Vuelta a Espana 2017 – Rush finale

Mancano sei tappe alla fine della Vuelta 2017 ed a guardare solo la classifica tutto sembra ancora aperto: in sei sono dentro i 3 minuti di distacco, quattro di essi in lista almeno per salire sul podio sono divisi al massimo da 43 secondi. Ci aspettavamo una seconda settimana che dilatasse i distacchi, così non è stato: un po’ di carte si sono mescolate, ma paragonando le due classifiche generali, quella di lunedì scorso e quella di oggi si nota questo:

A destra la classifica di lunedì scorso, a sinistra quella di oggi

Froome ha avuto una seconda settimana molto solida: per prima cosa, la più importante, ha sostanzialmente mantenuto il distacco dal rivale più scomodo (Nibali gli ha guadagnato solo 16 secondi, abbuoni inclusi) in quella che era una settimana adatta al nostro connazionale.

Anche Zakarin in ottica maglia roja poteva fare molto di più su questi terreni, ma per lui l’obiettivo di inizio Vuelta era un podio e le 6 tappe che l’hanno portato a conquistare proprio una top 3 a Sierra Nevada non possono che soddisfarlo. La sua però resta una soddisfazione quasi fugace: Kelderman, che è la vera sorpresa di questa Vuelta, domani avrà la cronometro dalla sua per superarlo di nuovo, ma anche ieri, vistosi attaccato dal russo, ha avuto una buona reazione sul finale, sintomo di una condizione che forse è ancora meglio della classifica che porta.

E poi c’è Miguel Angel Lopez: mattatore della seconda settimana. Ha vinto due tappe (e ne ha sfiorata un’altra), gli arrivi oltre i 2000 metri sono stati suoi, ha conquistato i gradi da capitano dell’Astana ed ora punta dritto al podio di Madrid. Certo la concorrenza non mancherà, si dovrà difendere a cronometro (può farlo, con questa condizione poi ancora di più) e poi andare ancora all’attacco. È più fresco e più spensierato dei suoi avversari diretti.

Gli altri hanno perso tutti terreno dal leader. Froome ha distanziato di più di 2′ Chaves che era lo spauracchio più temibile dopo la prima settimana. Il colombiano sette giorni fa era a soli 36″ dalla maglia rossa ed aveva davanti a sé tante montagne sopra le quali sognare. È lui il vero deluso dalle ultime 6 tappe.

Alcuni più che perdere terreno sono proprio spariti di classifica. Per il giovane Oomen si tratta di una sparizione definitiva, mandato a casa da problemi di salute che hanno falcidiato mezzo gruppo, peccato davvero per l’olandese che stava difendendosi molto bene sui terreni a lui più congeniali. Adam Yates ha beccato quasi un’ora, De La Cruz oltre alla fortuna nell’ascesa verso l’osservatorio ha perso anche un po’ di condizione, il duo della BMC (Roche e Van Garderen) è tornato dove ce lo aspettavamo: ben distante dal podio, in lotta (forse vana) per la top 10.

Aru e Woods invece si sono difesi. Curiosità, i due stanno andando quasi a braccetto: negli arrivi delle ultime 6 tappe si sono piazzati rispettivamente 31-32, 15-11, 23-27, 12-13, 10-11, 11-6, quasi sempre con lo stesso tempo. Chiaramente la percezione dei due giri non è la stessa. In pochi si aspettavano Woods da top 10 (la Cannondale, alla ricerca di soldi, quest’anno è andata tutto sommato bene nei GT considerando l’ottimo Uran al Tour e il buonissimo Formolo al Giro), in molti invece speravano che Aru potesse mantenere una buona condizione dopo il mese passato in Francia. Verosimilmente ora l’Astana proverà ad usarlo, se ne avrà, per aiutare la classifica di Lopez: il cavaliere dei quattro mori è troppo in classifica ed ha una fama troppo visibile per non essere preso sul serio se dovesse attaccare, il team Sky nel caso sarebbe costretto a faticare.

Non mi sono di certo dimenticato di Contador. Ci ha provato, sempre e comunque, a costo di saltare. Abbiamo passato la settimana ad alternare la speranza che potesse rientrare in classifica o vincere almeno una maledetta tappa e la preoccupazione che prima o poi potesse scoppiare. Alla fine non è successo nessuna delle due cose: non è andata così bene come speravamo (nessuna tappa vinta, classifica solo parzialmente migliorata), non è stato costretto a sventolare bandiera bianca. Però se ci siamo divertiti è tutto merito suo. Madrid si avvicina sempre più e un po’ il groppo alla gola solo a pensarci ci viene: ci apprestiamo ad assistere alle ultime pedalate, le ultime recite del più grande corridore delle corse a tappe (almeno) del nuovo millennio, se solo i giovani d’oggi persi tra controlli di watt e trenini (altrui…), riuscissero per osmosi ad apprendere anche solo il 50% del suo coraggio e del suo cuore, forse nei prossimi anni potremmo continuare a divertirci anche senza di lui.

Sui pedali, come filosofia.

Cosa aspettarci quindi dall’ultima settimana? Intanto la quarta vittoria di un Trentin meraviglioso: fin qui abbiamo parlato solo di classifica ma non potevo non accennare al nostro portacolori. In ottica mondiale lui ed anche Moscon ci stanno facendo sognare, ma di questo magari parleremo tra un paio di settimane, in prossimità di Bergen. La tappa di venerdì e quella di domenica potrebbero vedere il corridore della Quick Step ancora protagonista, lui che ha dimostrato di saper vincere sia in volata che in fuga. L’obiettivo comunque è riconquistare la maglia verde e portarla a Madrid, superato proprio ieri per soli tre punti dall’onnipresente Froome (terzo, ma staccato, anche in quella a pois).

Tornando alla classifica generale, domani la cronometro da 40 km sarà fondamentale per gli scenari futuri. Froome dovrebbe dare una bella botta a tutti i contendenti e permettersi di correre sulla difensiva nelle due tappe con “murito” (mercoledì e giovedì), in attesa della giornata campale di sabato (3200 metri circa di dislivello concentrati in 117 km, Angliru compreso).

L’unico che potrebbe in qualche modo salvarsi dalla cronometro è Kelderman, lo vediamo piazzarsi tra Froome e Nibali. L’olandese è un ottimo cronoman e pare avere una condizione molto brillante, il fondo poi per tenere in quest’ultima settimana non gli manca: a 23 anni fece 7° al Giro del 2014, prima di perdersi (almeno nei GT) e ritrovarsi proprio in questi giorni. Per ora non sembra avere la mentalità per “intentar” qualcosa per il bersaglio (g)rosso, ma il podio ora è alla sua portata.

Per Nibali invece, le chance di vittoria passano principalmente per un distacco domani quanto più possibile vicino al minuto. Possibile? Sì, ma molto difficile. Alla crono umbra di quest’anno al Giro (simile per chilometraggio, ma più mossa) subì 2’07” da Dumoulin, l’olandese che quel giorno bruciò tutti (un minuto a Jungels, due a Kiryienka, solo per citare i super specialisti) probabilmente è un termine di paragone troppo alto anche per Froome. Quindi la forbice potrebbe essere ristretta tra un minuto e due, quanto più si avvicinerà ai due estremi, tanto più sapremo come potrà essere il resto della settimana del siciliano.

Ad aver le gambe, archiviata la crono, poi il terreno per provare qualcosa c’è: la salita inedita che tutti aspettano è mercoledì con le rampe al 26% (alcuni dicono 28%, altri addirittura 31%). Per me non è ciclismo, ma saranno 7 km molto suggestivi, con chance anche di attaccare nella salita precedente (sia mai?). Giovedì è più una cosa da “sveltina e via” con il murito finale, non si farà tanta differenza. (Per maggiori dettagli vi consigliamo sempre la nostra analisi del percorso)

Infine resta il sabato di cui ho già detto. L’Angliru è una bestia spesso indomabile, messo in una tappa corta e piena di insidie potrebbe dar vita ad una giornata storica, a prescindere da chi saranno il vincitore e gli sconfitti.

…e come prova finale c’è l’Angliru (cit.)

E gli altri? Anche Zakarin è un cronoman solido, sui livelli di Nibali (a Montefalco perse solo una decina di secondi da lui) e in più il coraggio di tentare l’ha sempre avuto. Migliorare il quinto posto del Giro di quest’anno è un obbligo.

Lopez ha pochi risultati a cronometro ed è un po’ una incognita. Ne ha corse soltanto nove in carriera, per lo più inferiori ai 17 km o non competitive (al mondiale under23 andò a spasso, ai campionati nazionali due volte quarto battuto da “sconosciuti”). A sensazione a giudicare dalla sua potenza (scalatore dal fisico particolare), dal suo stato di forma eccellente e dai risultati comunque decenti, ce lo aspettiamo dietro ai rivali di classifica ma comunque non troppo distante, cioè decisamente meglio del connazionale Chaves.

Esteban, che comunque non perde il sorriso, ha mancato una grossissima occasione nelle scorse tappe, domani finita la crono farà i conti e siamo sicuri proverà a vincere una tappa nelle restanti. Per la vittoria finale (ad un certo punto abbiamo creduto potesse essere davvero in corsa) o per il podio al momento pare quello messo meno bene.

Aru come già detto dovrebbe essere usato per aiutare la classifica di Superman Lopez. Woods correrà in difesa della sua top 10, ma occhio soprattutto alla tappa di giovedì, quella con la rampa nel finale, dovessero i big evitare la fuga, può anche impreziosire la sua tre-settimane con una vittoria di tappa.

Chiudiamo con Contador….

azazelli

Da giovane registravo su VHS tutte le finali di atletica, mondiali ed olimpiadi, poi m’hanno cancellato il record di Donovan Bailey con Beautiful e mi sono dato al download. Vivo di sport, cerco di scriverne.

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