#ShoesGate visto dalla parte del tacco 15

E poi ci sono io, che non voglio parlare di “Zar”, principi, servi o braccianti. Voglio fare una riflessione umana, romantica e quasi carnale sulla pallavolo.

Ogni ragazzino quando si approccia a questo sport, e ciò vale per ogni disciplina, con qualche eccezione che non approfondirò, sogna di poter vincere una medaglia d’oro. Non importa se olimpica, mondiale o europea, basta che sia forgiata del metallo più prezioso… e con la maglia azzurra. Ecco, direte voi, la solita retorica. Invece no, non lo è!

Perché ogni sport per farsi conoscere ha bisogno di un protagonista e di un palcoscenico: nella pallavolo sono rispettivamente la nazionale, ovvero l’ItalVolley, e tutti i tornei nei quali è coinvolta che siano Olimpiadi, Mondiali, World League.

Vi faccio un esempio pratico. La generazione dei fenomeni. Tutti, ma proprio tutti, si ricordano le grandi imprese di quei ragazzoni guidati da Velasco… ma in quanti si ricordano quali club hanno vinto il campionato italiano in quegli anni o in quale squadra militasse Gardini o Lucchetta? In pochi, o meglio solo coloro che avevano la fortuna di abitare nelle province che ospitavano un palazzetto di serie A1. E di quel periodo, nella mente di tutti, non restano i trofei vinti con il club dal singolo Lucchetta, Zorzi o Bernardi, ma Jacopo Volpi che urla “sul tetto del mondo”

La nazionale è un bene di tutti e per tutti!

Ed è per questo che il singolo non esiste, non deve esistere. Anzi il singolo che, per qualsiasi motivo, ha raggiunto una grande popolarità mediatica dovrebbe metterla a completa disposizione della squadra, in quanto più sei popolare e più sponsor arrivano. E più sponsor arrivano e più si può limare sui costi per le società dei campionati minori, ma soprattutto sui costi di quelli giovanili, che rappresentano il futuro del nostro sport. Già, perché chi parla di sfruttamento dei diritti d’immagine del singolo giocatore dovrebbe sapere che alla FIPAV i soldi non piovono dal cielo. Vengono da sponsor, iscrizioni ai vari campionati e dai corsi di aggiornamento, obbligatori, per allenatori, dirigenti e segnapunti.

E poi diciamocela tutta, se un pallavolista spera di fare milioni di milioni ha sbagliato completamente sport. La pallavolo è uno sport di squadra e la tua prestazione non dipende solo ed esclusivamente da te. Gli stipendi per un top player sono intorno ai 500.000€ a stagione. A meno che tu non ti chiami Wilfredo Leon e non giochi allo Zenit.

In conclusione, ben venga una regola che obblighi i convocati in azzurro a indossare l’abbigliamento tecnico dello sponsor perché a beneficiarne sarà tutto il movimento. E a chi dice “sì, ma tizio o caio si sono fatti il culo per anni e ora è giusto che raccolgano” io rispondo che fuori dalla nazionale possono fare ciò che vogliono, ma con quella maglia devono dare l’esempio e aiutare chi il culo se lo sta facendo adesso.

Qualche giorno fa sono stata a vedere Claudio Santamaria in “Memorie di un folle” di Gustave Flaubert e c’è una frase che secondo me racchiude il succo di quanto detto finora.

“Da bambino, amavo ciò che si vede; da adolescente, ciò che si sente; da uomo, non amo più nulla.”

Speriamo che quel folle si sia sbagliato.

~Dalla pungente e brillante penna di Simona Bernardini.

La Sorellanza

La Sorellanza è un'associazione che si impegna nel portare all'attenzione mondiale il volley, soprattutto il trash che c'è dietro. CEO: Luca Vettori.

Potrebbero interessarti anche...

Una risposta

  1. Carla Di Carlo ha detto:

    Ciao! Sono nuova qui, un po’ spaesata… ma con tanta gioia nel cuore per aver trovato un’opinione sensata e da me perfettamente condivisa sul cosiddetto #ShoesGate. Ogni parola in più è superflua. Ti dico solamente: grazie! <3

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: