Onda anomala (Juventus-Carpi 2-0)

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L’arrivo a Torino porta con sé un meraviglioso clima primaverile, con forti piogge per tutto il sabato, una grandinata e il cielo costantemente colorato di grigio scuro. Uscire dal quartiere anarco insurrezionalista che non vede di buon occhio la psichiatria e il Papa per recarsi allo stadio è un episodio che ha i contorni della commedia italiana alla De Sica (figlio) e che lasceremo chiuso nella memoria in attesa di un buon sceneggiatore.

Lo stadio ci si presenta davanti in tutta la sua imponenza e la prima impressione che ho nell’osservarlo è che sia davvero brutto. A una seconda e più attenta occhiata, cercando di osservarlo meglio facendo attenzione a non perdermi in una boutique o in un pub austriaco in franchising, mi chiarisco meglio le idee. Lo Juventus Stadium, all’esterno, non è brutto: è bruttissimo. La struttura di per sé, se si osserva una foto dall’alto o un modellino, non è brutta, è moderna e può piacere o meno, ma non è oggettivamente brutta. Il problema è la prospettiva, perché gli esseri umani, avendo il difetto di non poter volare, lo stadio lo guardano da sotto e, da lì, tutta la parte dell’impianto sportivo vero e proprio rimane coperta dall’edificio su cui poggia il campo da gioco, ossia il centro commerciale. Sarà che sono innamorato delle cattedrali che si stagliano all’orizzonte con la loro imponenza, magari nel cuore di una zona pianeggiante e deserta in modo che ti si spalanchino in pieno volto dominando tutto il campo visivo, ma ho trovato l’estetica esterna piuttosto discutibile. Quasi tutto ciò che è lo stadio sparisce agli occhi degli osservatori, tranne la parte più alta, dove si intravedono i pannelli in metallo che compongono la struttura esterna e che non risultano essere il massimo. Lo Stadium andrebbe osservato nel suo insieme ma quello che ci si trova davanti è un mix di pezzi sparsi qua e là tra un Conad e un negozio di scarpe.

Juventus-Carpi, Dall'alto

Dall’alto

Lezione di architettura finita. L’ingresso è decisamente meglio e lo stadio, dentro, è un ottimo impianto. Non meraviglioso, non spettacolare, ma un ottimo impianto per il gioco del calcio. Lo Stadium non è gigantesco, ha le tribune attaccate al campo, con ottima visuale da ogni zona e un colpo d’occhio eccezionale su tutto ciò che ti circonda. All’inglese direbbero quelli che in uno stadio inglese ci sono stati davvero. Lo show all’americana dello speaker che presenta l’evento lascia il tempo che trova, non ho ancora capito se questo genere di cose mi piacciono o mi danno fastidio, ma giuro che quando l’avrò capito ve lo farò sapere. Certo sembra un passo avanti due secoli rispetto al vecchio Delle Alpi, anche se le Alpi, incredibilmente, sono ancora lì, e sono la parte più affascinante che si può osservare dal parcheggio. I tifosi carpigiani arrivano in circa 1500 a Torino, numero che per tutta la settimana è stato accompagnato da un grande sospetto: tutte queste persone verranno a vedere la festa tricolore della Juve, non il Carpi. Brividi lungo la schiena. La festa scudetto e tre quarti del settore ospiti che brindano felici incuranti del destino della società Biancorossa. Non si spiega diversamente il numero di tagliandi venduti. A orari migliori e distanze ben più comode da percorrere, tipo Bologna e Verona, si sono contati tre, quattro, massimo cinquecento supporter. Qua siamo a circa millecinquecento.

Max Allegri gela gli animi gobbi in settimana avvisando che la festa si fa a fine stagione, c’è da onorare il campionato e vincere una coppa. Bene, un problema in meno. Ora resta da capire come si comporteranno gli ospiti indesiderati. La fauna che affolla lo spicchio è per buona parte di biancorosso vestita. Alcuni sono anonimi, quindi juventini certi. Su quelli che hanno la sciarpa mantieni il dubbio. Al gol di Hernanes tremi, ma il settore rimane fermo. Bene. La juventinità non si palesa, c’è rispettoso silenzio del lutto per il gol subito. Tutto sommato non va male; stai perdendo, ma questo era scontato anche se la Juve ha cinque riserve e gioca al ritmo dell’amichevole di Villar Perosa di agosto. Il bar ha la birra, si vede bene, sei in ottima compagnia, si canta e anche se piove sei coperto. Una splendida giornata condita dalla presenza di amici scesi da Londra. Ottimo. Poi, all’improvviso, accade l’impensabile. Il momento della tragedia si compie a circa un quarto d’ora dalla fine. Di colpo ogni certezza crolla, ogni meraviglia scompare. Da qualche punto, in qualche settore imprecisato dell’avveniristico Juventus Stadium parte la terribile ola. Non ho ancora capito cosa pensare degli speaker all’americana negli stadi del soccer europeo ma sulla ola ho una opinione netta e non riportabile in queste pagine.

Juventus-Carpi, Codice Rosso, lo stato del Calcio: Vialli parlaci della OLA!

Codice Rosso, lo stato del Calcio: Vialli parlaci della OLA!

L’invenzione di Krazy George Henderson per gasare il pubblico degli Oakland Athletics nel 1981 (e ovviamente spacciata come ideona dei mondiali di messicani del 1986, il nome originale è The Wave e suona pure meglio) mi ha sempre fatto lo stesso effetto di un programma di Sandra Milo o di un ritornello insistito e scontato di Jovanotti. C’è di più. Anche a volerla vedere in modo positivo, la ola ha senso, e un buon effetto visivo, solo se è partecipata da tutto lo stadio. E qui comincia il problema, perché quando vedo la ola avvicinarsi al mio settore prego che l’onda si infranga sullo scoglio biancorosso e lì cessi il suo moto perpetuo. Perché dover partecipare a quello stupido e folle festeggiamento? La ola attraversa la curva dei Drughi, passa sulla tribuna alla nostra sinistra, scivola rapidamente verso di noi ed eccola che ci colpisce e prosegue felice la sua corsa, grazie al contributo del nostro settore che scatta in piedi ondeggiando le mani in modo spastico tipo quando la gente balla YMCA senza conoscere le mosse del ballo e muovendo le mani a caso verso l’alto (come faccio io insomma). Tre quarti del (nostro) settore fanno la ola. Mi sfugge ora se si sia levato al cielo anche il tipico orrendo “olè” (con e lunga sul finale) che accompagna l’infame gesto, ma la paresi che mi ha colpito in quel momento ha bloccato tutti i miei sensi per un po’. Urlo di stare seduti ai due o tre giri successivi di mareggiata. Il mio grido disperato di dolore giunge inascoltato. La festa di sport è completa, lo sport ha vinto. La Juve anche. Il Carpi è a un passo dalla B. Olè.

Senza scomodare discorsi triti e ritriti rimaniamo male, il 2 maggio, nello scoprire (meglio sarebbe dire nel ricordare d’improvviso) che i quotidiani non escono quel giorno. Peccato, mi sfugge in un attimo la possibilità di leggere le indigntate dichiarazioni di Maurizio “i difensori del Verona si sono voltati dall’altra parte” Zamparini sull’atteggiamento di Andrea Ranocchia, 21 presenze in nazionale e uno show in quel di Palermo che ad altre latitudini avrebbe fatto gridare allo scandalo. Ma siamo in quella fase di campionato che gli esperti definiscono “la pasticceria”. Torte e biscotti sono all’ordine del giorno e i conteggi per la salvezza si sprecano ma rimangono davvero difficili da prevedere con matematica certezza. Certo le pasticcerie saranno molto frequentate ma puntiamo ancora molto su Firenze, con la Viola che deve sperare di poter ancora agganciare l’Inter e, comunque, che vorrà chiudere bene una stagione in parte tribolata davanti al proprio pubblico.

Juventus-Carpi,

Vi vogliamo così…e poi @Birra&SalCicce per tutti

Carpi e Palermo sono pari ma i Rosanero hanno difatto tre punti in più visto che il pandoro, l’ultima di campionato, lo porta il Verona. Ma se la Fiorentina fa il suo, e deve fare il suo, il Carpi può giocarsi tutto in qualche pasticceria friulana l’ultima di campionato, a patto che l’Udinese faccia risultato a Bergamo, dove non hanno più nulla da chiedere e quindi giocheranno rilassati. Un po’ come il Torino sabato scorso che infatti ne ha fatti cinque a Di Natale e soci. Insomma, come al solito, nonostante i sospetti, il dubbio la fa da padrone e la tensione è altissima. Nell’attesa restiamo seduti, tranquilli, sul divano. Ci godiamo l’impresa del Leicester e il Cholo che riporta in finale l’Atletico Madrid. E facciamo la ola. Così, da soli. Olè.

“Olèèèèèèèèè”

(Fastidioso verso gioioso che accompagna la ola – AAVV)

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5 Risposte

  1. angyair ha detto:

    Mi unisco al grido fanculo la ola: ha ormai rotto i coglioni!

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