UFC 230 Preview feat. 4once.it

Torna uno dei format “storici” della redazione MMA di Quel Che Passa, la Tavola Rotonda, pronta a sciogliere i dubbi che attanagliano i fan dei combattimenti in gabbia durante le ore che precedono UFC 230, di scena sabato 03 Novembre in quel di New York.
Per l’occasione, due sedie virtuali aggiuntive vengono posizionate attorno alla rispolverata tavola, pronte ad accogliere i fondatori del blog 4once.it : Tudor Leonte e Marco Dall’Acqua.
Vediamo allora quali sono state le risposte dei nostri rappresentanti e dei nostri ospiti alle domande che ci sono sorte!

Credit: The Mac Life

Domanda di Alfredo: Vannata: dagli elogi di tutto il mondo dopo il match contro El Cucuy al finire negli early prelims. Qual è, quindi, la sua giusta dimensione?

Marco Dall’Acqua: Vannata è uno di quei tre atleti in UFC con Yair Rodriguez e Justin Gaethje il cui risultato sportivo passa in secondo piano rispetto alla prestazione. Di Vannata vogliamo vedere i colpi spettacolari e il divertimento all’interno dell’ottagono, poi l’eventuale vittoria o sconfitta è relativamente importante. Vannata insieme agli altri due sopra citati è imprescindibile per una promotion come la UFC.”

Tudor Leonte: Premetto che a me gli atleti esteti degli sport da combattimento (gli amanti dei colpi per il piacere di far vedere di saper fare colpi spettacolari) piacciano poco. Mi annovero tra i pochi a cui Lando Vannata non ha mai convinto. Il perché è presto detto. La sua fama è dovuta alla splendida prestazione messa in piedi contro El Cucuy, dopo aver accettato quel match con pochissimo preavviso. In questi casi, però, è sempre il nome più conosciuto ad avere tutto da perdere e quasi nulla da guadagnare. Vannata aveva davanti l’occasione della vita. Tony Ferguson, d’altro canto, doveva fare in modo di limitare il più possibile i danni. Non mi sorprenderebbe di sapere che abbia combattuto quel match con il freno a mano tirato.
Quello che manca a Vannata è la concretezza. Non basta tirare calci girati o Superman punch se poi non riesci a concretizzare l’azione e portare a casa il risultato. La sua dimensione ottimale è questa, almeno finché non riuscirà a trovare quella grinta agonistica (o quel pizzico di fighting IQ in più) che possa aiutarlo a vincere gli incontri.”

Lorenzo Cesca: “Odi et amo per Groovy. Dà spettacolo, vince bonus, sembra avere i colpi del campione eppure lascia sempre l’amaro in bocca quando si tifa per lui. Poca concretezza per lui, dovuta per lo più a quella irrefrenabile tendenza al cercare sempre il colpo spettacolare piuttosto che “giocare semplice”; da questo suo match, quindi, spero più in qualche highlight che in una vittoria convincente, consapevole però che, attualmente, il ragazzo non può nemmeno essere paragonato alla top 15 della categoria.

Domanda di Lorenzo: Ad ogni incontro ci sono grossi dubbi su Israel Adesanya ed ogni avversario che gli viene posto di fronte sembra avere le armi giuste per fermarlo; alla fine, però, è sempre lui a trovarsi con il braccio alzato. Potrà Brunson cambiare questa tendenza? Come?

Marco Dall’Acqua:L’attitudine che ha contraddistinto gli ultimi incontri di Brunson deve sparire. Se il 34enne americano riuscirà ad accorciare la distanza evitando di mostrare troppo il mento e limitando i calci di Adesanya, allora l’incontro potrebbe essere interessante. Assolutamente proibito avanzare a testa bassa e portare colpi, cosa che ha fatto troppe volte negli ultimi incontri. Le sue abilità nel wrestling insieme alle sue capacità di chiudere l’incontro nel primo round sono le chiavi per una vittoria di Bruson. Dovrebbe vincere Adesanya, ma un upset non è così impossibile.”

Tudor Leonte: “Ah, Israel Adesanya, la delizia degli amanti dello striking spettacolare. Attenzione, però, oltre ad essere uno showman, Adesanya è anche un fighter decisamente concreto. Ogni suo movimento è inserito in un disegno più ampio che si concretizza secondo il suo volere e a dispetto della controffensiva dell’avversario.
I limiti di Adesanya sono ancora tutti da scoprire. In molti, io compreso, pensavano che un lottatore “rognoso” come Marvin Vettori, che fa(ceva) della lotta corpo a corpo il suo cavallo di battaglia, avrebbe dato parecchio filo da torcere al neozelandese nelle fasi di lotta dell’incontro. Così non è stato e Israel Adesanya ha superato in maniera relativamente brillante il test grappler rognoso (sebbene anche qui, secondo l’umile parere di chi scrive, ci sia da aprire una parentesi sui cartellini di quell’incontro, ma non è questa la sede opportuna).
Non vedo come Brunson possa invertire la tendenza vincente di Adesanya, salvo grosse sorprese.”

Alfredo Zullino: “Non riesco ancora a capire qual è il mio sentimento nei confronti del kiwi nigeriano. Mi è subito piaciuto per il sua attitudine fresca e per l’amore per gli anime. Ho iniziato ad odiarlo dopo la vittoria sul nostro connazionale Marvin Vettori. È un mio grande difetto odiare i fighter dopo una vittoria sui miei pupilli. Tornando al match, vorrei poter dire che Brunson ha la vittoria in tasca, ma l’ex kickboxer ha dimostrato piu volte di aver fatto i compiti a casa quando si parla di takedown defense. La verità è che ho l’impressione che i suoi avversari sono talmente tanto intimoriti dallo striking eccelso di Adesanya da aver quasi paura a cambiare livello. Mi vedo costretto a pronosticare l’immutata imbattibilità del neozelandese. Quando capirò come Brunson possa batterlo mi vedrete all’angolo di qualche fighter.”

Domanda di Alfredo: Alessio Di Chirico avrebbe dovuto a breve affrontare Jared Cannonier, ma il match è saltato a “causa” di quest’ultimo che è entrato in short notice per affrontare David Branch, orfano di un avversario. Sulla carta sembrerebbe un match a senso unico fra l’ex campione WSOF e uno che ha sì i pugni nelle mani, ma null’altro. Come pronosticate il match?

Marco Dall’Acqua: Cannonier è senza dubbio coraggioso. Ma a parte un colpo singolo non ha molti altri modi per vincere l’incontro. Branch è più navigato, forte ed è bravo a mettere in risalto i difetti dell’avversario. È un incontro molto rischioso per Branch non tanto al punto di vista tecnico quanto da quello reputazionale: in caso di vittoria il suo status non ne gioverebbe, mentre una sconfitta scalfirebbe molte sicurezze.”

Tudor Leonte: “David Branch ha impressionato nel suo esordio in UFC, malgrado il risultato negativo. Le ottime impressioni iniziali sono state poi confermate dalla splendida prestazione messa in piedi contro il coriaceo Thiago “Marreta” Santos. Cannonier non ha i mezzi per contrastare l’ex campione WSOF.
Nota a margine, peccato che il match tra il nostro “Manzo” Di Chirico e Cannonier sia saltato, l’americano sarebbe stato un’ottima occasione in cui l’alfiere italiano avrebbe potuto mettere in mostra tutte le sue indiscusse qualità.”

Lorenzo Cesca: “Dico da subito che parto prevenuto. Tutti i fighter che provengono da WSOF (unica promotion che ho seguito assiduamente oltre a UFC negli ultimi 5 anni) hanno la mia simpatia e David Branch è sicuramente un esponente illustro di come la qualità in tale promotion fosse ben sopra la media. Vero e proprio grinder nel suo modo di combattere, è il classico fighter che in ogni situazione ha la capacità di portare a casa punti agli occhi dei giudici, quando non direttamente la vittoria (chiedere informazioni a Thiago Marreta al riguardo). Il presentimento è che anche questa volta un KO da parte sua possa essere il giusto finale, dopo aver sfinito il suo avversario. Riguardo a Cannonier, discreto mestierante e nulla più, va detto che questo sarà il suo esordio a 185lbs e ciò potrebbe tradursi in un interessante vantaggio fisico, unica caratteristica che potrebbe far valere nella contesa (anche se va ricordato che Branch fu anche campione Light Heavyweight nella sopracitata WSOF). Ultimo appunto: ottima occasione incolpevolmente persa da Di Chirico, questa, per mettersi in mostra contro un fighter assolutamente alla sua portata.”

Domanda di Lorenzo: Chris Weidman: ha perso il suo avversario originale ed ora si ritrova ad affrontare in short notice Jacare Souza, come lo vedete in questo matchup? Inoltre, ha affrontato (quasi) tutti i migliori pesi medi di due differenti generazioni (da Silva e Belfort a Gastelum e Rockhold), come collocate la sua carriera nella storia delle MMA?

Marco Dall’Acqua: Weidman ha tutte le possibilità di portare a casa l’incontro. Ottimo wrestling sia offensivo sia difensivo e migliori capacità in piedi rispetto il brasiliano. È vero, l’”All American” non combatte da un anno e quindi il suo rientro porta con sé dei dubbi per quanto riguarda la condizione fisica, ma per me rimane il favorito. Dopo la vittoria con Belfort sembrava poter ambire all’Olimpo dei migliori medi di sempre. Le tre sconfitte consecutive con Rockhold (in quel periodo il miglior medio in circolazione), Romero e Mousasi hanno fermato questa sua corsa. Molto probabilmente verrà ricordato “solo” per aver sconfitto l’imbattibile Silva. Il che non è da buttare.”

Tudor Leonte: “Weidman è senz’altro un bel enigma. Ha raggiunto l’apice del suo successo in UFC molto presto, forse fin troppo presto per quella che era la sua esperienza, e in circostanze senz’altro favorevoli. Diamo a Cesare quel che è di Cesare: ha stupito il mondo quando ha messo KO Anderson Silva. Non penso, però, di dire un’eresia quando affermo che i nomi sconfitti dall’allora imbattuto All-American nel suo regno da campione avessero da tempo passato la miglior fase della loro carriera. Passato quel momento di gloria, l’atleta del Serra-Longo Fight Team ha incassato delle sonore sconfitte che l’hanno ridimensionato e riportato coi piedi per terra.
Weidman mi dà l’impressione di essere un eterno secondo (se non addirittura terzo) arrivato che non riesce a concretizzare quando serve. La musica non cambierà sabato con Jacaré Souza, un altro bel enigma su cui andrebbe aperto un capitolo a parte. Vedo il brasiliano favorito.”

Alfredo Zullino: “La più grande fortuna di Chris Wridman è stata al contempo la sua più grande sfortuna: sconfiggere quello che da molti viene considerato il più grande mixed martial artist dartist di tutti i tempi, Anderson Silva. Una volta sconfitto Silva nel suo (quasi) prime, hai settato i tuoi standard talmente in alto da non poter più superare la tua stessa performance, rendendoti di fatto l’avversario di te stesso. Nel match contro l’alligatore vedo favorito quest’ultimo con il suo BJJ stellare. Ma in fin dei conti, a chi frega nulla del risultato? Wrestling vs BJJ, ladies and gentlemen! Si torna agli albori.”

Domanda di Alfredo: Molti hanno criticato la scelta di mandare Lewis contro Cormier invece di optare per la scelta più ovvia del rematch con Stipe. Siete d’accordo con questa scelta? In caso di upset, cosa ci dice questo di Lewis? Che anche le cenerentola possono ambire al titolo?

Marco Dall’Acqua: La difficile vittoria di Lewis rappresenterebbe probabilmente il più grande upset dai tempi di Serra contro GSP. La vittoria con Volkov ha messo in mostra le carenze e le forze di Lewis: modesto in tantissimi settori del combattimento, ma con il colpo da KO, anche dopo tre round in cui è stato sotto. Cormier è di un altro livello in tutti i settori e la difesa del takedown di Lewis non è spettacolare. Per quanto riguarda Miocic, il nativo dell’Ohio meritava una rivincita, solo per il fatto che detiene il record di difese titolate nei massimi. Probabilmente il pompiere riuscirà ad ottenere un’altra chance, ma la storia personale di Lewis è troppo bella per dire che il “Black Beast” non meriti una title shot.

Tudor Leonte: “L’uomo giusto al momento giusto, ecco che cos’è Lewis. Mi spiace che uno dei due protagonisti nel main event di UFC 230 debba perdere. DC è un atleta e una persona fenomenale, e mi sono lanciato in elogi sperticati nei suoi confronti in passato. Lewis è un personaggio, un texano un po’ rozzo che però ispira simpatia istantanea.
Vedo favorito il campione, sebbene nei pesi massimi nessun pronostico sia scritto nella pietra. DC ha un pedigree che gli permette di inchiodare al tappeto Lewis per tutta la durata dell’incontro e ha anche un fighting IQ abbastanza elevato da evitare di far magre figure come quella di Alex Volkov nel match contro The Black Beast.
Sono abbastanza soddisfatto del main event, è il meglio che si poteva organizzare con così poco tempo e atleti a disposizione. Visto quanto successo, non me la sento di condannare troppo la UFC.
Certo, questa card impallidisce in confronto alle altre messe in piedi a NY negli anni passati.”

Lorenzo Cesca: “Va premesso che Derrick Lewis merita di stare lì. È stato l’unico peso massimo relativamente costante nell’ultimo periodo e, sicuramente, la scelta per questo match sarebbe stato un aut-aut tra lui e Stipe Miocic. Lewis l’ha spuntata, presumo, principalmente per il suo essere più personaggio del pompiere di Cleveland, quindi, più interessante per i fan casual. L’ha meritato, vincendo match che lo vedevano sfavorito e che lo hanno visto anche in tutti i suoi limiti. Chapeau per lui.
Ma la favola si ferma qua. Cormier ai punti non perderà, zero dubbi. Troppo più intelligente, troppo più bravo nel wrestling, troppo più atletico. Qualcuno dice che la grande occasione di Lewis sarà sul colpo singolo: va ricordato a questi la lista di atleti che hanno colpito (ripetutamente) Cormier nella sua carriera, senza farlo andare al tappeto: Dan Henderson, Anthony Johnson (!!!), Alexander Gustafsson, Volkan Oezdemir, Stipe Miocic e si potrebbe aprire un capitolo a parte sul buon Jon Jones. Quindi, ecco: zero possibilità di vincere ai punti, concedo un 1% per il possibile “colpo della domenica”. Nulla più.
La vera risposta a questa domanda credo la diede proprio Cormier stesso: “This game has levels”. Cormier è almeno un paio di livelli sopra Lewis.”

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