Un sabato da Bruin (ft. Bonanza)

Una decina di giorni fa, uno dei redattori di Radio Bonanza nonché uno dei nostri redattori, Daniel Molinari (@Brainwasehd91 su twitter, zerokanada qui), ha avuto il privilegio di poter seguire la partita inaugurale della stagione di college football di UCLA. L’esclusiva (per i prossimi tre anni?) del racconto è stata venduta proprio a Radio Bonanza, noi ci siamo aggiudicati i diritti di replica

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Dentro al sogno

Partiamo dal fondo, perché questo non vuole essere un articolo che parla di una partita di college football.

O meglio, lo sarà, ma non vuole prendersi l’arroganza di narrare per filo e per segno schemi, azioni, nomi e numeri. Quindi iniziamo con il dire che a Pasadena, nella storica e sempiterna cornice del Rose Bowl, UCLA fa suo il debutto stagionale vincendo con un risultato mai in discussione che si fissa sul mega-schermo fermandosi a 34 punti contro i soli 16 di Virginia.
Questo è un articolo che racconterà un sabato mattina nella quale si realizzerà uno dei grandi sogni di qualsiasi appassionato di football che non vive negli Stati Uniti, ma che ha divorato per anni e nottate insonni una passione smodata per uno sport così lontano, eppure così amato. È la storia di una giornata nella quale la dimensione college prende improvvisamente vita, come una fiamma che divampa e inizia a illuminare il buio. Riavvolgiamo quindi il nastro e tuffiamoci quando la sveglia suona alle 9:00 del mattino.

Lentamente si fa colazione, si piglia la maglietta presa qualche giorno prima allo UCLA Store e ci si incammina lungo le stradine intricate delle colline di Westwood. È la giornata dei Bruins e io sono come un bambino che il giorno di Natale non riesce ad attendere il sorgere del sole per poter aprire i regali. Il clima californiano non è per nulla torrido nel tragitto che immerge la camminata lungo le vie del campus. I raggi del sole irradiano la fronte e una leggera brezza oceanica fa da contorno al primo scenario nella quale si entra in contatto con l’atmosfera del college football. Si arriva, infatti, accanto al Drake Field e al Pauley Pavilion, proprio al limite estremo della Bruin Walk, la passeggiata che attraversa il cuore dell’università, passando per Royce Hall e gli edifici in stile romanico. Una lunga fila di studenti si sta lentamente formando. Si è incolonnati con certosina pazienza, in un micro-cosmo che respira e vive per l’imminente inizio stagione dei propri Bruins. Visi sorridenti, calzettoni alzati al ginocchio come lo stile West Coast raccomanda e tanto, tanto, tanto materiale con cui contraddistinguere il proprio amore per UCLA. Si passa dalle magliette, fino ad arrivare al face-painting, con l’intramezzo di adesivi d’appiccicare sulle guance e gli immancabili New Era con l’orso che si staglia minaccioso. L’aria pian, piano si trasforma in elettricità. Soprattutto quando da dietro l’angolo compaiono questi enormi bus usciti direttamente dalla macchina del tempo. Gialli e neri, ancora legati agli anni ’50, senza aria condizionata. Da un momento all’altro ti aspetti che salga Coach Taylor direttamente da Friday Night Lights. Old school, baby.

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Si aspetta il proprio turno ed estasiati si piglia gli ultimi posti a disposizione. Il viaggio durerà una quarantina di minuti, lungo un’autostrada scoscesa e le colline aride che circondano la “The Valley” dietro la Città degli Angeli. Un autobus che immerge in modo trascendentale nel clima da college americano. A tratti surreale, con questi ragazzini freshman, a dir tanto sophomore che iniziano a dimenarsi, sbraitare e urlare con tutta la voce in corpo cori a sostegno dei blue & gold. L’eterno classico “U-C-L-A, FIGHT FIGHT FIGHT!” viene ripetuto come un mantra esorcizzante, fino all’ultima corda vocale. Si viene trascinati in mezzo in modo del tutto naturale. S’inizia ad urlare con loro, a cantare con loro, a sorridere con loro. Il rimanere impassibili non è improbabile, è semplicemente impossibile. Fra una risata e una controllata al cellulare l’autobus inizia la rapida discesa che porta verso Old Pasadena. Il Rose Bowl sta per accoglierci.

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