Il fattore campo nei playoff

La domanda è molto semplice. La risposta invece può diventare molto complessa: perché si gioca la regular season?

Per far divertire il pubblico, per vendere biglietti, per dare spettacolo. Ma soprattutto per strappare uno dei pass che fanno accedere ai playoff. E fin qui tutto giusto. Ma si gioca anche per avere una posizione privilegiata nei playoffs conquistando il famoso fattore campo, l’home advantage. Ma poi ce lo danno questo vantaggio? Davvero esiste questo home advantage?

Nella NFL esiste certamente. Innanzitutto piazzarsi ai primi due posti della conference aiuta a saltare un turno di playoffs ed a rischiare di meno, a riposare di più, a guarire gli infortunati. E comunque arrivare davanti ad altre squadre qualificate alla postseason permette di giocare, magari quell’unica partita, fra le mura amiche. E questo, statisticamente e forse anche psicologicamente, è un vantaggio.

Nella MLB le cose sono invece molto diverse. Il fattore campo esiste, ma è abbastanza annacquato. La wild card game è una specie di terno al lotto. Dipende principalmente dal lanciatore partente disponibile. Se una squadra ha dovuto usare il suo asso nell’ultima partita di stagione regolare si troverà ad usare il suo secondo o terzo miglior lanciatore in una partita secca.

Più che fattore campo, fattore pitcher

Più che fattore campo, fattore pitcher

Nel turno successivo invece il baseball continua a restare ancorato alle serie al meglio delle cinque partite, mentre nelle finali di lega si passa al meglio delle sette. La cosa è abbastanza incomprensibile in uno sport dove si gioca ogni giorno, dove viaggiare, arrivare tardi nella città ospitante, dormire fino a mezzogiorno e giocare alla sera è normale. Le serie al meglio delle cinque sono nel formato 2-2-1 e tutto sommato la squadra con il fattore campo gioca il 60% delle partite in casa. Bene, ma non benissimo.

Nelle finali di lega si gioca, come detto, al meglio delle sette partite con il formato 2-3-2. E qui il fattore campo va decisamente a farsi benedire. Ammesso che vincere 94 partite sia enormemente più meritevole di vincerne 93, la squadra con il fattore campo si trova a giocare tre partite consecutive fuori casa con il potenziale rischio di concedere all’altra il primo match point. Ingiusto.

Nella World Series invece il formato 2-3-2 bilancia un po’ l’assurdità di assegnare il fattore campo praticamente a caso, tramite il risultato di una partita spettacolo quale è l’All Star Game. E visto che le serie vanno spesso lunghe, la lega che vince l’All Star Game regala ad una delle sue squadre un discreto vantaggio.

Ed arriviamo alle due leghe dove il fattore campo è, o almeno dovrebbe essere, un vero vantaggio perché conquistato dopo una lunghissima regular season spesso terminata con divari di classifica abbastanza significativi. Ed invece che cosa accade? Che tutte le serie di playoff nella NBA e nella NHL presentano il formato 2-2-1-1-1*.

Facendo un piccolo passo indietro. Che cosa deve comportare il fattore campo? O meglio che cosa desidera una squadra che in una serie di playoff si trova ad incontrare un’avversaria che le è terminata indietro in classifica?

  1. Vuole certamente iniziare la serie di playoff in casa
  2. Vuole giocare, nella serie, più partite in casa che in trasferta
  3. Vuole che, in ogni momento della serie, il numero di partite giocate in trasferta sia sempre minore o uguale al numero di partite giocate in casa.

Con il formato 2-2-1-1-1, queste tre condizioni sono sempre soddisfatte, ma in realtà quando la squadra con il record migliore avrà davvero il vantaggio del fattore campo? Solo in gara7! Per poter sfruttare l’home advantage la squadra meglio piazzata deve, per assurdo, ma in pratica è così, sperare di andare alla settima partita.

Perché solo a quel punto avrà giocato una partita in casa in più dell’altra squadra.

Ovviamente, dopo le prime due partite, ne avrà giocate due in casa contro zero, ma subito le cose vengono pareggiate, giocando due volte fuori casa. E lo stesso accade dopo la quinta e la sesta gara. Dopo sei partite entrambe le squadre infatti avranno giocato tre partite in casa e tre fuori. È altrettanto vero che, rispettando il fattore campo, la squadra con il miglior record avrà il primo match point, ma, conoscendo ciò e mantenendo i nervi saldi, l’avversaria sa che potrà spingere la serie a gara7, vincendo le proprie partite casalinghe. Non che la prospettiva di giocare una settima partita fuori casa sia eccitante, però in una gara secca tutto può succedere.

E allora quale la soluzione? C’è modo di premiare chi arriva davanti, di rendere la stagione regolare ancora più importante? Indubbiamente c’è. Ed è l’introduzione per tutte le serie di playoff del formato 2-2-3.

Ovvero due partite in casa della squadra con il record migliore, due partite fuori casa e poi altre tre partite in casa nuovamente per la squadra con il record migliore. Questo permetterà alla stessa di giocare tra le mura amiche le partite decisive, la quinta, la sesta e la settima, sfruttando pienamente il fattore campo conquistato in stagione regolare. La squadra con il record peggiore dovrà necessariamente vincere due volte fuori casa (e non solo una volta come accade adesso). Se riesce a farlo nelle prime due partite, avrà due partite in casa per completare una sweep in quattro gare. Certamente se dovesse riuscire nell’impresa si sarebbe ampiamente meritata il passaggio del turno.

D’altra parte la squadra migliore, anche pareggiando 1-1 nelle prime due, avrebbe la certezza di ritornare a giocarsi la serie in casa. Cinque partite su sette in casa potrebbe sembrare moltissimo, ma in realtà è il giusto premio per aver dominato nella stagione regolare. Comunque sappiamo che il fattore campo nei playoff, visto che si incontrano avversari più forti, spesso salta. E quella incertezza certamente resterebbe anche con il formato 2-2-3 per rendere i playoff sempre quello spettacolo entusiasmante ed imprevedibile che sono anche oggi.

*per molte stagioni (dal 1985 al 2013 la finale NBA si disputò con il formato 2-3-2) e l’ingiustizia della cosa è stata evidente fin dall’inizio per il fatto che costringeva a giocare la decisiva garacinque in casa della squadra peggio classificata.

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