UEFA Champions League – Preview Real-Napoli, Bayern-Arsenal

È mercoledì ed è quindi la serata di Real Madrid-Napoli, che sta diventando per molti appassionati un appuntamento di culto nel panorama calcistico di questa stagione, sia per tifosi napoletani che per semplici cultori del bel calcio.

Al Bernabeu si affrontano i Campioni di Europa e del Mondo di Zidane e la spettacolare squadra di Sarri che ha tanta voglia di dimostrare il suo valore non solo all’interno dei confini italiani, ma diventare protagonista anche nel grande calcio europeo, e la partita in uno dei grandi templi del calcio è sicuramente un grande banco di prova.

In diecimila si sono spostati da Napoli per partecipare al grande evento della storia partenopea, che potrebbe mettere la società sulla cartina del grande calcio europeo.

A differenza di quanto si potrebbe pensare, quando si affrontano un club che ha 11 Coppe dei Campioni e rappresenta un punto di riferimento nella storia del calcio e uno che ha avuto pochi momenti di gloria fuori dall’Italia, legati all’epopea di Maradona, è molto probabile che sarà la squadra meno titolata a fare la partita sul rettangolo di gioco.

Il Napoli di Sarri ha un’identità di costruzione offensiva talmente radicata che difficilmente può essere sovrastata da questo Real Madrid edizione Zinedine Zidane, vincente sicuramente, ma spesso con partite in cui ha lasciato volontariamente il gioco all’avversario per sfruttare quelli che sono gli indiscutibili punti di forza, le ripartenze in campo aperto e la fisicità sui calci piazzati.

I blancos hanno fatto vedere anche un inizio di difesa a 3 che difficilmente si ricorda nella storia del club, in particolare nell’ultima partita vinta a fatica contro l’Osasuna, ma è sembrato più un esperimento da attuare nelle partita “facili” della Liga o in situazione particolari, come quella contro il Siviglia di Sampaoli, più che una volontà di gioco precisa, anche perché in campo si è più vista una certa confusione che un’idea di gioco.

Idea di gioco che difficilmente il Real di Zidane ha attuato nella sua gestione, pur estremamente vincente nei risultati, e per questo è molto probabile che il tecnico francese si affiderà alle certezze costruite in questi due anni, a partire dalle individualità, sia a livello tecnico che di leadership.

E allora spazio alla coppia centrale Ramos-Varane, a Marcelo sulla sinistra, che di fatto è uno dei registi occulti della manovra madrilena, al totem Modric sulla mediana, recupero fondamentale per le sorti del Real, visto che quasi tutte le buone idee passano dal suo piede e dal suo genio, ma che è forse ancora più decisivo nell’organizzazione della fase difensiva di recupero e lancio del contropiede.

Davanti alla difesa ci sarà il talismano Casemiro, oggetto di polemica tra Perez e Benitez, ma “perdonato” al grande Zidane, che ha dimostrato quale sia il valore del brasiliano in uno schieramento che punta di fatto su cinque giocatori offensivi. Il mediano sarà chiamato anche nel compito di arginare gli inserimenti sempre intelligenti e spesso vincenti di Hamsik nella zona centrale della trequarti e in alcuni casi a dare manforte sulla zona laterale destra dove Marcelo ha sempre qualche problema nella fase difensiva di contenimento soprattutto in caso di salita del terzino avversario.

Il gioco di paleggio di Jorginho, marchio di fabbrica del Napoli di Sarri sarà probabilmente schermato dalla discesa iniziale di Benzema o eventualmente dalla salita di una delle due mezzali a turno, mentre la scelta di Lucas Vazquez nel tridente, stante l’assenza di Bale, può essere dettata dalla capacità dello spagnolo, più di Isco, di incidere nella fase di non possesso, visto che è il giocatore offensivo che fa più tackle e recupera più palloni.

In fase offensiva come detto è possibile una partita di attesa e ripartenza, soprattutto nella zona dietro i terzini del Napoli quando questi sono avanzati in fase d’attacco e nella trequarti centrale, con Cristiano Ronaldo, Benzema e pure la coppia Marcelo-Modric, dove la presenza di un giocatore non sempre mobile e veloce come Jorginho può lasciare spazi dove far male.

Il Napoli invece dovrà principalmente levarsi di dosso l’eventuale pressione dell’evento e dello scenario del Bernabeu e giocare a calcio come sa fare: puntando molto sul gioco senza palla che può fare malissimo a questo Real.

Sarri, l’anti Zidane

La parte sinistra del Madrid è quella dove giocare con continuità, visto che l’ex Callejon può creare molti problemi con i suoi tagli ad un giocatore poco attento come Marcelo, e le salite di Hysaj non seguite da CR7 costringerebbero a degli aggiustamenti da sfruttare, soprattutto da Zielinski nella zona a ridosso dell’area.

Quindi fondamentali il cambio di gioco tra Insigne e Callejon e lo spostamento senza palla momentaneo di Mertens nella zona di centro destra dove i suoi 1vs1 possono sconquassare la difesa Real, che va in difficoltà quando affronta attacchi che muovono tanti giocatori davanti all’area di rigore.

La squadra di Sarri dovrà cercare il più possibile di uscire dalla partita d’andata con un goal all’attivo da mettere in cassaforte per la partita di ritorno, chiaramente mantenendo un equilibrio difensivo che permetta di non subire troppo, e in questo caso sarà fondamentale la prova dei due centrali di difesa Albiol (altro ex) e Koulibaly, per arginare il gioco d’attacco del Real che spesso si sviluppa in modo vincente nella zona centrale intorno ai 25 minuti davanti la porta.

In più sia per la fase di non possesso, che per quella di eventuale attacco, è molto importante che le linee siano compatte per riuscire a recuperare palloni importanti nella propria metà campo e rilanciare velocemente le piccole frecce avanzate, in grado di segnare sia con soluzioni immediate da fuori area (vedi Milan) o di 1vs1 (vedi Bologna e Genoa).

Oltre a quello una parte fondamentale della partita, sia a Madrid che a Napoli, sarà la difesa sui calci da fermo, in quanto il Real di Zidane ha tra i suoi marchi di fabbrica quello decidere il risultato sugli sviluppi dei cosiddetti “set pieces”, anche nei minuti finali, dove ormai la legge di Sergio Ramos ha mietuto parecchie vittime.

Il Real è la squadra che in assoluto e di gran lunga in questa Champions crea azioni da calcio piazzato, sia indiretto che diretto, e in questo caso il Napoli dovrà evitare di regalare falli inutili in posizioni pericolose ed essere estremamente concentrato, in ogni singolo momento della gara, sui corner, dove si sa che la difesa a zona può dare vantaggi, ma anche lasciare spazio agli avversari se la concentrazione sullo sviluppo dell’azione cala e dove le individualità del Real spiccano.

La sfida del Bernabeu, molto importante per il calcio italiano, non può far dimenticare che a Monaco di Baviera ci sarà un altro ottavo di finale di assoluto valore, con il Bayern Monaco padrone di casa che ospita l’Arsenal di Wenger.

La squadra di Carlo Ancelotti ritorna in Champions dopo un periodo estremamente positivo, che dall’ultima partita del girone vinta conto l’Atletico Madrid, lo ha visto vincere sette volte su otto partite, permettendogli di allungare il primato in Bundesliga e arrivare a questo ottavo con l’inerzia e la fiducia dalla propria parte.

Il tecnico italiano ha sviluppato un modulo di gioco che all’interno della partita varia dallo schieramento tipico del periodo Guardiola con il 433, ad un 4231 più vicino alla propria filosofia, nel quale è fondamentale il gioco senza palla di Thiago Alcantara o Muller a seconda dell’utilizzo.

Ed è proprio per questo che saranno interessanti le scelte di formazione, visto che Xabi Alonso e Vidal dovrebbero essere sicuri in mediana, così come Lewandowski al centro dell’attacco e Robben sul lato destro, mentre per gli altri posti della zona offensiva, si potrebbero vedere sia Thiago che Muller in campo, con il tedesco spostato verso la zona sinistra, almeno inizialmente, oppure solo Thiago con l’inserimento di un’ala più naturale come Douglas Costa, o solo Muller, messo a ridosso di Lewandowski, con Costa in campo e la mediana a due.

Muller o Thiago…o tutti e due?

La soluzione più probabile è quella con Thiago in mediana e Muller sul centro sinistra, pronti a giocare senza palla nella zona dove l’Arsenal soffre di più, quella di trequarti davanti alla difesa centrale, con la mediana che resta troppo in linea e i centrali che sono lenti ad uscire su chi riceve palla.

In fase difensiva sicuramente il pericolo n.1 sarà Alexis Sanchez, coadiuvato dall’altro velocista Walcott, ed è qui che Wenger dovrà costruire la sua tattica da porre in gioco all’Allianz, per sfruttare le difficoltà nella transizione negativa dei bavaresi, con Hummels e Martinez ottimi nell’1vs1 fisico, ma non eccelsi in quello in campo aperto, e Alaba che dalla sua parte lascia campo per le ripartenze, proprio dove dovrebbe giostrare Walcott. In più sia Xabi Alonso che Vidal non sono al 100% della forma e potrebbero non garantire il giusto equilibrio e compattezza davanti alla difesa.

L’Arsenal arriva a Monaco con molti dubbi, sia attuali visto che in Premier dalla pausa della Champions ha raccolto 4 sconfitte e anche nell’ultimo turno contro l’Hull ha faticato non poco, sia legate al passato in Champions, visto che non supera gli ottavi da sette anni, è stato eliminato due volte proprio dal Bayern, e l’anno scorso all’Allianz ne ha presi cinque nel girone di qualificazione.

È una squadra che può subire goal in qualsiasi momento, che nei big match sia di Premier che di Champions ha sempre preso almeno un goal in trasferta e che offensivamente, come visto anche nell’ultimo confronto contro il Chelsea, è troppo aggrappata alla partita di Sanchez, schierato quest’anno quasi sempre da centravanti mobile, a discapito di Giroud, usato più come risolutore a partita in corso.

Le scelte di Wenger, oltre a quella di Ospina che fino adesso ha sempre giocato in Champions e dovrebbe essere riproposto, sono sostanzialmente quelle di proporre una mediana più difensiva e fisica con Elneny a fare da spalla a Coquelin, oppure più propositiva e dinamica nelle ripartenze con Oxlade-Chamberlain preferito ad Elneny. La Premier dice Chamberlain, ma l’ultimo periodo e l’orrenda fase difensiva non danno troppe sicurezze per una battaglia come quella di Monaco, oltretutto se l’altra scelta di formazione sarà Welbeck alto a sinistra, abile in fase di contrattacco ma poco in fase di non possesso.

Proprio l’inserimento di Giroud a partita in corso potrebbe essere una chiave di volta per i londinesi, visto che l’ultima vittoria contro il Bayern, all’Emirates, è stata firmata proprio dal subentrante centravanti francese, dopo una partita dominato dagli avversari, ma nella quale l’Arsenal ha saputo resistere in trincea e sfruttare al meglio le occasioni create e concesse, ed è proprio dalla percentuale di finalizzazione che passa molto del tentativo di qualificazione dei gunners.

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