Il mio Super Bowl 50: della forza e dei matchup

Andrea Campagna (@campagnandrea33 su Twitter), telecronista sportivo per Eurosport e amico di questo sito, mi ha chiesto la possibilità di poter scrivere su uno degli aspetti più affascinanti del prossimo Super Bowl: il matchup tra attacco Panthers e difesa Broncos. Questi che seguono sono i suoi pensieri a riguardo.

Zone Read, Sarò ancora Miller vs Newton..e molto di più

Sarò ancora Miller vs Newton…e molto di più

Matchup. Nel gergo sportivo inglese è l’accoppiamento tra due squadre. Ma con questo termine non si intende solo il fatto che le due squadre si affrontano ma anche, anzi soprattutto, come le caratteristiche dell’una si combinano con quelle dell’altra dal punto di vista tecnico e tattico. Nel football, per come si sviluppa il gioco e per come il gioco stesso può essere interpretato in maniere anche molto differenti, il matchup è tutto. Ci sono certamente squadre più forti di altre ma il gap può essere ridotto, e a volte anche completamente annullato o addirittura ribaltato, proprio per via dei matchup. In vista del Super Bowl 50 si sente molto parlare della grande difesa dei Denver Broncos, che dopo aver messo in crisi l’attacco dei New England Patriots potrebbe fare altrettanto con quello dei Carolina Panthers, visto che parliamo della migliore difesa dell’NFL. Ma ecco che entra in gioco il concetto di matchup. La difesa dei Denver Broncos è davvero la migliore dell’NFL? Sì, per me non ci sono dubbi. Ma la difesa dei Denver Broncos ha un matchup favorevole contro l’attacco dei Carolina Panthers? No, secondo me no. Secondo me nessuna difesa NFL ha un matchup favorevole contro l’attacco dei Carolina Panthers e in questo articolo proverò a spiegare il perché. La prima premessa è che andrò sul tecnico, spero non troppo. La seconda premessa è che non userò statistiche e forse neppure nomi di giocatori, in questo contesto non servono. La terza e ultima premessa è che non sarò breve. Uomo avvisato…

Iniziamo spiegando perché la difesa dei Broncos è la migliore della lega. Per farlo in maniera esaustiva servirebbe un articolo a parte, magari scritto da chi si intende più del sottoscritto di difese, e forse non basterebbe. Ma semplificando, e giocoforza banalizzando, la cosa si riduce alla pass rush, la pressione sul quarterback. Nella NFL moderna avere una pass rush dominante è addirittura più importante che avere uno dei tanto reclamizzati franchise-QB perché il gioco delle squadre pro è così dipendente dalla performance del QB stesso che basta fermare quest’ultimo per vincere la partita. Ovviamente la cosa non è semplice da farsi come lo è dirlo, ma se si riesce a trovare la giusta combinazione di giocatori e schemi difensivi, il dado è tratto. Denver ha in Wade Phillips un eccellente defensive coordinator che conosce gli attacchi NFL come le sue tasche, e Phillips ha a disposizione un gruppo di giocatori perfetti per mettere in pratica le sue idee e i suoi schemi. In apertura si diceva della vittoria nel Championship AFC sui New England Patriots e credo che quella sia la dimostrazione migliore del concetto di matchup favorevole per la difesa di Denver. New England ha un grande QB, uno dei più grandi di sempre, ma (non solo per propria scelta, ovviamente) era totalmente priva di un gioco di corsa e il QB stesso non è una minaccia quando corre. Questo ha permesso a Denver di concentrarsi esclusivamente su pass-rush e coperture sui ricevitori, di fatto senza doversi preoccupare d’altro. Se aggiungiamo che la offensive line dei Patriots non è uno dei punti di forza della squadra di Bill Belichick, il risultato è che i Broncos si sono permessi il lusso di portare pressione con 4 o addirittura solo 3 giocatori, creando comunque disastri nel backfield offensivo mentre copriva sui passaggi con un misto uomo-zona, in particolare con la Cover 2-Man che prevede marcature a uomo sui potenziali ricevitori ma anche la presenza di due safety profonde senza particolari assegnamenti individuali.

Il football è un gioco di numeri (no, non sono le statistiche…) e va da sé che se l’attacco ha 4 o 5 potenziali ricevitori che la difesa può coprire con 7 o addirittura 8 giocatori, il vantaggio va a quest’ultima. Ma il football è anche un gioco di coperte corte, quindi bisogna mettere sotto pressione il QB che altrimenti, potendo scandagliare il campo per diversi secondi, prima o poi troverà un ricevitore libero a cui lanciare. Come detto in precedenza, Denver ha schemi e uomini giusti per creare questa pressione anche con la famigerata ‘3-man pressure’ che in effetti durante quella partita non è mai stata stigmatizzata dai soliti noti di Twitter, come invece succede quasi sempre. E se non lo hanno fatto è solo perché funzionava, evidentemente. Inoltre il non avere bisogno di attaccare il QB con i blitz, cosa che Denver ha fatto solo una decina di volte in partita, permette di non fornire al QB avversario le cosiddette ‘hot route’, cioè quelle tracce in cui un ricevitore va a posizionarsi nello spazio lasciato libero dal difensore in blitz. Come dicevo in apertura di paragrafo, la cosa sembra semplice in teoria ma nella pratica non lo è affatto. E questo è un grosso complimento per la difesa dei Broncos ma non è una sorpresa perché, come dicevo e come dimostrano anche i numeri (sì, in questo caso vanno bene le statistiche…), quella di Denver è la difesa migliore della lega.

Ma allora perché ritengo che contro i Carolina Panthers questa difesa così dominante ed efficiente perda molti dei suoi vantaggi? Perché si tratta di una difesa studiata e costruita per affrontare il prototipico attacco NFL ma quello dei Panthers è al momento quanto di più lontano ci possa essere da quel prototipo. Carolina ha quello che viene considerato (a ragione, poi vedremo come) il gioco di corsa più diversificato della lega, e ha un QB che non è solo molto mobile, già un grande vantaggio contro questo tipo di difesa, ma rappresenta egli stesso una minaccia nel gioco di corsa. E ci tengo a sottolineare la parola “minaccia” perché uno dei più grossi malintesi sulla pericolosità dei QB che sanno anche correre, i cosiddetti dual-threat, è considerarli un problema per le difese solo quando effettivamente corrono e guadagnano yard. Niente di più sbagliato. Un QB che può correre impone alla difesa una maggiore prudenza proprio in quella che è la principale forza dei Broncos, ovvero la pass-rush, e sconsiglia fortemente una copertura a uomo (o comunque ibrida come la Cover-2 Man) nelle secondarie, visto che i ricevitori costringerebbero i difensori che li marcano a uomo ad allontanarsi eccessivamente dalla linea di scrimmage, aprendo praterie per un QB che sappia correre. Per questo avere un QB dual-threat è un vantaggio per l’attacco anche se non dovesse mai portare la palla in prima persona: basta la sua mera presenza.

Ma ancora, numeri e coperte corte. Se il QB in questione non sa anche essere efficace nel gioco aereo può essere facile per la difesa saturare le zone corte per non permettergli sbocchi e/o mandare tanti uomini in blitz a fermarlo, contando sul fatto che anche lasciando qualche ricevitore parzialmente (o totalmente) libero, questo non verrà colpito. Ma l’attacco dei Panthers può contare su un QB che non sarà uno dei più forti di sempre (non ancora? Vedremo…) ma ha grandi abilità nel gioco di passaggio soprattutto sul medio e sul profondo, cioè proprio dove c’è più spazio contro difese che puntano a contenerne le scorribande nelle zone corte. Insomma, Carolina ha dimostrato di avere una coperta sufficientemente lunga, oltre ad un QB che fisicamente non teme i colpi punitivi delle difese avversarie. Quindi Denver perde il vantaggio che ha contro la maggior parte (quasi totalità, a dire il vero) delle squadre NFL anche se di certo questo vantaggio non è annullato del tutto, visto che anche Carolina dovrà giocare in modo ‘convenzionale’ (se mi si passa il termine) in diverse situazioni, soprattutto quando fronteggerà dei terzi down lunghi. Ma per metterla in queste situazioni, la difesa dei Broncos dovrà fermare il gioco di corsa al primo e al secondo down, e qui la faccenda si fa complicata proprio per l’unicità e la complessità del gioco di corsa dei Panthers.

Prima di entrare nel dettaglio di questo running game così particolare, bisogna fare un passo indietro per capire come si sviluppa questo aspetto del gioco nell’attuale NFL. La maggior parte (ancora, la quasi totalità) degli attacchi NFL, spesso così sofisticati nel gioco di passaggio, ha in realtà un gioco di corse alquanto basico e, lasciatemelo dire, abbastanza prevedibile e noioso. Wide Zone, Inside Zone, ISO/Lead, Power, Counter. Direi che con questi cinque concetti si riassume, con le dovute eccezioni, il gioco di corsa dell’NFL attuale. Provo a spiegarli semplificando ai minimi termini: nei primi due la OL blocca ‘a zona’ cercando di aprire varchi per il RB rispettivamente all’esterno e al centro; ISO e Lead sono le classiche corse centrali, o in off-tackle, dalla I formation con il fullback che porta il blocco decisivo; Power è lo schema in cui un OL (di solito una guardia ma a volte può essere il tackle, e in questo caso l’azione si chiama Dart) che si trova backside, cioè dal lato opposto al punto dell’attacco dell’azione, attraversa la formazione con il cosiddetto ‘pull’ e va a creare il vantaggio numerico frontside, cioè dove si sviluppa la corsa; infine nella Counter l’azione del RB inizia su un lato ma poi si sviluppa sull’altro, spesso con uno o due (e in quest’ultimo caso si chiama Counter Trey) compagni in pull per bloccare e aprire varchi. Diverse squadre hanno alcune varianti di queste azioni, in particolare si vedono spesso Wham (simile alla ISO ma con un upback, cioè un H-Back/TE, che parte da posizione offset backside e va a bloccare frontside), la Split Zone (nella quale lo stesso upback attraversa la formazione e blocca il defensive end backside, solitamente lasciato libero nelle corse a zona) e la G-lead (dove la guardia frontside non blocca l’uomo che ha davanti ma gira dietro l’OT del suo lato e prende il primo uomo esterno alla linea, per capirsi un pull dove non si attraversa la formazione). Ma sono concetti usati abbastanza raramente, tanto che gli specialisti di X&O su Twitter li segnalano sempre quando li vedono. Posso garantire che tutto questo è molto più semplice di quanto possa sembrare da queste mie approssimative spiegazioni, come avranno capito coloro che hanno già un’infarinatura, e magari qualcosa in più, sugli aspetti tattici del gioco. Insomma, il running game NFL è più o meno tutto qua. Per chi studia il football e non vede il gioco di corsa come un “diamo la palla al nostro atleta e vediamo cosa fa” o, peggio, come un noioso riempitivo tra un lancio e un altro, è uno scenario un po’ misero, soprattutto vista la varietà di schemi e soluzioni che si trovano ad altri livelli, in particolare nel college football.

Ecco, l’attacco di Carolina fa tutto quello che fanno le altre squadre NFL ma fa anche molto di più, con le differenze che vengono soprattutto da due fattori, riconducibili in realtà ad uno solo. Carolina gioca anche corse chiamate del QB e gioca molto in option, quindi ancora coinvolgendo (almeno in teoria, vedi il concetto precedente di minaccia) il QB nel gioco di corsa. Il problema vero per le difese avversarie è che i tre aspetti del running game dei Panthers (corse dei RB, corse del QB e option) non sono a compartimenti stagni ma, anzi, quasi sempre prevedono movimenti nel backfield e blocchi in linea dello stesso tipo. In poche parole, se sei un difensore vedi che l’azione inizia in un determinato modo ma fino all’ultimo non sai chi porterà la palla e di che tipo di azione in effetti si tratti.

L’esempio più evidente è quello della Zone Read, che pur non essendo l’unico tipo di option giocato dai Panthers (altri li vedremo dopo) è sicuramente quello più riconoscibile anche da chi non studia a fondo questi aspetti del gioco. La Zone Read altri non è che una Inside Zone con la possibilità del QB di tenere la palla e correre in base alla lettura del defensive end backside che, come detto in precedenza, nelle corse a zona non viene bloccato. Per sommi termini: se il DE resta largo per il cosiddetto contain, il QB consegna la palla al RB; se invece il DE chiude sul RB in anticipo, il QB tiene la palla e corre al suo esterno, quindi backside rispetto al RB. Concetto semplice, in circolazione da quasi 25 anni ad ogni livello di football eppure ancora vincente. Il fatto che la prima opzione sia una Inside Zone significa che anche se l’azione chiamata non è una Zone Read il QB la ‘venderà’ come tale al momento del mesh point (il punto in cui QB e RB si ‘intrecciano’, per usare una traduzione non letterale) e il DE dovrà reagire come se lo fosse, quindi avendo davanti un QB così abile nelle corse spesso resterà in contain. Questo apre spazio per la corsa centrale, ovviamente, ma toglie anche dai giochi quel DE in caso di play-action, perché ovviamente ogni azione che nasce come una corsa può essere in realtà una finta che dà origine a un lancio. In questo caso avremmo un’azione che nasce come corsa diretta del RB, sembra una option ma in realtà è un lancio. E quel DE, di fatto, resta a guardare o tira a indovinare.

Ma non è tutto. In certi casi ci può essere il blocco slice dell’upback (un H-back o il FB in offset, spesso dalla formazione broken diamond) che parte backside e attraversa la formazione per bloccare quello stesso DE o, eventualmente, il linebacker che ha eseguito lo scrape exchange, cioè è andato a coprire la zona lasciata libera dal DE che è penetrato. Questo può accadere in una Split Zone, corsa diretta del RB che parte centrale ma poi trova facilmente spazio per un cutback naturale, cioè non dovuto a una sua lettura bensì allo sviluppo dei blocchi. Ma può accadere anche in una Zone Bluff, cioè una Zone Read con in più quel blocco slice dell’upback, proprio per annullare la mossa difensiva dello scrape exchange quando il QB tiene palla. E non è finita qui, perché l’upback può anche solo fingere di andare a bloccare per poi invece scivolare nella zona flat e ricevere un facile passaggio del QB che spesso dà origine a buoni guadagni, proprio perché quel giocatore che attraversa la formazione viene identificato come bloccatore e non come ricevitore. E così via con altre possibili variazioni sul tema. Chi legge smartfooball.com e altri siti di X&O avrà capito che sto parlando di un modo per eseguire quelli che in italiano definirei ‘giochi complementari’ (traduzione non letterale della locuzione inglese “constraint plays” che in realtà esprime un concetto leggermente diverso) cioè una serie di azioni che hanno elementi strutturali in comune per sfruttare a proprio vantaggio gli aggiustamenti delle difese avversarie a quello che si è precedentemente eseguito.

In questo contesto si inserisce anche un’altra caratteristica dell’attacco dei Panthers, questa però già più comune in NFL, e cioè le variazioni sul tema della Jet Sweep (o Fly Sweep che dir si voglia). Prima della partenza della palla un ricevitore va in motion e attraversa la formazione, ma in questo caso non si tratta di un normale movimento per cambiare la struttura della formazione stessa (utile anche, se non soprattutto, per capire il tipo di copertura della difesa) ma il timing del motion fa sì che il ricevitore possa ricevere un handoff (o anche un touch pass in avanti, quando il QB è in shotgun/pistol) diventando un portatore di palla. Non mi dilungherò sulle miriadi di possibili varianti che questo tipo di azione può comportare, dico solo che la Jet Sweep-action può essere integrata nel gioco di corsa diretto di RB e QB (almeno un LB dovrà necessariamente allargarsi per prevenire la corsa all’esterno del WR aprendo spazio all’interno) ma anche a quello in option, oltre che ovviamente nel gioco aereo. Il concetto su cui vorrei soffermarmi è invece questo: se già per un difensore era difficile predeterminare a chi andrà la palla durante il mesh tra QB e RB, cosa succederà se in quel fazzoletto di campo dietro al centro c’è un altro potenziale runner? Indecisione, esitazione, perdita di un passo. E nel football, in particolare in NFL, perdere un passo è spesso causa di grossi problemi per la difesa.

Visto che siamo in argomento, e sapendo quanto poco in Italia si parli di queste cose, vorrei approfittare di questo spazio per entrare un po’ di più nel dettaglio del gioco di corsa di Carolina, in particolare di quello in option. Il lettore avrà capito che qui non parliamo di “read option” (termine giornalistico ridondante e soprattutto non presente in alcun playbook offensivo, a mio avviso inventato e usato da quei giornalisti che ripudiano la option ma qualcosa devono pur scrivere) e di certo non trasformerò questo articolo in un clinic sul gioco in option, anche perché non ne sarei in grado, ma due o tre concetti mi piacerebbe condividerli. Oltre alla Zone Read e alle sue varianti, di cui ho già parlato in precedenza, i Panthers usano azioni in option molto diverse da essa, come la Gun Triple e la Power Read. Quest’ultima è molto usata da Carolina, anche se a memoria direi quest’anno meno degli anni scorsi, ed è detta anche Inverted Veer. Ma il nome che la rende più comprensibile è quello che aveva in origine, il didascalico Frontside Power Read che spiega con una sintesi che solo il nome dei giochi del football può avere (e che lo scrivente si sogna…) cosa succede durante il suo sviluppo. Tre parole: 1- Frontside, ovvero l’azione si sviluppa tutta su un lato, a differenza della Zone Read che come abbiamo visto manda il RB frontside e il QB backside; 2- Power, quindi c’è la presenza di un blocco power, con la guardia backside che attraversa la formazione in pull; 3- Read, il QB legge un uomo di linea interno (quasi sempre un defensive tackle) e decide se consegnare la palla per una corsa esterna del RB quando il DT rimane ad occupare il suo gap, oppure tenerla lui stesso per correre all’interno se il DT ha seguito il RB abbandonando la sua posizione. Quest’azione è riconoscibile perché il mesh point è, per così dire, dinamico, con il QB che fa due o tre passi laterali tenendo la palla nella pancia del RB (che sta correndo parallelamente alla linea di scrimmage) mentre decide se consegnarla o tenerla. Come dicevo è anche conosciuta come Inverted Veer in quanto è l’opposto della Veer, la base della triple option, dove il QB legge il DT e decide se consegnare la palla al RB per la corsa centrale o tenerla e correre all’esterno. In poche parole, la Power Read ha l’aspetto di una Veer rovesciata, o invertita appunto, anche se concettualmente si tratta di tutt’altra cosa soprattutto per via della presenza del blocco power.

Molto affine all’originale Veer è invece la Gun Triple, che è quello che il nome suggerisce, cioè una triple option simile a quella che veniva giocata dalla wishbone e che tutt’ora viene usata dagli attacchi in flexbone, con la differenza che il QB è in shotgun/pistol. Essendo una triple option, insieme a lui nel backfield devono essere presenti altri due potenziali portatori di palla e la formazione più usata in questo caso è la broken diamond, quindi una pistol che prevede la presenza di un upback di fianco al QB, oltre ovviamente al RB dietro di lui. Però i Panthers, come altre squadre NFL hanno fatto nel recente passato, spesso partono da una normale shotgun con il RB di fianco al QB e trasformano la formazione in una broken grazie all’orbit motion di un WR, che di fatto va a trovarsi (stazionario o ancora in movimento, cambia poco) nella posizione che sarebbe del RB. Qui, almeno in teoria, parte la triple option, con il QB che, leggendo in successione un uomo di linea difensiva interno e poi uno all’esterno, entrambi lasciati liberi, può decidere se consegnare la palla al RB per la corsa centrale, tenerla e correre in prima persona all’esterno oppure effettuare un passaggino all’indietro al pitch-man, in questo caso un il WR schierato da RB. Dicevo che si tratta di una triple option ma ho precisato “almeno in teoria” perché a memoria non ricordo casi in cui l’azione dei Panthers si è sviluppata fino alla terza opzione, cioè la lettura del DE/OLB con pitch del QB al RB/WR. La mia impressione è che il pitch-man abbia principalmente la funzione di influenzare la difesa obbligando un giocatore avversario a ‘marcarlo’ (come diremmo da questa parte dell’oceano) senza quindi avere concrete possibilità di portare la palla. Ma ancora, in casi come questi basta la minaccia di poterlo fare per avere un reale e concreto impatto sul successo dell’azione. Ovviamente anche da questi setup tipici del gioco in option possono arrivare variazioni e play-action ma non mi dilungherò, il concetto di base è simile a quello descritto in precedenza, compreso il fatto (importantissimo) che anche le corse dirette del RB possono essere ‘camuffate’ da option per lasciare la difesa nel dubbio.

Altra cosa che differenzia l’attacco dei Panthers dagli altri attacchi NFL sono le corse chiamate del quarterback. Anche qui, un po’ di background. Negli ultimi anni gli attacchi moderni che fanno correre il QB, e ovviamente mi riferisco soprattutto al college football, sono soliti adottare il sistema dei ‘tag’ che consente di avere uno schema predeterminato che può avere diversi possibili portatori di palla. In pratica: dopo aver chiamato formazione, forza e nome dello schema si aggiunge un tag che può essere “QB” per indicare che sarà il quarterback a portare la palla. Questo sistema, ovviamente, è applicabile solo per corse dalla shotgun/pistol, visto che il QB e i RB partono da posizioni ravvicinate quindi lo sviluppo dell’azione è identico per i bloccatori. Non posso essere certo che sia il sistema che utilizzano i Panthers ma lo ipotizzo, visto che per quanto posso ricordare questa squadra gioca quasi tutte le corse del QB come se fossero corse di un RB. Ancora andando a memoria ricordo chiamate per il QB di Power, Draw e Counter, ma anche qualche azione particolare come la Buck Sweep vista contro i Cardinals nel Championship NFC in occasione di un touchdown. La Buck Sweep prevede che due OL interni (le due guardie oppure una guardia e il centro) escano in pull per aprire la strada al portatore di palla, in questo caso il QB. L’azione, retaggio del sistema Wing-T dove però viene corsa da un RB, è tornato di attualità negli ultimi anni soprattutto grazie a Gus Malzahn, attuale head coach di Auburn che ebbe grande successo nel 2010 come offensive coordinator della stessa squadra. E non credo di dover ricordare chi fu il quarterback che guidò quei Tigers al Titolo Nazionale FBS dopo aver vinto l’Heisman Trophy.

Ovviamente il playbook dei Panthers non è tutto qui, esso sarebbe troppo banale se un semplice appassionato come il sottoscritto ha la possibilità di descriverlo in maniera così elementare. Ma credo che con questi accenni si possa capire la complessità e la varietà di soluzioni a disposizione dell’offensive coordinator Mike Shula. In particolare mi affascina molto l’uso che viene fatto dei giocatori di linea in pull, molto più vario e fantasioso di quanto succeda nei normali attacchi NFL, dove di solito ‘pullano’ solo le guardie. Qui lo fanno tutti, e non sai mai in anticipo chi lo farà e dove andrà. Per quanto riguarda i loro avversari, cosa dovrà fare Denver per fermare questo attacco? Forse la risposta deluderà qualcuno, ma… non lo so, e anzi scoprirlo sarà per me il motivo di maggiore interesse del Super Bowl 50.

Insomma, volevo parlare dell’importanza dei matchup nel football ma ho finito per sviluppare maggiormente la descrizione del gioco di corsa dei Panthers. Sono andato fuori tema, ovviamente, e per il sottoscritto la cosa non è una novità. Ma se ho deciso di far pubblicare comunque questo articolo è perché, in effetti, è proprio il running game dei Panthers ad essere il ‘matchup nightmare’, come dicono loro, dell’attuale NFL. Sì, anche per la fortissima difesa dei Broncos. Quindi, in un modo o nell’altro, direi che forse il mio obiettivo l’ho raggiunto. La difesa dei Broncos è forte, fortissima, ma forse non ha gli strumenti per fermare l’attacco dei Panthers. In una lega dove tutti si copiano a vicenda (“copycat league” è un famoso soprannome dell’NFL) essere differenti può pagare, se si hanno i giocatori adatti per essere differenti.

Ultima nota: come ho accennato alcune volte, tutto quello che ho scritto è basato solo sulla mia memoria, senza analisi di video né riferimento ad articoli pre-esistenti e neppure ricerche preparatorie specifiche. Forse non sono stato chiarissimo e sicuramente non ho detto tutto quello che c’era da dire ma spero di non aver detto inesattezze. A un certo punto ho anche pensato di inserire dei fotogrammi per spiegare i vari schemi, ma credo che avrei finito per appesantire ulteriormente la fruizione di un testo che vuole essere solo uno spunto per eventuali approfondimenti, non un’analisi tecnico/tattica. Ovviamente mi rendo conto che molte cose che io do per scontate possono non esserlo per chi legge quindi per ogni dubbio, domanda, approfondimento o critica, io sono su Twitter.

Grazie per aver letto.

Andrea Campagna

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