Super Bowl LII – Patriots vs Eagles: Preview

C’è un senso di “compimento” quando una finale è giocata dalle squadre che hanno dimostrato lungo ostacoli vari di essere le migliori del “campionato”: Philadelphia e New England lo sono state per le rispettive conference lungo tutta la stagione, non a caso sono anche le numero 1 del seed. Per la seconda volta nell’era del Super Bowl peraltro si affronteranno due squadre che hanno concluso la regular season con lo stesso differenziale punti fatti/punti subiti (+162, ça va sans dire il migliore per questa stagione): era già successo proprio nel primo Super Bowl giocato (vinto dai Packers sui Chiefs).

Questi i loro punti di forza ed i relativi matchup che ci aspettano (o quanto meno mi aspetto di vedere) domenica notte.

Patriots Offense vs Eagles Defense

Tom Brady è all’ottavo Super Bowl in carriera, come Dallas, Pittsburgh e Denver intese come franchigie, tutte le altre ne hanno meno. Immenso. Quest’anno poi per larghi tratti della stagione ha giocato forse il miglior football della sua carriera, il tutto a 40 anni suonati. Quanto sia merito di Alex Guerrero, guru atletico (e spirituale?), che l’ha preso in cura da qualche stagione non sappiamo dirlo (qua potete trovare la risposta a qualche domanda a riguardo), di certo stando alle parole di Kraft pre Championship qualcosa di quanto uscito su ESPN potrebbe anche essere vero. Se la rosa è piena di spine lo sapremo solo da lunedì (forse), per ora è giusto restare al campo (anzi mi sono dilungato pure troppo sull’argomento “gossipparo“) ed il campo appunto ci dice che Brady sta giocando da GOAT, ma questo potrebbe non bastare domenica notte.

L’ex scelta n.199 del draft 2000 infatti affronterà una delle linee difensive più forti tra quelle che ha mai affrontato al Super Bowl (e non solo), una linea che per impatto ricorda proprio quelle dei Giants, gli unici sinora a battere i Patriots di Brady in una finale. Quelle due partite passarono alla storia per i miracoli di Tyree e Manningham, ma furono decise da una difesa dei Giants asfissiante in linea. Una difesa che nella stagione quasi perfetta dei Patriots, con l’attacco che viaggiava a 37 punti di media (e mai sotto ai 20 punti), ne concesse solo 14 (ed erano 7 a 3 minuti dalla fine).

La difesa di Philadelphia ha punti di contatto con quella costruita da Spagnuolo in quel di New York, parte innanzitutto dalla linea dove troviamo: Brandon Graham, finalmente sbocciato sotto Schwartz, l’alterno Vinny Curry, il primo giro di quest’anno Derek Barnett, il veterano, nonché campione con i Patriots l’anno scorso (pur se con un utilizzo non soddisfacente), Chris Long, il pretendente al titolo di miglior difensore dell’anno Fletcher Cox, la solida aggiunta in free agency Timmy Jernigan e il pittoresco Beau Allen.

La profondità della DL (da @Stats_insights)

La D-line di Philadelphia ha tutto per dominare ogni partita: qualità, profondità, esperienza, voglia di emergere, completezza, è in grado di annullare sia il running game che togliere certezze e comfort al QB avversario. È stata costruita in due stagioni (dall’arrivo di Schwartz come defensive coordinator), anche se il vero leader di tutto questo era già presente a roster: Cox è il giocatore più importante della squadra, intesa come roster a 53 giocatori, quello insostituibile, in grado di devastare ogni backfield avversario dall’interno, il responsabile di gran parte dei tackle for loss di Philadelphia, anche se poi vanno a statistica di qualche suo compagno.

Cox Mysterio

Come fermare Cox? Dante Scarnecchia, storico offensive line coach dei Patriots non avrà pensato ad altro nelle ultime due settimane. L’ultima sconfitta dei Patriots ai playoff negli ultimi 4 anni (il Championship di due anni fa contro i Broncos di Von Miller) costrinse Belichick e soci a richiamarlo dalla pensione e i motivi si sono visti nei mesi successivi.

David Andrews è un buon centro, ma chiaramente avrà bisogno di aiuto. Nel complesso la parte centrale della linea offensiva dei Patriots con le guardie Shaq Mason e Joe Thuney ha mostrato buone cose. Ma ora arriva il “mostro” dell’ultimo livello che richiamerà raddoppi e forse anche un utilizzo più estensivo e qualitativamente importante del FB Develin.

E se non lo puoi fermare? Allora evitalo. Screen, running back fuori dal backfield, slant, tutto il campionario per allargare il gioco e cercare di soffrire il meno possibile la pressione dall’interno. Cose che i Patriots con Amendola e con i RB White e Lewis (uno dei tanti ex della partita) fanno molto bene, in quest’ottica occhio anche alla partita di Hogan. Ma basterà? La sensazione è che il running game sarà presto tolto dallo scacchiere: nelle due partite di questi playoff New England ha corso con uno sconfortante 3.2 di media, in stagione regolare è ai margini della top 10 in quasi tutte le statistiche relative al gioco di corsa ed incontrerà la miglior difesa NFL in questo aspetto, che concede meno di 80 yard a partita.

E se non bastasse evitarlo? Stancalo. Anzi stancali. Sì perché Schwartz ama dare snap a tutti e tenerli freschi “down the stretch”. I sette giocatori della linea che abbiamo nominato prima hanno tutti un utilizzo superiore al 40% degli snap difensivi giocati in stagione: si va da Allen (40,9%) fino a Graham (64,6%), Cox ha un “riposante” 59% stagionale. Certo ai playoff la musica è cambiata: il duo Graham&Cox ha saltato solo 4 snap sui 124 giocati dalla difesa, ma per gli altri la rotazione è rimasta, allora non ci sorprenderà se Belichick&McDaniels decideranno di giocare un buon numero di drive in “hurry up offense”, senza huddle, per costringere gli Eagles a fare meno sostituzioni e forzare quindi più missmatch in giro per il campo, magari portando i LB in posizioni tattiche meno confortevoli.

Aumentare il ritmo potrebbe essere veramente la mossa vincente, considerando questi split della difesa di Phila:

Un po’ più sospette le secondarie: qua molto passerà dalla single coverage Jenkins vs Gronkowski. Phila è una delle poche squadre che può almeno pensare di coprire Gronk con un uomo e questo non è per niente cosa da poco. Se il piano dovesse essere soddisfacente ecco che poter spendere LB e raddoppi vari nello sporcare le tracce veloci di cui sopra potrebbe fare una gran differenza. La situazione di Gronk poi è in divenire, uscito molto presto nel Championship per una concussion, si sta allenando e comunque domenica ci sarà. Poi è ovvio che se si presenta la versione “verde” stile Hulk, allora non ci sono né Jenkins né raddoppi che tengano.

Una delle tendenze in stagione dei CB esterni di Phila è quella di concedere un cospicuo cuscinetto sulla linea di scrimmage. Per quanto detto anche sopra questo potrebbe essere molto pericoloso contro i Patriots. Ci aspettiamo quindi un aggiustamento o Brady potrebbe usare questa crepa per buttare giù un muro a prima vista quasi invalicabile.

Sarà fondamentale per il QB dei Pats trovare il modo per innescare Cooks, unico giocatore a roster di un certo livello in grado di andare sul profondo e sfruttare il missmatch pro New England più significativo da questa parte della contesa. I cornerback Mills e Darby infatti sono stati altalenanti per tutta la stagione, soprattutto il primo è stato spesso bersaglio del passing game avversario. Certo non saranno molte le volte che Brady avrà il tempo per far sviluppare tracce sul profondo e contemporaneamente lanciare senza pressione, ma in una partita in bilico potrebbero essere quelle a fare la differenza.

Corri Cooks, corri

Eagles Offense vs Patriots Defense

Philadelphia è arrivata sin qui soprattutto per due motivi: della linea difensiva abbiamo detto, ora bisogna parlare di quella offensiva. Insomma la cara e vecchia lotta delle trincee: la bellezza del football che si evolve anno dopo anno, ma per certe cose resta sempre fedele a se stesso.

La linea offensiva degli Eagles è un mix di atletismo e tecnica che ha zero eguali nella NFL attuale. Lane Johnson (RT) è la punta dell’iceberg di questo reparto: all’high school ed al junior college giocava quarterback e tight end (mixando l’attività invernale del football con quella estiva dell’atletica leggera, lancio del peso), anche ad Oklahoma, dopo il transfer ed un anno di redshirt, ha iniziato come tight end ed addirittura defensive end. Solo negli anni da junior e senior è passato a giocare offensive tackle (prima destro, poi sinistro). Per certe cose ricorda Jason Peters (LT di questa squadra che però a metà stagione si è distrutto il ginocchio destro e salterà anche il Super Bowl), anche lui TE (addirittura fino ai primi anni di NFL nei Bills) e non deve essere un caso.

Johnson è un “freak of nature”: tra gli offensive linemen misurati nella storia delle combine è 99 percentile nelle 40 yard, 96 percentile nel balzo verso l’alto, 99 percentile nel balzo in avanti. In pratica ha lo stesso atletismo del linebacker Van Noy (avversario di serata), ma con 30 kg in più. Spesso e volentieri però i “freak of nature” legati alla linea offensiva vengono scelti in alto per le loro abilità atletiche, ma poi si perdono perché non riescono a convertire queste caratteristiche su un campo da football professionistico, ma quando ciò avviene (come con Johnson) ecco che gli allenatori si trovano delle armi totali.

Jason Kelce (C, uno dei migliori della lega, probabilmente l’unico che viene sganciato con così tanta facilità a bloccare al secondo livello) e Brandon Brooks (RG, arrivato via FA l’anno scorso) sono sulla stessa falsa riga, con Wisniewski (ex centro convertito con successo a guardia) e il LT Vaitai (sostituto di Peters) compongono quella che è la linea offensiva non solo più forte della NFL, ma anche la più atletica, quella maggiormente in grado di sviluppare i proprio blocchi downfield nelle situazioni di corsa o screen pass e che ha reso possibile un running game spettacolare per la sua varietà (wham play, power play, trap play, zone play, tutto…) e nella capacità di mettere in ritmo tutti i running back a roster.

Spazio!

Ecco, i RB. L’aggiunta di Ajayi è stata una manna per questo attacco, certo ha portato l’accantonamento di Smallwood e il confinamento negli special team di Barner (da dove peraltro non ha mai dimostrato di poter uscire), ma in fatto a velocità e soprattutto talento era proprio quello che mancava. Con Blount a portare fisicità e Clement, autentica sorpresa “fuori dal nulla”, in grado di mantenere alto il livello sia nei terzi down che in goal line offense ecco che il mostro a 8 teste (5 OL + 3 RB) è pronto a terrorizzare i sogni ai tifosi Patriots.

Questa cosa deve aver tolto il sonno anche a Matt Patricia, il defensive coordinator dei Pats che focalizzando l’analisi sui Super Bowl da lui allenati come DC si trova ad un terzo esame diverso dopo aver affrontato Wilson e la sua Seattle, Ryan e la sua Atlanta, ora questi Eagles meno “identificabili” con un singolo nome. Per il DC dei Patriots queste due settimane e il numero crescente di partite giocate dagli Eagles di Foles sono state fondamentali: sostanzialmente è il primo ad avere materiale sufficiente per fare uno scouting un po’ più approfondito di questi Eagles orfani di Wentz.

Lui sa che il punto debole della sua difesa (che in stagione è stata mediamente pessima, ma che è andata migliorando strada facendo) sta proprio nell’arginare il running game avversario. L’infortunio di Dont’a Hightower ha complicato le cose e dopo vari tentativi l’assetto più soddisfacente è stato trovato nella coppia di LB Elandon Roberts e Kyle Van Noy, due che proprio in fatto ad atletismo soffrono e sullo scacchiere di questa partita sono pedine troppo prelibate per i blocchi downfield degli offensive linemen di cui sopra.

Van Noy però merita un approfondimento in più: non è un grande atleta è vero ed anzi, scelto dai Lions al secondo giro del draft 2014, fino ad una stagione fa era molto più vicino all’invio a tappetto di CV per cercarsi un lavoro piuttosto che al campo da football. Van Noy era un bust quando Belichick l’ha raccattato da Detroit: il suo valore nella trade è stato quantificato nel salire dalla scelta 239 (settimo giro) alla scelta 215 (fine sesto giro, con cui Detroit ha scelto Brad Kaaya).

L’ex BYU necessitava però di qualcuno che lo capisse, che non lo confinasse a puro edge rusher, ma che sfruttasse la sua poliedricità. Non sarà atletico ma è molto intelligente (almeno dal punto di vista footballistico) e in grado di fare tante cose su un gridiron: buono in copertura, ovviamente buono a portare blitz, sempre in grado di capire lo svolgimento dell’azione, fosse anche atletico parleremmo di uno dei top del ruolo. Nel Championship ha fatto un lavoro straordinario, nel Super Bowl dovrà ripetersi e trasformarsi in quell’ unsung hero di cui i Patriots hanno tanto bisogno.

Van Noy, l’improbabile ago della bilancia – Mandatory Credit: Isaiah J. Downing-USA TODAY Sports

Come detto la difesa di New England risulta pessima se si guardano le medie stagionali: la cosa più significativa che si nota dalle statistiche “classiche” è che parliamo della quartultima NFL per quel che riguarda le yard concesse (366 a partita, Colts, Giants e Bucs le uniche peggio), ma quinta per punti subiti (solo 18,5 di media, praticamente pari a Philadelphia), il tutto con un basso numero di turnover forzati (18, anche qui ultimi 10 posti della lega). Questo a sottolineare il cinismo, ma soprattutto la capacità di lavorare molto bene a campo corto. Anche qui bella sfida con l’attacco degli Eagles che in stagione ha trasformato in TD il 65% dei viaggi in red zone (secondi solo ai Jaguars), ma che nel breve tempo con Foles ha visto peggiorare sensibilmente questa resa.

In tutto ciò poi la D dei Pats è salita di livello strada facendo, raggiungendo comunque dei picchi di rendimento molto interessanti nei playoff. Il running game di Titans (Divisional) e Jaguars (Championship) sono stati dei banchi di prova molto interessanti: Henry veniva da una partita da oltre 150 yard e Mariota era il nemico pubblico numero uno in quel contesto, entrambi sono stati pressoché silenziati; Fournette ha dato qualche grattacapo, ma è stato ben contenuto (c’è da capire quanto abbiano influito gli aggiustamenti di Patricia e quanto sia colpa del play calling dei Jaguars, specie nel secondo tempo).

Il DE Trey Flowers è l’emblema del loro front 7: non è un giocatore “sexy”, quarto round 2015, un anno passato ai margini della squadra e anche dopo essere diventato un elemento cardine di questa difesa, risulta sempre quasi invisibile ai radar della popolarità, nonostante sia un giocatore completo ed in grado di mettere la giocata decisiva in qualsiasi momento.

In casa Patriots molto più talentuoso il reparto dei defensive back: su tutti Devin McCourty (unica stella riconosciuta di tutta la difesa), poi ovviamente Stephon Gilmore ed il suo contratto da 13 milioni all’anno che ha ripagato una stagione ben al di sotto delle attesa con un intervento salva partita contro i Jaguars, senza dimenticare il Super Bowl Hero Malcolm Butler. Occhio anche all’utilizzo della “terza safety” Duron Harmon ed a quello dei due ex Chung e Rowe, specie con quest’ultimo che avrà qualcosa da dimostrare per essere stato scaricato molto in fretta e che si troverà spesso coinvolto dalle RPO giocate da Foles nelle tracce ad attraversare il campo.

Ecco appunto le RPO e Foles (pensavate me ne fossi dimenticato eh…): questo è il gancio perfetto per parlare poi dell’importanza dei coaching staff. Quello che ha fatto Pederson (assieme ovviamente l’OC Frank Reich) è qualcosa di spettacolare. Lo era prima nell’ammirare l’attacco guidato da Carson Wentz (una delle cose più interessanti di questa stagione) e lo è stato per certi versi ancora di più nel vedere Philadelphia cambiare vestito in un mese o poco meno e proporre comunque qualcosa di efficace con una guida decisamente diversa come quella di Foles, costretto ad entrare in campo per l’infortunio del titolare.

Nick dopo un po’ di partite in cui deve ringraziare l’attacco costruitogli addosso in tempo record, ha giocato un Championship stellare, se dovesse presentarsi domenica con la stessa fiducia e la stessa ispirazione le cose si fanno veramente in discesa per gli Eagles. Certo è un se bello grande, molto potrebbe dipendere per lui dai primi drive e dal game plan pensato da Pederson per metterlo in partita: vedremo ancora molte RPO (per sapere nel dettaglio cosa sono vi consigliamo questo nostro pezzo più che preciso) ed occhio quindi a ricevitori di possesso come Jeffery, molto bravi a rendere “perfetti” lanci in realtà non propriamente centrati, ma anche alla velocità ed alla elusività post ricezione di Agholor ed Hollins, con Torrey Smith chiamato a tenere “oneste” le safety sul profondo. Senza dimenticare Ertz ed in generale l’utilizzo dei tight end, che in questo contesto rappresentano sempre un’opzione in più difficilmente arginabile.

Coaching Staff

La lotta tra HC (e non solo)

Non è un caso che due dei migliori, se non proprio i migliori, coaching staff si affronteranno al Super Bowl LII. Negli ultimi anni qui su QCP avevamo sempre dedicato degli approfondimenti su HC o coordinator delle due squadre, quest’anno ci siamo “limitati” ad un particolare aspetto del loro lavoro, quello dell’utilizzo dei big data prima e durante le partite. Da una parte Bill Belichick (HC), Josh McDaniels (OC) e Matt Patricia (DC), ma non solo, anche Dante Scarnecchia (OL coach) e Brian Flores (LB coach, probabile prossimo DC e già rumoreggiato come HC altrove), dall’altra parte Doug Pederson (HC e mente offensiva dietro ad un attacco completo ed imprevedibile), Jim Schwartz (DC), oltre che il meno esaltato Frank Reich (OC) e il già “chiacchierato” John De Filippo (QB coach a cui il ruolo di reparto sembra stare già stretto).

Game plan ed aggiustamenti, difficile trovare di meglio in giro per la NFL di questi due staff. Sulla carta questo, che secondo me è il più importante dei matchup, è una sfida pari. Ma è il campo che farà la differenza, la capacità di reagire e di trovare strada facendo i punti deboli una volta che ci si trova contro.

Pederson in due anni ha costruito praticamente da zero un attacco, modificandolo, adattandolo, aggiungendo pezzi senza paura (come la trade per Ajayi, oltre che alla free agency nel reparto dei WR): tanto aggressivo nella gestione del personale, quanto aperto alle novità, una mente offensiva illuminata. Schwartz poi è un defensive coordinator con i fiocchi: inspiegabile come nel 2015 fosse a spasso (un po’ come Wade Phillips senza lavoro nel 2014 e campione nel 2015), dopo che ai Bills aveva portato in una stagione sola nella top5 della lega una difesa comunque già buona, che poi nelle mani dei Ryan s’è sciolta come neve al sole. Schwartz è un genio difensivo (anche ai Titans ad inizio anni 2000 ci mise un po’ ma alla fine costruì un reparto eccellente), specie quando riesce ad avere linee difensive talentuose, un connubio micidiale in questa Philadelphia (ebbe meno successo ai Lions, ma lì gli toccò il ruolo diverso di head coach).

Dall’altra parte non ci sono più parole per il Felpa. Per Belichick parlano i numeri e non dicono nemmeno tutto della sua grandezza. Lunedì perderà sicuramente entrambi i suoi coordinator principali (McDaniels diretto ai Colts, Patricia ai Lions, come Schwartz 9 anni fa), ma ha già pronti i sostituti (Ben Flores dovrebbe essere promosso da LB coach a DC). Quel che conta ora però è il presente o l’immediato passato, questo trio con questi ruoli è assieme dal 2012: in regular season non hanno perso mai più di 4 partite all’anno, per un record totale di 75 vinte e 21 sconfitte, in post season hanno sempre raggiunto almeno il Championship (3 volte al Super Bowl) e vantano un invidiabile record di 12-2 in situazioni di “riposo”, ovvero successivi al bye (che sia di regular season o divisional o Super Bowl), le situazioni in cui la preparazione della partita emerge ancora di più. Le uniche due sconfitte sono arrivate nella regular season del 2012 (vs Carolina) e in quella del 2016 (vs Seattle), ovvero contro due difese dominanti.

Philadelphia vince se…

Nick Foles gioca un’altra gran partita come fatto al Championship evitando qualsiasi turnover e stando calmo nella tasca. Riesce a non subire big play (in stagione regolare 10 ricezioni da 40+ yard, solo 8 squadre hanno fatto peggio). Tiene il più possibile fuori dal campo e fuori ritmo Tom Brady e allo stesso tempo fa stare molto in campo la difesa Patriots avendo una conversione di terzi down ben superiore al 50%.

New England vince se…

Argina in qualche modo Cox. Mette sotto pressione le secondarie alternando gioco corto e lungo. Sfrutta al massimo i propri runningback in ricezione in uscita dal backfield, magari sfruttando la copertura dei LB degli Eagles. Interpreta a dovere le RPO e riesce a mettere pressione a Foles dall’interno. Pareggia la lotta delle linee.

azazelli

Da giovane registravo su VHS tutte le finali di atletica, mondiali ed olimpiadi, poi m'hanno cancellato il record di Donovan Bailey con Beautiful e mi sono dato al download. Vivo di sport, cerco di scriverne.

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