“Le MMA mi hanno salvato la vita”. L’incredibile storia di Derrick Lewis

Derrick James “The Black Beast” Lewis (21-1-5) combatterà sabato 3 novembre nel main event della card UFC 230 contro il campione in carica Daniel Cormier per il titolo dei pesi massimi.

Lo scontro titolato contro Cormier rappresenta l’apice della carriera di Lewis (Credit photo: MMA Fight Night Live)

Ingaggiato dall’organizzazione di Dana White nel 2014, nel corso della sua carriera in UFC si è aggiudicato 3 Performance of the Night e 2 Fight of the Night. Sul suo ingresso nella promotion più famosa del mondo, Lewis ha spesso ripetuto:

È un sogno che si avvera. Ma se ce l’ho fatta io, chiunque creda in sé stesso può farcela.

La sua è una storia che vale la pena raccontare.

Derrick Lewis nasce il 7 febbraio 1985 a New Orleans, in Louisiana. È il secondo di sette figli cresciuti da una madre single, che nel 1999 dovrà lasciare lo Stato per scappare da un compagno violento. I Lewis si trasferiscono quindi a Houston, Texas, quando Derrick ha ormai 14 anni. La sua è un’adolescenza complicata e sofferta a causa delle pessime condizioni economiche della famiglia: è per guadagnare qualche soldo che il ragazzo decide di dedicarsi agli street fights, i combattimenti clandestini di strada.

A 17 anni pratica pugilato per tre mesi, ma prima del suo esordio da dilettante la palestra in cui si allena chiude improvvisamente, costringendolo a rinunciare, almeno per il momento, alla carriera agonistica. Due anni più tardi Derrick inizia una relazione con una donna 36enne, divorziata, il cui ex marito si mette sulle tracce di Lewis con un fucile da caccia. Ad avere la peggio sarà l’uomo armato, che viene picchiato dal futuro fighter con conseguenze pesanti: subisce diverse fratture e perde la vista dall’occhio sinistro.

Derrick viene quindi accusato di aggressione aggravata e arrestato. Appena due settimane prima si era diplomato al liceo e aveva ricevuto una borsa di studio per giocare a football al college: per questo motivo ottiene due anni di libertà vigilata, poi revocata, come racconta in un’intervista del 2014 a mmafighting.com:

Ho finito per violare gli accordi della borsa di studio perché non mi interessava frequentare tutte quelle lezioni, e in più non avevo abbastanza soldi per pagare le tasse della libertà vigilata. Perciò me l’hanno revocata e ho scontato tre anni e mezzo di carcere, a fronte di una condanna di cinque.

In seguito Lewis spiegherà come la detenzione gli sia stata di aiuto per riflettere sulle proprie intenzioni e prospettive future:

La prigione è stata la cosa migliore che potesse capitarmi in quel momento. Dopo, ho iniziato ad avere la mente più libera. Tutto mi appariva più chiaro, ho cominciato a capire diverse cose che prima non avrei compreso.

Un giovane Lewis con George Foreman (Credit photo: @thebeastufc su Instagram).

Una volta rilasciato, nel 2009, Derrick vuole dare una svolta alla sua vita: inizia a lavorare come autista di camion e rincomincia a boxare. Il suo talento attira l’attenzione di George Foreman, che lo accoglie nella sua palestra di Houston e prospetta per lui una carriera da pugile. Lewis racconta così il rapporto con l’ex campione del mondo:

Foreman si è comportato come un nonno con me. Cercava di aiutare chiunque. Il suo manager mi portava nei posti migliori ad allenarmi, come la palestra di Floyd Mayweather. Volevano che mi concentrassi sulla boxe, mi avevano comprato persino una macchina e progettavano di farmi trasferire in uno di quei grattacieli del centro di Houston, proprio accanto alla palestra di Lou Savarese.

Intanto, però, un suo amico lo convince a cimentarsi anche nelle MMA, disciplina ai tempi sconosciuta a Lewis:

Non ne sapevo nulla e non ne avevo mai sentito parlare. Il mio amico mi disse che sarei stato bravo nelle MMA, così ho iniziato a praticarle.

Presto le arti marziali miste iniziano a coinvolgerlo più del pugilato e, dopo una netta vittoria per TKO da dilettante, decide di dedicarsi esclusivamente alle MMA (“Foreman ha voluto indietro la macchina che mi aveva regalato”, afferma ricordando quel periodo).

Derrick diventa professionista nel 2010 e in quell’anno combatte quattro volte, ottenendo tre vittorie e una sconfitta, e conquistando il titolo Figh to Win. Nel 2011, dopo essersi aggiudicato la cintura IXFA (International Xtreme Fighting Association) e aver portato il suo record sul 4-1, approda in Bellator, dove affronta Tony Jhonson, perdendo il match per decisione unanime. Tuttavia, Lewis conclude l’anno con due vittorie, di cui una in Legacy FC. È in questo periodo che i suoi compagni di palestra della Silverback Gym lo soprannominano “The Black Beast” (“La bestia nera”), ed è allora che dichiara, in un’intervista concessa a txmma.com, la sua intenzione di voler tornare al college per finire gli studi:

Voglio dimostrare alle persone che sono in grado di farlo, mostrarlo ai miei fratelli e sorelle. Sto davvero cercando di essere un modello da seguire per loro, perché so che guardano al mio esempio. Voglio mostrargli che puoi sempre fare qualcosa per te stesso. Sai, noi non abbiamo avuto una figura paterna e sono uno tra i più grandi di sette figli. Ho il compito di mostrare loro che ci sarà sempre un ostacolo che potrà farti cadere, ma l’importante è rialzarsi e proseguire.

Lewis con la cintura dopo aver difeso il titolo Legacy FC (Credit photo: txmma.com).

Probabilmente perché la sua carriera nelle MMA procede spedita, Derrick non tornerà mai al college. Il 2012 si apre infatti con un No Contest per colpi non regolamentari a cui però seguono due vittorie, una in RFA e un’altra nuovamente in Legacy FC, ma questa volta valevole per il titolo: Lewis diventa campione per la terza volta, in tre promotion diverse, in due anni. Nel 2013 combatte solo in un’occasione per difendere la cintura appena conquistata, che resta saldamente sulla sua vita. Prima del match rivela che in gabbia canalizza la sua rabbia, dovuta ad anni di privazioni e dolore, per sfogarla durante l’incontro:

Voglio davvero uccidere i miei avversari, anche se so di non poterlo fare perché c’è l’arbitro. Ogni volta che entro nell’ottagono, quella è la mia intenzione. Ma quando il combattimento finisce, ritorno una persona normale.

Il 2014 è l’anno del suo approdo in UFC.

“The Black Beast” esordisce nell’ottagono più famoso del mondo contro Jack May, aggiudicandosi il match per TKO al primo round. Un altro successo alla prima ripresa arriva ai danni di Guto Inocente, e porta il record di Derrick sull’11-2-1. Nell’ultimo incontro del 2014 Lewis affronta Matt Mitrione e incassa la prima sconfitta in UFC per un fulmineo KO al primo round, dopo appena 41 secondi. Nel 2015 vince per TKO contro Ruan Potts, ma perde allo stesso modo nel confronto con Shawn Jordan, che lo aveva già battuto nel 2010, questa volta al secondo round. Ritorna al successo verso la fine dell’anno, imponendosi su Viktor Pešta per TKO alla terza ripresa.

Lewis subisce un duro colpo da Hunt. Perderà il match per TKO nel quarto round (Credit photo: wwos.nine.com.au).

Tra il 2016 e il febbraio 2017 Lewis combatte cinque incontri, vincendoli tutti, contro Damian Grabowski, Gabriel Gonzaga (aggiudicandosi anche la Performance of the Night), Rory Nelson (l’unico tra questi match deciso dai giudici), Shamil Abdurakhimov (il primo main event in UFC di “The Black Beast”) e Travis Browne (eletto Figh of the Night). A giugno 2017 perde contro Mark Hunt in un confronto duro e combattuto, nuovamente premiato con il Fight of the Night.

Nell’intervista post fight Lewis rivela di essere tormentato sin dal 2011 da un serio infortunio alla schiena, acuitosi proprio pochi giorni prima del match contro Hunt, che lo ha paralizzato nel quarto round. Annuncia perciò il ritiro, salvo poi smentirsi: una decisione presa d’istinto sul momento, dichiara. Ma il dolore alla schiena continua a perseguitarlo, facendo saltare all’ultimo un match programmato contro Fabricio Werdum. Conclude l’anno sposandosi con la sua fidanzata storica, da cui ha avuto tre figli.

Fuori dall’ottagono Derrick ha fatto notizia nel febbraio 2017, per aver partecipato volontariamente alle operazioni di soccorso e salvataggio degli sfollati dopo l’uragano Harvey, che ha colpito il Texas e la Louisiana causando 107 morti e ingenti danni. Lewis ha stimato di aver salvato un centinaio di persone dall’inondazione successiva all’uragano. In più, insieme alla UFC, ha donato 10 mila dollari per sostenere la gestione dell’emergenza.

Nel 2018 Derrick ha già disputato tre match, ottenendo altrettante vittorie, in cui ha affrontato Marcin Tybura, sconfitto per TKO al terzo round (Performance of the Night), Francis Ngannou (in quello che è stato definito come uno degli incontri più noiosi della storia della UFC) battuto per decisione unanime, e Alexander Volkov, sconfitto via KO alla terza ripresa (un’altra Performance of the Night). Proprio l’ultimo successo contro il fighter russo gli ha permesso di confermare il secondo posto nei ranking della sua categoria, ottenendo la title shot contro il campione Daniel Cormier.

Nonostante la sua stazza, Lewis ricorre volentieri agli head kick (Credit photo: UFC® FIGHT PASS™).

Lewis è un fighter che predilige lo striking, dove spesso ricorre a molte combinazioni, grazie al suo background nel pugilato. È dotato di grande potenza nelle braccia e ha mani pesantissime: ha ottenuto 18 vittorie su 21 per KO/TKO. I suoi incontri sono terminati ai punti solo in 4 occasioni, con alterna fortuna: due successi e due sconfitte. La lotta a terra non è la sua specialità, ma non è mai stato sottomesso, sviluppando nel corso della carriera una buona difesa dai takedown. Utilizza volentieri anche la kickboxing, e infatti ha dichiarato che la sua tecnica preferita nelle fasi in piedi è l’head kick. Dal punto di vista difensivo, Derrick è un ottimo incassatore, dotato di un mento notevole, grazie a cui riesce a sorprendere gli avversari nelle battute finali dei round.

Molti addetti ai lavori lo considerano decisamente sfavorito nell’incontro titolato contro Cormier. Da una parte non è passato neanche un mese dall’ultima apparizione in gabbia di “The Black Beast”, che ha accettato l’incontro perché, a quanto dice lui, la UFC gli ha “lanciato soldi come se fossi una stripper per convincermi a combattere”; dall’altra, la superiorità tecnica di Cormier sembra evidente. Ma Lewis è abituato a sfidare lo scetticismo generale: in un’intervista del 2011, un giornalista gli ha chiesto come si sentisse considerando che sin dagli inizi della carriera le persone avevano dubitato di lui, spesso sostenendo che non potesse battere i suoi avversari, considerati favoriti. Derrick ha risposto:

È proprio questo che mi dà motivazione. Mi piace quando dicono queste cose. Lo sai, io vengo dal niente. Sono partito dal basso, avevo gli occhi ostili di tutti puntati addosso, e ho ancora quel marchio sulla schiena. Ma nessuno può più dirmi che non posso avere successo in quello che faccio.

 

 

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