Super Bowl LI – Kyle Shanahan, da T.O.C.F.K.A.M.S. a T.C.P.K.A.M.S.

Non è stato facile per Kyle Shanahn affermarsi nel mondo del football, lui che è sempre stato visto come The Offensive Coordinator Formally Known As Mike Son, ogni sua promozione, ogni sua nomina, veniva sempre accompagnati da quel sorrisino che pur senza dire niente faceva capire che…dai…ci siamo capiti no? Non fosse stato il figlio di Mike mica starebbe lì…

Essendo poi stato Mike un grande coach che ha vinto due Super Bowl come capo allenatore e un altro come offensive coordinator, oltre ad aver lasciato impronte del suo passaggio ovunque sia stato, è facile capire come l’ombrello protettivo e allo stesso tempo asfissiante sotto cui è cresciuto Kyle non è stato certo normale. Crescere come il figlio del grande Mike non è stato facile. Ovviamente è stato nettamente meglio di tantissimi altri che magari sono cresciuti senza padre o da padri disgraziati, ma non sempre è tutto oro quello che luccica.

Nato nel Minnesota dove allenava il padre e cresciuto tra la California e Denver, Kyle decise di accettare la schoolarship di Duke per allontanarsi finalmente dalla pressione di essere il figlio di Mike. Gioca come wide receiver ma a Duke non si trova bene e decide di trasferirsi all’università di Texas, ad Austin, dove giocherà insieme a tanti altri futuri giocatori NFL e soprattutto stringherà grandi amicizie, principalmente quella con Chris Simms, anche lui con un padre ingombrante e che quindi era capace di capirlo come pochi. L’amicizia tra i due è speciale tanto che anche adesso si sentono quasi quotidianamente per parlare soprattutto di football (talked about football, come direbbe il padre sulla CBS), specie mentre Kyle ritorna a casa dall’allenamento e sfrutta quei pochi minuti liberi per mantenere intatti i contatti con gli amici di sempre, quelli più importanti.

Una volta laureatosi nel 2003 Kyle aveva già capito che il suo futuro come giocatore era ormai finito, ma probabilmente quello non era mai stato il suo vero sogno, dentro di sé aveva sempre saputo che il suo destino sarebbe stato quello di allenare. Trovò subito lavoro come assistant graduate a UCLA, e appena finita la stagione Jon Gruden, che alla sua stessa  età aveva occupato lo stesso ruolo ai 49ers di Walsh, lo assunse come assistant coach for offensive quality control (dava anche una mano ai ricevitori e anche al suo vecchio amico Simms che era tra i QB di quei Bucs): avere le conoscenze del padre lo ha certamente aiutato ad inizio carriera, ma chi gli stava intorno capiva subito che il ragazzo aveva qualità. Il problema erano quelli che non lo conoscevano.

Kyle però era sveglio, sapeva che doveva sfruttare ogni occasione, ed avendo l’ufficio a pochi metri da quello di Monte Kiffin non perse l’occasione per cercare d’imparare da uno dei più grandi: ogni volta che ne aveva l’occasione assisteva ai meeting difensivi per assorbire qualsiasi cosa, non solo riguardo l’attacco, il suo reparto, ma anche su tutto quello che c’è intorno ad una squadra di football, anche perché un OC di successo deve conoscere bene anche la controparte che dovrà affrontare, la difesa.

Mike e Kyle Shanhan

Mike e Kyle Shanhan

Nel 2006 Gary Kubiak, che aveva precedentemente lavorato sotto il padre, lo chiamò a fare l’allenatore dei ricevitori agli Houston Texans, il più giovane coach di posizione in NFL: ma è facile quando hai i contatti del padre Mike no? Dopo un solo anno arriva la promozione ad allenatore dei quarterback e l’anno dopo l’offerta per diventare OC dell’università di Minnesota, offerta declinata perché il sogno resta la NFL, e poi c’è il posto di offensive coordinator dei Texans che forse si libera… Certo, lui è così giovane….è un rischio, poi chissà che diranno all’esterno? Ma Kubiak che lo ha visto crescere giorno per giorno sa che lui ha delle grandi qualità e decide, l’11 gennaio del 2008, di nominarlo offensive coordinator di Houston. Altro record: il più giovane coordinatore dell’NFL. Ma anche il più chiacchierato…

Quando nel 2010 il padre Mike Shanahan diventa l’allenatore di Washington e lui decide di seguirlo come OC le malelingue si scatenano! “Raccomandato!” è la cosa più gentile che si sente dire. Poi però il campo e le prestazione dell’allora rookie Robert Griffin III confermano sempre più l’idea che già si era insinuata nella mente di chi ruota all’interno del mondo NFL: quel ragazzo ci sa fare veramente! Le difficoltà incontrare negli anni seguenti dalla squadra della capitale non fanno altro però che dare di nuovo voce a chi lo considera solo un raccomandato, ma quando suo padre Mike viene licenziato lui non ha difficoltà a trovare subito lavoro: i Browns ne fanno il loro offensive coordinator.

Cleveland però non è ambiente facile, e dopo appena un anno decide di dimettersi in disaccordo con la proprietà che vuole far partire titolare Johnny “Football” Manziel. Kyle rimane a spasso per appena 10 giorni perchè Dan Quinn, neo-allenatore degli Atlanta Falcons, decide di portarlo con sé per ricostruire la mente di Matt Ryan e con essa l’attacco della squadra della Georgia: dopo un anno possiamo dire che il compito è stato portato a termine.

Ora Kyle è osannato da tutti, addetti ai lavori, giornalisti e anche semplici tifosi, ora non è più solo il figlio di Mike, ora è solo Kyle Shanahan e sarà quasi sicuramente il nuovo allenatore dei San Francisco 49ers, pronto ad un’altra impresa difficile, ma questa volta non dovrà più dimostrare di non essere solo un raccomandato, ma piuttosto di poter essere un head coach di successo come lo è stato suo padre.

Ma come mai Kyle è diventato un offensive coordinator amatissimo dai suoi giocatori e tanto apprezzato dagli addetti ai lavori? Qual è la sua idea di football? Prima di tutto zone-blocking scheme e play-action, ma questo in fondo non è niente di nuovo no? Guardate il Championship NFC contro i Packers: ci son voluti 27 giochi e quasi 21 minuti di gioco perché i Falcons ripetessero la stessa formazione! Ma non è certo una cosa fine a sé stessa, l’obiettivo dev’essere quello di massimizzare le qualità del talento a disposizione non mettendo in condizione la difesa avversaria di capire che gioco verrà sviluppato dall’attacco: prima dello snap grande varietà per creare confusione e dopo lo snap quanta più uniformità per nascondere l’obiettivo finale.

Kyle Shanahan and Matt Ryan (Getty Images)

Kyle Shanahan and Matt Ryan (Getty Images)

L’attacco di Atlanta è costruito sul fatto che i giocatori seguano sempre una serie simile di modelli: come l’offensive line parte allo snap della palla, come il quarterback esegue o finta l’handoff fino ai primi passi dei runningback e dei ricevitori! Avete presente un lanciatore del baseball che fa sempre lo stesso movimento di lancio ed è capace di far uscire dalla mano una fastball, una curva o un cambio? Un incubo da affrontare per i battitori! A questo i Falcons aggiungono una grande capacità di variare la formazione iniziale da cui far partire l’azione per creare ancora più confusione nella difesa avversaria.

“Guardi lo sviluppo iniziale dei giochi dei Falcons e non riesci a distinguere quasi mai se è una corsa o un lancio”, “In un attacco di Shanahan ci sono almeno una decina di traiettorie dei ricevitori che sembrano identiche nei primi 5-6 passi”, “Come quarterback, nonostante ci sia sempre un cambiamento, hai sempre l’idea di cosa starà per succedere, senti di essere a tuo agio e vedi la difesa confusa perché vedono sempre cose diverse che gli arrivano contro e non sanno come affrontarle”, questo è quello che dicono di lui i giocatori che l’hanno avuto come allenatore.

È amato particolarmente dai ricevitori perché, forse grazie al suo background, riesce sempre a metterli in condizione di fare il meglio possibile, in quelle per mettere più in difficoltà le secondarie avversarie, ma pone attenzione minuziosa anche sull’offensive line, perché è da lì che tutto inizia, è lì che si costruiscono le fondamenta di un attacco, e sarà lì che si giocherà buona parte della sfida più importante della giovane carriera di Kyle Shanahn: il Super Bowl contro Bill Belichick, una delle menti più eccelse del football moderno.

Si, ne è passato acqua sotto i ponti di quando era solo il figlio di Mike, quello raccomandato che occupava posti più grandi di lui, che non si era meritato secondo il (pre)giudizio di molti, ora Kyle è diventato The Coach Previously Known As Mike Son, e tutti lo hanno capito.

angyair

Tifoso dei 49ers e dei Bulls, ex-calciatore professionista, olimpionico di scherma, tronista a tempo perso, candidato al Nobel e scrittore di best-seller apocrifi. Ah, anche un po' megalomane.

Potrebbero interessarti anche...

5 Risposte

  1. CIRO ha detto:

    Bello l’articolo, ma dovete assolutamente assumere un titolista!!! 😀

  2. angyair ha detto:

    In verità ne sono molto orgoglioso….:D
    Shanahan come Prince!

  3. World ha detto:

    Angy, come li vedi i nostri 49ers con alla guida Shanahan e Lynch?

  4. World ha detto:

    Si, anche a me sembra una scommessa azzardata per cui speriamo bene. Shanahan mi piace molto ma spero in un fangio bis come dc (già negato purtroppo) e in un cast di ottimi valutatori di prospetti a supporto di lynch.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *