L’offseason NFL secondo me – I Cleveland Browns

Venerdì pomeriggio, interno giorno: John si sistema in maniera compulsiva gli occhiali sul naso mentre guarda fuori dalla finestra le nuvole cariche di pioggia sorvolare il lago. Sta per piovere e John ha anche una punta di meteoropatia, tutto ciò aumenta il suo stato di inquietudine: il tempo scorre lento, bisogna pur fare le 18 prima di lasciare l’ufficio e godersi finalmente il weekend, l’ultimo weekend di pausa. Continua a ripassare i documenti per la settimana successiva, fa i conti di quanti soldi hanno e di quanti ne avranno, ripassa tutte le strategie, il piano A, il piano B, il piano C, da lunedì non si scherzerà un cazzo, ma oggi è pur sempre venerdì e le 18 non sembrano arrivare mai.

John Il Meteoropatico viene sballottato tra noia ed ansia ed a quel punto si rende conto di quanto lui odi la quiete prima della tempesta, alza la cornetta e nel comporre il numero dei Miami Dolphins pensa “se deve essere tempesta, che tempesta sia e da ora”.

John è ovviamente John Dorsey, il nuovo GM dei Cleveland Browns ed il suo ufficio che dà sul lago Ohio è stato il protagonista principale sinora della free agency e probabilmente continuerà ad esserlo anche del draft dove Cleveland ha ancora una marea di scelte e spazio salariale per continuare a fare (o disfare) una squadra che ormai da quasi 20 anni naviga nella melma della mediocrità NFL.

Il venerdì di cui sopra è venerdì 9 marzo scorso, quando i Browns nel giro di poche ore hanno incendiato il mercato, anticipando l’inizio delle firme dei giocatori liberi, scambiando a più non posso e portandosi in casa due/tre giocatori molto interessanti e dando vita ad una serie di “effetti domino” che hanno condizionato anche alcune strategie altrui.

Jarvis Landry è stato il primo ed è arrivato da Miami per un quarto ed un settimo giro: il volume del suo gioco negli anni in Florida farebbe pensare ad un prezzo molto basso, ma oltre ad un sovra impiego del giocatore (quasi 600 target in 4 anni) che ha un po’ “drogato” le sue statistiche, nel prezzo così contenuto pesa molto il fatto che il 2018 sarà l’anno da “option rookie contract” a 15 milioni e quindi più in generale la sua è una situazione in divenire nella quale Miami non aveva nessuna voglia di dargli il pluriennale e che per un paio di scelte da day 3 toccherà a Cleveland valutare se riempirlo o meno di soldi.

Per i suoi detrattori Landry è più un giocatore da fantasy che di football, di certo, distaccandosi per un attimo dalle statistiche, è uno che lavora molto bene nelle tracce intermedie, uno di quelli che aiuta tantissimo a muovere la catena e riesce a generare qualcosa dopo la ricezione. È un buonissimo WR di complemento (a cui però bisogna dare un contratto forse spropositato) che a Cleveland mancava, in un attacco che spesso batteva in testa e non riusciva a prendere ritmo. Ecco Landry in questo è uno che ritmo all’attacco lo dà e sembra perfetto per giocare con Josh Gordon. Ai Dolphins si sposava benissimo in un contesto offensivo che viveva quasi esclusivamente di “campo corto”, specie con Tannehill in cabina di regia. Messa così arriva quasi naturale la seconda trade pomeridiana di quel venerdì di fine inverno…

Dopo aver chiamato in Florida, A Dorsey è bastato aprire la finestra che dà ad est e guardare verso Buffalo. È da lì che è arrivato Tyrod Taylor pronto a diventare il 29esimo QB ad iniziare una partita per i Browns dal 1999 (ed a Buffalo non è che se la siano passata meglio visto che per loro Taylor era stato il 19esimo nell’era post Jim Kelly). Il nuovo quarterback è stato pagato un terzo giro (per la precisione la prima scelta del terzo giro, la 65esima assoluta), ma anche lui si trova in una situazione contrattuale molto simile a quella di Landry, con il suo biennale firmato l’anno scorso in scadenza dopo la stagione 2018 e quindi con Cleveland che si troverà a valutare le sue performance su due piani sia quello di campo che quello economico.

In campo siamo nella via di mezzo, non è il QB a cui affideresti ad occhi chiusi il tuo attacco, ma rappresenta un upgrade rispetto a quanto avuto negli ultimi anni: ai Bills, con grande sorpresa, ha dimostrato di saper guidare un attacco tra i pro, commettendo pochissimi errori, e soprattutto sfruttando le sue gambe per cavare qualche ragno dal buco. Buffalo in questi ultimi due anni, pur avendo a roster in una stagione anche gente del calibro di Sammy Watkins o Robert Woods (senza citare il Goodwin definitivamente esploso poi a San Francisco), non si è schiodata dagli ultimi posti per yard lanciate (terzultimi 2 anni fa, penultimi l’anno scorso): insomma, Taylor non fa fare voli pindarici, è un paracadute o “bridge” come lo chiamano loro, ma permette di avere un punto già più fermo e conclamato rispetto a quanto accaduto negli ultimi anni. In più abbinato ad un WR come Landry potrebbe avere ancor più senso.

Chiaro che in tutto questo poi interviene il vero punto di discordia nell’ultima gestione dei Browns: saprà Hue Jackson finalmente rendere per quello che era stato preso, ovvero uno dei guru offensivi più brillanti degli ultimi anni in NFL? Chi scrive è un huejacksoniano convinto, innamorato del suo lavoro sia ai Raiders che ai Bengals, ma è indubbio che al momento è più professione di fede che reale convincimento. In queste due stagioni infatti non è tanto il record di 35 sconfitte su 36 partite a far storcere la bocca, ma proprio la totale confusione in cui sembra aver navigato nello sviluppo offensivo e in particolare nella gestione dei QB. Insomma se Taylor dovesse iniziare a lanciare intercetti a raffica, sapete già chi incolpare.

Kizer a quel punto era di troppo e benché per Dorsey fosse già arrivato il momento di andare a casa, con le 18 passate da una mezz’oretta ha deciso di chiudere l’ultima trade della giornata, spedendo l’ormai ex titolare dei Browns sulle sponde di un altro lago, il Michigan, ai Green Bay Packers, dove godersi il riposo all’ombra di Aaron Rodgers con buona pace di Hundley. Il tutto in cambio di un defensive back molto interessante, Damarious Randall, che, pensate un po’, è sul finire del suo contratto da rookie (primo giro 2015) e che nel 2019 potrebbe ricevere l’opzione per il quinto anno. Insomma situazione contrattuale molto simile a quanto letto per Taylor e Landry.

Passiamo quindi all’inizio della settimana scorsa, con la free agency alle porte ed i Browns usciti con netto anticipo dai blocchi di partenza che avevano già “settato il tono”. Già più difficile da comprendere la trade che ha portato Danny Shelton ai Patriots assieme ad un quinto giro 2018 per un terzo del 2019, anche lui ex primo giro 2015 come Randall sinora si era comportato molto bene. Evidentemente non la pensavano così nella stanza dei bottoni dei Browns, magari smaniosi di dare più spazio e responsabilità a Ogunjobi, terzo giro dell’anno scorso oltre che logicamente ai giocatori che arriveranno dal draft di fine aprile. En passant, strano che Suh nel suo giro dell’America in 80 giorni milioni non sia ancora passato di lì…

Poi sono arrivate le firme:
Chris Hubbard (OT, ex PIT): 37,5 milioni in 5 anni (18 garantiti)
Donald Stephenson (OT, ex KC, DEN): 2,5 milioni in 1 anno
Darren Fells (TE, ex DET): 12 milioni in 3 anni (6,15 garantiti)
Carlos Hyde (RB, ex SF): 15 milioni in 3 anni (8 garantiti, molto year to year contract)

Chris Smith (DL, ex CIN e JAC): 12 milioni in 3 anni (4,5 garantiti)
Terrance Mitchell (CB, ex KC): 10 milioni in 3 anni (4,5 garantiti)
T.J. Carrie (CB, ex OAK): 31 milioni in 4 anni (15,5 garantiti)

E soprattutto è arrivato l’annuncio (aspettato) del ritiro di Joe Thomas, che tra 5 anni esatti entrerà in Hall of Fame dopo aver dato tutto, anzi troppo, ad una squadra che non ha saputo approfittarne. Il nuovo LT forse non è ancora a roster (almeno lo auguriamo ai tifosi Browns): Shon Coleman in questi due primi anni nella lega ha mostrato di essere poco più che un onesto mestierante. La firma di Hubbard può essere interessante, assomiglia molto a quanto visto negli anni scorsi con Parnell che passò da utility offensive lineman dei Cowboys a solido titolare ai Jaguars. Da Pittsburgh ne parlano bene, ma al momento pare più congruo un suo utilizzo a destra. Stephenson invece è appena sopra il livello “corpo da training camp”, per ora dà solo profondità. Insomma un OT deve ancora arrivare, magari proprio dal draft (Cleveland nonostante tutto ha ancora 5 scelte nei primi due giri: 1, 4, 33, 35, 64) o andando a pescare da quel poco che c’è rimasto dalla free agency: lo spazio salariale a disposizione è ancora enorme (75 milioni circa), ma tra i vari nomi disponibili che potete leggere qui, l’unico che forse meriterebbe uno status da titolare è Cameron Fleming.

In pass protection una mano la darà Darren Fells, tight end ottimo complemento da questo punto di vista di David Njoku, chiamato ad una decisa crescita dopo un primo anno di apprendistato in un contesto disagiato.

Ma il vero acquisto di questa ondata di free agent è quello di Carlos Hyde, che torna a casa, dopo aver dominato a livello collegiale con la maglia di Ohio State. El Guapo a San Francisco ha tirato la carretta con efficacia nelle ultime due stagioni ed ora che era arrivato un QB decente hanno deciso di scaricarlo. Può essere un elemento molto interessante, specie in red zone, ma forse ha bisogno di essere coinvolto con continuità per vederlo rendere al meglio. Non sono certo che ciò possa accadere ai Browns, dove ormai da qualche anno mangiano più RB che QB e dove oltre al già presente Duke Johnson (sinora molto utilizzato in ricezione fuori dal backfield), in molti danno in arrivo il RB sensational della prossima classe di rookie, Saquon Barkley, autentica star delle skill position del prossimo draft e dicono meritevole di una quarta scelta assoluta.

L’altra scelta di primo giro, ovvero “solo” la prima assoluta, poi potrebbe essere spesa per prendere un quarterback da mettere sin da subito in competizione per il ruolo da titolare ed ecco che l’attacco dei Browns si troverebbe in pochi mesi un assetto tutto nuovo, certo da amalgamare, ma con ottime prospettive di successo (Hue Jackson permettendo…). Occhio anche che nel mix delle scelte di primo giro potrebbe veder coinvolto anche Quenton Nelson, l’offensive lineman che potrebbe essere quell’ancora della linea offensiva che al momento è venuta a mancare con il ritiro di Joe Thomas, pur giocando in un ruolo diverso.

Il tutto potrebbe essere ancora più “speziato” se Cleveland decidesse di esibirsi in qualche trade down da primo giro, una sorta di ritornello che abbiamo visto svilupparsi più e più volte negli ultimi draft peraltro con scarsi successi: l’anno scorso fecero salire Houston alla 12 per selezionare DeShaun Watson; nel 2016 toccò a Philadelphia salire dalla 8 alla 2 dei Browns per Carson Wentz e pochi minuti dopo ai Titans salire alla 8 per Jack Conklin; nel 2014 la trade down dalla quarta assoluta coinvolse i Bills che lì presero Sammy Watkins e così via. Quindi Cleveland, pur avendo cambiato vari front office nel mentre, vanta una certa notorietà in fatto di trade down, figurarsi in un anno come questo dove c’è molta fame di salire e loro hanno addirittura due pick nelle prime 4 chiamate.

Trade down che poi potrebbe essere già più necessaria nelle scelte del secondo giro, per recuperare pick nel terzo e successivi round o dei prossimi anni, perché la ricostruzione è ancora lunga…

Chiudiamo il discorso dando un rapido sguardo anche alle aggiunte avvenute in difesa, dove quanto meno si spera di avere a tutta potenza Myles Garrett per l’intera stagione 2018. Terrance Mitchell e Chris Smith sembrano uomini da rotazione o poco più, T.J. Carrie invece può essere un cornerback titolare molto solido e sul quale poter lavorare bene. L’ex Raiders porta in dote una caratteristica molto carente in questa difesa: la capacità di placcare.

Le secondarie, anche considerando la trade di Randall, erano un problema da affrontare e le due aggiunte sembrano di qualità, seppur poco “pubblicizzate”. L’intento potrebbe essere quello di mettere a contorno di Jabrill Peppers gente solida che possa dare qualche punto fermo in più al giovane talento che è parso spesso spaesato nel salto dalla difesa di college a quella professionistica, dove è stato anche utilizzato piuttosto male, troppo downfield e lontano dalla linea di scrimmage. Sarebbe un peccato perdere le abilità atletiche che gli sono valse la chiamata così alta al draft dell’anno scorso.

La speranza finale, per i tifosi Browns, è che l’artificio narrativo che ha fatto sì che John Dorsey fosse un meteoropatico risulti insensato, perché si sa a Cleveland piove spesso ed ormai da anni lo fa sul bagnato.

Che John quindi possa portare finalmente il sole sulle rive del lago Ohio.

azazelli

Da giovane registravo su VHS tutte le finali di atletica, mondiali ed olimpiadi, poi m'hanno cancellato il record di Donovan Bailey con Beautiful e mi sono dato al download. Vivo di sport, cerco di scriverne.

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Una risposta

  1. Alberto ha detto:

    dopo anni di mediocrita’ pura….per non dire di peggio…ora forse c ‘e qualche segnale di vita….movimenti sensati,a parte quello di shelton.
    Terminata la buffonata del money ball un front office che ,si spera,possa ridarci un briciolo di dignita’.

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