Champions League, La Finale – Preview Juventus vs Real Madrid

Il season finale della serie “Champions League 2016-2017” è pronto per essere trasmesso, domani, sabato 3 giugno, in mondovisione, saranno Juventus e Real Madrid le protagoniste assolute dell’appuntamento conclusivo dell’evento di maggior importanza del calcio europeo.

E proprio come un season finale che si rispetti la vigilia è piena di emozioni, di suspense, di attese spasmodiche di sapere come andrà a finire la puntata/partita che segna l’epilogo di un evento così seguito.

I protagonisti sono tanti, molti sono i campioni che possono elevare il livello della partita al massimo possibile, ma in questo articolo ci soffermeremo di più sui due allenatori, paragonabili agli attori non sempre tra i protagonisti che spesso hanno la battuta o la frase che rimane impressa nelle menti degli spettatori, così anche loro con una mossa tattica o con un cambio fatto al momento giusto possono decidere la Finale.

Allegri e Zidane sono due allenatori abbastanza simili nella loro filosofia di calcio. Non hanno un’impronta di gioco caratteristica che li contraddistingue, come potrebbero essere Guardiola, Klopp, Simeone, Ancelotti o lo stesso Mourinho, per loro lo sviluppo della manovra va di pari passo con l’avversario che viene affrontato o con il momento specifico in cui la squadra si trova.

Il tecnico juventino è passato da una mediana a tre molto muscolare dei suoi tempi milanisti, ad una difesa a tre del primo periodo juventino, ad un ritorno ai quattro difensori a cui ha aggiunto quattro giocatori puramente offensivi, che ha di fatto accompagnato la seconda parte di questa stagione, virando ancora sulla difesa a tre nelle due partite di semifinale di questa Champions contro il Monaco.

Il ritorno a tempo pieno di un guru della difesa come Barzagli ha determinato una scelta che vira più nel proteggere al massimo la propria porta, lasciando spazio e libertà agli avanti di creare le opportunità per segnare, ma diversamente da quello che si vedeva fino a un mese fa l’asse laterale è cambiata e probabilmente sarà la stessa che vedremo a Cardiff.

La forma splendida dell’ultimo Dani Alves ha portato Allegri a scegliere lui come laterale destro di centrocampo al posto di Cuadrado e l’ex Barca ha di fatto dominato entrambe le partite di semifinale, continuando un momento d’oro che l’aveva visto assoluto protagonista anche della sfida contro i suoi ex compagni del Barcellona.

Nella mente di Allegri la partita contro il Real Madrid dovrà essere giocata sull’attenzione spasmodica nelle marcature preventive e nella difesa dei movimenti senza palla dei loro giocatori offensivi, per poi andarli ad attaccare nei punti deboli del loro sistema, che si conoscono da tempo, ma che in pochi sono riusciti veramente a punire.

Perciò Barzagli partirà dalla fascia destra per accentrarsi sistematicamente a formare il classico trio con Bonucci e Chiellini, avendo il compito di dare pressione preventiva, soprattutto in area a Cristiano Ronaldo e a Benzema ed eventualmente a Bale se sarà schierato dal primo minuto, ma anche seguire a turno i movimenti continui nelle varie zone della trequarti di Benzema e di Isco (in caso di suo utilizzo al posto del gallese), che di fatto creano i presupposti dell’azione per i Blancos.

In fase difensiva sarà importante il lavoro anche di Khedira e Pjanic in mediana, perché togliere palloni e spazio a Kroos e Modric leva moltissimo al gioco del Real e permette alla difesa di concentrarsi meglio sulle marcature degli avanti.

In medio stat virtus (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Il controllo di Isco, in caso sia titolare, è fondamentale visto il periodo d’oro del malagueno che ha determinato molte partite dell’ultimo periodo, con il suo continuo movimento senza palla ad andare a coprire la totale ampiezza della trequarti offensiva per ricevere palloni puliti da trasformare in occasioni, ma che lo porta anche ad essere decisivo in area di rigore, come si è visto nel difficile ritorno della semifinale contro l’Atletico.

Offensivamente come detto la Juve dovrà riuscire ad attaccare le lacune evidenti dello schieramento dei campioni di Spagna, che sono, come già detto altre volte, gli spazi dietro ai terzini o tra terzini e centrali difensivi e il riuscire a spostare Casemiro dalla zona centrale per creare i presupposti di un attacco veloce sulla trequarti che coinvolga Sergio Ramos per sfruttare le sue debolezze nella lettura della marcatura.

Così Dybala dovrà di fatto fare lo stesso lavoro di Isco, muovendosi in maniera costante su tutto il fronte offensivo e i suoi palloni e quelli di Pjanic, ma anche i lanci lunghi spesso usati dalla Juve, dovranno andare a puntare sulla zona posteriore a Marcelo, dove il terzino brasiliano lascia spesso ampi spazi dove creare occasioni.

Fondamentale poi sarà la concretezza nelle occasioni, perché il Real concede, ma è una squadra che segna da 64 partite consecutive, per cui sperare di fare una partita da 0-0 o da “segno e poi mi chiudo con il fortino” è quasi impensabile, soprattutto per la sua capacità di trovare il goal in tanti modi, uno tra questi le palle inattive, dove la Juve dovrà essere estremamente attenta nella marcatura dei vari Ramos e Cristiano Ronaldo.

Pertanto Higuain è chiamato a essere decisivo finalmente anche in una grande partita di finale e lo stesso Dybala, se vuole salire l’Olimpo del grande calcio, deve essere pronto a concretizzare qualsiasi occasione.

Il Real Madrid dall’altra parte ha il compito arduo di entrare in una fortezza che in questa Champions ha concesso solo 3 goal in 12 partite, ma visto che di goal ne ha segnati 32 nelle stesse partite è probabilmente l’unica al momento che può essere in grado di farlo.

La forza di questo Real costruito da Zidane prendendo spunto dai grandi allenatori vincenti del passato recente come Ancelotti e Mourinho è saper trovare sempre, preventivamente o a gara in corso, un punto debole dell’avversario su cui sviluppare il proprio gioco, partendo da un sistema che non ha un’identità precisa e un gioco conseguente, ma che sa cambiare volto più volte all’interno della partita, riuscendo quasi sempre a non essere in difficoltà nonostante un’impronta difensiva molto lacunosa.

La scelta più difficile per l’ex juventino è quella tra Bale, uomo simbolo della Cardiff dove si giocherà la finale, ma completamente fuori dal ritmo partita da più di un mese, e Isco, diventato da caso spinoso per il suo mancato utilizzo a trascinatore dell’ultimo periodo.

Staffetta?

Se fossimo Zidane, anche per un discorso tattico, sceglieremmo quest’ultimo, proprio per la capacità di non dare punti di riferimento alla difesa, che potrebbe destabilizzare (come successo contro l’Atletico) una squadra che sa marcare molto bene sull’uomo, ma ogni tanto va in difficoltà se deve adeguarsi al movimento avversario negli ultimi 25 metri.

Certo, puntare su Bale darebbe più peso in area in aiuto a Cristiano Ronaldo, visto che Benzema ultimamente passa più tempo lontano dalla porta e permetterebbe di avere una soluzione in più sulla palle alte, anche in caso di calcio piazzato, ma questa è una mossa che si può fare anche a partita in corso, sfruttando una delle innumerevoli chiavi tattiche e tecniche che la mostruosa profondità della rosa del Real concede a Zidane.

In fase offensiva il quadrilatero che potrebbe formarsi tra Kroos, Modric, Benzema e Isco può mettere in seria difficoltà la mediana a due juventini, in cui né Pjanic né Khedira hanno caratteristiche per leggere difensivamente situazioni del genere, costringendo a turno o un difensore o uno dei due laterali a venire in aiuto dei compagni, creando lo spazio dove i terzini o il taglio di CR7 possono far male.

Sicuramente il possesso della palla non sarà fondamentale, anche perché Zidane ha capito che le caratteristiche di questa rosa sono più esaltate da uno sviluppo che punta molto sulle ripartenze veloci, piuttosto che una manovra ragionata, perciò pressing non troppo alto, concessione del possesso all’avversario, soprattutto in fase iniziale, per poi nella propria metà campo addensare le zone per il recupero e il ribaltamento immediato sfruttando la capacità di Marcelo e Carvajal di trasformarsi in poco tempo da difensori ad ali e della coppia Kroos-Modric di costruire un contropiede perfetto in conduzione veloce.

In fase difensiva, come detto, il Real punterà ancora sullo schermo difensivo di Casemiro, arma tattica fondamentale e sulla creazione di un possibile 442 compatto, con Isco o Bale a scalare a centrocampo e una delle due mezzali che si sposta dall’altra parte, che ha dato ottimi frutti nel controllo della propria metà campo, potendo mascherare le lacune di Marcelo in fase difensiva e permettendo a Carvajal di non andare sotto fisicamente.

Proprio il terzino spagnolo, reduce da un infortunio e di fatto alla prima partita dopo un mese, sarà importante per evitare che la Juve costruisca il suo gioco sfruttando il miss-match con Mandzukic sia direttamente, che indirettamente con i cambi di gioco. Per cui il lavoro di Varane in aiuto sarà importante e di conseguenza il movimento in adeguamento di Ramos e dello stesso Casemiro dovrà essere immediato per evitare di creare spazi dove gente come Dybala e Khedira possono inserirsi e creare pericoli.

Miglior attacco contro la miglior difesa, mai un copione potrebbe essere più adatto ad un grande film come la finale di sabato, dove le due squadre migliori d’Europa daranno sicuramente vita ad una partita piena di contenuti tattici, tecnici e di emozioni, in un palcoscenico spettacolare come il Millenium Stadium di Cardiff, pronto a celebrare la dodicesima del Real Madrid o la terza della Juventus.

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