Il diritto di dissentire

E’ inutile negare che lo scorso fine settimana non è stato il vostro classico fine settimana sportivo americano, e questo non certo per qualcosa che è successo durante lo svolgimento del gioco su un campo da football o di basket o di baseball, ma “grazie” alla parole di quello che è, purtroppo mi verrebbe da dire, l’uomo più potente del mondo in questo momento e alla risposta che ha dato lo sport americano più o meno unito.

Della storia della protesta contro l’ingiustizia sociale e le brutalità della polizia di Colin Kaepernick (seguito poi da altri) e di come questa ha causato, sostanzialmente, il suo essere disoccupato, ne abbiamo già parlato, di tutto quello che ha fatto e detto Donald Trump in questi mesi di presidenza ovviamente no e non ci pensiamo nemmeno d’altronde, ma sabato scorso le due storie si sono intrecciate quando l’attuale presidente degli Stati Uniti America, durante un incontro in Alabama (cosa da non sottovalutare per altro), piuttosto di trattare temi economici, magari della riforma dell’Obamacare o delle schermaglie con la Corea del Nord, ha deciso di attaccare frontalmente l’NFL e i giocatori che osano protestare inginocchiandosi durante l’inno chiedendo ai proprietari di licenziare quei “son of a bitch“!

Non so il vostro livello d’inglese ma capirete da voi stessi che non è proprio un complimento. Non contento il buon Donald, visto che già le sue dichiarazioni stavano facendo rumore, ha deciso di smuovere ulteriormente le acque parlando prima di un NFL che sarebbe in calo di ascolti perché non abbastanza “violenta”, e poi ha “ritirato” l’invito alla Casa Bianca per i detentori del titolo NBA, i Golden State Warriors, attaccando il loro leader Stephen Curry che aveva parlato di dubbi all’interno della squadra sul fatto di andare o meno a questa visita istituzionale.

Se Trump ha fatto tutto questo caos (che ovviamente sta sempre tenendo caldo su twitter con continui tweet a riguardo) per meri calcoli politici (assecondare la sua base più “patriottica” o “becera” a seconda di come la pensiate), di opportunità  per distogliere l’attenzione dai temi più caldi e spinosi per lui (Russia gate, Obamacare, uso delle mail private dal suo staff e Corea del Nord) o solo perché è Donald Trump non lo possiamo e vogliamo sapere (la verità potrebbe anche essere peggiore di quanto ipotizzato) e alla fine non ha neanche molto importanza: sentire un capo di stato di quell’importanza chiamare “figli di puttana” altre persone e poi vederlo litigare come una Selvaggia Lucarelli qualunque sui social è già abbastanza avvilente.

Probabilmente però Trump non aveva preventivato il fatto che la quasi totalità del mondo sportivo americano (ultimamente anche il mito della NASCAR Dale Earnhardt Jr.) si sarebbe ribellata, con diversi livelli di sbigottimento, alle sue parole e questo potrebbe anche portarlo ad alzare ulteriormente l’asticella anche perchè The Donald è uno che ci tiene ad avere l’ultima parola. A livello di considerazione generale o di futuri voti non penso cambierà niente perchè interventi del genere non fanno altro che polarizzare idee già consolidate, e comunque la si pensi questo non è di certo un bene.

Alcuni come LeBron James hanno dato risposte molto dure e dirette (sostanzialmente gli ha dato del buffone e detto che non lo rispetta), e comunque tutte le risposte arrivate dall’ambiente NBA sono state all’insegna della critica ad un pensiero che alla fine dice “non avete la libertà di dire quello che pensate”, con le più autorevoli che sono arrivate da gente come Gregg Popovich (ex agente della CIA per altro), Steve Kerr e Mark Cuban, mentre quelle dell’NFL sono state un po’ più ambigue anche se a prima vista più compatte.

La prima risposta arrivata da Goodell in qualità di rappresentante massimo dell’NFL tutta è stata abbastanza scialba e, soprattutto, ha portato a spostare il focus della protesta dall’ingiustizia sociale al concetto di unità che poi ha caratterizzato il weekend. Certo alcune risposte dei proprietari sono state più dure (per es. Jed York dei 49ers, che comunque è stato sempre critico con il presidente in questi mesi, e quelle di molti giocatori, anche quelli che prima ne erano rimasti fuori), ma in generale la sensazione è che molti l’hanno fatto soprattutto per non scontentare i loro giocatori (che ricordiamolo sono per la maggior parte di colore e questo viene visto soprattutto come un attacco verso di loro) e molte dichiarazioni sono state tardive, ambigue e hanno focalizzato l’attenzione più che sul diritto alla libertà di parola ed espressione sul concetto di unità e fratellanza all’interno dell’ambiente NFL, oltre al fatto che sono sembrate molto ipocrite perchè il boicotaggio di Kaepernick è abbastanza evidente e continua ancora oggi e non era di certo iniziato “ieri”.

Ci sono state poi alcune scelte su cui personalmente sono stato molto in disaccordo come nel caso degli Steelers in cui il coach Mike Tomlin, per non mettere i suoi giocatori nella condizione di fare una scelta, se protestare o meno, ha deciso di far restare tutti nel tunnel e non farli entrare in campo in quel momento. A parte il fatto che poi il diavolo ci ha messo lo zampino e la fotografia dell’ex militare Villanueva da solo fuori dal tunnel mentre ascolta l’inno ha mandato il messaggio sbagliato con il povero giocatore che poi il giorno dopo ha dovuto passare molto tempo a spiegare che non voleva mettere in imbarazzo gli altri, così facendo Tomlin ha sostanzialmente vietato ai suoi di esprimere la propria opinione, cosa per me ancor più sbagliata (a voler pensare male voleva cercare di far stare fuori dalle polemiche il suo proprietario che è stato tra quelli che hanno più contribuito monetariamente alla candidatura di Trump, per altro in buona compagnia tra i proprietari NFL). Che dire poi del paraculo Jerry Jones che si è fatto inquadrare con tutta la squadra mentre s’inginocchiava prima dell’inno per poi stare in piedi, abbracciato con tutti, durante l’inno stesso? A cosa serve inginocchiarsi prima del momento “incriminato” se non a far aumentare l’errata sensazione che sia una protesta contro l’inno e la bandiera americana?

Villanueva ed il messaggio sbagliato

Villanueva ed il messaggio sbagliato

E cosa pensare di quei tifosi che hanno passato il tempo dell’inno a fischiare e inveire contro i giocatori inginocchiati? Non stavano, così facendo, mancando di rispetto all’inno? E pensare che normalmente passano questo tempo a bere e mangiare invece…

“Pensate allo sport e basta invece”, quanto è stupida questa considerazione? Se a voi dicessero “pensa solo al tuo lavoro” quando vuoi esprimere una tua opinione come vi sentireste? Non mandereste a cagare il vostro interlocutore?

Poi come può lo stare inginocchiati invece che in piedi durante l’inno influenzare la seguente prestazione sportiva di un atleta? E vale lo stesso per i minuti di silenzio per eventuali tragedie o morti eccellenti? Vietiamo pure quelle o tanto sono morti e quindi non danno problemi mentre protestare per i vivi è più problematico?

“Ci sono altri momenti per protestare” e quindi voi se volete farvi ascoltare cosa fate? Lo dite mentre vi possono ascoltare quante più persone possibili o mentre siete nel bagno a cagare? D’altronde gli scioperi li fanno dove nessuno li può vedere no?

“È irrispettoso verso i militari!” gli stessi che hanno combattuto proprio per garantire a tutti la libertà si esprimere la proprio opinione?

“Se non vi sta bene questa nazione ve ne potete sempre andare via!”, se avete dei dubbi sull’intelligenza di una persona, qualora dicesse questo sareste sicuri che è un’idiota e basta! Amare un paese significa soprattutto fare il possibile per cambiarlo dall’interno, anche perché dall’esterno non puoi cambiare un bel niente! E per farlo cambiare non sempre basta esprimere il proprio diritto di voto nella cabina elettorale ma si debbono utilizzare altri modi (sempre non violenti eh, perché ricordiamoci sempre che qui si sta parlando in un comportamento assolutamente non violento). Rispondere con una frase del genere indica soltanto grande idiozia e un’assoluta mancanza di voglia di confrontarsi che invece è alla base della democrazia.

La verità è che questo tipo di proteste ci dà fastidio perché ci toglie dalla nostra comfort zone, ci obbliga a pensare a cose a cui non vogliamo pensare, specie magari quando siamo in una situazione, come un evento sportivo, in cui vogliamo pensare ad altro: trovarci a riflettere sul fatto che ci sono ingiustizie sociali, anche legate al colore della pelle, ci fa sentire a disagio perché ci obbliga a guardare dentro di noi accorgendoci di essere, in fondo, egoisti, ipocriti e magari anche razzisti. Non voglio fare discorsi sociologici o politici, anche perché non ne sarei in grado, ma sono sicuro che queste situazioni danno problemi in realtà per lo più solo a chi effettivamente viene colpito nel segno da questo tipo di proteste.

Non entro nel merito sul fatto che queste proteste siano giuste sia perché, ovviamente, sono bianco e vivo da questa parte dell’oceano e quindi non posso pensare di mettermi nei panni di chi protesta, sia soprattutto perché, in fondo, non è neanche importante che lo siano in quanto qui il problema è che non si vuole permettere di farle queste proteste, cosa che secondo me è molto più grave. Ed è per questo, ripeto, che giudico sbagliate alcune risposte date dall’NFL perché spostano il focus del problema e creano danni maggiori.

Già viviamo in una società in cui ci si tende a chiudere nella propria bolla, ossia ci si circonda (soprattutto in ambito social) solo di chi la pensa come noi e a seguire solo chi esprime opinione che ci piacciono e basta, se poi pretendiamo che chi ha un’opinione diversa la esprima solo quando non ci dia fastidio o quando non lo dobbiamo vedere…beh…non sarà che stiamo sbagliando noi?

Reid, Kaepernick e l'ex militare Nate Boyer nell'espressione della loro libertà

Reid, Kaepernick e l’ex militare Nate Boyer nell’espressione della loro libertà

 

Questo articolo esprime solo il mio parere e non obbligatoriamente quello di tutte le persone che scrivono su questo sito

angyair

Tifoso dei 49ers e dei Bulls, ex-calciatore professionista, olimpionico di scherma, tronista a tempo perso, candidato al Nobel e scrittore di best-seller apocrifi. Ah, anche un po' megalomane.

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Una risposta

  1. Complimenti Aza, ottimo post!

    Alla fine Trump ha ottenuto quello che voleva: spostare la protesta dal terreno dei diritti civili per girarla sul mancato rispetto alla bandiera e all’inno.

    Per chi non l’avesse letto consiglio l’articolo di Eric Reid sul New York Times che racconta perchè è nata la protesta di K (cuoricini a iosa): https://www.nytimes.com/2017/09/25/opinion/colin-kaepernick-football-protests.html

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