NFL Draft Stories – 2007

Ve lo diciamo noi chi è JaMarcus

Ve lo diciamo noi chi è JaMarcus

Ce l’abbiamo fatta con il 2000, dove non abbiamo parlato di Tom Brady, ce l’abbiamo fatta con il 2005 dove non s’è proferita parola sulla sliding door tra Alex Smith e Aaron Rodgers, mi dispiace ma non con il 2007 vi beccate la storia che tutti si aspettano di beccare: bisogna parlare di JaMarcus Russell.

Per farlo iniziamo questa volta dal fondo: parlando di Quincy Carter, avevamo lasciato quell’immagine vagamente poetica del piccolo JaMarcus sui banchi di scuola, intento a carpire tutti i segreti da l’ex cowboy su come essere un QB, una visione alternativa del ruolo che Russell ha interpretato ed elevato su nuovi livelli qualche anno dopo. Pur se suggestiva, quella visione era chiaramente inventata, ma il bello è che la realtà a volte ci sorprende più di quanto noi possiamo immaginare. È infatti cercando qualche articolo sul nostro bust preferito che uno si imbatte in un titolo del genere: “JaMarcus Russell comeback 2013: he goes back to QB school“.

Il prof non è Quincy Carter (peccato), bensì l’ex QB di San Francisco, Cleveland, Detroit, Philadelphia, Tampa Bay e Houston nonché Calgary (CFL) e Omaha (UFL), ovvero Jeff Garcia. L’immagine qua sotto è davvero emblematica. Lo sguardo profondo che JaMarcus rivolge al suo docente lascia molte interpretazioni:

Russell, venga alla lavagna

Russell, venga alla lavagna

-“Jeff, ma dov’è tua moglie?”

-“Sì ok, ma tutte ste frecce…ste crocette….io qual è che sono?”

-“M’hanno convinto con “abbondante buffet” sul volantino, era mica una trappola?”

-“Minchia come sei invecchiato male!!”

-“Sì ma io c’ho il braccione!”

-“Ok, tu mi spieghi questa cosa che chiami football, dopo però giochiamo?”

-“…”

L’impressione è che comunque non ci stia capendo nulla, presto ci sarà bisogno del maestro di sostegno. Russell ha perso qualsiasi credibilità agli occhi di ogni scout NFL: Ryan Leaf, a cui molto spesso viene paragonato nella ingloriosa lotta al peggior bust nella storia della Lega, ebbe altre occasioni soprattutto a Dallas e un paio di training camp a Seattle e Tampa, il problema principale dell’ex raider è che per meritarsi questa seconda chance deve dimostrare di esserci mentalmente. In 3 anni ad Oakland ha fatto tutto tranne che la vita dell’atleta professionista, probabilmente non ha mai aperto il play-book (troppo intento a consultare il pay-book), non ha mai avuto una dieta controllata, è stato impresentabile sotto ogni aspetto e le orrende prestazioni in campo erano solo la punta dell’iceberg, la copertina di un libro pieno di errori grammaticali e concettuali. JaMarcus non ha avuto mai né forma né sostanza ed è questo quello che l’ha tenuto fuori dalla lega dal 2009 e che tuttora rende altamente improbabile un suo ritorno.

Parliamo di un ragazzo che arriva in NFL con il peso, già fin troppo elevato per un QB, di 120 kg (265 libbre), giusto per fare un paragone con un quarterback ritenuto il limite ultimo come stazza fisica, Big Ben Roethlisberger è alto quanto lui e mediamente pesa sui 110 kg. L’obiettivo dei Raiders è proprio quella cifra, JaMarcus deve dimagrire di una decina di kg, chiaramente non c’è mai riuscito, perché a lui non interessa nulla, lui ha il talento (a suo dire), lui sa lanciare la palla, che vuoi che sia il peso?! Appunto, il peso: all’ultimo rilevamento il valore in libbre ha raggiunto la stratosferica cifra di 308, in chilogrammi sono 140, un buon DT con ambizioni di poter diventare tra qualche mese un nose tackle. Ridicolo.

Defilé

Defilé

Russell fa parlare di sé per tutto tranne che per il football. Parlano i suoi vestiti, parlano i suoi ex dirigenti di Oakland che, poche settimane dopo averlo tagliato, vogliono indietro 10 milioni di dollari dalla loro ormai ex piaga sportiva. Mancato adempimento dei suoi obblighi contrattuali, la giustificazione. In realtà il suo agente fa notare che quella parte del contratto era garantita e, per averla tale, avevano combattuto tutta l’estate (altro chiaro esempio che andare in hold out sembra non essere mai una mossa così saggia, specie per un rookie). Una delle peggiori delusioni della NFL (la peggiore?) ha guadagnato 39 milioni in 3 anni di dannosa militanza in maglia Raiders, sarebbero dovuti essere 60 ed il bello è che a pochi giorni dal suo taglio Jamarcus dichiara “bancarotta”. Non ha più un dollaro, tutti sperperati tra amici sanguisuga, sfarzi senza alcun senso logico, cibo e traffici illegali. Ed è proprio a causa di questi che torniamo a parlare di lui a carriera ormai conclusa. Siamo nel 2010, quando finiscono a parlare di lui anche gli agenti federali che stanno cercando di fermare un traffico di codeina, una versione light della morfina, nuova frontiera tossica. Veniamo a conoscenza che lui è un gran consumatore di sciroppo siffatto, tanto che era risultato positivo ad un test medico durante il periodo del draft ma i Raiders avevano tenuta nascosta la cosa ed avevano sorvolato. Lungimiranti.

A proposito di lungimiranza, facciamoci due risate riportando i giudizi proprio in sede di draft di quelli che vengono ritenuti dei guru nel valutare i talenti. Che poi se davvero lo fossero sarebbero degli scout, non dei giornalisti, ma questa è una polemica che lasciamo da parte per il momento, mi limito a tradurre, se non vi fidate vi fornisco anche il link a mo’ di fonte diretta:

Mel Kiper: “JaMarcus Russell incendierà immediatamente i fan di Oakland e la loro squadra, dal campo di allenamento sino agli spogliatoi. Tra tre anni starete guardando uno dei migliori 5 QB della lega. Fate attenzione perché parliamo di un giocatore che ha le abilità tecniche che aveva John Elway” (3 anni, cioè poteva dire 4? 2? No..proprio 3…ahahaha esattamente il tempo che c’ha messo per uscire dalla NFL, ndr)

Todd McShay: “Non ricordo di essermi mai trovato in una sensazione tale di sbigottimento davanti ad un QB in questi 10 anni che sto seguendo pro day e combine varie. La sessione di passaggi di Russell è stata la più impressionante a cui io abbia assistito in un pro day. Il suo lavoro di piedi, in un QB con una stazza del genere, è sorprendente. È agile e svelto nei suoi passi all’indietro, negli spostamenti laterali e nel lanciare in movimento. La palla esplode fuori dalla sue mani”

Mike Mayock: “L’unica cosa che può tenerlo lontano dal diventare un grande è sé stesso. C’è da capire se il ragazzo ha intenzione o no di essere il miglior QB della lega”

Merril Hoge: “Entrambi (Sia Russell che Brady Quinn) hanno punti di forza e abbaglianti debolezze. Dipenderà molto da quale dei due sarà il QB maggiormente allenabile e migliorabile”

Meditate gente, meditate…..

E visto che già siete in fase meditativa, rivolgete una preghiera di conforto ai Cleveland Browns e al loro rapporto conflittuale con il ruolo del QB. Ormai settimane fa, all’inizio di questa cavalcata lungo gli ultimi draft, avevamo incontrato Tim Couch, prima scelta assoluta del draft 1999. Da quella stagione che aveva sancito il ritorno in NFL dei Browns sino alla scelta di Brady Quinn, a Cleveland sono passati 10 QB che hanno avuto almeno una partita da starter: Tim Couch, Ty Detmer, Doug Pederson, Spergon Wynn, Kelly Holcomb, Jeff Garcia, Luke McCown, Trent Dilfer, Charlie Frye, Derek Anderson.

Quindi, pur avendo già scelto al primo giro Joe Thomas (OT), una delle poche mosse veramente giuste messe a segno in questa loro seconda reincarnazione, i Browns decidono di rientrare all’interno del primo giro per pescare un QB che anche se in caduta libera era pur sempre stato considerato per mesi un possibile prospetto che potesse valere la prima assoluta. Brady Quinn, da Notre Dame, diventa il nuovo franchise QB dei Browns quando Goodell sul palco annuncia la trade: Dallas cede la 22esima assoluta per la 36esima (che poi, successivamente scambiata con Philadelphia, diventerà Kevin Kolb) e per la prima scelta di Cleveland dell’anno successivo, su cui poi ritorneremo.

Fatti più in là...

Fatti più in là…

I tifosi Browns avranno pensato, speranzosi: “finalmente fine dei patemi, abbiamo un QB su cui costruire.” Qualcosa deve essere andato storto considerando che Quinn, che ha firmato giusto pochi giorni fa con i Kansas City Chiefs, come backup, dopo due anni a fare da vice pure a Tebow, ha giocato solo 12 partite da starter in 2 anni nell’Ohio, di cui 3 nel primo anno quando dietro al centro si alternarono anche Derek Anderson, Ken Dorsey e Bruce Gradkowski. E dopo di lui Cleveland ha draftato altri 2 QB deputati ad essere titolari (Colt McCoy e Brandon Weeden), ne ha acquistati altrettanti che hanno avuto le loro chance di conquistarsi il posto (Jake Delhomme e Seneca Wallace), per finire con l’undrafted 2010 Thaddeus Lewis comparso dal nulla l’anno scorso e, immagino, già nel nulla ritornato.

Ma torniamo un attimo alla trade e prima di volgere verso il ramo texano dell’affare, come promesso, raccontiamo un paio di curiosità che hanno fatto nascere questo scambio. Cleveland era aperta a molte soluzioni, innanzitutto nei giorni precedenti al draft stava valutando l’opportunità di salire alla prima assoluta per scegliere loro JaMarcus Russell, per farlo i Raiders avevano chiesto Kamerion Wimbley (che nella sua stagione da rookie aveva messo a segno ben 11 sack) e numerose scelte. La richiesta fece indietreggiare i Browns che quindi si trovavano nel dubbio tra il nome più “sexy” (come lo stesso Savage, GM dei Browns, lo definì) di Quinn o quello più saggio (Joe Thomas), la scelta cadde proprio sul prospetto di Wisconsin, che serviva ad ancorare la linea offensiva (era dal 1970 che Cleveland non sceglieva un offensive tackle al primo giro).

Quinn (sinistra) & Savage (destra)

Quinn (sinistra) & Savage (destra)

Ma l’idea Brady Quinn era rimasta all’interno della war room, tant’è che nel non vederlo comparire passate le prime dieci scelte, Savage iniziò a pensare ad una mossa a sorpresa: tentare di rientrare nel primo giro anche a discapito di sparire dai giri successivi. La prima telefonata fu per St. Louis, alla 13. L’offerta di uno scambio di seconde scelte, più terzo e quarto giro oltre alla prima dell’anno successivo non convinse i Rams che si tennero il pick e draftarono Adam Carriker.

Successivamente toccava a Carolina, la quale però era già in accordo con i Jets, che salirono alla 14 per selezionare Darrelle Revis. GreenBay era parsa interessata al tipo di affare, lasciò Savage con il più classico dei “ti richiamo io” e poi scelse Justin Harrell (DT) senza farsi più sentire. Le uniche che erano sembrate disponibili ad uscire completamente dal primo giro erano i Chiefs (23esima) e gli Eagles (26esima), mentre New England aveva il vantaggio di avere (come suo solito…) due prime scelte (24esima e 28esima), ma in tutti questi spot poteva essere troppo tardi per trovare Quinn ancora disponibile. Cleveland aveva paura di Baltimora, un’altra squadra che sembrava interessata a Quinn, in ottica post-McNair e che in quei minuti stava cercando di salire, avendo peraltro la scelta numero 29 da poter spendere che poteva essere più appetitosa, rispetto ad un primo giro dell’anno successivo.

Era a quel punto che Dallas, già contattata, richiamava e per bocca di Jerry Jones diceva: “Facciamolo!” On the clock c’erano i Jaguars, veder comparire Goodell che annunciava una trade tra loro e i Ravens avrebbe ucciso Savage e tutti i suoi sforzi; per fortuna (vabbè, vediamola con gli occhi di quel draft….) non fu così. Baltimora non riuscì a salire, Jacksonville scelse la safety Reggie Nelson e i Browns ebbero il loro QB. Alla 29 i Ravens scelsero Ben Grubbs (OG) che ben si è comportato in questi anni, lasciando la squadra proprio nella stagione sbagliata, quella del titolo. Per gestire la situazione dietro a McNair, Baltimora poi usò scelta del quinto giro per selezionare l’Heisman Troy Smith, rimandando l’opzione “QB da primo giro” all’anno successivo, con la presa di Joe Flacco, da Delaware sino al contratto da 120 milioni (formali), passando per il Vince Lombardi Trophy.

E i Cowboys? Cosa ci guadagnarono? Dopo essere usciti dal primo giro, vi rientrarono mandando un pacchetto di scelte a Philadelphia che poi furono usate per scegliere Kevin Kolb (QB) e Stewart Bradley (che si è diviso tra infermieria e centro del campo, come LB). Con questa mossa riuscirono a scegliere quell’Anthony Spencer appena taggato per la bellezza di 10 milioni, dopo la sua prima stagione, quella appena trascorsa, realmente produttiva dal lato opposto di DeMarcus Ware.

L'interpretazione dei Browns del concetto di "Franchise QB"

L’interpretazione dei Browns del concetto di “Franchise QB”

Ma il pezzo principale dello scambio era rappresentato dalla prima scelta 2008. Antefatto: dal 1999 al 2007 Cleveland ha scelto due volte con la prima assoluta (compresa quella assegnatagli d’ufficio per essere un expansion team), tre volte con la terza, una volta con la settima, una volta rispettivamente con la 12esima, la 16esima e la 21esima. Jerry Jones quindi poteva ritenere altamente probabile la possibilità di trovarsi in mano l’anno successivo una top10. Bene, non andò così, perché Cleveland vinse per la prima volta dal loro ritorno 10 partite e consegnò la 22esima assoluta al petroliere. Giusto per contestualizzare dal 2008 in poi i Browns hanno vinto 4, 5, 5, 4, 5 partite per stagione.

E che utilizzo ne fece Dallas di quella ventiduesima scelta 2008? L’intento era prendere un RB che potesse finalmente diventare un giocatore in grado di tirare la carretta di un gioco su corse che dall’addio di Emmitt Smith mancava alla squadra “stellata”. Jerry Jones facendo fede anche sulla alma mater del giocatore, gli Arkansas Razorbacks, la stessa sua, scelse Felix Jones, Pittsburgh alla scelta successiva prese Rashard Mendenhall, i Titans alla 24 selezionarono Chris Johnson: pupillo personale di chi scrive che in NFL, pur tra alti e bassi, qualcosa di più dei suoi predecessori a livello di draft l’ha dimostrato. Le imprecazioni aggiungetele voi.

azazelli

Da giovane registravo su VHS tutte le finali di atletica, mondiali ed olimpiadi, poi m'hanno cancellato il record di Donovan Bailey con Beautiful e mi sono dato al download. Vivo di sport, cerco di scriverne.

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2 Risposte

  1. angyair ha detto:

    Alla fine quello che ci andò più vicino fu Mayock… 😀

    • azazelli ha detto:

      Infatti non lo volevo mettere 😀
      Certo che a guardarle un attimo ci sono delle sliding doors impressionanti….qui solo il giro Cleveland che vuole tradare per prendere Jamarcus, Baltimora che vuole tradare per prendere Quinn (e quindi niente Flacco l’anno successivo?), magari SF avrebbe vinto l’anello 😀

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