Denver Broncos Training Camp Joe Don Duncan Edition and News

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Sono di nuovo qui, dopo una settimana, a parlare del training camp dei Denver Broncos. Ci sono molti modi di vivere questo periodo, che per il tifoso è il metadone con cui tenersi su in attesa della stagione regolare. C’è chi si concentra sui suoi giocatori preferiti, chi sulle stelle della squadra (non sempre i due gruppi coincidono), chi studia solo i rookie e/o i free agents appena arrivati, sperando che cambino la sorte della sua squadra in maniera definitiva e chi, invece, osserva solo gli undrafted. I giocatori che sperano nel miracolo di riuscire di fare la squadra nonostante nessuno si sia fidato di sceglierli nei 7 giri del draft.

Ora io faccio parte di quest’ultima categoria. Adoro le storie a lieto fine. Non ci posso fare niente. Come si fa a non vedere l’epica dell’uomo scartato da tutti che lottando contro ogni avversità con il proprio talento e la propria testardaggine riesce a riscrivere la propria storia? Non si può non amarli e tifare per loro. Gli undrafted si giocano tutto, hanno contratto con signing bonus medi di 5000 dollari e nessun paracadute. Se fanno la squadra conquistano di solito un triennale a sette cifre, che però non è garantito o alla meglio finiscono in practice squad. In entrambi i casi al primo refolo di vento contrario ciao e arrivederci. Se non fanno la squadra dovranno bussare altrove , ma con ogni probabilità il mondo del football per loro si chiuderà del tutto.

Devo dire che i Broncos nel tempo mi hanno dato grandi soddisfazioni sotto questo profilo. Infatti, dal 2004 ad oggi almeno un giocatore snobbato al draft è riuscito a fare la squadra. Una striscia spettacolare che speriamo non si chiuda quest’anno. Tra questi giocatori, che hanno ribaltato l’opinione degli esperti e sono riusciti a calcare un campo professionistico, vanno ricordati: Wesley Woodyard e Tyler Polumbus (2008), Cassius Vaughn (2010), ma soprattutto sua grandezza Chris Harris Jr, al momento il più forte giocatore di questo gruppo(2011).

Ancora a roster altri 5 non scelti al draft, oltre al già citato Harris, Aaron Brewer e Steven Johnson(2012), il colpaccio C.J. Anderson (2013), Isaiah Bruce e Juwan Thompson (2014).

Adesso vi aspetterete che vi parli di Jordan Taylor il WR proveniente dalla Rice University che tanto bene sta facendo e, infatti, lo farò, ma non oggi. Aspetto di vedere come si sviluppa la situazione nel reparto ricevitori e poi c’è uno che ha una anzianità di servizio maggiore. Ha lui la precedenza. Comunque, dopo la nostra feel good story del 2015 che sembra vicina a mantenere la striscia dei Broncos aperta, ci dilungheremo di come va il training camp in generale, dato che abbiamo visto che apprezzate le notizie da noi riportate.

A questo punto torniamo al giocatore che ha attirato maggiormente la mia attenzione. Si tratta di Joe Don Duncan (già il nome è uno spettacolo) un undrafted sophomore dato che non è del 2015, bensì del 2014. Ora tecnicamente sarebbe un secondo anno, messo sotto contratto a marzo come free agent, ma non avendo mai giocato nemmeno in allenamento per tutta la stagione 2014 io lo metto tra gli undrafted puri. Se vogliamo la storia da film hollywoodiano lui è il nostro uomo. Non è stato mai un predestinato, uno di quelli per cui a dodici anni sai già che sarà un professionista. Non lui parte come giocatore di baseball poi al Junior College scopre il football ed è amore a prima vista. Vince una borsa di studio per la Division II (il purgatorio sportivo della NCAA) e finisce alla Sacramento . Dato che è una montagna con le braccia (1,93 per 130 chili) lo mettono a fare l’uomo di linea difensivo per poi spostarlo a fare il TE bloccatore. A lui non piace e si trasferisce a Dixie State sempre Division II sempre purgatorio, dove inizia a inanellare record scolastici su record scolastici nel ruolo di TE ricevitore.

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Non sono grosso è che mi disegnano così

Inutile dire che devi essere proprio bravo perché ti vengano a pescare lì e superare il luogo comune e classico mantra da scout NFL: se un giocatore di Division II sembra forte è perché i suoi avversari sono scarsi. Però lui con 2000 yard ricevute in 20 partite qualcosa dimostra e, quindi, lo invitano al Senior Bowl, peccato che lui sia rotto. E non è la prima volta. Perché da vera storia di riscatto, il ragazzo ha anche problemi fisici. Un anno non gioca per un problema mal curato al ginocchio e poi il 14 novembre 2013, nel suo ultimo anno universitario, si rompe il piede. Va alle combine e non potendo correre si limita a mostrare la sua forza: alla panca solleva per 35 volte 225 libbre. Assurdo. Tanto per intenderci Gronk l’ha fatto “solo” 22 volte. Ma se vieni dalla Division II e hai una storia di infortuni, puoi pure sollevare il debito pubblico greco che al draft non ti prendono. E infatti anche se il nostro Joe Don sperava in un sesto settimo giro finisce a spasso. Passa anche il mercato di riparazione per i rookie. Perchè spendere un posto a roster per uno che non può giocare? Quindi, tryout coi Colts che porta a un nulla di fatto e un semplice colloquio con i Ravens e il loro OC, tale Gary Kubiak. Allora il nostro piccolo, si fa per dire, finisce a fare l’allenatore dei ricevitori a Dixie State, pur continuando ad allenarsi contro tutto e tutti perché lui vuole diventare un professionista. E a marzo la scena da cinema che tutti gli spettatori stanno aspettando: arriva la chiamata dei Denver Broncos. Applausi e lacrime. Il tryout va bene ed ecco la firma del contratto. Che come detto vale poco o nulla, ma è il primo passo e il nostro Joe Don non ha intenzione di perdere l’occasione. Troppe poche ne ha avute in vita sua. Il ruolo dei TE a Denver però è ingolfato: Owen Daniels e Virgil Green sicuri, dietro di loro James Casey (TE/fullback) e il rookie del terzo giro Jeff Heuerman. Se vuoi fare la squadra devi inventarti qualcosa e a quello ci pensa Kubiak, che vede in Duncan il potenziale per riempire un vuoto nella formazione dei Broncos: “mettiti dietro la linea tu provi a fare il fullback”, perché con quella potenza potrebbe aprire un’autostrada attraverso le montagne rocciose se solo gli si insegna come.

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Disposto a far tutto, anche il long snapper

James Casey, fullback titolare e uomo di Kubiak, l’ha preso sotto la sua ala protettiva e gli sta insegnando cosa deve e cosa non deve fare in campo. Il nostro però sa che potrebbe non bastare e, quindi, cerca di impressionare anche negli special teams per dimostrare tutta la sua versatilità. Si allena pure a fare il long snapper. Insomma, manca solo che faccia i pali in end zone. CJ Anderson ha dichiarato che non vedeva l’ora di indossare le protezioni solo per vedere come si sarebbe comportato Duncan perché è uno di quelli che adorano lo scontro fisico (“è un carroarmato e ha già fatto a pugni in allenamento”). Lui concepisce le protezioni non come sistema di difesa, ma come sistema di offesa per rendere il colpo più duro senza preoccuparsi troppo delle conseguenze, che poi a 130 chili le conseguenze non sono un suo problema.

Dal versante delle caratteristiche come TE seppure nato come bloccatore ha una tecnica rudimentale che si fonda sulla sua strapotenza fisica e meno sulla tecnica (sempre dalla Division II arriva), mentre le tracce che corre sono piuttosto semplici e anche qui si deve evolvere, ma le mani sono molto buone e per tirarlo giù in campo aperto il placcaggio deve essere perfetto. Da fullback è ancora inesperto in un ruolo che richiede una grande capacità di riconoscimento dei giochi, ma ci sta lavorando. Negli special team è affamato e punitivo cosa che va benissimo. Il triplo ruolo e l’infortunio del terzo giro 2015 Jeff Heuerman gli dovrebbero aprire le porte dei 53 e ovviamente io spero che sia così, perché io voglio il lieto fine con musica trionfale e camminata verso il tramonto con il triennale in tasca.

E adesso notizie sparse dal camp.

Iniziamo con quella che è la migliore della settimana: Von Miller dopo due anni di test continui a causa della sua passione per la maria è finalmente stato dichiarato pulito. In base al nuovo accordo tra lega e associazione giocatori adesso il ragazzo si è ripulito completamente e non dovrà sottostare a protocolli straordinari e in caso di nuova violazione è come se non avesse precedenti (controlli antidoping fuffa? Benvenuti nella NFL). Quindi pene più leggere e nessuna leva contrattuale per i Broncos. Va detto che Miller sembra proprio aver cambiato direzione. Insegna ai compagni come muoversi e si assume nuove responsabilità, dimostrando di aver abbracciato il ruolo che il suo talento gli impone all’interno della squadra. L’acquisizione di DeMarcus Ware, se sul campo non ha dato i frutti sperati, sotto il versante della maturazione di Miller è stata ottimale. Il risultato è un training camp sensazionale per il 58, che sta facendo ammattire tutti i suoi avversari e chi riesce a limitarlo si conquista sempre i complimenti del coaching staff.

L’essere riuscito a rimanere pulito cozza con quanto successo a uno dei suoi amici, quell’Aldon Smith appena tagliato dai 49ers dopo l’ennesimo incidente legato all’alcol. Miller ha detto che gli darà una mano a riprendersi la sua vita, ma la strada per Smith sembra veramente dura. Ed è un peccato sia sotto il profilo sportivo (chi non vuole rivedere una gara a colpi di sack tra Miller e Smith?) sia soprattutto sotto quello umano. L’alcol è una brutta bestia, chiedere a Vin Baker, vecchia gloria del basket che nonostante abbia guadagnato milioni di dollari si è ritrovato a servire caffè da Starbucks per colpa della sua predilezione per bacco (e questo non è certo il peggio che gli potrebbe capitare se continua così).

Altro aggiornamento importante è che il punter Britton Colquitt ha deciso di ridursi lo stipendio a un milioncino e mezzo e con questo si è assicurato il posto per l’anno prossimo. I 3 milioni non garantiti che chiamavano il suo vecchio contratto erano eccessivi e nell’aria si percepiva il taglio per motivi economici. Quindi, la frase di Colquitt dopo la firma: “ho preso la decisione giusta per la mia famiglia” va tradotta con “certo che preferivo i 3 milioni, mica sono scemo, ma piuttosto che darmeli mi avrebbero licenziato, così ho deciso di tenermi il milioncino e mezzo per calciare la palla quando Manning si ingolfa. C’è di peggio”.

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Mi sembra un ottimo motivo per prendere un milione e mezzo di dollari

Passando proprio al buon Manning a parte qualche intercetto è sembrato in formissima. Demaryius Thomas che finalmente è arrivato ad allenarsi con la prima squadra ha avuto il coraggio di dire che lo zip del 18 è persino migliorato. Ora, non illudiamoci, ma è bello sapere che ha tirato varie bombe in profondità, cogliendo il ricevitore designato. Poi sabato tanto per renderlo felice e forse per controbilanciare il giorno di riposo forzato, imposto da Kubiak (Manning a bordocampo con il cappellino non riusciva a stare fermo), si è rivista la pistol.

Kubiak ha commentato che è necessario provare tutto e trovare il modo di bilanciare le forze del 18 con i nuovi schemi. E su questo non si può che concordare. Come non si può non concordare con il fatto che dei nuovi schemi sono necessari per renderci meno prevedibili nei PO.

Brock Osweiler continua a produrre ottime giocate seguite da errori da rookie. Soprattutto quando Manning era a bordo campo e lui ha giocato con i titolari. Partito nervoso ha concluso in crescendo. Sembra quindi essere un problema di ambientamento nell’aria rarefatta del quasi titolare, più che di visione di gioco. I prossimi giorni potranno dire di più.

Su Thomas ancora poco si può dire a che punto è con il libro degli schemi, mentre Sanders ha lavorato molto bene prima di un leggero infortunio. Niente di preoccupante, ma per sicurezza e data l’importanza del giocatore gli è stato subito imposto il riposo.

Cody Latimer ha continuato a dimostrare che con le nuove tracce si trova molto bene. Il fisico è ottimo e questo si sapeva, ma che Manning riesca a connettere con lui con continuità è bello sentirlo. Poi se gli fanno i complimenti anche Sanders (“quest’anno dimostrerà di non avere niente di meno dei suoi compagni di draft”) e Thomas (“vedo molto di me in lui”) qui i dubbi sul suo futuro sembrerebbero diminuire. Sembrerebbero, perché bisogna prima vedere come si comporta nelle partite vere. Come si sa gli allenamenti possono dare false sicurezze.

Dietro i 3 si sgomita. Tutti i rincalzi sembrano far bene. Se fossi Andre Bubba Caldwell mi preoccuperei, perché i soldi del suo contratto potrebbero fare comodo alla dirigenza. Bennie Fowler, Solomon Patton e il veterano Jordan Norwood hanno fatto ottime cose. In particolare Patton e Norwood stanno lavorando come ritornatori e questa doppia valenza potrebbe assicurare a uno dei due un posto (al momento sembrerebbe in vantaggio Norwood che come ricevitore è più completo). Dietro poi scalpita il nostro Jordan Taylor. Come detto la situazione non è ancora definita, ma godiamoci la profondità.

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Jordan Eddai che quest’anno ci riusciamo Norwood.

La linea è stata ampiamente rimaneggiata. Ryan Harris ormai sembra aver fatto suo il ruolo di right tackle, mentre Clark si allena come rincalzo sia a sinistra che a destra. Due nomi nuovi hanno fatto il loro ingresso nel gruppo dei titolari giovedì, rimanendoci da quel momento: Matt Paradis e Max Garcia, mentre Schofield che sembrava in rampa di lancio si è infortunato alla schiena, perdendo un paio di giorni di allenamento. Sia Garcia che Paradis hanno dimostrato di sapersi adattare bene allo zone blocking aprendo anche belle voragini per le corse. Tuttavia, il ritmo di Paradis con Manning non è perfetto, essendoci stati problemi di consegna del pallone, mentre Garcia è stato battuto in alcune occasioni dal suo avversario diretto. Bisogna ricordare che entrambi sono giovanissimi e senza esperienza. Vedremo se rimarranno lì oppure è solo una situazione temporanea tanto per provare. Anche perché sabato con il rientro di Malik Jackson la difesa ha fatto un gran lavoro di contenimento.

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Max Garcia e Ty Sambrailo il nuovo che avanza!

In difesa, detto dello strapotere di Miller, tutto sembra piuttosto fluido e Wade Phillips spende buone parole per tutti. Brandon Marshall sta bruciando le tappe e ormai sembra certo che scenderà in campo alla prima di campionato da titolare, anche se deve ancora acclimatarsi appieno nella nuova difesa 3-4. Per Trevathan sabato finalmente è arrivato il gioco di squadra, ma rispetto a Marshall è più indietro, per quanto siano tutti piuttosto ottimisti. Infine, Derek Wolfe ha subito un duro colpo alla testa e una leggera commozione entrando così nel protocollo della NFL e conseguente riposo forzato. Derek mi sa che non è il tuo anno.

Mi fermo qui in attesa del prossimo aggiornamento e, come sempre, metto il mio l’indirizzo twitter @AIvise (I maiuscola non l minuscola), sperando di sentirvi anche fuori da questo sito.

alvise

Mi piace lo sport, ma soprattutto mi piacciono le storie.

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