Carolina Panthers 2017 – Scosse di assestamento

Tra luglio e agosto vi presenteremo tutte e 32 le squadre con i loro cambiamenti principali e con le loro speranze e/o paure. Troverete tutte le squadre pubblicate in questa sezione: Team by team preview 2017.

NB. Per facilitarne la lettura trovate i vari argomenti divisi in pagine (attacco, difesa, special team, draft & free agency, coaching staff, resoconto & calendario): posizionando il mouse sopra il menu che trovate dopo l’introduzione potrete navigare tra le varie pagine come meglio credete).

Mandatory Credit: Bob Donnan-USA TODAY Sports

Dopo una stagione da autentici dominatori della scena conclusa con un record di 15-1, con gran parte del roster in rampa di lancio e con ampi margini di miglioramento, dev’essere stato uno shock per tutti (giocatori, allenatori, tifosi, semplici appassionati) trovarsi dopo un mese e mezzo di partite, al bye, con il record di 1-5, praticamente fuori da ogni lotta per la post season ancor prima che arrivasse novembre.

Gli equilibri in una squadra da football sono davvero molto labili e spesso mai comprensibili da qua (ragion per cui non capiamo perché ci ostiniamo a fare preview, ma chi è causa del suo mal pianga sé stesso): i Panthers erano e sono una squadra molto particolare sin dalla tipologia di gioco che avevano implementato nelle ultime stagioni. È bastato perdere un po’ di fiducia nei propri mezzi per far mandare tutto a rotoli.

La sensazione di sbigottimento è stata amplificata pochi giorni fa quando dopo una offseason in cui sembravano aver ripreso in mano la situazione ed avere ben chiaro dove intervenire, è arrivato l’allontanamento del GM Dave Gettleman, il vero architetto di questi Panthers, giunto proprio nel 2013 con Ron Rivera quando la situazione di salary cap era già spinosa. Un licenziamento ancora poco chiaro, dovuto pare ad una gestione non condivisa di alcuni movimenti avvenuti nel recente passato ed alcuni rinnovi in agenda (quello di Olsen in primis) su cui non c’era unità di intenti con la proprietà. A giudicare dalle reazioni di giubilo di alcuni ex senatori dello spogliatoio, come Steve Smith, Josh Norman e DeAngelo Williams, probabilmente il rapporto era logoro da un po’.

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ATTACCO

Il balzo indietro netto da 15-1 a 6-10 registrato tra le stagioni 2015 e 2016 è stato principalmente imputato alle performance offensive. A sorpresa due anni fa i Panthers erano stati la squadra con il maggior numero di punti segnati: mentre tutti restavamo estasiati dalla loro solidità difensiva, Newton e compagni, attraverso un gioco a tratti spumeggiante e spesso alternativo, mettevano a tabellone 31,3 punti di media. Guadagnando 40 yard in meno di media a partita dei Cardinals, riuscivano comunque a segnare più punti della ditta esplosiva guidata da Arians&Palmer: sicuramente cinici, in grado di sfruttare al meglio le occasioni concesse dalla difesa in zone di campo favorevoli, i Panthers avevano una anima offensiva che in molti avevano sottovalutato.

E poi l’anno scorso cosa è successo? L’Option Football da loro utilizzato sembrava davvero solo all’inizio della crescita: è pur vero che bisognava aspettarsi delle difese più pronte, ma allo stesso modo, pensavamo di aver visto solo una minima parte delle potenzialità di questo attacco che fa proprio della diversità e dell’adeguarsi alle contromisure difensive il punto di forza. Purtroppo non è andata così: Newton si è un po’ perso e il supporting cast a sua disposizione non gli ha dato alcuna mano a venirne fuori: il dato di 53% di completi è un po’ il riassunto di tutto questo. Cam non è mai stato un QB dal 70%, sia per caratteristiche personali che di sistema, ha sempre vivacchiato attorno al 60%, ma non era mai andato così in basso.

Ovviamente non poteva essere messo in discussione lui e non solo per il mega contratto firmato nel 2015, ma perché ha dimostrato ampiamente quanto può fare in questa Lega, risultando spesso immarcabile. Il management ha quindi preso una via già intuibile con la free agency e poi ben conclamata con il draft: aumentare a dismisura le armi a disposizione, puntando su tipologie di giocatori che mancavano in squadra o che se presenti non avevano comunque la qualità necessaria per essere incisivi.

Dal mercato dei giocatori liberi è arrivato Russell Shepard: a Tampa Bay nella scorsa stagione era riuscito a ricavarsi un minino di spazio sfruttando sia gli infortuni altrui che soprattutto il suo atletismo (parola che ricorrerà più volte in questo paragrafo). In realtà era stato firmato anche Charles Johnson, ex Vikings, che è durato poche settimane: caduto in disgrazia, dopo una prima stagione da 31×475 ben oltre ogni più rosea previsione per un settimo giro, sembrava poter ricevere una seconda chance, che però non ha visto nemmeno l’inizio del training camp.

Bisognava comunque intervenire in un reparto che era ai minimi storici sia come quantità (sono stati lasciati andare Ginn e “Philly” Brown) che come qualità (i due titolari Funchess e Benjamin hanno mostrato luci, ma anche tantissime ombre). L’opera di ristrutturazione era però solo all’inizio tant’è che dopo quanto successo al draft i veterani dovranno sudarsi gli snap da titolari e in alcuni casi rischiano pure di restare ai margini della squadra.

Primo e secondo giro, ottava e quarantesima scelta assoluta sono state investite su due atleti tatticamente molto simili, duttili, che fanno della velocità e della imprevedibilità il loro forte: Christian McCaffrey lo troviamo tra i running back, Curtis Samuel tra i ricevitori, ma entrambi sono un ibrido che rischia di rendere indecifrabile l’attacco dei Panthers o per le difese altrui o per Newton stesso.

McCaffrey, atipicità al potere

Dopo aver perso Tolbert (ormai inutile) e aver deciso che Cameron Artis-Payne potesse essere utilizzabile solo in assenza di Jonathan Stewart, Carolina ha deciso di mettere il turbo al reparto dei RB proprio con l’ottava scelta assoluta: su McCaffrey a leggere in giro sul web c’è una frattura difficilmente comprensibile, c’è chi è convinto che sia finito nel sistema perfetto per lui e c’è chi sostiene l’esatto contrario. In entrambi i casi le argomentazioni paiono convincenti. Noi non ci sbilanciamo, sarà il campo ad essere giudice come al solito.

Quello che regala fiducia ai tifosi è che c’era tanta convinzione nella scelta di questo giocatore a quel punto del draft (molti mock ne erano certi), quindi il coaching staff dovrà avere per forza di cose ben chiare le idee su che strada prendere. Potremmo addirittura vederlo in campo in coppia con Stewart (o Artis-Payne). Completa il reparto affollatissimo Fozzy Whittaker, utile nei terzi down, che però potrebbe veder ridotto il suo utilizzo già marginale (27% di snap giocati la passata stagione).

Benché i rinforzi siano stati corposi (almeno dal punto di vista numerico), c’è molta più incertezza tra i ricevitori. Kelvin Benjamin aveva avuto una buonissima stagione da rookie, ma poi era stato assente per infortunio per tutto il 2015: che impatto poteva avere il suo re-inserimento in una squadra che senza di lui era andata 15-1? Come poteva coesistere con un compagno di reparto dalle caratteristiche fisiche molto simili alle sue come Devin Funchess? La stagione 2016 ha fornito risposte negative ad entrambe le domande e le foto di un Benjamin ingrassato a dismisura agli OTA di maggio hanno accentuato i dubbi e le perplessità. La dirigenza forse ha capito di aver sbagliato a creare un reparto troppo grosso e è corsa ai ripari con gente come Samuel e Shepard (necessari anche per evitare l’impiego di Bersin…), ma non è ancora ben chiaro come il reparto potrà amalgamarsi.

Il tutto senza considerare quel fenomeno che è e resta Greg Olsen, pomo della discordia nell’affaire Gettleman ed unico elemento a non affondare nella passata stagione, l’unico TE ad avere più di 1000 yard ricevute e più di 50 primi down chiusi in tutte e tre le passate stagioni (Kelce ci è riuscito nel 2016 e nel 2015, Gronkowski nel 2014).

Nel sottobosco occhio (ancora) a Keyarris Garrett e Damiere Byrd: due giocatori già presenti a roster la passata stagione (anche se in due hanno giocato 1 partita, Byrd in week 17, e fatto 1 ricezione): il primo è un ricevitore fisicato che forse prima o poi avrà una chance dopo essere stato il leader della nazione NCAA per yard ricevute nell’ultimo anno a Tulsa nel 2015. Il secondo dovrà lottarsi il posto nei 53 con Bersin.

In linea offensiva ci si aspettava un intervento più sostanzioso: la perdita di Remmers è stata festeggiata con la classica bottiglia di champagne tenuta in fresco per le occasioni migliori. Giocatore che non ha mai convinto nemmeno nei momenti d’oro della squadra. Il problema è che si è provato a sostituirlo con Matt Kalil (che a Carolina trova il fratello, Ryan): l’ex Vikings che nel 2012 è stato quarta scelta assoluta è ancora molto giovane (28 anni questa estate), ma è proprio dalle primissime stagioni tra i pro che non ha prestazioni all’altezza. Il problema principale risiede nel contratto che gli è stato fatto firmare che lo pagherà come se fosse un top conclamato nel ruolo per i prossimi 5 anni con ben 25 milioni garantiti. A cifre più basse poteva essere una scommessa interessante, così bisognerà vincerla per forza e forse la vicinanza con il fratello (che gioca centro) potrebbe non bastare. Tra le altre cose è in fase di recupero da un infortunio all’anca che l’ha tenuto out per quasi tutta la scorsa stagione.

Michael Oher dopo una buona prima stagione ai Panthers nel 2015, ha passato il 2016 quasi del tutto in borghese e continua a lottare con problemi di traumi cranici che rischiano seriamente di porre fine alla sua carriera e per il momento hanno posto fine al suo contratto con Carolina. Il problema è che in questa situazione si trova catapultato titolare il tackle Daryl Williams, già sembrato non all’altezza del ruolo di starter. Da tenere d’occhio allora il secondo giro di quest’anno, Taylor Moton, che dalla sua ha anche una certa duttilità anche come guardia.

Per le guardie le cose vanno decisamente meglio: intanto a sinistra nessuno mette in dubbio posto e performance di Andrew Norwell (undrafted 2014) aspetta solo di firmare un bel contratto pluriennale, dopo essere risultato tra le 10 migliori guardie della Lega negli ultimi due anni nonché il migliore di questo reparto secondo PFF nell’ultima stagione. A destra Trai Turner (terzo giro 2014) invece il contrattone più che meritato l’ha firmato appena dopo l’allontanamento di Gettleman ed andrà a guadagnare 45 milioni nei prossimi 4 anni. Il problema nel ruolo delle guardie è che manca di profondità considerando che le due riserve principali sono David Yankey, promettente ad Stanford che ha girato la lega per 2 3 anni prima di trovare qualcuno che gli facesse giocare qualche snap, e Amini Silatolu che viene da un anno di inattività.

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DIFESA

Dopo uno sbandamento iniziale e qualche ricaduta nel resto della stagione (dovuto in parte anche ad infortuni a giocatori cardine), la difesa dei Panthers è tornata su livelli accettabili, pur concedendo una media finale di 25,1 punti non proprio bassa.

Si riparte da una pass rush che ha prodotto ben 47 sack, seconda solo a quella dei Cardinals per una unità. Il tutto senza avere l’uomo da doppia cifra: Mario Addison leader di squadra ne ha messi a segno 9,5 suo massimo in carriera che conta già 6 stagioni. La cooperativa del sack ha visto iscriversi a statistica ben 18 giocatori. Tra questi c’era Kony Ealy, ma non ci sarà in questa stagione, scambiato ai Patriots assieme ad un terzo giro per un secondo (poi diventato l’offensive tackle Moton). Ealy è un po’ una sconfitta dei Panthers che in lui avevano investito un secondo giro nel 2014 e dopo solo due stagioni hanno pensato di scaricarlo, per nulla convinti dei suoi esigui progressi in un ruolo in cui spazio per emergere ce ne era, specie dopo l’abbandono di Hardy e la regressione di Charles Johnson.

Johnson sarà a roster anche l’anno prossimo ma i suoi anni migliori, anche liberi da infortuni, sembrano ormai alle spalle. Ed è un po’ la stessa cosa che si può dire di Julius Peppers che nel lontano 2002 iniziava la sua carriera da professionista proprio a Carolina dove restò per 8 proficui anni; ora ritorna a casa, ma di benzina nel serbatoio ne è rimasta davvero poca: ovviamente non può essere una soluzione sul medio lungo periodo, tornerà peraltro a giocare mano a terra, ma qualche snap di qualità può ancora darlo almeno per quest’anno.

Il nuovo arrivato via draft, Hall, pare invece più un ibrido, magari più adatto a giocare DE in un fronte dispari, piuttosto che pari: non eccelso in pass rush, potrebbe entrare nel mix dei DT guadagnandosi qualche snap tra quelli che lasceranno a disposizione Kawann Short, Star Lotulelei e Vernon Butler: loro sono la vera anima di questa linea. Short secondo Pro Football Focus è stato il terzo uomo di linea interno della Lega (dietro solo a Suh e Donald); Lotulelei invece è in scadenza di contratto e vorrà giocare ai massimi livelli per agguantare un super contratto (forse anche fuori dai Panthers); Butler pur in un utilizzo più risicato l’anno scorso è risultato molto efficace e sta studiando proprio per sostituire eventualmente il suo compagno in scadenza.

Il trio di linebacker non teme cambiamenti: Luke Kuechly pare abbia superato brillantemente i problemi di “concussion” avuti nella passata stagione che l’hanno tenuto fuori fin troppo. C’è da capire quanto quelle assenze fossero più precauzionali considerando la stagione ormai andata e quanto invece fossero reali. Nel secondo caso il campanello d’allarme potrebbe far stare sull’attenti riguardo alla carriera di uno dei difensori più forti della NFL. Ad ogni modo la sua assenza ha permesso alla dirigenza di testare a fondo A.J. Klein che infatti è stato lasciato andare (peraltro ai rivali divisionali dei Saints).

Si ritorna in campo!

Affianco a Kuechly si chiederà “one more year” a Thomas Davis costantemente nel cuore dell’azione avversaria, al quinto anno consecutivo sopra i 100 placcaggi totali. Mentre ci si aspettava (e si aspetta) un po’ di più da Shaq Thompson, il cui utilizzo resterà comunque parziale stante alle sue caratteristiche un po’ ibride. Dietro a questi tre c’è un po’ di deserto.

Il reparto più sotto l’occhio del ciclone nella passata stagione era quello delle secondarie, in particolar modo come la manciata di baldi cornerback avrebbe sopperito alla partenza di Josh Norman: bisogna ammettere che dopo un inizio giustificatamente difficile Bradberry ha avuto una stagione molto solida, conquistando sul campo la possibilità di essere lui il CB1 di questa squadra. Qualche difficoltà in più per Worley che è comunque rimasto a galla. In sostanza il 2016 lascia in dote al 2017 due CB titolari, giovani e con margini di miglioramento.

A loro è stato affiancato Captain Munnerlyn: si tratta di un ritorno nello stato del Carolina, dopo tre stagioni nel Minnesota. Munnerlyn è perfetto nel ruolo di nickelback e in copertura sui slot receiver altrui (più in difficoltà con i tight end). Per di più porta una certa esperienza al reparto che può essere da guida in campo e sulla sideline ai giovani di cui sopra.

Tra le safety una conferma (la strong safety Kurt Coleman) ed una novità: Mike Adams non è di certo di primo pelo, 36 anni già compiuti e questa sarà la quinta squadra NFL (3 anni a San Francisco, 5 a Cleveland, 2 a Denver, 3 ad Indianapolis), probabilmente sarà l’ultima fermata della sua solida carriera NFL.

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SPECIAL TEAM

Graham Gano l’anno scorso ha deluso, sbagliando troppi calci che hanno influito ancora di più in una stagione già disgraziata di suo. Dal draft, al settimo giro, è arrivato Harrison Butker che a Georgia Tech ha riscritto svariati record per la scuola nel ruolo. Ha solo 21 anni e forse avrà bisogno di un po’ di gavetta prima di diventare titolare, ma fossimo in Gano non dormiremmo sonni troppo tranquilli.

Più sereno Andy Lee, uno dei migliori punter della lega ormai da parecchi anni, che l’anno scorso ha perso metà stagione per infortunio, ma che se sano non può essere messo in dubbio da Palardy (suo sostituto nella scorsa annata).

Per i ritorni non si potrà più far affidamento su Ted Ginn, che ritornava sia kick off che punt. Ma in questa offseason non sono mancate di certo le aggiunte di velocisti: occhio in particolar modo a Curtis Samuel.

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DRAFT

1 (8) – Christian McCaffrey, RB (Stanford)
2 (40) – Curtis Samuel, WR/RB (Ohio State)
2 (64) – Taylor Moton, OT (Western Michigan)
3 (77) – Daeshon Hall, DE (Texas A&M)
5 (152) – Corn Elder, CB (Miami)
6 (192) – Alexander Armah, FB/DE (West Georgia)
7 (233) – Harrison Butker, K (Georgia Tech)

MOVIMENTI PRINCIPALI FREE AGENCY

In: Russell Shepard (WR, TB), Charles Johnson (WR, MIN), Matt Kalil (OT, MIN), Julius Pepper (DE, GB), Captain Munnerlyn (CB, MIN), Mike Adams (S, IND).

Out: Mike Tolbert (RB, BUF), Ted Ginn Jr. (WR, NO), Corey “Philly” Brown (WR, BUF), Micheal Oher (OT, FA), Mike Remmers (OT, MIN), Kony Ealy (DE, NE), A.J. Klein (LB, MIN), Leonard Johnson (CB, BUF).

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[nextpage title=”Coaching Staff”]

COACHING STAFF

Abbiamo detto in apertura del terremoto che ha colpito la franchigia con l’allontanamento del GM Gettleman, ora concentriamoci sul coaching staff. Pur dopo un brusco rallentamento, il lavoro di Ron Rivera non ha temuto di essere fermato. In sella come head coach dei Panthers dal 2011, ha costantemente migliorato i risultati e le performance dei propri giocatori.

Chi invece è un po’ sulla graticola è Mike Shula, l’offensive coordinator subito additato come una delle principale concause del fallimento 2016. Ad ogni modo ha visto confermato il suo posto e verosimilmente accolte tutte le sue richieste (stando alla gestione del draft): ecco quindi che un’altra stagione balbettante in attacco potrebbe costargli il posto, il 2017 è un’annata centrale per la sua carriera prossima.

Qualche cambiamento obbligatorio è avvenuto invece nel reparto dello staff difensivo: Sean McDermott dopo annate molto valide ha spiccato il volo verso Buffalo dove farà il capo allenatore (ed ha portato con lui anche qualche altro elemento interessante del management), a Carolina quindi il ruolo di defensive coordinator (con la supervisione stretta di Rivera) è stato affidato a Steve Wilks, già presente come assistente speciale con specifica sui defensive back. Non ci sono esperienze significative come DC nel suo curriculum, anche se negli ultimi 10 anni ha allenato secondarie di svariate squadre NFL (Bears, Chargers e Panthers) e NCAA (Washington, Notre Dame, Bowling Green e Appalachian State tra le tante…).

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RESOCONTO e CALENDARIO

Il 2016 è stato un incubo che a giudicare dalle ultimissime mosse ha lasciato scorie non da poco. Inoltre la gestione di Newton in campo e sui media non è parsa delle migliori per colpe sue, ma non solo. L’amalgama tanto giustamente celebrata del 2015 s’è disintegrata troppo in fretta, tanto da far venire qualche dubbio in più sulla sua effettiva solidità. Soprattutto per questo l’offseason dei Panthers è stata molto aggressiva, se non a suon di milioni (non era ancora possibile), quanto meno nella natura delle varie mosse che hanno ben indicato quali fossero, secondo il management, i problemi che hanno generato una stagione da 6-10.

Il 2017 sarà fondamentale: perché se gli innesti produrranno una stagione positiva allora Carolina continuerà con questa identità sia difensiva che soprattutto offensiva, dovesse invece andare di nuovo male, allora bisognerà iniziare a rivalutare questo sistema dalle fondamenta.

Il calendario già alla seconda settimana prevede la sfida contro i Buffalo Panthers/Bills. In generale non pare difficilissimo, specie in apertura: l’1-5 con cui si è iniziata l’annata scorsa può essere scongiurato.

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azazelli

Da giovane registravo su VHS tutte le finali di atletica, mondiali ed olimpiadi, poi m'hanno cancellato il record di Donovan Bailey con Beautiful e mi sono dato al download. Vivo di sport, cerco di scriverne.

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2 Risposte

  1. Alberto Lolli ha detto:

    underdraft non e’ arrivato anche Ben Boulware da Clemson?
    fisicamente ha qualche limite ma x me puo’ trovare spazio in NFL……

    • azazelli ha detto:

      Gli undrafted spesso me li perdo in queste analisi….però Boulware ce l’ho ben presente giocatore culto, non avevo notato fosse finito a Carolina (che evidentemente hanno il vizio di prendere LB a cui mi appassiono, dopo A.J. Klein…).
      Ho più di qualche dubbio sul suo adattamento ai ritmi che ci sono in NFL, fisicamente e soprattutto atleticamente è più di qualche passo indietro, però sarei contento di sbagliarmi

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