notizia è già arrivata all’orecchio attentissimo del commish che prolunga la squalifica per un altro anno almeno. Nel 2008, poco prima del draft gli viene concesso il lascia passare e i Bengals lo reinseriscono nel loro roster, non dura un mese però, perché non supera l’ennesimo test anti-droga e arriva il taglio definitivo, ci riprova un paio di volte in UFL, ma senza successo, da lì sparisce dai radar sportivi, in attesa di riapparire in quelli polizieschi.

Cedric Benson e Adam “Pacman” Jones sono, rispettivamente, la quarta e la sesta scelta assoluta di Chicago e Tennessee. Arrivano, successivamente, ai Bengals dopo aver riempito il loro palmares penale, con Marvin Lewis che vuole dare loro una seconda, se non terza chance tra i pro.

..sono peggio!

..sono peggio!

I’m not Ricky. Benson si presenta così alla NFL. Il riferimento è a quel Ricky Williams che abbiamo incontrato già un paio di volte in questi racconti: come lui infatti Cedric è un RB che esce dall’università di Texas e che entra in NFL come uno dei migliori prospetti in assoluto del draft. Viene scelto alla quarta assoluta, uno dei tre RB che vanno nella top5 (Ronnie Brown, da Miami alla seconda e Carnell “Cadillac” Williams alla quinta da Tampa) e diventa sin da subito una delle pedine fondamentali attorno alle quali i Bears vogliono costruire un attacco storicamente incentrato sul running game. Ma la realtà spesso differisce dalle prospettive: Cedric inizia malissimo la sua avventura tra i pro, mal consigliato dal suo agente, sostiene un braccio di ferro con la dirigenza che gli fa saltare tutto il training camp e lo mette in cattiva luce con i suoi compagni. Alla fine firmerà per 5 anni e 35 milioni complessivi (cifre ora improbabili con la nuova legislatura che limita non poco il potere contrattuale di un rookie), ma si troverà irrimediabilmente dietro, nella depth chart, a Thomas Jones che rimane di fatto il titolare unico del reparto. Per di più, questo atteggiamento da prima donna, come accennato in precedenza, non è molto gradito ad alcuni suoi compagni e circolano voci che alcuni di loro abbiano addirittura tentato di punirlo fisicamente durante gli allenamenti con placcaggi viziosi o mancati blocchi sospetti. Voci mai confermate, ovviamente, ma i suoi colleghi non sanno che non c’è bisogno di impegnarsi più di tanto, Benson si infortunia da solo: gli americani dicono injury-prone ed è una etichetta che ben si addice all’ex longhorn. La prima stagione tra problemi di inserimento, mancati allenamenti e infortunio al ginocchio è totalmente da dimenticare: supera solo 3 volte le 10 corse a partita, mai sopra le 80 yard, una sola volta sopra le 50 e zero TD. Per uno che a Texas non era mai andato sotto le 1000 yard a stagione ed un complessivo di 67 TD è una bel salto all’indietro che in pochi si aspettavano.

La seconda stagione i media l’aspettano al varco, senza più scusanti o attenuanti, Benson deve correre, deve conquistare il ruolo da titolare e deve trascinare i Bears. È il 2006, Chicago va al Super Bowl, ma lui non è il pezzo principale della corsa che poi si fermerà solo sotto l’acqua di Miami davanti al primo (e sinora unico) titolo di Peyton Manning. Durante il training camp si infortunia alla spalla, resta sempre dietro a Thomas Jones con ancora problemi fisici che ne rallentano la preparazione; a fine regular season la sua striscia recita 157 portate, 647 yard, 6 TD: la vostra quarta scelta assoluta deputata a diventare il cavallo da tiro trasformata in 2 mosse in semplice, misero, banale running back di riserva. Lui non le manda a dire al suo coaching staff, si sente trattato con disparità, è sicuro di essere il più forte di tutti, vuole spazio e portate e….viene accontentato. Thomas Jones viene lasciato andare ai Jets, ormai ritenuto vecchio, e nel 2007 il palcoscenico è tutto del “texano”: ma anche questa volta, non convince per nulla, nonostante le portate aumentino notevolmente (18 in media a match) sono ben 5, su 10, le partite in cui guadagna meno di 3 yard a corsa, una miseria. E perché parliamo solo di 10 partite? Semplice: dopo il ginocchio e la spalla, tocca alla caviglia portare problemi fisici che ne dimezzano la stagione. I Bears ne hanno viste abbastanza, 3 stagioni piene di problemi e pochissimi risultati sul campo, dichiarano di voler aggiungere un altro RB al team per migliorare il gioco di corsa, Benson se ne esce così: “Nessun problema, ne prendano quanti vogliono, vorrà dire che ci divideremo le colpe.” No Cedric, non hai capito, sei fuori: viene pure beccato in guida in stato di ubriachezza, Chicago lo rilascia nell’estate del 2008 e lui per di più non trova nessuno che voglia dargli una seconda possibilità

Vabbè…nessuno nessuno proprio no…eccoli che arrivano, lancia in resta, i Cincinnati Bengals!! Dopo aver sistemato un paio di beghe giudiziarie, a stagione in corso, inizia la seconda vita sportiva di Benson. Nell’Ohio trova un running game praticamente nullo, non ha concorrenza, per fargli posto mettono in injured reserve DeDe Dorsey (uno che era stato MVP nella finale della UFL, per dire….) e benché ancora una volta senza training camp ed in sole 12 partite, raggiunge le 747 yard, massimo in carriera che sarà presto aggiornato. Nei successivi 3 anni ai Bengals rinasce, sempre sopra le 1000 yard, 20 portate di media a partita: è il cavallo da tiro che ci si aspettava, magari con meno talento ma per lo meno solido, visto che salta solo 4 partite. Le cose in campo vanno quindi bene, ma è fuori dal campo che la sua vita resta a dir poco turbolenta.

dsad

Un tipo tutto peperoncino.

Benson è un disastro: costringe gli agenti, in uno degli arresti per guida “alterata”, a trattarlo con lo spray al peperoncino, diciamo che non gli piace essere arrestato, ma non fa nulla per evitarlo. Nel 2011 poco prima che parta il training camp si prende a pugni in mezzo alla strada con un suo amico (pensa se non lo era…), l’anno prima l’aveva fatta liscia dopo aver picchiato un barista, ma stavolta non lo può salvare nessuno. Anche se il regime di “tolleranza zero” non sembra andare più tanto di moda negli uffici di Goodell, che in tutti questi casini gli assegna la squalifica di una sola partita, Cedric deve fare (finalmente?) i conti con la giustizia ordinaria: 20 giorni di galera lo aspettano, ma lui (molto all’italiana) riesce a dividere la pena: fa solo 5 giorni ed esce ancor prima che inizi la stagione. Ma pure i Bengals sono saturi e a fine 2011 lo liberano da ogni impegno. Fine corsa? Quasi. Quest’anno arriva l’offerta a metà agosto dei Packers (ma niente niente, Cedric si sarà fatto 2 training camp in tutta la sua carriera?), inizia bene ma non tutte le favole hanno il lieto fine. Arriva dapprima l’ennesimo infortunio, la frattura al piede mancava alla raccolta, aggiunge anche questo, che termina la sua stagione. Poi arrivano pure i problemi (plurale) con la legge: il primo gennaio lo beccano a sfrecciare a 120 kmh in un’area in cui c’era il limite a 50, per di più guidando senza patente, essendogli stata sospesa. Qualche giorno prima era stato denunciato dal suo vicino in Wisconsin, schiamazzi notturni? Macché!! I suoi due rottweiler, lasciati in libertà, contro la legge, avevano attaccato e “smangiucchiato” 17 vitellini del ranch affianco a casa sua. Ed ora restiamo in attesa della prossima firma, del prossimo infortunio o del prossimo arresto.

Lui mangia, io bevo.

Lui mangia, io bevo.

Quando la mamma, in onore alla sua vivacità, decise di soprannominarlo “Pacman” non aveva calcolato che, con il crescere, il problema non era tanto quello che avrebbe mangiato, ma quanto avrebbe bevuto: parliamo, ovviamente, di Adam “Pacman” Jones, sesta scelta assoluta dei Tennessee Titans del draft 2005. Come per Benson, anche Jones inizia in holdout la sua carriera tra i pro, le contrattazioni per la firma del suo primo contratto sono farraginose, il motivo del contendere riguarda il suo stile di vita turbolento già messo in mostra a West Virginia. La franchigia di Nashville preme per affidargli un tutor, in sostanza un controllore, una bodyguard che lo tenga lontano dai problemi, la cosa è inaccettabile lui professa di essere una persona matura ed esclama: “se faccio qualcosa di sbagliato che va contro la legge, toglietemi pure tutti i bonus”. Parte il conto alla rovescia…il 14 luglio viene arrestato per rissa e atti di vandalismo all’interno di un night club. Addio soldi. Riesce a far casino anche in una serata di gala dedicata all’inizio della stagione NFL a pochi giorni dal kickoff. Ma i Titans devono cercare in qualche modo di preservare il loro investimento ed insistono, nonostante lui faccia di tutto per farli desistere. Finita la stagione regolare, non ci mette nemmeno una settimana che ritorna sulle pagine di cronaca giudiziaria, incidente stradale, in macchina gli trovano un po’ di erba. L’estate è davvero troppo lunga: ad agosto 2006 viene arrestato per aver sputato ad una donna rea di aver tentato di rubargli il portafoglio, chiaramente fuori il controllo, resiste all’arresto, il giudice gli dà 6 mesi con la condizionale, riuscirà il nostro “eroe” a stare lontano dai guai…non finisce ottobre che rieccolo in versione lama. In una festa privata, scoppia una rissa e lui c’è dentro alla grande, ancora sputi a destra e a manca: i Titans non possono che squalificarlo per una partita. La misura inizia ad essere colma, manca davvero poco che lo sceriffo Goodell prema il bottone dell’espulsione e lui cosa fa? Cala il carico da 90.

Pacman sul campo da gioco.

Pacman sul campo da gioco.

Il “masterpiece” avviene il 19 febbraio 2007, a Las Vegas, durante il weekend dell’All Star Game della NBA. Pacman partecipa ad uno dei classici party serali, ad un momento della festa, vengono fatti cadere, come fosse pioggia, delle banconote, lui, convinto da uno dei padroni della serata, decide di aggiungere anche le sue banconote all’evento, considerando che poi comunque tutto sarebbe tornato nelle sue tasche. La situazione gli scappa di mano quando vede che una delle ragazze deputate a raccogliere e riportare i soldi indietro, in realtà si intasca parte della “gocce” verdi. Non l’avesse mai fatto. La malcapitata viene aggredita da Jones che inizia a sbatterla per terra e a pestarla, scoppia una rissa di proporzioni notevoli e gran parte del suo entourage viene arrestata. Nel caos generale, intanto, uno dei promoter del party aveva cercato di svignarsela con parte della refurtiva, poi fermato dalla polizia. Nel mentre arriva il genio del villaggio (dicono facente parte della compagnia di Adam), che ritorna nel club e inizia a sparare, ferendo pesantemente 3 persone, una delle quali (un ex wrestler, Tommy Urbanski) rimane anche paralizzata. È notizia di poche settimane fa che, essendo ritenuto responsabile di quanto successo e considerando che il folle pistolero faceva parte della sua “crew”, Jones sarà chiamato a pagare 10 milioni di dollari al povero malcapitato wrestler sopra citato.

Pacman sul campo da gioco (bis)

Pacman sul campo da gioco (bis)

Ma torniamo al 2007, Pacman ormai sa che ha le ore contate, il disastro combinato a Las Vegas, non resta a Las Vegas, arriva all’orecchio del commissioner che lo cancella dalla NFL, squalifica di un anno e poi si vedrà. Nell’anno di inattività ci prova con il wrestling, ma come promotore essendogli vietato l’attività sul ring. Mentre è ancora squalificato diverse squadre lo cercano: Detroit, Oakland, Kansas City e Dallas bussano alla porta dei Titans che l’hanno apertamente messo sul mercato. L’offerta più allettante arriva dai Cowboys: se Pacman sarà liberato dalla squalifica, Tennessee riceverà un quarto giro e un sesto giro dell’anno successivo, in caso di problemi con la legge e di ulteriore squalifica da parte della NFL, il sesto giro sarà restituito e per di più Tennessee dovrà dare a Dallas un quinto. Non c’è nemmeno bisogno di dire come andò, vero? L’8 ottobre Pacman si prende a pugni con la sua stessa guardia del corpo, che i Cowboys gli avevano appiccicato addosso per cercare di tenerlo lontano dai guai. Devasta una stanza d’albergo. Viene squalificato per 4 partite. Ed è il preludio del taglio che arriverà a fine stagione.

Ma come dicevamo in apertura, una carriera turbolenta non si può ritenere tale sino a quando uno non passa da Cincinnati. Dopo un anno di inattività, annuncia un workout aperto a tutte le squadre, i dati cronometrici e atletici parlano di un 27enne ancora in forma, i Bengals gli danno un’altra chance. Siamo nel 2010 e da allora il prode Adam non è più incappato in una diatriba con la polizia, sul campo non è dominante come ce lo si aspettava, ma forse questo è l’ultimo dei suoi pensieri. Farà ricorso contro i 10 milioni da pagare, semplicemente perché non li ha, per il resto si sta già allenando per un’altra stagione con i Bengals di Cincinnati. Dove se no?

azazelli

Da giovane registravo su VHS tutte le finali di atletica, mondiali ed olimpiadi, poi m'hanno cancellato il record di Donovan Bailey con Beautiful e mi sono dato al download. Vivo di sport, cerco di scriverne.

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3 Risposte

  1. 11 Giugno 2013

    […] fuoriclasse: di Pacman Jones ne abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo, ma bisogna aggiungere un altro capitolo: la scorsa notte, fuori da un bar nella zona dello stadio […]

  2. 13 Novembre 2013

    […] 3bis-So che molti staranno pensando al QB. Prendiamo per buono il concetto di “franchise QB” (non posso scrivere un libro, che già sono prolisso di mio…), negli ultimi anni questa lega è diventata molto QB-centrica…e il tifoso dice “alla uno prendo il miglior QB giovane e vinco gli anelli”. Dal 2000 in poi, questi sono i QB prime assolute: Vick (2001), Carr (2002), Palmer (2003), Eli Manning (2004), Alex Smith (2005), Russell (2007), Stafford (2009), Bradford (2010), Newton (2011), Luck (2012). Non dobbiamo nemmeno controllare, gli anelli sono 2 (se mi dite 3, contando l’anno da backup di Carr proprio dietro ad Eli, vi rispetto!), vinti unicamente da Manning, peraltro in una squadra che non l’ha scelto…Altro assist da questa lista viene da Cam Newton (giocatore che personalmente adoro, a differenza di Eli), che nonostante una stagione straordinaria e una con più difficoltà, ha iniziato a giocare in una squadra “vincente” quest’anno dove hanno sistemato altre cose che non andavano, non è bastato il suo arrivo e il suo gioco di primissimo livello appena approdato trai pro a far diventare i Panthers una contender. L’affaire Manning (Peyton)-Leaf ha rovinato i sonni di molti tifosi, dove avere la uno o la due ha stravolto i futuri due squadre, ma è un caso, perché poi non ho voglia ancora una volta di stare a raccontarvi del draft di Aaron Rodgers… […]

  3. 19 Maggio 2016

    […] 3bis-So che molti staranno pensando al QB. Prendiamo per buono il concetto di “franchise QB” (non posso scrivere un libro, che già sono prolisso di mio…), negli ultimi anni questa lega è diventata molto QB-centrica…e il tifoso dice “alla uno prendo il miglior QB giovane e vinco gli anelli”. Dal 2000 in poi, questi sono i QB prime assolute: Vick (2001), Carr (2002), Palmer (2003), Eli Manning (2004), Alex Smith (2005), Russell (2007), Stafford (2009), Bradford (2010), Newton (2011), Luck (2012). Non dobbiamo nemmeno controllare, gli anelli sono 2 (se mi dite 3, contando l’anno da backup di Carr proprio dietro ad Eli, vi rispetto!), vinti unicamente da Manning, peraltro in una squadra che non l’ha scelto…Altro assist da questa lista viene da Cam Newton (giocatore che personalmente adoro, a differenza di Eli), che nonostante una stagione straordinaria e una con più difficoltà, ha iniziato a giocare in una squadra “vincente” quest’anno dove hanno sistemato altre cose che non andavano, non è bastato il suo arrivo e il suo gioco di primissimo livello appena approdato trai pro a far diventare i Panthers una contender. L’affaire Manning (Peyton)-Leaf ha rovinato i sonni di molti tifosi, dove avere la uno o la due ha stravolto i futuri delle due squadre, ma è un caso, perché poi non ho voglia ancora una volta di stare a raccontarvi del draft di Aaron Rodgers… […]

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