Il Ciclismo 2018

Son 4 mesi che aspettate. Che poi magari facevate anche finta di niente: vi siete trovati un hobby, tipo la coltivazione della manioca o la pesca di frodo, e avete messo tante belle fotine su Instagram. Un sacco di sorrisi, ma dentro stavate morendo, perché senza le due ruote non riuscite a stare. E allora benvenuti al Ciclismo 2018, uno di quegli anni che tra un po’ di tempo potrebbe essere ricordato come quello in cui è cambiato tutto. Allacciate il caschetto, tra poco si parte.

Grandi Giri

Il 2018 sarà il primo anno senza il Pistolero, il più divertente uomo da 3 settimane del ventunesimo secolo, il più grande del ciclismo contemporaneo. Perdiamo un super campione, senza vederne all’orizzonte l’erede. Niente più attacchi a 100 km dall’arrivo, niente più imboscate sui colli, niente più danze sui pedali. Sono stati 15 anni stupendi, grazie di tutto.

Il 2018 poteva anche essere il primo anno senza Chris Froome. La positività al salbutamolo durante la Vuelta del 2017 chiamava una squalifica di almeno 9 mesi, ma attualmente il caso sembra lontano dall’essere chiuso, consentendo dunque al britannico di correre. L’auspicio è che la decisione venga presa prima del Giro d’Italia, a cui Froome dice di voler partecipare. Di vincitori a cui viene sottratto il titolo a posteriori ne abbiamo visti già tanti, facciamo a meno per stavolta.

Chi il Giro vorrebbe rivincerlo è Tom Dumoulin, che l’anno scorso ha conquistato i tifosi grazie alle sue interviste salaci e al suo amore per la campagna italiana. Occhio, perché probabilmente il ceiling dell’olandese è ancora inesplorato, e se la può giocare anche eventualmente con un Froome al 100%. Il percorso non è durissimo, con partenza da Israele e arrivo a Roma: le tappe di montagna sono piuttosto blande, a parte quella del Finestre, mentre potrebbe darci soddisfazione qualcuna delle tappe mosse nelle prime due settimane.

Tom Dumoulin Giro d'Italia 2018

Detto dei due favoriti, c’è tanta altra gente che punta a far bene, primo fra tutti quel Fabio Aru che torna al Giro dopo 3 anni. Il sardo ha bisogno di fare risultato, perché dopo lo splendido successo alla Vuelta del 2015 sembra aver perso la solidità sulle tre settimane necessaria per vincere un GT. Un altro che certo non brilla per continuità è Thibaut Pinot, che ama l’Italia e le sue corse, e spera di tornare sul podio di un Grande Giro a distanza di 4 anni.

Completano il quadro dei favoriti due colombiani ormai pronti a vincere un grande giro. Esteban Chaves viene da una stagione sfortunata con qualche incidente di troppo, ma ha fantasia e motore per andare sul podio come già dimostrato nel 2016, mentre Miguel Angel Lopez, dopo la promettente Vuelta dell’anno scorso, vuol cominciare a misurarsi coi grandi anche nei GT. Tra gli outsider: Davide Formolo, Domenico Pozzovivo, Louis Meintjes (se per caso lo vedete ditegli di tirar fuori i coglioni) e Bananito Betancur (se lo vedete ditegli che ci deve ancora 4 prosciutti).

Il Tour, per la prima volta in tanti anni, sembra una corsa molto aperta. La prima settimana rischia di essere lo spartiacque, con qualche tappa nervosa, il pavé e possibilità di ventagli. Ci saranno distacchi e diversi pretendenti alla maglia gialla perderanno il loro Tour già nei primi 10 giorni. Visto il percorso, Vincenzo Nibali ha scelto di dare il suo ultimo assalto alla Grande Boucle quest’anno: lui un Tour con una prima settimana del genere l’ha già vinto ed è uno che non si batte da solo. Sullo stesso livello c’è Nairo Quintana, più forte in montagna del siciliano, ma con meno esperienza nelle frazioni nervose.

Dietro di loro: un’orda di personaggi di dubbia affidabilità e potenziale inesplorato. Richie Porte ha dimostrato di essere un top assoluto per una settimana, forse anche due, ma per una ragione o per l’altra non riesce mai a metterne insieme tre di fila. Romain Bardet viene da due podi consecutivi, e il Tour continua a disegnare percorsi con pochi km a crono proprio per lui. E poi la combo che completa il tridente della Movistar: Mikel Landa + Alejandro Valverde, anche se quella prima settimana non può non spaventarli. Senza dimenticare Rigoberto Uran, già secondo l’anno scorso, Ilnur Zakarin, Bauke Mollema e Daniel Martin.

Romain Bardet Tour de France 2018

La Vuelta, come sempre, è difficile da valutare, soprattutto perché si saprà solo più in là nella stagione chi ci andrà, tra giovani rampanti, vecchietti all’ultima chance, caduti e ritirati degli altri GT. Va detto che il Mondiale strizza l’occhio agli scalatori, ed è quindi probabile che molti vadano alla Vuelta solo per fare la gamba.

Corse di un giorno

Dopo un 2016 incredibile, anche il 2017 non ha lesinato momenti leggendari nelle Classiche, partendo dai 50 km in solitaria di Philippe Gilbert alla Ronde per arrivare alla masterclass di Vincenzo Nibali nel Giro di Lombardia. Notevoli sono state anche Strade Bianche, Harelbeke e la nuova versione dell’Amstel.

Io di norma comincio a negarmi al telefono e rimandare qualsiasi impegno. I weekend diventano sacri: un affare privato tra me, il divano e qualche pollanca calda. Non c’è niente di più bello al mondo che vedere la gente staccarsi in pianura. E tu che gli gridi: non puoi mollare adesso, cazzo. E lui che se ti sentisse ti piglierebbe a bastonate, giustamente.

Già nel weekend appena trascorso si sono viste corse interessanti, con le prime gare in Belgio e in Francia, ma bisogna aspettare sabato per il fango e la ghiaia delle Strade Bianche (ed occhio anche al maltempo), che confermano lo status WT e che garantiscono sempre spettacolo. A metà marzo ovviamente c’è la Sanremo, che resta con il finale tradizionale Capi + Cipressa + Poggio e l’arrivo sulla storica via Roma. L’anno scorso sul Poggio Sagan ha aperto il gas e gli sono rimasti attaccati solo in due (con la lingua di fuori) tra cui il vincitore Kwiatkowski. Nuovi scenari per una gara comunque favorevole ai corridori veloci come Kristoff, Gaviria e Demare. Occhio al nuovo Elia Viviani, che da metà 2017 ha completamente svoltato ed oggi è senza dubbio un top velocista al mondo.

Poi arriva il pavé, senza Cancellara e ora anche senza Boonen. L’anno scorso Greg Van Avermaet ha preso le pietre e se l’è portate quasi tutte a casa (Omloop, Harelbeke, Gent-Wevelgem e Roubaix), diventando l’uomo di riferimento per le corse di un giorno. Si corre contro di lui, e non più contro Peter Sagan, che senza un esercito contro magari riesce a levarsi qualche scimmia di dosso.

Attenzione al terzo incomodo, Oliver Naesen, che sembra pronto a fare il grande salto e vincere una grande classica, e a Philippe Gilbert che ha dichiarato di voler vincere tutte le 5 Monumento prima di ritirarsi (gli mancano Roubaix e Sanremo). Tra gli outsider tutta la Quickstep, il ritrovato Kristoff, Stuyven, Lutsenko, Vanmarcke e Durbridge. Gli italiani mi sono piaciuti molto nel 2017: Colbrelli ha mostrato feeling con le pietre alla sua prima vera esperienza, Moscon sembra un predestinato, Trentin adesso ha una squadra che lavora per lui, senza dimenticare Felline, Modolo e Bettiol. Un bel gruppo dopo tanti anni di delusioni.

Philippe Gilbert Ronde 2017

Le vallonate negli ultimi anni offrono pochissime variazioni sul tema. Corse controllate per tanti km e poi sprint finale sull’ultimo colle. Fa macchia il Lombardia, che da ormai qualche anno offre corse spettacolari e attacchi da lontano, ma l’anno scorso ha stupito anche l’Amstel con un percorso che finalmente chiamava azioni da lontano (puntualmente arrivate). Julian Alaphilippe ha messo la freccia e quest’anno punta a prendersi il trono delle Ardenne, ha il potenziale anche per battere Don Alejandro Valverde. Dietro i soliti nomi: Dan Martin, Kwiatkowski, Wellens, Matthews.

Ci vuole un capitolo a parte per il Mondiale, che quest’anno sarà a Innsbruck su un percorso durissimo, anche peggio di Firenze 2013. È roba per scalatori, ma ovviamente anche per gente che sa correre le Classiche. Se arrivano in condizione Nibali e Valverde partono nettamente davanti a tutti, con i colombiani, i francesi, Martin e Majka un gradino sotto.

Giovani talenti (nati nel 1994 o dopo)

Italia: Gianni Moscon è già una certezza, se non vince una grande classica mi delude. A un anno e mezzo dall’operazione al cuore che ne ha frenato lo sviluppo, Giulio Ciccone (Bardiani) proverà a far vedere quanto vale in salita. Altro scalatore dal futuro luminoso è il neo-pro Matteo Fabbro (Katusha), mentre Filippo Ganna (UAE), dopo un 2017 in chiaroscuro, è pronto a far vedere il motore spaventoso di cui è proprietario. Due nomi anche per la velocità: Riccardo Minali (Astana)  e Simone Consonni (UAE).

Colombia: Gaviria, Superman Lopez e Bernal farebbero tutti parte di sta sezione ma non credo vi serva il mio feedback, guardate una gara a caso e probabilmente la vinceranno. Un ragazzino di gran classe è lo scalatore Daniel Felipe Martinez, passato in inverno alla EF-Drapac. Il nome più esotico è quello di Jhonatan Restrepo (Katusha), veloce ma adatto anche a salite non durissime, mentre andrà a scuola da Gaviria il velocista puro Alvaro Hodeg (Quickstep).

Belgio: non scherza un cazzo il campione del mondo ciclocross Wout Van Aert (Verandas), uomo da nord e da pavé, che già all’Omloop è stato coi migliori anche sul Muur. Tutto da scoprire è anche Laurens De Plus della Etixx: uno dei pochi belgi che un giorno potrebbe ambire a far classifica nei GT. E poi c’è Bjorg Lambrecht (Lotto), classe ’97, secondo all’Avenir e vincitore della Liegi U23 nel 2017.

Germany: movimento in crescita che sta tirando fuori corridori un po’ per tutti i terreni. Lennard Kamna (Sunweb) è un passistone molto forte a cronometro e già sapete come li alleva la Sunweb. Maximilian Schachmann (Quickstep) ha grande motore e si difende in salita, vien buono anche per qualche corsa a tappe. Per le volate c’è invece Phil Bauhaus (Sunweb): che ha aperto il 2018 con una vittoria ad Abu Dhabi e tanti piazzamenti in top10.

Altri nomi presi dal mazzo.

David Gaudu (FDJ): talento 21enne con grandissimo feeling per le montagne. Si difende anche a crono, un fenomeno.
Tao Geoghegan Hart (SKY): londinese classe ’95 dal nome che ispira rituali ancestrali. Primo anno quasi sempre da gregario in Sky, ha la classe per correre da capitano almeno in corse minori.
Enric Mas (Quicsktep): il nuovo Contador, si dice in Spagna. Io non credo diventi così forte, ma ha i cojones di un toro da monta.
Sam Oomen (Sunweb): classe ’95, già solido in alcune brevi corse a tappe, ci si aspetta un salto di qualità.
Kristoffer Halvorsen (SKY): norvegese al primo anno tra i pro. Super veloce.
Ivan Garcia Cortina (Bahrain): uomo da nord, veloce, grande facilità sulle pietre. Lavorerà spesso per Colbrelli, ma potrebbe stupire.
Merhawi Kudus (Dimension Data): è l’ultimo anno che posso metterlo, e quindi farà cagare come tutte le altre 27 volte che l’ho messo. Facile che poi nel 2019 vinca il Tour de France.
Jhonatan Narvaez (Quickstep): campione nazionale ecuadoregno, già protagonista nelle semiclassiche di febbraio in Francia a 20 anni. Mooooolto promettente.
Ruben Guerreiro (Trek): veloce, potente, non soffre i colli e ha grandi istinti per andare in bici. Sotto il radar, ma questo sa fare veramente tutto. Occhio.
Soren Kragh Andersen (Sunweb): uno che può fare la voce grossa sul pavé. L’anno scorso abbiamo sentito qualche sussurro, adesso gli diamo un megafono.
Matvey Mamykin (Burgos): il più grande boh della già imperscrutabile scuola russa. A fine 2016 sembrava già da top10 nei GT, l’anno scorso il nulla. Cacciato dalla Katusha e andato a svernare in Spagna.

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