Darts Attack – Il mondiale di freccette

Va che vi sento: “Eh mo’ adesso pure le freccette?!?” Eh sì..in queste feste…soprattutto le freccette. Il mondo dei darts (o delle darts?!) è un mondo talmente variopinto e genuino anche ai massimi livelli che uno ci si affeziona molto facilmente. Il clima festaiolo che poi pervade il mondiale PDC all’interno dell’Alexander Palace è la scintilla che ti fa fermare quei 30 40 secondi facendo zapping tra un canale e l’altro: è una sorta di trappola perché appena capisci quelle 2 3 regole basilari e semplici del gioco, poi è il drama che ti tiene incollato sul divano a fare il resto. Al massimo ti alzi solo per andare a prendere un’altra birra (perché il clima poi si espande al tuo salotto) o quando dalla platea intonano “Stand up if you love the darts”.

Ma andiamo con ordine, intanto quelle regole basilari di cui sopra: alla base di tutto c’è la matematica e questo è la parte più difficile. Fare le sottrazioni sarebbe un delirio, ma grazie al cielo (nel senso di Sky Sport UK) c’è la grafica a far di conto ed anche a suggerirci i possibili percorsi dei giocatori in chiusura. L’obiettivo è arrivare a 0 (preciso) partendo da 501 prima che lo faccia il tuo avversario. Ogni spicchio ha un suo punteggio segnato all’esterno ed ogni spicchio ha due corone più strette: quella più esterna vale il doppio rispetto a quel settore, quella più interna vale il triplo. Poi ci sono i due centri il più esterno vale 25, quello più interno rosso vale 50 ed è considerato come se fosse un doppio. Perché questa precisazione? Semplicemente perché per essere valido, l’arrivo a 0, ovvero la chiusura, l’ultima freccia deve terminare nella corona del doppio o appunto nel centro del bersaglio, detto “bull”, che vale 50. Ogni tiro che finisce fuori dal bersaglio totalizza 0 punti, ogni tiro che ti porta a sforare lo 0 cancella tutto l’ultimo turno giocato. Semplice no?

Bersaglio

Bersaglio

Ogni turno di lancio comprende 3 freccette, dopo le quali si fa lanciare il proprio avversario. Chiaramente nel singolo leg (ovvero la manche che porta a 0 da 501) è favorito chi parte per primo, ma nel leg successivo l’inizio si invertirà e quindi è basilare il concetto di strappare il servizio un po’ come accade nel tennis. Nel mondiale poi si gioca a set. Ogni set viene vinto da chi arriva a 3 leg e per vincere la partita bisogna vincere un numero di set variabile a seconda del turno che si sta disputando (si va da 3 del primo turno fino ai 7 della finale). Per il resto è un tabellone tennistico, con tanto di teste di serie e zero chance di sopravvivere se si perde una partita. Lineare.

Da queste poche direttive poi basta guardare una partita per capire meglio le dinamiche: innanzitutto è immediato che il centro (rosso) non è il punto che ti fa fare il maggior numero di punti (pur essendo come area quella più piccola da colpire): infatti il triplo 20 ti fa scalare 60 punti. È matematico quindi che il turno che ti fa scalare più punti è costituito da 3 tripli 20 = 180 (da urlare assieme allo speaker del torneo “ooooooneeee hundreeeeeed andeeeeightyyyyyy”). I primi due (tre) turni sono quelli in cui bisogna fare più punti possibili per avvicinarsi più velocemente allo 0, poi da 170 in giù (salvo rari casi) più che la quantità conta la qualità per arrivare a zero preciso. È un po’ come nel golf, c’è il drive per arrivare vicino alla buca, ma poi se non sei bravo con il putt il tuo avversario finirà sempre prima di te. E proprio come nel golf la componente mentale la fa spesso da padrona. I crolli nervosi sono il nemico numero 1 del giocatore, l’incapacità di chiudere lasciando l’occasione al proprio avversario di farlo nel turno successivo è come un tarlo che ti mangia da dentro.

Ed è qui che sta la bellezza di questo sport: la tensione che si respira nei leg decisivi, nella precisione nel colpire i settori giusti al momento giusto, le chiusure da sopra 100 punti se non addirittura da 170 (limite massimo con cui si può chiudere, due tripli 20 e il bull rosso da 50, già successo al primo turno), l’emozione che ti dà una chiusura perfetta usando solo 9 frecce (tranquilli, potrebbe tranquillamente non capitare). Questa continua e necessaria ricerca di concentrazione in un ambiente che attorno non fa altro che divertirsi e partecipare fattivamente con cori, birre ed esultanze di vario genere: ecco in questo siamo molto lontani dal golf (o dal tennis stesso).

E poi ci sono loro, i protagonisti di tutto questo: c’è Michael Van Gerwen (classe 1989), uno che ha aperto alla gioventù questo sport che in precedenza sembrava avesse bisogno di molti più anni prima di emergere. Poi c’è il suo opposto Phil Taylor, il mostro sacro di questo sport, uno che ha vinto 14 mondiali degli ultimi 20. Non a caso loro sono il numero 1 e il numero 3 in fatto di teste di serie anche per questa edizione, al numero 2 c’è semplicemente il campione uscente, Gary Anderson. Un olandese, un inglese ed uno scozzese, tutto questo non a caso: gli europei in particolar modo del nord, in particolar modo Olanda (e Belgio) e Regno Unito la fanno da padroni in questo sport. Dopo il primo turno è sopravvissuto solo un extraeuropeo: l’australiano Kyle Anderson. Non ci sarà il suo connazionale Simon Whitlock (nonché uno dei miei giocatori preferiti), che in uno dei pochi match di primo turno che sono riuscito a seguire in streaming ha dato vita proprio a uno di quei tilt di cui accennavo in precedenza, vedendosi rimontare da due set a zero e perdendo poi il leg decisivo del 5-3 (in caso di set finale si va ad oltranza e si deve vincere di due leg) con la chiusura del suo avversario (Ricky Evans) arrivata a 130 (triplo20, triplo20 e doppio5).

Whitlock non è però l’unica testa pesante ad essere caduta (era il numero 10 del seeding), sono ben 9 le teste di serie che non disputeranno i 16esimi (in programma da sabato 26): la più alta che ha già salutato è la numero 6 (Robert Thornton) ma il suo non era un avversario “normale”; a sbatterlo fuori c’ha pensato Alan Norris, uno che per nove anni s’è fatto le ossa nella BDO (la lega sorella minore della PDC, meno pubblicizzata ma dalla quale spesso e volentieri escono quelli che poi saranno i campioni del futuro) e proprio quest’anno si è trovato a debuttare al mondiale “dei grandi”. Dalla BDO è uscito negli ultimi anni un altro personaggio tanto simpatico (almeno visivamente) quanto spietato in pedana: Stephen Bunting è Peter Griffin e da lui ha ereditato anche un po’ di sfortuna se consideriamo che è capitato nello spicchio di tabellone più impestato di talento dell’intero mondiale: il suo prossimo turno sarà contro Raymond Van Barneveld, 4 volte campione del mondo BDO e uno dei pochi a vincere il mondiale in PDC che non sia Phil Taylor dal 1995 (ci riuscì nel 2007) ed il vincente di questo scontro succulento dovrà vedersela eventualmente con il Michael Van Gerwen di cui sopra (il quale però ha rischiato davvero tanto al primo turno e quindi dovrà fare molta attenzione).

Peter Bunting...ehm..scusate...Stephen Griffin.

Peter Bunting…ehm..scusate…Stephen Griffin.

Non si può chiudere questo pezzo introduttivo senza aver parlato anche di Peter Wright (testa di serie numero 4): un paio d’anni fa fu proprio la sua rivalità, anche mediatica, con Van Gerwen al centro del mondiale. Un mondiale che finì appunto con la finale tra i due (e Wright all’epoca era una sorta di sorpresa a quei livelli così alti), una finale però che fu abbastanza a senso unico con la vittoria dell’olandese per 7-4. Da allora il variopinto scozzese non è praticamente mai riuscito ad imporsi nei palcoscenici principali della PDC, pur mantenendo comunque un livello medio di gioco molto alto, in sostanza quel secondo posto che doveva essere una sorta di trampolino di lancio rappresenta il suo miglior risultato in carriera. Il suo prossimo rivale è una vecchia volpe (classe 1965) Ronny Huybrechts che sicuramente non si farà impressionare dal colore dei capelli di “Snakebite” Wright.

Ecco un’altra caratteristica che ha fatto fare il salto di “audience” a questo sport negli ultimi anni: la voglia della lega di renderlo più accattivante a partire dai soprannomi che tutti i partecipanti hanno e che li caratterizzano e li fidelizzano ancora di più con il pubblico. Così come le canzoni di ingresso in pedana (accompagnate da walk-on girl piuttosto appariscenti). Questo è il contorno che lo rende visivamente di impatto, ma come vi dicevo in apertura “è una trappola” perché appena sarete entrati ed avrete scoperto quanto può essere emozionante un leg decisivo, poi sarà troppo tardi per poter pensare di cambiare canale, resterete rapiti a seguire: “dai ancora un altro leg…”.

...simpatiche...

…simpatiche…

Informazioni di servizio: come detto sabato 26 inizia il secondo turno ed inizia anche la copertura televisiva qui in Italia (con FoxSports o sul canale 204 o sul 205 a seconda della disponibilità). Stando alla guida online il primo appuntamento è fissato proprio per sabato alle ore 19 sul 205 e poi praticamente tutti i giorni, salvo il cenone del 31 dicembre, fino al 3 gennaio quando si disputerà la finale. Non so dirvi con certezza se saranno seguite tutte le sessioni (sia pomeridiane che serali), ad ogni modo il sito ufficiale della PDC dovrebbe trasmettere tutto live in streaming e gratuitamente. Ci sono anche altre vie legali: per esempio se si ha un account anche solo con un euro sul conto su Bet365 anche lì c’è la possibilità di seguire in diretta streaming.

Con questo pezzo inoltre colgo l’occasione a nome di tutti i ragazzi che scrivono su questo sito, di augurarvi buone feste, godetevele e se avete tempo tra un amaro e il pasto successivo, buttate un occhio sulle darts e poi venite a dirci se non avevamo ragione.

azazelli

Da giovane registravo su VHS tutte le finali di atletica, mondiali ed olimpiadi, poi m'hanno cancellato il record di Donovan Bailey con Beautiful e mi sono dato al download. Vivo di sport, cerco di scriverne.

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9 Risposte

  1. 1 gennaio 2016

    […] non ci si può non soffermare sull’ottavo di finale tra i due olandesi: nel primo pezzo introduttivo al tabellone avevamo indicato quello spicchio come quello più intrigante e non siamo stati delusi, […]

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