Hangover da Super Bowl

Denver Broncos World Champions. Aspettate che lo riscrivo Denver Broncos World Champions. Godo o come godo. 18 anni dopo l’ultimo titolo i Broncos ritornato sul tetto del mondo, vincendo, da sfavoriti, il Super Bowl numero 50 per 24 a 10 contro i Carolina Panthers. Una partita combattuta che una difesa incredibile ha vinto nonostante l’attacco.

Denver Broncos World Champions, Campioni con Manning, per Manning, nonostante Manning

Campioni con Manning, per Manning, nonostante Manning

Manning, il qb che detiene (quasi) tutti i record che un qb può collezionare, ha fatto generosamente schifo, collezionando zero touchdown, un intercetto e due palle perse (una recuperata dai Panthers) e il bello è che non è stata nemmeno la sua prova peggiore in stagione. È tutto l’anno che, con rare eccezioni, è stato spaventosamente brutto. Diciamolo, se non fosse stato Peyton Manning, sarebbe stato panchinato mesi fa senza più possibilità di vedere il campo. Il suo corpo non risponde più agli impulsi cerebrali, come il mio quando decido di schiacciare a due mani. So cosa si dovrebbe fare, ma non mi sollevo da terra (tendo a inciampare sulla polvere). Stessa cosa lui: sa che dovrebbe lanciare teso a destra e lancia lento e un po’ a sinistra. Va detto che gioca anche dietro una linea offensiva, che in giornata potrebbe pure fermare un blitz portato da dei bradipi, ma nel complesso non è più il giocatore che ti può portare alla vittoria e ieri non è stato nemmeno quello che amministra la partita (due turnover di troppo).

Con queste premesse come ha fatto a vincere Denver? Citando il pezzo di azazelli sui numeri del football, Denver non avrebbe dovuto vincere. Tempo di possesso, yards totali, terzi down convertiti, primi down conquistati sono tutte voci che vedono vincere i Panthers, ma ne hanno perse un paio decisive: sack e soprattutto quello delle palle perse. Sackare Manning, perdonatemi la franchezza, non fa nemmeno notizia, piallare il Cam Newton che aveva fatto vedere i sorci verdi alle difese dei Seahawks e dei Cards, invece, giunge come la grande notizia di questo Super Bowl.

Denver Broncos Word Champions, Newton braccato

Newton braccato

Gli esperti d’oltreoceano, quelli che spiegano a noi comuni mortali perché una squadra vincerà e una perderà, non avevano previsto una prestazione così dominante dei ragazzi allenati da quel genio difensivo ed ex disoccupato di Wade Phillips, il quale dopo aver ammutolito il miglior passing game della lega ha imbavagliato pure l’attacco non convenzionale dei Panthers. Quindi si potrebbe essere portati a pensare che il merito sia di una difesa che ha mazzolato Cam Newton per tutta la partita e di un kicker, McManus, che non ha sbagliato un calcio che fosse uno (dieci su dieci in post season). E si avrebbe ragione. Von Miller, De Marcus Ware, Derek Wolfe, Sylvester Williams Malik Jackson Chris Harris Junior, Danny Trevathan, T.J. Ward, Aqib Talib (sì anche lui), Brandon Marshall, Corey Nelson, Darian Stewart, Josh Bush, Bradley Roby, Shane Ray, Vance Walker, Kayvon Webster, Shaquil Barrett sono gli eroi di questa partita a cui aggiungerei i membri degli special team. Loro ci hanno fatto letteralmente vincere segnando un TD, permettendo all’attacco di segnarne un altro (che se non c’era la palla recuperata praticamente in end zone col piffero che ci sarebbero riusciti) e impedendo ai Panthers di fare alcunché.

Che nottata… perché ieri notte ho corso e lottato anche io. Non mi sono limitato a soffrire sul divano ingollando tonnellate di cibo, guardando l’ennesima sofferenza infinita della stagione. Cioè, sia chiaro, ho ingollato tonnellate di cibo: pizza, anelli con cipolle, peperoni ripieni, mozzarelle fritte, porcherie varie – dicesi fame nervosa, che è come quella chimica solo molto molto più potente – ma nel contempo ho camminato avanti e indietro senza sosta, incitando, urlando, buttandomi a terra a ogni errore e saltando a ogni buona azione (e ho saltato tanto, va detto), arrivando a simulare ogni azione difensiva. Ho placcato tutti i cuscini di casa e sackato persino il tavolo del salotto, dopo averci messo sopra dei fumetti di Superman tanto per accentuarne la somiglianza. Ho rischiato di lanciare il televisore fuori dalla finestra una dozzina di volte. A ogni azione offensiva ho pregato a dimostrazione di quanta fiducia avessi in questo reparto, che tante soddisfazioni ci aveva dato nel passato.

E alla fine anche io stremato, ho esultato e mi sono commosso per la vittoria, perché non è facile essere un tifoso NFL. Si tifa una squadra che gioca a migliaia di chilometri di distanza a orari impossibili in uno sport che non fila praticamente nessuno. Gli appassionati di football americano sono ferrati, esperti e fanatici come pochi altri, ma in proporzione alla popolazione sono la minoranza della minoranza della minoranza. Credo che persino un unghia di Carlo Cracco ora come ora abbia in Italia più tifosi della squadra più seguita della NFL. Questo significa che il lunedì mattina, quando hai due occhiaie così, perché spesso le partite finiscono ben oltre l’una di notte, non hai nessuno con cui condividere la tua passione. Vista la partita ieri? Quella della Milan? Ecco appunto. Ci sono forum, ma la chiacchierata da bar è preclusa. Unica nota positiva il fatto che moglie o compagna apprezzano il nostro tifo, perché sempre meglio del calcio, almeno il football dura solo 4 mesi (sempre che arriviate ai PO, se no rompi per soli 3 mesi).

Per 18 anni questa fede cieca ha portato gioie e delusioni, ma mai la soddisfazione del titolo assoluto. Ci siamo andati vicini dopo l’arrivo di Manning grazie a un attacco stratosferico, ma al dunque tra infortuni, errori di preparazione e un avversario più affamato e finita prima di iniziare ed è meglio non ricordarlo. Quest’anno, invece, le speranze erano poche. Tutto sembrava andare male e, invece, abbiamo vinto. Scherzi del destino. L’attacco si è imbrocchito. Nulla funzionava. Manning lanciava intercetti, i ricevitori pagati milioni di dollari droppavano palloni facilissimi, la linea offensiva faceva schifo (ho detto che faceva schifo? Non vorrei che non fosse chiaro il concetto) e i runningback correvano letteralmente all’indietro. Però c’era un però, la difesa sembrava diventata insuperabile: aggressiva e cattiva come non mai, metteva pressione senza perdere in copertura. La perfezione assoluta.

La partite in sostanza erano sempre in bilico, aspettando che l’attacco finalmente si presentasse per poi scoprire che quello era e quello ci si doveva tenere. Il futuro appariva infausto. In modo molto rocambolesco (sempre per merito della difesa) si arrivava ai PO addirittura con il seed numero uno, grazie a una sequenza di suicidi collettivi degni di una setta dell’apocalisse e non solo per merito nostro. Nessuno vedeva i Broncos vincere. Il tifoso tanto provato in questi ultimi di anni di cocenti delusioni, affrontava tutto con filosofia che tradotto significa che era rassegnato, ma non avrebbe fatto alcun passo indietro. Sarebbe stato sempre presente a supportare la sua squadra. Dopotutto, finché la difesa non fosse crollata c’era speranza e la difesa per 19 partite, anche nelle sconfitte (sempre colpa dell’attacco) non è mai crollata, non è nemmeno stata mediocre. Ha fatto sempre il suo, con un unico appannamento nella partita del 20 dicembre contro gli Steelers, ma a parte quella? Il meglio del meglio.

Denver Broncos World Champions, Il simbolo di una difesa. L'MVP.

Il simbolo di una difesa. L’MVP.

Dopo la vendetta contro gli Steelers (ma se non fossero stati infortunati), la vittoria a sorpresa con i Patriots (ma se non avessero sbagliato il punto addizionale) è arrivata la splendida vittoria al Super Bowl (ma se l’attacco dei Panthers si fosse presentato…). Tutto merito di quella meravigliosa, cattiva, invincibile difesa che porta immancabilmente gli avversari a sbagliare. E io c’ero dopo 18 anni passati a tifare per una squadra che dal vivo sono riuscito a vedere appena una volta (ovviamente sconfitta…). Io c’ero, ho lottato con loro e sto ancora sorridendo felice come un bambino dopo ore e ore. La partita è finita alle 4 e 20 circa del mattino e io alle sei, con gli uccellini che si svegliavano sugli alberi, ancora vagavo per casa attento a urlare la mia gioia in silenzio (antica tecnica di tifo riservata ai genitori con bambini piccoli) incapace di prendere sonno.

Che partita, che difesa.

Denver Broncos World Campions 2015 e io godo…

alvise

Mi piace lo sport, ma soprattutto mi piacciono le storie.

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