Road to Venator Kingdom: intervista esclusiva a Igor Araújo


Nobody on the road, nobody on the beach. I feel it in the air, the summer’s out of reach.

Così cantava Don Henley, voce e batteria degli Eagles, e gli Ataris dopo di lui.

L’estate è finita, ma a noi non dispiace, perché l’arrivo dell’autunno sta a significare solo una cosa per gli appassionati di MMA italiane: il ritorno di Venator!

Il 14 ottobre la principale organizzazione di arti marziali miste nel paese presenterà il suo nuovo evento “Venator Kingdom” nella cornice del Teatro Principe a Milano. Piatto forte della serata sarà un torneo one-night-only per assegnare la cintura dei pesi welter. Tra i suoi protagonisti ci sarà Igor Araújo (25-9, 1 NC), brasiliano di nascita, veterano UFC e Venator, il primo uomo abbastanza coraggioso per partecipare a una delle nostre interviste esclusive nella Road to Venator.

QCP: Il tuo avversario, Giorgio Pietrini, è nella top 5 dei pesi welter italiani, viene da 3 vittorie consecutive e di recente si è allenato con Jason Manly, soprattutto per migliorarsi nella lotta. D’altra parte, però, tu sei un veterano UFC. Credi che Giorgio sia un avversario alla tua altezza?

IA: Giorgio è un lottatore di alto livello, so che è molto duro da affrontare, è bravo. È grandioso che si stia allenando con Jason Manly. Normalmente, però, non mi preoccupo troppo dei miei avversari, cerco solo di essere me stesso e trovarmi pronto, solo questo: entrare là dentro e combattere. Sono molto sicuro che anche lui sarà pronto, si sta preparando duramente. Offriremo un grande spettacolo alla gente.

QCP: I precedenti campioni welter Venator sono approdati in UFC. Credi che, qualora vincessi il torneo, potrebbe esserci una nuova chiamata da Dana White?

IA: Non lo so, non sto pensando alla UFC adesso; sto pensando a combattere in Venator. Non so cosa accadrà in seguito. Devo affrontare due match in una notte e ciò sarà molto difficile. Mi sto concentrando su Giorgio, poi dovrò farlo sul mio prossimo avversario. In questo momento sono focalizzato solo sul mio primo incontro con Giorgio Pietrini. Non sto pensando ad altro. Il futuro è nelle mani di Dio.

QCP: Cosa non ha funzionato nel tuo primo stint in UFC? Ritieni di aver apportato le correzioni appropriate al tuo gameplan per tornare competitivo in quel contesto?

IA: Ero stanco di combattere. Mia moglie era ammalata al tempo, aveva il cancro. Tutti i miei pensieri erano rivolti a lei. Ho ottenuto vittorie nei miei primi 2 match, è stato fantastico per me. Poi ho pensato solo alla mia famiglia e a mia moglie. Ho perso il desiderio di lottare. Ora è tutto nuovo: mi sento alla grande e anche lei sta molto bene. Il 14 ottobre sarò il migliore Igor di sempre.

QCP: Hai già lottato in Italia: che opinione ti sei fatto dei nostri fan? Tendi a ignorare il tifo per i lottatori di casa o lo sfrutti per motivarti?

IA: Amavo l’Italia già prima della mia parentesi negli sport da combattimento, tra UFC e BJJ. Amo la cultura italiana e il calcio: Milan, Inter e soprattutto Napoli. Ero un sostenitore, un “tifoso” come si dice in Italia, del Napoli, quando ci giocava Maradona insieme ad atleti come Careca e Pagliuca (ex giocatore dell’Inter ndr). Mi piace il calcio, mi piacciono anche gli italiani. Ho già combattuto nel vostro paese, adoro i suoi fan. Gestisco una scuola di Jiu Jitsu a Ginevra e alcuni dei miei studenti sono vostri connazionali, li adoro. Penso che siano i “brasiliani europei”: assomigliano fisicamente ai brasiliani e sono molto gentili. Sarà grandioso combattere di nuovo in Italia.

QCP: Sei probabilmente il lottatore con maggiore esperienza internazionale all’interno della card di Venator; ti sei fatto un’idea della scena italiana delle MMA? Pensi che il nostro livello si stia adeguando a quello, ormai altissimo, europeo?

IA: Certamente, l’Italia sta diventando sempre più importante, avete un sacco di lottatori valorosi, due ragazzi in UFC. Agli italiani piace lavorare rigorosamente, questo sport si basa esclusivamente su questo. Se lo fai, puoi arrivare ovunque. Il livello del jiu jitsu è molto elevato, mi aspetto il meglio per gli italiani nelle MMA.

QCP: Il tuo BJJ non sembra avere rivali all’interno del torneo; pensi che sarà la chiave per arrivare in fondo a questa competizione?

IA: Le MMA non sono il jiu jitsu, sono una cosa diversa. Molti stanno trascurando il jiu jitsu al giorno d’oggi. Sono consapevole che, se qualcuno volesse indossare il gi e iniziare un match di BJJ lì, sarei in grado di battere chiunque. Tuttavia, ci affronteremo in un incontro di MMA, è tutt’altro tipo di sport. Se il combattimento andrà a terra, sarò preparato a farmi valere lì, sicuramente. Mi alleno tre-quattro volte al giorno, ma faccio jiu jitsu almeno due volte tutti i giorni.

QCP: Ti alleni in quella che è da molti ritenuta la miglior palestra al mondo, la Jackson Wink; raccontaci qualcosa che ti ha impressionato particolarmente di questo tempio delle MMA (qualche compagno di allenamento, usanze insolite, perle di saggezza da parte dei tuoi coach).

IA: Mi sto allenando alla Jackson Wink dal 2010. Ho detto con orgoglio che, quando Jon Jones ha vinto la cintura battendo Shogun, sono stato il suo principale partner in allenamento, sono stato anche il suo coach di jiu jitsu. Posso aiutare un sacco di persone ad allenarsi e loro fanno lo stesso. Per me è un onore far parte di questa palestra, a mio parere è la migliore nel mondo. Sono molto felice di allenarmi qui, per me è un onore far parte di questo team. La cosa curiosa è che si trova in una posizione elevata, l’altitudine è a pari a 1.500 m sopra il livello del mare, perciò è molto difficile respirare correttamente. Ogni volta che vengo qui, ci vogliono due settimane prima che il mio cardio migliori e che cominci a praticare quello che so. Quindi, nei primi 14 giorni vengo sempre preso a calci nel sedere, poi in seguito comincio a fare progressi. Mi sento in forma adesso. Potrei combattere già questo weekend se il match fosse fissato in questo periodo, tuttavia ho ancora margini di miglioramento.

QCP: Domanda difficile: come si vive all’interno della palestra la vicenda Jon Jones? L’hai mai incontrato dopo il grande match con Cormier?

IA: In palestra sappiamo e siamo abbastanza certi che qualcosa sia andato storto nei test antidoping. Jon è pulito, è stato sottoposto a test quasi tutti i giorni. Jon non è stupido, non prenderebbe mai steroidi appena un giorno prima del match. È stato controllato dopo il weigh-in. Nessuno è così stupido da prendere quella roba prima del match. L’hanno controllato per quasi tutto il mese precedente. Credo che abbiano sbagliato qualcosa, voi e il resto del mondo sapete che presto leggeremo delle novità a riguardo. Jon Jones tornerà. È il migliore, oltre che un buon amico. Sarebbe dura perdere qualcuno come lui.

QCP: Il tuo ultimo avversario è stato Marvin Vettori. Cosa pensi del suo attuale percorso in UFC? Ti piacerebbe riaffrontarlo un giorno, magari proprio in UFC?

IA: Sta lottando bene in UFC, è un buon fighter. Mi piacerebbe incontrarlo di nuovo. L’ultima volta che ci siamo confrontati, ho avuto un serio problema di ernia appena due settimane prima del match, ma mi sono presentato lo stesso. Non potevo scaldarmi, il mio braccio sinistro era bloccato perché il mio disco era danneggiato e premeva su un nervo sul lato sinistro. Quindi, avevo questo brutto infortunio ma non è una scusa. Subito dopo l’incontro, mi sono sottoposto a un intervento chirurgico per rimuovere il disco e ora il mio braccio è a posto, sono rigenerato. Mi piacerebbe combattere ancora una volta con Marvin, non importa se in UFC o altrove. Questo è sicuro.

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