Memorie Europee – Euro 2008 – La Rumba de Espana

CAPITOLO 8 – La Rumba de Espana

Spagna 2008, L'inizio del dominio.

L’inizio del dominio.

Dopo aver raddoppiato le nazioni organizzatrici per la prima volta nel 2000 e organizzato il primo Europeo in terra portoghese nel 2004, l’UEFA decise di dare un contentino anche al paese di origine del gran capo della FIFA Blatter, ma visto che la Svizzera di stadi in grado di ospitare una manifestazione del genere ne ha pochi, si dovette chiedere ai vicini dell’Austria di compartecipare, aggiungendo 4 stadi a quelli scelti dalla federazione elvetica.

I residui delle notti magiche del Mondiale 2006 sono ancora vivi, anche se Calciopoli si è abbattuta sul nostro calco decretando la prima edizione di un campionato di serie B con la Juventus, ma al timone dell’Italia non c’è più Lippi bensì Donadoni, chiamato all’arduo compito di non far rimpiangere quei momenti.

Il 2008 calcistico italiano si chiude con un altro scudetto dell’Inter di Mancini, in un finale thrilling con la Roma di Spalletti (la Juve era appena tornata in Serie A dopo la retrocessione per i fatti di Calciopoli) che assapora il titolo fino alla doppietta di Ibrahimovic a Parma, nell’ultima giornata, sotto il diluvio e Mancini che si gira polemico verso i suoi tifosi invece di festeggiare e decreta di fatto il suo addio ai nerazzurri, che poco prima dell’inizio degli Europei salutano l’arrivo del condottiero Jose Mourinho.

La Champions se la giocano due squadre inglesi, il Manchester United di Cristiano Ronaldo, futuro pallone d’oro, e il Chelsea del carneade Avram Grant, sostituto proprio di Mourinho sulla panchina dei Blues, e sono i Red Devils ad alzare la Coppa grazie allo scivolone di John Terry sul rigore decisivo. Tutti pensano ad un dominio inglese non solo nei club, ma i Leoni non si qualificano nemmeno per l’Europeo in Austria e Svizzera, battuti in casa all’ultima giornata dalla Croazia e scavalcati dalla Russia di Hiddink.

Il 7 giugno si apre la manifestazione con i padroni di casa della Svizzera che affrontano la Repubblica Ceca e subito fanno capire che loro e l’Austria non saranno le sorprese del torneo, chiuso con una sola vittoria complessiva e l’ultimo posto nei rispettivi gironi.

C’è un girone di ferro, ed è quello dell’Italia, che ritrova ancora la Francia dopo la finale di Berlino, e il girone di qualificazione europeo, vinto dagli azzurri senza scintille, grazie anche alla Scozia che batte i transalpini sia in casa che a Parigi, e pesca pure l’Olanda di Marco Van Basten e la Romania di Mutu. Gli Azzurri sono formati da un mix delle stelle del 2006, che sembrano non avere la pozione magica del mondiale tedesco, e una gioventù più o meno di talento non ancora pronta per un palcoscenico così importante. C’è Del Piero, reduce da una stagione da capocannoniere a 34 anni, ma come spesso gli è accaduto poco decisivo e poco protagonista nella sua carriera con la maglia azzurra, e anche qui relegato in panchina all’esordio contro l’Olanda. Donadoni gli preferisce Di Natale, reduce dalla doppietta nell’ultima amichevole di preparazione contro il Belgio, per affiancare Luca Toni nell’attacco a 2 punte, ma l’Olanda è troppo per noi e ci sommerge con un gioco fatto di corsa, tecnica e fisicità, chiudendo con un eloquente 3-0, che crea parecchie nuvole nere sopra la testa del nostro CT.

Nella seconda partita contro la Romania si rischia di salutare già il torneo, visto che dopo il pareggio immediato di Panucci al goal di Mutu, è lo stesso n. 10 della Fiorentina a 10′ dalla fine ad avere l’occasione su rigore di mandarci a casa, ma Buffon ritorna superman e l’Italia si salva. All’ultima giornata del girone siamo attaccati ad un filo, dobbiamo battere la Francia e sperare che l’Olanda, già qualificata dopo il 4 a 1 ai transalpini, non sia in vacanza contro i rumeni. Domenech non ha più il faro Zidane e pure gli astri non lo sostengono più come due anni prima, così rimane solo con la sua palese incapacità di allenare, e l’Italia ne approfitta andando in vantaggio di un goal e di un uomo con Pirlo su rigore, dopo una sua magia a pescare Toni abbattuto in area da Abidal, e chiudendo la pratica con De Rossi. La vittoria sarebbe inutile se gli olandesi non facessero il loro dovere, ma Van Basten è troppo signore per abbassarsi a certi trucchi e lascia i suoi a briglie sciolte dominare la Romania e garantirci il passaggio ai quarti dove ci attende la Spagna.

Gli spagnoli sono sempre stati inseriti come possibili favoriti di Europei e Mondiali, ma non hanno mai saputo dimostrare fino in fondo il loro valore, finendo spesso per fermarsi prima del grande ballo. L’unico trionfo internazionale è quello dell’edizione del 1964, organizzata dal regime di Franco e vinta non senza qualche polemica. La Nazionale del 2008 è ancora forte e talentuosa, costruita attorno al solito blocco Barcellona-Real a cui si aggiungono un trio di attaccanti di valore assoluto, come Torres reduce dalla miglior stagione in carriera con il Liverpool, da David Villa autore di 18 goal nel Valencia, e da Guiza del Maiorca, sorprendente pichichi della Liga con 27 reti. Il CT è Luis Aragones, burbero selezionatore dai modi molto spicci, ma dalla sapienza tattica molto elevata, reduce dalle feroci polemiche in terra spagnola per avere deciso di non convocare il grande Raul nonostante la sua volontà di uscire dal ritiro dalle competizioni con la Spagna, annunciato due anni prima.

Nel gironcino le Furie Rosse hanno chiuso con 9 punti, frutto di 3 vittorie contro Russia, Svezia e i campioni uscenti della Grecia, che hanno chiuso con 0 punti e 1 solo goal e sembrano in forma, ma soprattutto baciati finalmente dalla dea bendata, visti i goal all’ultimo respiro con cui hanno battuto la Svezia di Ibra e i greci. Nel quarto contro l’Italia partono già avvantaggiati perché gli azzurri sono senza Pirlo e Gattuso squalificati e devono far esordire Aquilani a centrocampo. Gli spagnoli sono al completo e posso schierare il solito centrocampo camaleontico con Iniesta e David Silva laterali atipici, pronti ad avvicinare Xavi per iniziare la classica trama di passaggi che verrà poi esaltata dal Barca di Guardiola.

La partita non è bellissima, l’Italia si affida alle tante parate di Buffon e all’attesa di occasioni propizie, che arrivano solo quando entra la qualità di Camoranesi al posto di Perrotta, ma che non vengono sfruttate. Si va ai rigori e noi pensiamo di aver sfatato il tabù dopo Berlino, ma non è così e gli errori di De Rossi e di Di Natale ci condannano ad un triste saluto, lanciando gli spagnoli consci di aver passato un duro ostacolo che potrebbe dare l’inerzia giusta per l’assalto al titolo.

Spagna 2008, Di Natale, non così!

Di Natale, non così!

Negli altri quarti passano la Germania in una spettacolare sfida contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo, che esce dal torneo deluso e con un solo goal all’attivo, la Russia che ha la meglio con un decisivo uno-due ai supplementari di quell’Olanda che sembrava favorita assoluta per la vittoria dopo il primo girone, ma come spesso accade smarritasi nelle sfide ad eliminazione diretta, e la Turchia vincitrice ai rigori contro la Croazia. Proprio la Nazionale guidata da Fatih Terim è la sorpresa di questi Europei, qualificata per i quarti con un incredibile rimonta nell’ultima sfida contro i cechi, grazie alla doppietta di Nihat negli ultimi due minuti, elimina i croati, sempre vincenti nel primo girone, raggiungendo il pari all’ultimo secondo dei supplementari con Semih Senturk, dopo essere passati in svantaggio al 119’ con un goal di Klasnic e approfittando ai rigori del crollo mentale degli avversari firmato dagli errori delle stelle Modric, Rakitic e Petric.

Le semifinali sono agli antipodi. La Spagna domina ancora la Russia come successo nella prima gara del girone iniziale, dove la tripletta di Villa aveva sommerso i sovietici. La partita è equilibrata nel primo tempo con Villa che deve dare forfait, sostituto da Fabregas che con Iniesta e il professore Xavi costruisce un secondo tempo da favola, aperto dal goal dello stesso mediano del Barca, rifinito dal bomber Guiza, che prende le veci di uno spento Torres, e chiuso dal talento di Davi Silva. La Germania  va sotto contro la rivelazione Turchia, riesce a ribaltare il risultato con Schweinsteiger nel primo tempo e Klose a 10 dalla fine, ma fanno ancora i conti con il fluido magico dei turchi che pareggiano la sfida con Senturk a 4 dalla fine. Sembra che i ragazzi di Terim vogliano ancora stupire, ma i tedeschi sono sempre i tedeschi, e a differenza di 4 anni prima a Dortmund, dove Grosso li aveva puniti allo scadere, sono loro ad esultare all’ultimo respiro con Lahm che approfitta dell’ennesimo errore del portiere con l’occhio nero da football, Rustu, e fa volare i tedeschi nella finalissima.

Gol da finale!

Gol da finale!

La finale vede Aragones scegliere un Fabregas in gran forma per sostituire Villa, mentre Loew può schierare l’acciaccato leader Ballack. Gli spagnoli dopo aver sudato freddo contro l’Italia sembrano aver svoltato, e anche a Vienna sono loro i padroni fin dall’inizio, con il palo di Torres e l’imbeccata sublime di Xavi che innesca la potenza del Nino, bravo a saltare Lahm e anticipare Lehmann per il goal che risulterà decisivo. La Germania prova a replicare, ma ha poco dai suoi avanti e nel secondo tempo rischia di crollare con un altro palo e numerose occasioni per la Spagna, che mette in mostra un centrocampo da palati finissimi e può finalmente esplodere al fischio finale dell’italiano Rosetti, dopo 44 anni di delusioni e tante occasioni perse. Casillas alza la Coppa e in pochi possono immaginare che quel rituale sarà replicato molte volte nel futuro recente del calcio europeo e mondiale.

Spagna 2008, Il momento più alto della carriera di Torres

Il momento più alto della carriera di Torres

CAPITOLI PRECEDENTI

1 – Italia 1980, Rummenigge

2 – Francia 1984, Diavoli Rossi

3 – Germania Ovest 1988, Kieft

4 – Svezia 1992, Danish Dynamite

5 – Inghilterra 1996, Gazza

6 – Euro 2000, Golden gol

7 – Portogallo 2004, Otto Rehhagel

CAPITOLI SUCCESSIVI

9 – Euro 2012, Il Falso Nueve

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16 Risposte

  1. 9 Giugno 2016

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