Super Bowl LI – Tutti gli uomini di Brady

Il titolo vuole chiaramente richiamare il film capolavoro “Tutti gli uomini del presidente deficiente“, nel senso di deficio ovviamente, mancare, mancante, imperfetto. Ecco il supporting cast di Brady in questi 15 anni un po’ mancante lo è stato. Raramente ha avuto target dominanti o quanto meno sexy: possiamo escludere Randy Moss e Rob Gronkowski, per il resto ha sempre fatto delle gran nozze con dei fichi secchi. Giocatori onesti con qualità spesso diverse negli anni che lui (assieme all’altro “presidente” sulla sideline) è sempre riuscito a far rendere spesso al di là del loro valore personale.

Brady potrebbe essere il secondo giocatore nella storia della lega a riempirsi la mano e vincere 5 anelli. Sarebbe il primo QB e il primo a farlo con una squadra soltanto: il DE Charles Haley* ne vinse 2 con San Francisco e 3 con Dallas a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. (*piccolo messaggio pubblicità, se volete leggere un racconto di quello che è stato Haley per il football vi consiglio l’ebook della Bonanza “Vite lungo la sideline 2“, assieme alla sua troverete altre storie interessanti, ndr).

E allora prendiamo questa macchina del tempo, appena lasciata libero dagli Australian Open, e riavvolgiamo il nastro degli attacchi guidati da Tom Brady e dai giocatori che gli sono gravitati attorno in queste stagioni.

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2001 (Super Bowl Champion, primo titolo “era Brady”)

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È la stagione della staffetta con Drew Bledsoe. Ci sono giocatori che ritroveremo anche nei prossimi anni: su tutti un Kevin Faulk al terzo anno nella lega che iniziava già a dominare sui terzi down, un giocatore che tatticamente è stato parte di una rivoluzione del gioco, eterna (visto che giocò con questa maglia sino al 2011) spina nel fianco fuori dal backfield, valvola di sfogo che trasformava tutto in primo down.

Terry Glenn era il WR1 designato di quell’attacco forte di un atletismo fuori dal comune, ma si infortunò e non ebbe alcun impatto nell’inizio di carriera di Brady. Dopo quell’infortunio che ne arrestò parzialmente l’ascesa, ebbe buone stagioni ai Cowboys opposto a Terrell Owens: ci sono due curiosità legate alla sua permanenza in Texas, la prima che fu “testimone” sia della transizione “Bledsoe-Brady” che di quella “Bledsoe-Romo”, la seconda riguarda la partita del bobbled snap ed in pochi ricordano che la serie degli eventi che portò a quel FG abortito era iniziata con una safety provocata proprio da una ricezione poi persa nella propria endzone di Terry Glenn. Quella partita fu sostanzialmente anche l’ultima della sua carriera: l’anno dopo ritornò ma si infortunò dopo pochi snap chiudendo così la sua esperienza tra i pro.

Ma torniamo a quei Patriots Troy Brown è un altro che ha legato a questa franchigia la sua carriera, proprio come Kevin Faulk: dal 1993 al 2007, ma quelli attorno al 2001 sono stati i suoi anni migliori, sempre sopra le 800 yard. Il 2001 in particolare è l’unico anno in cui ha superato la quadrupla cifra (sfruttando anche l’assenza di Glenn di cui sopra). Brown è proprio il classico wide receiver che poi negli anni abbiamo imparato ad apprezzare innescato da Brady: meno di 180cm, meno di 90kg, capacità di correre le tracce e trovare il timing con il proprio QB che fanno tutta la differenza del mondo. Non che Patten fosse, come stazza, molto diverso del suo compagno di squadra, ma meno efficace. Fuori da New England poi, anche per problemi fisici, s’è un po’ perso.

Per i RB merita la menzione Antowain Smith, A-Train: quella fu la prima di tre stagioni in maglia Patriots due delle quali da titolare. Passato alla storia più per lo spelling fantasioso del nome che per giocate mai al di sopra della media.

TE sostanzialmente inoperosi (come è cambiato il mondo Patriots eh…). Citiamo giusto Jermaine Wiggins, uomo con la valigia, che in quella stagione si fa notare con 4 TD, massimo in carriera poi eguagliato nel 2004 a Minnesota.

2002 (unica stagione con Brady a non avere i playoff)

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Situazione quasi immutata, compaiono però due importanti novità: Deion Branch è l’unico WR scelto da Belichick che non sia finito a girare hamburger o vendere assicurazioni, assieme ovviamente a Julian Edelman, ma lì più che di scelta si tratta di professione di fede, parliamo pur sempre di un settimo giro che faceva il QB. Branch invece fu un secondo giro, vinse due titoli da protagonista (in uno vinse anche il titolo di MVP) pur non riuscendo mai a superare le 1000 yard in stagione regolare; poi provò ad uscire dall’ombrello dei Patriots: a Seattle poi si sa che piove molto e le cose non andarono benissimo. Al quinto anno nello stato di Washington pareva un ex giocatore ormai, fu ceduto proprio ai Patriots questi gli split di quella stagione: Seattle 4 partite, 13 ricezioni, 112 yard, 1 TD; New England 11 partite, 48 ricezioni, 706 yard, 5 TD e tanti ringraziamenti a Mr. Brady.

L’altra novità riguarda la comparsa di Fauria, non tanto quanto giocatore in sé, abbastanza anonimo sia prima l’esperienza ai Patriots, che durante e dopo, ma quanto a quel numero sotto la casella dei TD: 7. Prime effusioni tra Brady e il mondo dei tight end.

2003 (Super Bowl Champion, secondo titolo “era Brady”)

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Con un Patten out per tutta la seconda parte di stagione, emerge tra i ricevitori David Givens (al secondo anno tra i pro): un giocatore che nei 4 anni a New England non ha mai superato le 900 yard o le 60 ricezioni. Dopo aver firmato per 5 anni e 24 milioni complessivi ai Titans, un infortunio grave al ginocchio l’ha prima costretto a non concludere la prima stagione e poi l’ha portato al taglio di Tennessee e al ritiro.

Fare il doppio TE con Gronkowski-Hernandez/Bennett è un conto, provarlo con Graham e Fauria è un altro: evidentemente era ancora presto…

Non compare nello screenshot Antowain Smith che chiude con questa stagione la sua esperienza a Foxboro: infortuni, ma non solo, porteranno una importante novità tattica e per certi versi ideologica nel 2004…

2004 (Super Bowl Champion, terzo titolo “era Brady”)

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Lo screenshot qui è allargato perché siamo dovuti arrivare sino a Corey Dillon per poterlo inserire nel discorso appena introdotto: Belichick prova ad inserire un veterano dalla carriera notevole altrove ma che forse ha già visto passare il suo prime. Il declino dei 30 anni per i RB ad inizio secolo non è ancora una legge, Dillon però arriva da 7 stagioni (6 e mezzo…) ai massimi livelli, sempre sopra le 1000 yard (tranne l’ultimo anno menomato) ed un totale di 1865 portate: “avoja” a fargli passare il tagliando. Qua però tira fuori la sua miglior stagione, giocando anche le sue prime partite di playoff: in regular season corre una media di 23 volte a partita (massimo in carriera) e guadagna 109 yard a week (altro massimo in carriera). I 12 TD messi a segno (+2 nei playoff) aprono un triennio a New England in cui ne conquisterà in tutto 37 (+4).

Dillon è il miglior RB ad aver indossato la maglia Patriots in questi 16 anni (20esimo all time considerando tutta la carriera per yard corse in NFL con 11.241) e, parere personale, tra quelli passati a New England se la gioca con Curtis Martin, il quale ha avuto una carriera a specchio (primi 3 anni a New England e poi una carriera intera altrove, lui ai Jets): sempre parere personale trovo più statistica che meritata la nomina di Martin nella Hall of Fame, ragion per cui pur ritenendo Dillon il miglior RB mai avuto dai Patriots non lo inserirei tra i migliori di sempre.

Per il resto consolidato il trio di WR Givens-Patten-Branch con Troy Brown ormai più importante per lo spogliatoio che per il campo. E confermata la pericolosità del doppio TE in endzone.

2005 (sconfitta al Divisional)

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Sono ormai 4 anni che nessun ricevitore dei Pats supera le 1000 yard, questa volta Deion Branch ci va vicino. Al solito assetto aggiungiamo un TE finalmente non sotto alla media a livello di talento: parliamo di Ben Watson, ovvero un tight end almeno nella concezione classica del ruolo che però ha decisamente qualcosa di più rispetto ai Wiggins, Fauria e Graham citati sinora. Non è un caso che nel proseguo della sua carriera sia a Cleveland che a New Orleans abbia migliorato per certi versi quanto mostrato ai Patriots nei primi 5 anni. Quest’anno avrebbe dovuto giocare ai Ravens, ma il tendine d’Achille è saltato durante la preseason.

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2006 (sconfitta al Championship)

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L’esperienza di Reche Caldwell in maglia Patriots è stata breve ma intensa, molto intensa, pure troppo per i tifosi Pats. La sua stagione a livello statistico è stata positiva, ma tutti se lo ricorderanno per quegli occhi spiritati successivi a quel drop nel momento decisivo del championship contro Indianapolis, una delle partite più belle degli ultimi 16 anni. Caldwell prima (4 anni a San Diego) e dopo (un anno a Washington) non superò mai le 400 yard stagionali, quel drop se lo sognerà ancora mentre si addormenta nelle patrie galere: ad inizio 2015 infatti è stato incriminato per vari crimini tra cui lo spaccio di metanfetamine, dovrebbe uscire tra pochi mesi.

Con Dillon che andava per i 32, Belichick decise di regalare a Brady un RB nuovo andandolo a pescare addirittura al primo giro: Laurence Maroney balla poco ma balla tutto sommato decentemente. Resterà in NFL solo 5 anni, i primi 4 proprio a New England. Dopo due prime stagioni promettenti, ma con un utilizzo contenuto (mai sopra le 200 portate, mai sopra le 1000 yard), arriva il declino dovuto anche a problemi fisici: poteva essere molto di più, abbandonerà i campi NFL all’età di 25 anni dopo un “cameo” a Denver.

Quell’anno Belichick andò forte per rafforzare anche in prospettiva futura l’arsenale per il suo Brady. Merita infatti una menzione di disonore Chad Jackson, anche lui rookie come Maroney e scelto al secondo giro: 13 ricezioni il primo anno, 2 volte in campo il secondo anno senza essere mai coinvolto, scaricato prima ai Broncos e poi fuori dalla NFL al terzo anno.

Ecco che Belichick prese coscienza che non era via draft che bisognava aiutare Brady….

2007 (perso il Super Bowl, l’anno della quasi perfect season)

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Here comes the boom!! Siamo al settimo anno di Brady titolare dei Patriots, ha vinto già tre titoli, ma gli hater sono ancora imperterriti a petto gonfio: “Non ha mai guidato un attacco da primi 5 della lega”, “i titoli li ha vinti Vinatieri” e altre amenità del genere. Poi arrivò anche lo spygate e apriti cielo…Il 2007 in tutto questo è davvero uno spartiacque rispetto a quello che avevamo imparato sul modus operandi di Belichick: Brady viene accerchiato da nuove armi e lui ne diventa il detonatore. Arrivano Wes Welker, Donte’ Stallworth e soprattutto Randy Moss (*piccolo messaggio pubblicità parte 2: anche Randy Moss è protagonista di “Vite lungo la sideline 2“).

Welker arriva via trade per un secondo e un settimo giro: l’anno precedente il secondo giro era stato speso per Chad Jackson ed abbiamo visto come andò. Welker (undrafted 2004) nei primi due anni a Miami aveva fatto vedere buone cose, ma al momento della trade in tanti pensavano che Belichick fosse pazzo e l’avesse sovra-pagato. Di questi tanti, quasi tutti ci misero davvero poco a capire cosa ci avesse visto Bill in quel “nanetto”. Come per l’utilizzo del RB fuori dal backfield, anche per il WR “nano” siamo davanti ad una sorta di rivoluzione: raramente sino a quel momento si erano visti WR di stazza così contenuta così coinvolti all’interno dei game plan. Welker supererà le 100 ricezioni in stagioni in 5 delle 6 annate a New England, restando costantemente sopra le 1000 yard. Per lunghi tratti della sua carriera risultò immarcabile.

Con Donte’ Stallworth andò diversamente: dopo le sue esperienze a New Orleans (4 anni) e a Philadelphia (1 anno), la sua era una acquisizione con molte aspettative: threat sul profondo che era spesso mancato in questi anni, specie di questo livello. In realtà poi l’anno (unico) ai Patriots fu il suo canto del cigno, dopo di esso arrivarono i Browns e soprattutto i problemi fuori dal campo (investì ed uccise un pedone) dai quali non si riprese.

E poi c’è Randy Moss e ci sono i 23 TD messi a segno in questa stagione (saranno 47 totali con questa maglia), ovvero il record all-time per singola annata, superati i 22 di (ovviamente) Jerry Rice. Per dargli  una contestualizzazione ancora più precisa era dal 2003 che qualcuno* non arrivava a 17  (*chi era quel qualcuno? Un Randy Moss 26enne che eguagliava in quel momento il suo massimo in carriera: aveva fatto registrare la stessa cifra nell’anno da rookie!)

Moss davvero non ha bisogno di altre parole: Hall of Famer, probabilmente l’unico (assieme al Gronk dei giorni nostri) che lo diventerà dei compagni (WR, TE, RB) di Brady (su Welker possiamo discuterne? Sono sempre molto severo sulla Hall of Fame, lo ammetto).

2008 (è l’anno di Cassel, niente playoff)

2009 (sconfitta alla Wild Card, la prima e unica volta nella sua carriera)

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Dopo un anno fermo ai box Brady torna a godersi quello che è e sarà l’attacco più talentuoso della sua carriera. Poco di nuovo, compare però Julian Edelman che avrà 4 anni per studiare alla Wes Welker University con il docente principale. Come sappiamo anni di studio che hanno prodotto ottimi risultati.

Questa però è l’ultima stagione con questo arsenale e questo tipo di attacco. Probabilmente anche la pessima sconfitta subita dai Ravens al primo turno di playoff convinse Belichick di dare atto ad un’altra rifondazione, un’altra via, un’altra idea offensiva.

2010 (sconfitta al Divisional)

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Moss inizia questa stagione ai Patriots, ma a 33 anni cambierà ben 3 squadre (NE, MIN e TEN) e a 34 chiuderà la sua carriera comunque scintillante a SF. Per un abbandono a metà stagione, c’è un ritorno “a casa”, quello di Branch di cui avevamo già accennato. Ma la vera differenza che segnerà questo e i prossimi anni la fanno le scelte di secondo e quarto giro: rispettivamente Rob Gronkowski e Aaron Hernandez combineranno per 97 ricezioni, più di 1000 yard e 16 TD, è l’inizio di un dominio che solo l’FBI potrà arrestare (in tutti i sensi). Hernandez finisce in galera per omicidio (o omicidi?) e appartenenza ad una gang, difficilmente ne uscirà mai.

Altra importante novità: Kevin Faulk è ormai agli sgoccioli (si ritirerà nel 2011) e allora un po’ come avvenuto con Welker, ecco che Belichick va a pescare dai rivali divisionali un giocatore quasi insignificante e lo rende, nel suo piccolo, un’arma imprevedibile: stiamo parlando di Danny Woodhead. Mentre il ruolo di RB titolare è una competizione a due tra quel che ne resta di Fred Taylor e BenJarvus Green-Ellis: entrambi già presenti a roster nell’anno precedente. Taylor ben oltre all’ammazzacaffé, Green-Ellis che tira fuori l’annata della carriera con ben 13 TD.

C’è da aggiungere Brandon Tate alla lista dei WR scelti moderatamente alti che poi hanno fallito, almeno lui rispetto agli altri s’è costruito una minima carriera NFL sfruttando le sue doti atletiche nei ritorni tra Cincinnati e Buffalo (anche l’anno scorso).

2011 (Perso al Super Bowl)

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Da 97 ricezioni, poco più di 1000 yard e 16 TD, il doppio TE al secondo anno esplode: 169 ricezioni, più di 2200 yard e 24 TD. Questa è la loro squadra. Una squadra in cui Wes Welker è il WR1 e Chad Ochocinco Johnson fa quasi folklore.

Stevan Ridley, da rookie, prova a farsi spazio, ma ormai, passata la breve parentesi Dillon, nel ruolo abbiamo una girandola costante di nomi, tra rookie e veterani, che a seconda del momento di forma e delle loro caratteristiche tattiche si ricavano 10 portate di celebrità (una sorta di Andy Warhol in salsa football).

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2012 (sconfitta al Championship)

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Guai fisici fanno saltare una decina di partite complessive ai due TE in questa che poi diventerà l’ultima del duo a causa dei guai giudiziari già citati di Hernandez. La girandola dei RB vede l’ingresso “in rotazione” di Shane Vereen come RB-ricevitore, ruolo in cui nelle stagioni successive dovrà riempire le scarpe che Woodhead lascerà vuote.

Il tirar fuori il sangue dalle rape fa ancora da leitmotiv: in questo caso rape con la sembianza di Brandon Lloyd. Eterno incompiuto a San Francisco che a Denver due stagioni prima di questa aveva avuto l’illuminazione (non a caso a roster c’era Tim Tebow) ed era esploso in una annata da quasi 1500 yard e 11 TD. A New England non ci sono ispirazioni così potenti, ma ha comunque una buonissima stagione (la sua miglior seconda), sparando le ultime cartucce rimaste considerando che dopo questa, starà fuori dalla lega per un anno per poi tornare e chiudere il cerchio con la mediocrità proprio a San Francisco.

2013 (sconfitta al Championship)

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Questo è sostanzialmente l’attacco che poi rivedremo negli anni successivi sino ai giorni d’oggi: Amendola era entrato in NFL nel 2008 come undrafted dei Dallas Cowboys, già lì, pur senza mai giocare una partita di regular season, gli avevano appiccicato addosso l’etichetta di “nuovo Welker”, in realtà non sarà mai la metà di quello che è stato Welker per i Pats o per la NFL, ma le caratteristiche sono quelle e prima o poi doveva finire a New England. I problemi fisici fanno il resto, ma quando è in campo è un ottimo elemento di complemento per questo attacco.

A proposito di “nuovo Welker”, Edelman (QB al college) vi avevamo accennato che studiasse per questo: eccola qua la stagione in cui dopo la teoria arriva anche la pratica e da qui in poi andrà sempre così, infortuni a parte.

Aaron Dobson (scelto al secondo giro) si aggiunge invece ai tentativi vani di inserire materiale giovane e futuribile al reparto dei WR: lui, Josh Boyce (quarto giro), Kenbrell Thompkins (undrafted) arrivano quest’anno e se ne andranno quasi senza lasciare traccia. Un po’ come Austin Collie arrivato già fisicamente devastato da mille concussion senza più nulla da dare al gioco, nemmeno oltre confine dove provò in seguito.

Questo è anche il primo anno di Blount, un giocatore che ai Patriots deve una carriera e forse qualcosa di più. Turbolento a dir poco, anche a causa di scazzottate ad Oregon era finito undrafted. Alla prima da rookie era arrivata l’unica stagione sopra le 1000 yard (sino a quest’anno), ma i mal di testa dentro allo spogliatoio evidentemente non valevano la pena. Dopo 3 stagioni veniva scambiato per paccottiglia proprio a New England dove ha trovato la sua dimensione: essere tecnicamente/tatticamente limitati non è un problema con Belichick, anzi diventa quasi una risorsa per un RB. Nella stagione fuori dalla coperta belichickiana a Pittsburgh per poco non fa arrestare pure Le’Veon Bell.

2014 (Super Bowl vinto, quarto dell’era Brady a 10 anni dall’ultimo)

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Brandon LaFell arriva e ha il suo breakout year (in questa lunga carrellata avrete perso il conto di quanti abbiano avuto lo stesso iter): in realtà fino a quel momento l’ex prodotto di Louisiana State aveva avuto come caratteristica principale quella di essere un ottimo bloccatore downfield per i giochi su corsa, di certo non il massimo per un ricevitore, ma fondamentale in un sistema come quello dei Panthers dal quale veniva. L’anno scorso anche per problemi fisici è finito un po’ nel dimenticatoio di questo attacco. “Costretto” a cambiare squadra, quest’anno a Cincinnati almeno statisticamente ha avuto una buonissima stagione, nel marasma generale di una annata disastrosa per i Bengals.

Nel sottobosco dei wide receiver, stavamo aspettando con ansia l’esplosione di Brian Tyms, undrafted 2012 che si era fatto notare in qualche partita di preseason per la sua velocità e per un big play in stagione regolare; spoiler: un’attesa vana, visto che ce lo siamo persi di vista quest’anno quando ha deciso di andare a cercare soddisfazioni in Canada.

A proposito di girandola dei RB questa è forse la stagione più indicativa: sembra esserci speranza per tutti, spicca la partita da 201 yard (due, cento, uno yard!!) di Jonas Gray (Jonas, Gray!!), uno che in carriera (apparentemente terminata già nel 2015) ne ha corse 588. Per la gloria istantanea, il rookie James White invece dovrà aspettare le due stagioni successive.

Tra i TE, l’assenza di Hernandez si fa sentire ormai e allora provano a donare a Brady un promettente TE ricevitore come Tim Wright che viene da una stagione buona a Tampa. Per liberarsene la squadra della Florida ottiene un quarto giro e Logan Mankins, mica poco. Ma Wright delude e a fine anno, tagliato, ritorna a Tampa che incredibilmente lo trada di nuovo ancor prima che inizi la stagione 2015 ai Lions in cambio del kicker Brindza. Al momento è out, sta provando a recuperare da un “torn ACL”, chissà se Tampa se lo riprenderà ancora?

2015 (sconfitta al Championship)

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Fallito con Wright, si prova con Scott Chandler proveniente dai rivali divisionali: 2015 così così, 2016 mai iniziato causa infortunio al ginocchio. Tra i ricevitori invece si prova con Keshawn Martin, più che altro interessante come ritornatore e perché con caratteristiche fisiche e atletiche per poter sostituire eventualmente un infortunato cronico come Amendola.

L’unica novità reale rispetto alle ultime edizioni è quella dell’inserimento di Dion Lewis e del tentativo di inserimento di Travaris Cadet. Il “furetto” che a Philadelphia non erano riusciti a sfruttare, qua spacca caviglie a linebacker in continuazione, fino a quando è proprio un infortunio a metterlo KO; quest’anno il suo recupero con i playoff alle porte è stato per certi versi fondamentale. Cadet invece ritorna al mittente (i Saints) via San Francisco, dopo un training camp per nulla convincente.

Provano anche a fare la “Corey Dillon” acquisendo Steven Jackson, ma il suo serbatoio era ormai finito da un paio di stagioni e ne ricavano nulla.

2016 (si giocheranno il Super Bowl a Houston domenica)

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Siamo ai giorni d’oggi: finalmente la ricerca dell’altro TE è giunta ad un risultato soddisfacente, non sappiamo quanto potrà ballare ancora Martellus Bennett, ma quest’anno ha sicuramente ballato bene, anche in assenza di Gronkowski (che ha già visto concludersi la stagione per l’ennesimo problema fisico).

Chris Hogan è l’ennesimo giocatore di contorno “rubato” agli avversari divisionali che poi qua rendono più dell’immaginabile quando chiamati in causa. Malcolm Mitchell è invece l’ennesimo tentativo di draftare un WR e farlo crescere all’interno di questo sistema: il debutto quanto meno è stato sinora interessante. Michael Floyd è infine l’ultima scommessa, l’ultimo prospetto talentuoso ma problematico che poi una o due stagione ai Patriots l’ha sempre regalate con successo: lui è arrivato a stagione quasi conclusa, se saprà ricostruirsi una reputazione è ancora troppo presto per dirlo.

RESOCONTO

Due Hall of famer (Moss e Gronkowski), di cui uno acquisito in corsa e avuto solo per due stagioni. Un RB e mezzo (Dillon e Blount). Una quantità di carneadi impressionante mista a onesti giocatori, questo ha avuto Brady in carriera nelle skill position per far girare un attacco in una squadra che ha attraversato, anzi influito, diverse rivoluzioni tattiche in questi 16 anni. Non troveremo mai un accordo su chi sia stato il QB più forte di tutti i tempi (ma state allerta su queste pagine che prossimamente potremmo anche provarci…), comunque mi sento abbastanza tranquillo nel dire che di sicuro Brady sia quello che ha plasmato di più il suo gioco vincente sul supporting cast che aveva a disposizione, un cuoco per tutti gli ingredienti e per tutti i palati.

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azazelli

Da giovane registravo su VHS tutte le finali di atletica, mondiali ed olimpiadi, poi m'hanno cancellato il record di Donovan Bailey con Beautiful e mi sono dato al download. Vivo di sport, cerco di scriverne.

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