St. Louis Rams 2015 – La difesa fa, l’attacco disfa

QB at work

QB at work

Disclaimer: l’autore di questo articolo tifa Rams da oltre 10 anni, e in questo lasso di tempo ha sviluppato un pessimismo per la sua squadra di football che fa sembrare Leopardi una persona allegra e ottimista(oltre a ritrovarsi praticamente ogni domenica a chiedersi “ma chi me l’ha fatto fare?”). Questa visione potrebbe influenzare, esasperandole, alcune considerazioni e giudizi su squadra e giocatori.

Come ogni estate dal 2010 a questa parte, i St. Louis Rams sono dati da giornalisti e insider come una squadra insidiosa, che potrebbe fare lo sgambetto alle grandi e, con qualche aggiornamento, potrebbe tranquillamente andare alla post season. Il sottoscritto ne ha sentiti già fin troppi di questi proclami da parte di cosiddetti esperti per crederci ancora: un anno è “se il QB è sano”, un anno è “se la OL tiene”, un anno è “se i WR producono”: alla fine dei conti, ai Rams manca sempre il centesimo per fare l’euro, e una stagione dal record pari manca dal 2006.

In realtà quello che dicono i giornalisti non è del tutto sbagliato: ad esempio, l’anno scorso i Rams hanno battuto in casa sia i Seahawks che i Broncos, le squadre che giocarono il Super Bowl l’anno precedente, salvo poi perdere contro dei modestissimi Giants e contro dei Cardinals costretti a chiudere la partita col loro terzo quarterback. In tempi recenti, questa squadra ha fatto fare figuracce a giocatori come Peyton Manning e Drew Brees per poi far sembrare dei fenomeni gente come Mark Sanchez e Jake Locker: la schizofrenia dei Rams è sotto gli occhi di tutti.

Ecco perchè, anche quest’anno, non credo la squadra andrà ai play off, che a St. Louis mancano dal 2004. A loro discolpa si può dire che negli ultimi anni la fortuna non è stata dalla parte dei Rams, tra infortuni, schedule costantemente molto difficile, e il dover affrontare 6 volte l’anno squadre al top di ranking soprattutto difensivi come Cardinals, 49ers e Seahawks.

Ma veniamo a un’analisi più approfondita della squadra.

OFFENSE

L’attacco è la croce (e basta) della squadra ed anche quest’anno le fortune dei Rams passano da qui. Finalmente c’è stato modo di liberarsi di Bradford (che improvvisamente per i media sembra diventato la reincarnazione di Montana, poi qualcuno mi spiegherà come sia possibile), ed in cambio si è preso un quarterback la cui valutazione è in ascesa come Nick Foles. Francamente non sono un grande fan dell’ex Wildcat, il sistema Kelly ne ha esaltato le caratteristiche per un anno, ma già la scorsa stagione, prima dell’infortunio i nodi stavano venendo al pettine, con una grande quantità di turnover. Rimango comunque soddisfatto della scelta, perchè se anche solo giocherà uno snap offensivo quest’anno, avrà fatto più del Bradford visto negli ultimi 18 mesi.

Veniamo ai punti dolenti, ovvero il resto dell’attacco. I WR sono ancora un gruppo giovane, guidati dal veterano Britt che l’anno scorso nella seconda parte di stagione si è messo in mostra facendo vedere sprazzi di talento che si erano visti in parte a Tennessee, e che in quel di St. Louis non si vedevano da un po’. Brian Quick, draftato nel secondo giro del 2012 da Appalachian State University, dopo due stagioni deludenti si stava ritagliando uno spazio importante e stava emergendo come il ricevitore primario della squadra: nelle prime 4 gare aveva ricevuto rispettivamente per 99, 74, 62 e 87 yard. Numeri modesti per chi si trova in squadra gente come Dez Bryant o Calvin Johnson o Demaryius Thomas, ma quando il tuo ultimo ricevitore serio si chiama Torry Holt, sono ottime cifre. Dopo due partite sottotono, la sua stagione si è conclusa alla Week 7 dopo un infortunio alla spalla. Vedremo se riuscirà a continuare a progredire e a confermarsi su buoni livelli, ma l’anno scorso ha dimostrato che ha la velocità e stazza per emergere come il target primario della squadra. Chris Givens dopo un anno da rookie sorprendente si è perso, e col passare del tempo i suoi snap sono diminuiti. Stedman Bailey è un mezzo steal del 2013, preso al terzo giro si è fatto sempre trovare pronto e ha mostrato ottime cose, al contrario del suo ex compagno di università Tavon Austin, che si può considerare senza problemi come uno dei più grossi bust di questo decennio.

L'università è importante, ma poi conta come ti adatti nel mondo del lavoro. Spiegano Austin e Bailey

L’università è importante, ma poi conta come ti adatti nel mondo del lavoro. Spiegano Austin e Bailey

I TE sono Cook e Kendricks: il primo è stato il leading receiver in quasi tutte le statistiche per gli ultimi due anni, ma in run blocking è deficitario e non vale assolutamente i soldi che è stato pagato. A proposito di soldi, Kendricks in questa offseason ha strappato un rinnovo di contratto che può essere spiegabile solo col fatto che sia in possesso di materiale compromettente sul coaching staff e/o front office.

Il backfield dei Rams prima del Draft di quest’anno era il seguente: Zac Stacy (quinto giro 2013), Benny Cunningham (undrafted 2013), Tre Mason (terzo giro 2014), Trey Watts (undrafted 2014), Isiah Pead (secondo giro 2012, che però l’anno scorso si infortunò in pre season e passò la stagione in Injured Reserve). Bene, ora se qualcuno riuscisse a spiegarmi il motivo per cui con 5 RB (più un fullback e uno special teamer listato come running back) si scelga alla decima assoluta del Draft un altro running back mi fa un grosso favore. L’NFL di questi anni è pass first, e il ruolo del running back si è evoluto: non deve più solo correre, ma essere anche abile in pass protection e in ricezione. Stacy e Cunningham hanno mostrato di essere ottimi in entrambi questi ambiti, ma per motivi tutt’ora inspiegabili, il primo dei due da metà anno in poi ha visto pochissimi snap, ed è stato praticamente abbandonato dal coaching staff, dopo una campagna da rookie seconda solo a quella di Eddie Lacy.

Inoltre, ci sono numerosi esempi di RB scelti nei giri bassi o addirittura undrafted che diventano top del loro ruolo, basti pensare per esempio ad Arian Foster, o all’exploit fatto da Jonas Gray. La cosa più importante è avere una offensive line di alto livello, da cui trae beneficio anche il passing game, come dimostrano i Dallas Cowboys e la stagione super fatta da Romo. Alla luce di ciò, e dato che la offensive line dei Rams è alquanto deficitaria, la scelta di un running back  come Todd Gurley, che per di più arriva da un infortunio al crociato ed inizierà la stagione nella Non Football Injury list, alla decima assoluta è quantomeno strana.

Per rimediare e mettere una pezza alla linea di attacco nei giri successivi sono stati scelti ben quattro uomini di linea, e al supplemental draft ne è stato scelto un altro. Si è palesemente andati sulla legge dei grandi numeri, sperando che prima o poi si trovi un buon giocatore dopo i fallimenti passati. Conoscendo i Rams, di questi cinque OL sarà già tanto se ce ne sarà uno buono.

La strategia dei Rams per l’attacco è chiara: fare round and pound in una lega in cui si va lontano lanciando, che è una strategia molto rischiosa, anche perché si affida  ad una linea composta principalmente da rookie ed ad un offensive coordinator ancora più inesperto come l’ex quarterback coach Frank Cignetti. Dopo questa descrizione, forse il motivo del mio pessimismo sarà un po’ più chiaro.

E non va molto meglio se bisogna affidarsi agli special team per mettere punti sul tabellone, intanto i Rams vantano la striscia aperta più lunga di kick off return senza fare TD, nonostante Benny Cunningham si sia dimostrato un ottimo ritornatore. Poi Greg Zuerlein dopo un inizio di carriera che gli è valso i soprannomi di “Legatron” e “Greg the Leg” sta sbagliando parecchi calci anche facili. La potenza c’è e non mi stupirei di vederlo segnare da oltre 60 yard, ma spesso la precisione pecca. Johnny Hekker è uno, se non il, miglior punter della lega. E ha dimostrato in più di un’occasione di avere anche un buon braccio, utile per i trick play tanto cari a Jeff Fisher.

DEFENSE

La difesa invece è il fiore all’occhiello della squadra, specialmente la D-Line, che si è ulteriormente rinforzata con l’arrivo di Nick Fairley. Non gli si chiederà di essere il perno della linea ma di alternarsi col Defensive Rookie of the Year Aaron Donald e Michael Brockers. Tra l’altro Prisco ha definito quest’ultimo come un semi fallimento, quindi probabilmente farà una grandissima stagione. Sugli end i titolari rimangono Chris Long e Robert Quinn, e se sani la linea difensiva dovrebbe garantire1 un’altra ottima stagione.

Il reparto più corto della difesa è quello dei linebacker, che è stato rimpolpato in offseason con l’arrivo del neo campione del mondo Akeem Ayers, che è stato la vera chiave di volta del successo dei Patriots, seppur indirettamente, dato che è stato lui a lasciare il passo a Malcolm Butler per la giocata che ha deciso la partita. Oltre a lui al centro della difesa rimane James Laurinaitis, che l’anno scorso è stato l’inside linebacker con meno missed tackle (1 ogni 27.2 tentativi) e al suo fianco Alec Ogletree, che quest’anno si spera non inizi la stagione in sovrappeso come 12 mesi fa. Ogletree dopo una stagione da rookie ottima si è perso l’anno scorso, registrando parecchi placcaggi mancati. È lecito aspettarsi da lui un miglioramento per questa stagione.

Padre e figlio

Padre e figlio

La secondaria è il vero reparto debole della difesa, che vede in Janoris Jenkins l’artefice principale dei big play avversari: per sua stessa ammissione su Twitter, lui è più interessato agli intercetti ed ai TD (ne ha già registrati 7 in carriera) che non a marcare meticolosamente il ricevitore. È un classico ball hawk, e l’anno scorso i rischi che si è preso hanno danneggiato la squadra più volte di quelle in cui l’hanno aiutata. Oltre a lui, ci sono E.J. Gaines, sesto giro dell’anno scorso e vera sorpresa dei rookie 2014, Trumaine Johnson e Lamarcus Joyner, che quest’anno ha l’opportunità di mettersi in mostra dopo che problemi fisici l’hanno limitato la stagione scorsa. Come safety ci sono T.J. McDonald, che ha mostrato ottime doti di placcaggio e miglioramenti in copertura, oltre ad un paio di big play negli special team, Mark Barron, ottenuto via trade da Tampa Bay, e Rodney McLeod, l’altro anello debole delle secondarie.

COACHING STAFF

Il tempo per Jeff Fisher sta per finire, o così almeno spero. Quest’anno non ha scuse, e siamo al quarto di gestione: DEVONO arrivare dei risultati, punto. Nella sua gestione ci sono state ottime mosse (trade RG3, trade Foles a prescindere da come giocheranno lui e Bradford) alternate ad alcune pessime (trade up per Tavon Austin con DeAndre Hopkins sulla board), e anche la gestione delle partite e i gameplan spesso hanno lasciato a desiderare. Le perplessità attorno al nuovo OC Frank Cignetti sono state già espresse, ha ricoperto il ruolo in svariate università, ma con i QB a St. Louis non è che abbia brillato particolarmente. Il suo posto come loro allenatore di reparto è stato preso da Chris Weinke, Heisman Trophy nel 2000 e pochissima fortuna in NFL, al debutto come allenatore. Per la difesa invece Gregg Williams sembra essersi lasciato il Bounty Gate alle spalle senza strascichi ed è tornato carico già dall’anno scorso nel posto in cui aveva firmato ancor prima di venir sospeso per una stagione.

PREDICTION

La schedule sarà ancora non semplice, almeno sulla carta, visto che verranno incrociate la AFC e NFC North. Green Bay, Minnesota, Detroit, Cincinnati, Pittsburgh e Baltimore sono 6 partite che si possono perdere senza troppi problemi, oltre alla classica sconfitta a Seattle che va sempre messa in conto (i Rams non vincono lì dal Gennaio 2005, partita di Wild Card – ultima vittoria dei Rams ai PO e ultima sconfitta casalinga in post season dei Seahawks). L’anno scorso avevo pronosticato 6W ed avevo indovinato, quest’anno penso non si andrà ancora una volta oltre le 7 vittorie.

CLICCA per ingrandire (roster da OURLADS.COM, schedule da CBSSPORTS.COM)

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