Road to NBA Playoffs – Chapter 1

Superato da poco l’All-Star Break, il simbolico giro di boa della stagione NBA, l’occhio assonnato del primo mattino inizia a sbirciare con sempre maggior insistenza le classifiche di conference. Finiti i giorni di attesa per delle blockbuster trade che di fatto sono rimaste solo suggestioni dell’etere -finestra di free agency tutto sommato piatta-, l’attenzione va giocoforza alle due tonnare da cui emergeranno una dozzina di squadre ad accaparrarsi quegli spot che non sono praticamente già presi da Ottobre. Mancano ancora quasi 30 partite, ma qualche riflessione la si può iniziare a fare intanto che aspettiamo l’inizio della vera caccia a quella lepre supersonica dei Golden State Warriors, al momento imprendibile, pare, per tutti. Compresi gli Spurs, in cui il sottoscritto riponeva e comunque continua a riporre fiducia nonostante il -30 rimediato un mese fa, ma che stando alle dichiarazioni di Popovich dopo la sfida diretta non sanno al momento risolvere il rebus legato al gioco schiacciasassi predicato nella Baia. Ma ce ne preoccuperemo magari più in là, verso il 16  Aprile.

EASTERN CONFERENCE

Andando a memoria era da qualche annata che non si vedeva una Eastern così competitiva, almeno a livello di record complessivo ed equilibri: tolti Cavs e Raptors, ci sono 7 squadre in 4 partite di distanza, ed al momento le 8 squadre qualificate hanno tutte record superiore al .500, cosa che non accadeva dalla stagione 2011-2012.

Nba Pplayoffs, band of cavaliers

Band of Cavaliers

Cavs e Raptors, dicevamo, a giocarsi il seed #1. Al momento 3 partite di vantaggio per Lebron e compagni, che possiamo serenamente indicare come favoriti ad Est salvo imprevisti.  Toronto d’altro canto sta confermando i risultati positivi delle ultime due stagioni, e magari è l’anno buono per saltare oltre il muro del primo turno; la maturazione di DeRozan e Valanciunas come secondo e terzo violino dietro a Lowry sono confortanti in questo senso.

In terza posizione quei gagliardi giovanotti dei Celtics, cui almeno un paio di franchigie dovrebbero chiedere lezioni in materia di ricostruzione dopo la fine di un ciclo: gruppo talentuoso, futuribile ed allenato alla grande, creato in neanche 3 anni, a cui comunque manca ancora una superstar vera per poter ambire ad essere una contender.

Quarti, sostanzialmente appaiati a Boston, gli Heat, che però in contumacia Bosh (al momento non c’è una timeline per il rientro) diventano ovviamente molto meno pericolosi. Aspettando buone notizie sulla salute del Boshosauro, le liete novelle di questa stagione sono la conferma di Whiteside, che dopo un lungo peregrinare in leghe minori è finalmente libero di sfogare la sua animalità (si dice?), e la crescita notevole già al primo anno di Justise Winslow, asset importanti forse più a medio-lungo termine che non nell’immediato futuro.

Pacers ad una partita di distanza da Miami, forse con un po’ più di inerzia dalla loro rispetto alle squadre sotto. Glorioso, penso per chiunque ami questo sport, il ritorno di Paul George a questi livelli, decisamente meno glorioso il supporting cast a disposizione di PG in ottica playoff.

NBA Playoffs, Paolo Giorgio fa esplodere i palazzi.

Paolo Giorgio fa esplodere i palazzi.

I Bulls, con la vittoria della scorsa notte contro Washington, sono attualmente in sesta posizione. Chicago ha perso però alcuni pezzi (stanotte vittoria importante anche stando all’assenza momentanea di Rose) ed ha un disperato bisogno del rientro di Jimmy Butler, aka Jimmy Bucket, aka l’uomo che ha tolto lo specchietto retrovisore dalla sua auto per ricordarsi di non guardare mai indietro.

Hawks appaiati a Chicago, ma anche Atlanta non sta passando un gran periodo: 4-6 nelle ultime 10. I rumors rimasti tali intorno a Teague -proposto/richiesto da mezza lega ma a caro prezzo- e il probabile addio di Horford (UFA a fine stagione) si sommano a qualche meccanismo nel sistema comunque ottimo di Budenholzer che non sta funzionando come lo scorso anno. Ah, aggiungiamoci pure una strenght of schedule che è la più alta della conference (.528).

Hornets ad occupare attualmente la  8a posizione e con un buon ruolino di marcia nelle ultime settimane (7-3). Wizards, Magic, Knicks e Bucks sono anche loro virtualmente in corsa, sebbene personalmente rimanga un po’ perplesso dal Jason Kidd allenatore. Dei Knicks non parlo nemmeno, per non assumere Dennis Rodman come allenatore dopo Da Fish bisogna essere veramente degli scriteriati. Washington sta pagando i problemi fisici di Beal e una panchina non esattamente lunghissima, qualificazione comunque a portata ma difficile, specie con una difesa che sembra soffrire i ritmi alti imposti dal proprio attacco più di quanto facciano le difese altrui.

Per gli ultimi due seed ai playoff, se dovessi espormi, direi ad ogni modo Bulls e Pistons: i primi devono però reggere 3 settimane fino al rientro di Mirotic e soprattutto di Butler, i secondi con la trade per Tobias Harris hanno portato a casa un giocatore controverso: talentuoso certamente, ma anche di difficile collocazione.  Come stretch four nel sistema di Van Gundy potrebbe però trovare la propria dimensione. Al momento i Pistons sono ad una sola partita di distanza dal seed #8, sebbene il calendario da qui alla fine non sia semplicissimo.

WESTERN CONFERENCE

Ad ovest Spurs e soprattutto Golden State stanno giocando un campionato a parte, non mi dilungherò quindi a commentare ciò che è palese anche solo guardando i record: 51-5 e 48-9 rispettivamente, miglior attacco per quelli della baia (115.1 pts/g) e miglior difesa per i texani (92.7 pts/g), entrambe top 3 per efficienza offensiva e difensiva. Warriors ampiamente in corsa per infrangere quel 72-10 targato Bulls ’95-’96, che poi è uno degli hot topic di quest’anno. I paragoni con il passato, che siano squadre o singoli, piacciono sempre in fondo in fondo.

Complessivamente il livello del resto della conference sembra essersi leggermente livellato al ribasso; nell’ultima decade ad Ovest c’erano puntualmente squadre con record superiore al .500 costrette ad andare a pesca a fine regular season, osservando i cugini della East che magari con un non sontuoso 38-44  andavano a giocarsi i playoff.

Terza posizione per Oklahoma City, probabilmente all’ultimo giro di giostra della premiata ditta Westbrook-Durant visto che per il secondo in estate si apriranno le porte della Free Agency. Ho seri dubbi che questo possa finalmente essere l’anno buono per i Thunder: il duo sopracitato è illegale e lo sappiamo (quasi 52 punti di media messi insieme, miglior tandem della lega dal punto di vista realizzativo di poco sopra agli splash brothers) e Westbrook è notevolmente maturato soprattutto negli ultimi 2 anni, ma allo stato attuale non credo possa bastare per giocarsela fino alla fine contro Warriors e Spurs, che contano su collettivi molto più profondi e meglio organizzati.

Dove li portiamo questi talenti, Kevin?

Dove li portiamo questi talenti, Kevin?

I Clippers, attualmente in quarta posizione a 4 partite di distanza da OKC, stanno vivendo mesi travagliati soprattutto fuori dal campo. Han fatto carte false in off season -per usare un eufemismo- per tenersi stretto un DeAndre Jordan che aveva praticamente chiuso con i Mavs, e firmato Paul Pierce, Lance Stephenson e Josh Smith per dare profondità ad una panchina che l’anno scorso era venuta a mancare dopo l’estenuante e stupenda serie contro San Antonio. Col senno di poi dico bene ma non benissimo: DJ ok (anche se a cifre folli secondo me), PSquare può far sempre comodo soprattutto quando conta, gli ultimi due soggetti sappiamo tutti che fine hanno fatto dopo neanche 6 mesi. Stephenson per Jeff Green non ti risolve granché, JSmoove addirittura rimandato al mittente pagandogli pure parte degli alimenti la dice lunga su come si sia integrato nel sistema Doc (sì lo so, era stato proprio Rivers a volerlo, il doppio ruolo HC/GM non è roba per tutti). Si è aggiunta poi la grana Blake Griffin, che ha pensato bene di rompere la mano sulla faccia di un amico (?) magazziniere: finirà comunque la stagione coi Clips, del doman non v’è certezza però. Insomma, un delirio, per la gioia di Chris Paul che tempo un paio di mesi e sarà chiamato nuovamente a dover fare i miracoli.

Memphis in quinta posizione ma senza Marc Gasol e con uno Stephenson e un Birdman in più, che sommati a Barnes, Rio Chalmers, Z-Bo hanno il potenziale giusto per vincere il “Jail Blazers Award” per la squadra che fa più brutto della lega. Ambizioni di andare molto avanti in post-season? Passiamo oltre.

NBA playoffs, che squadra meravigliosa

Che squadra meravigliosa

Dallas e Portland si alternano in 6a-7a posizione, con i Blazers avanti momentaneamente di mezza partita grazie alla sconfitta di Dallas contro i Thunder della notte scorsa. La stagione di Portland è finora sorprendente per il sottoscritto, che dopo l’addio di Aldridge si aspettava come minimo un annetto di transizione, considerando anche l’età giovanissima dell’organico: più bassi di loro solo Phila, Bucks e Utah, non esattamente delle corazzate al momento. Invece sono stato smentito dalla coppia Lillard – McCollum che sta guidando una squadra che è 9-1 nelle ultime 10. Sui Mavs che dire? Il tedesco credo sia un highlander visto come gioca a 37 anni suonati (33 susine nella notte…in un frutteto che continua a produrne 17,7 ad ogni raccolta, sempreverde), Pachulia a quanto ho visto non sta facendo rimpiangere troppo la mancata firma di DeAndre Jordan di cui sopra, e con il rientro a pieno regime di Parsons la post season è assolutamente alla portata. E in ogni caso meriterebbero un posto ad honorem visto che ci regalano perle come questa.

Ottava ed ultima posizione presa attualmente da Utah, grazie alla vittoria all’overtime contro dei Rockets che navigano a vista dall’inizio della stagione, incapaci di rimanere sulla giusta rotta e, pare, con fratture importanti nello spogliatoio (Harden – Howard). Finisse hic et nunc la regular season, la squadra di Snyder si toglierebbe perlomeno lo sfizio di tornare ai playoff dopo 3 anni e di farsi le ossa per il futuro contro i campioni in carica. Probabile che siano proprio queste due franchigie, insieme alle sopracitate Dallas, Portland e Memphis, a giocarsi i seed 5-8 nell’Ovest.

A rincorrere, e con un calendario sulla carta più facile di chi sta sopra, Sacramento, Denver e New Orleans. Sactown meriterebbe probabilmente un articolo a parte per analizzare a fondo diverse scelte societarie in materia di coaching staff e roster fatte negli ultimi anni. Sta di fatto che nonostante le voci di qualche attrito interno con Karl, Cousins e compagni non sono ancora fuori dai giochi, e DMC se sano è un’iradiddio come pochi altri giocatori nella lega. A proposito di irediddio, Anthony Davis sta provando a tenere a galla i Pelicans (6 partite di distacco dai Jazz al momento) nonostante gli infortuni nel backcourt e le oggettive lacune a roster, ma a meno di stravolgimenti le speranze son ridotte al lumicino. Discorso analogo per Denver, che nonostante un calendario più agevole potrebbe presto tirare i remi in barca.

Chiudo con una appetitosa quanto al momento pleonastica griglia provvisoria dei Playoff NBA 2016. In attesa del 16 aprile, buon basket a tutti.

NBA Playoffs...ad ora

NBA Playoffs…ad ora

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