Joshua vs Parker: Come è andata

Quando si è troppo carichi di hype per un qualsiasi evento, che sia sportivo, musicale o cinematografico, spesso si corre il rischio di restare delusi dallo svolgimento dell’evento stesso.

Il pugilato non è solo KO spettacolari, sangue e violenza. È anche, se non soprattutto, un gioco di posizione e strategia. Che spesso si traduce in noia per lo spettatore non abituato a seguire la boxe. E di certo, per l’hype che si portava dietro, questo incontro è risultato particolarmente noioso e soporifero per i fans occasionali.

Hype ne avevamo

Al Principality Stadium di Cardiff si affrontavano il numero 1 e il numero 3 della classifica dei pesi massimi mondiali. Joseph Parker metteva in palio il suo titolo WBO mentre Anthony Joshua le sue tre cinture WBA, IBF e IBO. Parker, 26enne neozelandese di origini samoane, arrivava da imbattuto a questo match con 24 vittorie di cui 18 per KO. Imbattuto anche Joshua con 20 KO in venti incontri e accreditato da tutti come super favorito di questo match.

Vedendo come i due contendenti arrivavano a questo incontro, e memori della battaglia messa in atto tra Joshua e Klitschko, la speranza di tutti era di vedere due pesi massimi da cinquanta colpi a ripresa che tentavano di uccidersi a vicenda. Ma qui entra in gioco la strategia e lo studio dell’avversario. Già dal peso si era capito che AJ aveva studiato al meglio la strategia, presentandosi a 109KG, peso più basso fatto registrare dall’inglese dal 2014 ad oggi. Meno massa, più rapidità contro un avversario più basso, più leggero e dalle braccia rapide. Braccia rapide di Parker pericolose soprattutto dalla corta distanza come dimostrano gli ultimi KO messi a segno dal neozelandese.

Ecco quindi che Joshua ha basato la sua strategia sulla gestione della distanza sfruttando l’allungo maggiore (circa 15cm). Ha sempre mantenuto Parker a distanza per piazzare il jab, suo colpo migliore oltretutto, senza farlo mai avvicinare per poter tentare combinazioni letali che in passato hanno fatto la fortuna del pugile di origini samoane. E così le riprese sono passate con AJ che teneva il centro del ring e accumulava punti per il verdetto finale.

Alla sesta ripresa il match è sembrato animarsi con un paio di schermaglie fisiche e verbali tra i due, ma Joshua si è ricomposto subito per tornare a mettere in pratica il suo gameplan perfetto. E che fosse perfetto lo dimostrano i cartellini dei giudici: 118-110 per 2 giudici, 119-109 per il terzo. Joshua ha dimostrato di non tenere particolarmente alla sua striscia perfetta di KO quanto più a quella delle W. Parker dal canto suo ha provato poco a scoprirsi sapendo di aver davanti quello che da molti è considerato il miglior massimo da tanto, tanto tempo a questa parte. Aggiunge la prima sconfitta al suo record ma resta ancora un pugile che in venticinque incontri non è mai stato contato dagli arbitri e il primo che non è andato giù contro il campione inglese.

Schermaglie

La boxe continua ad essere lo sport da combattimento più seguito al mondo. Con buona pace delle MMA che provano da anni a scalzare la nobile arte dal suo piedistallo. Il retaggio storico del pugilato di certo aiuta rispetto ad altri sport più giovani, spettacolari e in crescita. E soprattutto la storia l’hanno fatta i grandi personaggi che hanno calcato il ring nell’ultimo secolo. Da Alì a Mayweather, passando per Tyson (per non tornare troppo indietro nel tempo) sono diventati fenomeni ben più grandi dello sport stesso. L’ultimo di questo asse ereditario è di certo Anthony Joshua. Dall’oro Olimpico a Londra 2012 la carriera del pugile britannico è stato un crescendo Rossiniano.

Il match contro il campionissimo Wladimir Klitschko dello scorso anno ha fatto schizzare alle stelle la popolarità del 28enne di origini nigeriane. E i numeri parlano per lui: 80mila a Wembley per il match contro il veterano ucraino, 78mila a Cardiff per la difesa titolata contro Takam dello scorso ottobre, 80mila sempre a Cardiff per il match contro Parker. È già più grande della boxe stessa.

Cosa aspetterà ora Anthony Joshua? Le vie possibili sono tre: Wilder, Fury o altro avversario “comodo”. I primi due sono i match che tutti gli appassionati vorrebbero vedere. Wilder ha 40 vittorie e 0 sconfitte (39 KO) ed è un pugile potente e brutale come Joshua non ne ha mai incontrati. Tyson Fury sarebbe la sfida tra i due pugili inglesi più di successo degli ultimi anni, e considerando anche la storia personale di Fury nell’ultimo periodo, creerebbe un’attesa e un giro d’affari come non se ne vedono dai tempi di Pacquiao – Mayweather (giro d’affari stimato intorno al miliardo di dollari). La terza via al momento è la più percorribile viste le difficoltà nel trovare accordi, sia economici sia di location con i primi due.

Anthony Joshua è quindi realmente il re dei pesi massimi in questo momento? La risposta ce la daranno solamente gli eventuali match contro i due nomi paventati, di certo si è già ritagliato il suo posto nel gotha del pugilato mondiale. Con buona pace di chi si è annoiato a vedere l’incontro con Parker.

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