Quel che illude lo sport – Andrea Meneghin

Siamo nel Novembre 1999 e un giovane varesino di 25 anni riceve il premio di Mister Europa, il riconoscimento del miglior giocatore europeo dell’anno solare.  Il vecchio continente è ai piedi di questo simpatico ragazzo che, in compagnia del gemello diverso Gianmarco Pozzecco ha guidato Varese ad un’incredibile doppietta Scudetto – Supercoppa Italiana superando le corazzate bolognesi e la Benetton Treviso. Per non farsi mancare nulla, nello stesso anno aveva giocato un ruolo fondamentale per far salire la Nazionale sul tetto d’Europa dopo 16 anni di astinenza, giocando un basket sublime fatto di letture e killer istinct nei finali di partita.

Il futuro del basket Europeo sembra avere il suo autografo ben marcato per i futuri 7/8 anni.. “signori e signori, mi spiace ma la palla è nelle mie mani e sono Re Mida Andrea Meneghin!”

Ma torniamo indietro con la macchina del tempo dei ricordi, riavvolgiamo il nastro sino al 1974, dove nei parquet italiani imperversa un centro che unisce tecnica ad un fisico roccioso, tale Dino Meneghin che, all’età di 24 anni, ha già un palmares di 4 scudetti e 3 coppe dei campioni da grande protagonista.

Il 2 Febbraio di quell’anno arriva l’erede, Andrea, che nasce a Varese, luogo che non lascerà per lungo tempo. Il padre, nel frattempo, vince altri 3 scudetti e 2 coppe dei campioni prima di lasciare Varese passando agli arcinemici di Milano in un trasferimento che suscitò parecchio scalpore all’epoca.

Il trentunenne Dino viene dato per bollito e in fase discendente, ma al primo anno a Milano centra subito lo scudetto smentendo clamorosamente i detrattori. Giocò a Milano fino a 40 anni vincendo 5 scudetti e 2 coppe dei campioni acquisendo lo status di leggenda ed immortale. Gli ultimi anni di carriera li passò nel Friuli-Venezia Giulia a Trieste prima dell’ultimo cameo a Milano a 44 anni. Ma torniamo alla prima stagione triestina perché abbiamo un’altra data da segnare, il 14 Ottobre 1990 a Masnago si gioca la sfida di campionato tra Ranger Varese e Stefanel Trieste. Tra gli ospiti gioca il quarantenne Dino, nei padroni di casa la guardia sedicenne Andrea Meneghin in un’inedita sfida tra padre e figlio che entra di diritto nella storia dello sport italiano.

Andrea Meneghin, Figlio vs Padre

Figlio vs Padre

Si chiude l’epopea Dino, si apre il capitolo Andrea della saga Meneghin, con il giovanotto che prosegue la sua crescita costante in minuti e punti all’interno del roster di Varese pur senza suscitare sensazionalismi, anzi sono più i giudizi di “raccomandato” che piovono sul ragazzo che, pur essendo di qualche centimetro appena più basso del padre, gioca da guardia con ottimi istinti nel playmaking.

Nel 94/95 arriva la svolta, un playmaker tascabile dal Friuli-Venezia Giulia (ancora!!) arriva a Varese, il suo nome è Gianmarco Pozzecco.

Oggi abbiamo gli splash brothers ad Oakland, ma anche a Masnago con il Poz e il Menego ci si divertiva dentro e fuori dal campo. Il rendimento di Varese cresce di anno in anno fino alla splendida cavalcata della stagione 1998/1999 dove con un supporting cast di livello (la guardia Mrsic, il centro Santiago, il capitano di lungo corso Cecco Vescovi, l’ala piccola De Pol e uno dei primi lunghi perimetrali della storia, Giacomo Galanda) porta ad un incredibile vittoria dello Scudetto battendo Treviso in 3 gare.

Nemmeno il tempo di ricaricare le pile che si parte per la Francia, ci sono i campionati Europei, l’Italia gioca la seconda partita contro la Bosnia dopo aver perso la prima partita di 2 con la Croazia. Ed è sotto clamorosamente in una partita a basso punteggio a 2 minuti dalla fine (58-59). L’attacco è confuso, palla al Menego che da 7 metri mette una bomba clamorosa che salva l’Italia, che nella terza partita a fatica supera la Turchia e si qualifica per la seconda fase.

E’ un film già visto per qualsiasi nazionale italiana che si rispetti, sfangata nella prima fase, vittorie convincenti nel secondo gironcino e accesso alla semifinale contro la corazzata Jugoslavia. Quella partita del 2 Luglio 1999 rimarrà impressa agli appassionati per tutta la vita (insieme alla semifinale delle olimpiadi 2004 contro la Lituania), gli slavi hanno giocatori del calibro di Bodiroga, Danilovic e Divac, ma l’Italia domina e accede alla finale contro la modesta Spagna ed è un film già scritto. Nonostante il punteggio basso arriva una vittoria praticamente mai in discussione che consegna ad Andrea Meneghin una stagione strepitosa.

Campione d'Europa

Campione d’Europa

La stagione successiva è piena di aspettative, ma si rivela estremamente deludente, Varese viene addirittura eliminata agli ottavi di finale dalla Viola Reggio Calabria di un giovanissimo Emanuel Ginobili (proprio lui! Chicca che vale la pena condividere, su youtube potete trovare gara3 di quella serie divisa in 4 video: primo, secondo, terzo e quarto).

E’ il momento della scelta di vita, il Menego abbandona Varese come il padre per unirsi ad una super corazzata, questa volta la Fortitudo Bologna di Myers, Fucka, Galanda e Basile. Le statistiche del Menego calano vertiginosamente e la sconfitta 3-0 nella finale scudetto nel derby contro la Virtus non aiuta di certo il suo inserimento in Basket City. Il problema principale è che Andrea a Varese era il Re dentro e fuori dal campo, a Bologna è uno dei tanti, è stato pagato tantissimo e non gli viene perdonato nulla.

La stagione successiva ha lo stesso copione, un sonoro 3-0 subito in finale stavolta contro la Benetton Treviso. Sono passati appena 3 anni da quando aveva l’Europa ai suoi piedi e sembra passato un secolo.

Si torna a Varese, ma la magia stavolta non c’è. Due sconfitte nei quarti di finale dei playoff Scudetto contro Siena e quella maledetta schiena che comincia a fare troppo troppo male. Correggo, il cocktail tra il dolore e la mediocrità fa troppo male. A metà della stagione 2004/2005 Andrea Meneghin lascia il basket.

Perché tutto questo? Il Menego forse non era un cuor di leone, ha sempre giocato nella stessa squadra dove è stato coccolato sin da bambino. Non ha mai avuto una reale concorrenza e quando l’ha avuta forse a livello caratteriale ha un po’ mollato dentro e fuori dal campo.

In Nazionale ha reso praticamente soltanto nell’Europeo del 1999, poi a Bologna hanno cercato di ricreare una sorta di nazionale in un club, ma non tutte le ciambelle vengono sempre con il buco, sembrava quasi l’Italia di Bearzot nell’1986, con pressioni ed aspettative smisurate. Di conseguenza Andrea non ha mai avuto le chiavi della squadra perché con un leader come Myers era dura che ciò avvenisse. Puoi resistere un mese (come all’Europeo), ma non un anno.

Per di più tecnicamente non è mai stato uno scorer, ma gli piaceva avere la palla in mano nei momenti chiave. A Bologna non ce l’aveva mai e spesso veniva panchinato. Insomma quel trasferimento è stato la somma di tutto ciò che non si abbinava alle sue qualità tecniche e caratteriali e lì si è perso.

A 31 anni il padre Dino passò all’Olimpia Milano dando il via ad una nuova dinastia, il figlio Andrea si arrese alla stessa età cominciando a studiare da allenatore. Recentemente ingaggiato da Sky nel ruolo di opinionista, Andrea Meneghin mostra a parole la sua incredibile sapienza cestistica.

E chi ha avuto la possibilità di vederlo in quella straordinaria stagione 1998/1999 avrà sempre l’amletico dubbio, è stato un giocatore sopravvalutato oppure il passaggio a Bologna e gli infortuni successivi hanno limitato il suo incredibile talento? Il vostro scriba da buon romantico sceglie la “2” senza alcun dubbio, dopotutto Mister Europa non si diventa per puro caso…

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20 Risposte

  1. Roberto ha detto:

    Udine non è in Friuli!!

  2. Roberto ha detto:

    Errore! Trieste non è in Friuli!!! Trieste è in Venezia Giulia!

  3. china_bowl ha detto:

    Carpi è in Emilia, Lugo in Romagna. Menego… meteora sopravvalutata ma gli ho voluto bene. Tanto bene. Però l’Italia di Bearzot nel 1986 era piuttosto scarsa e malmessa in campo…

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