Oakland Raiders – Più in fundo, che dulcis

dolceamaroDulcis in fundo. Di sicuro, parlando dei Raiders, c’è l’ “in fundo”, di dolce in realtà c’è solo il fatto che si tratta dell’ultima preview con la quale chiudiamo questo viaggio all’interno della NFL durato 2 mesi, giorno più, giorno meno (rincuora il fatto che quando abbiamo iniziato con Dallas e San Francisco, i primi lasciavano perplessi, i secondi potevano festeggiare già il titolo e le cose nel frattempo non sono cambiate).

I Raiders sono rimasti per ultimi ed ultimi lo sono anche in alcuni ranking, pur da simpatizzante non è facile parlarne bene: con la dipartita (in tutti i sensi) di Al Davis in molti credevano che le cose potessero cambiare in meglio, ovviamente nessun segno di ingratitudine nei confronti di un uomo che ha dedicato la sua vita “alla maglia”, ricoprendo ogni ruolo possibile al di fuori del campo, dall’allenatore al proprietario, ma che negli ultimi anni, onestamente, aveva perso un po’ il bandolo della matassa. Le scelte bizzarre erano state tutte imputate alla sua “senilità”, poter avere un nuovo proprietario e soprattutto un nuovo general manager aveva dato una scossa di ottimismo all’ambiente.

In realtà la ricostruzione non è iniziata nel migliore dei modi e scelte un po’ visionarie come quella di D.J. Hayden di quest’anno sembrano più un tributo al grande Al, piuttosto che una inversione di marcia. Hayden, che in pochi si aspettavano scelto così alto sino a pochi giorni dal draft, è stato sinora anche molto sfortunato: il CB, ex Houston Cougars, ha saltato la prima parte dei lavori con la squadra (spesso fondamentale per un rookie) per un problema agli addominali, proprio stanotte debutterà in preseason contro i Bears e attorno a lui girano molto i destini se non della squadra (parliamo pur sempre di un CB al primo anno), ma della credibilità di questo nuovo corso.

Il ragazzo non potrà coprire tutti i buchi presenti a roster e ce ne erano davvero tanti, a partire da quello del QB: l’all in effettuato una stagione e mezzo fa su Carson Palmer non ha pagato, la mossa sembrava disperata sin da subito, con una squadra sì in corsa per i playoff, ma che aveva assoluto bisogno delle scelte negli anni successivi per esserlo effettivamente. Così l’arrivo dell’ex Bengals, ora ai Cardinals, non ha modificato per nulla il destino dei Raiders che, invece, si sono trovati a saltare scelte molto più importanti nell’ottica della crescita di squadra. Al suo posto dietro una linea che tanto linea non è, evoluirà quest’anno Matt Flynn, che dopo la beffa Seattle/Wilson trova finalmente i gradi da titolare e potrà stare un po’ più tranquillo considerando la concorrenza, che non sembra agguerrita, di Terrelle Pryor e Tyler Wilson (McGloin, ex Penn State, faccio fatica a considerarlo, come hanno fatto fatica tutte le squadre lungo i 7 giri del draft): Pryor sta studiando da QB, a tratti sembra aver capito la lezione, il giorno dopo però si dimentica tutto; Wilson (Tyler questa volta, non Russell, Flynn aveva già gli incubi…) ha fatto richiesta di vietare lanci superiori alle 15 yard, ha più possibilità di migliorare la sua potenza di lancio che venga accolta la sua preghiera.

La stella di questa squadra resta Darren McFadden: incostante, fragile, con enormi potenzialità e spesso dimenticato o mal sfruttato dal coaching staff nel game plan della partita, in pratica il riassunto dei Raiders. Non c’è altro da aggiungere su di lui, se non che abbiamo davanti un giocatore che, ad astri allineati, può tirar fuori una stagione da 2000 yard dalla linea di scrimmage e doppia cifra di TD, non sono numeri campati in aria, bensì la sua media nelle due stagioni 2010-2011, in cui giocò 20 partite sotto Hue Jackson (ora nel coaching staff dei Bengals), forse l’unico che abbia capito davvero come sfruttarlo.

Quando hai un RB così talentuoso ma al tempo stesso fragile, i ruoli di RB2 e RB3 non sono per nulla marginali, dopo buone annate di Michael Bush (perso poi l’anno scorso), quest’anno si è deciso di puntare su Rashad Jennings: l’ex Jaguars che si è dimostrato molto più adatto come backup che come titolare (in contumacia Jones-Drew, causa hold out prima e problemi fisici dopo). Il problema di Jennings è che ha una fedina infortunistica che non ha quasi nulla da invidiare a quella del titolare: testa, spalla, ginocchio, piede, ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho, mi manca. Così che un Latavius Murray, pescato al sesto giro, diventa quasi interessante a livello di fantasy più per questioni di depth chart, che per meriti personali (lo so, i puristi storceranno il naso, ma è periodo di fantasy draft…che ci possiamo fare!? L’accenno al fanta…ci poteva scappare…).

Reece, non il classico fullback

Reece, non il classico fullback

Nel mix tra running e passing game si inserisce alla perfezione Marcel Reece: uno che aiuta tanto a correre con i suoi blocchi, quanto a muovere la catena con le sue ricezioni, arma tattica interessante e probabilmente unica certezza offensiva a roster. Il reparto di ricevitori/tight end infatti ha pochi appigli sicuri a cui aggrapparsi: il prospetto migliore è Denarius Moore, dietro a lui Rod Streater e Jacoby Ford, tutti accomunati da uno stesso denominatore: fragilità fisica unita a potenzialità mai completamente espressa. Juron Criner è l’ennesima scommessa di cui non si sa ancora bene l’esito, mentre Joshua Cribbs forse ha capito che da “grande” potrà fare esclusivamente quello che faceva, molto bene, da “piccolo”, ovvero il ritornatore.

Il ruolo di TE è uno dei pochi che ha dato soddisfazione negli ultimi anni ai tifosi della Black Hole, i quali hanno dapprima visto esplodere Zach Miller e poi Brandon Myers, inframmezzati dall’esperienza di Kevin Boss, il brutto di queste esplosioni risiede però nel fatto che, per una volta che qualcuno decideva di mostrare sul campo il proprio potenziale, la dirigenza sceglieva di disfarsene: è stato così per Miller autentico go to guy di quei Raiders ed è stato così questa estate anche per Myers. L’obiettivo era lanciare un altro potenziale titolare come David Ausberry, l’uso dell’imperfetto come tempo verbale non è casuale, ma imperfetta è anche la sua salute fisica (toh…che strano…), visto che un infortunio alla spalla lo costringerà a saltare il resto della preseason e forse anche l’inizio della stagione che conta. Dietro a lui si fregano le mani Mychal Rivera e Nick Kasa, due rookie da sesto giro, piuttosto interessanti, specie il primo, anche se al momento il posto da starter se lo giocano Richard Gordon e Jeron Mastrud (non chiedetemi chi sono però….).

Per non sfociare in volgarità, meglio evitare di parlare della linea offensiva, la peggiore dell’intera lega, non di poco, e passiamo a parlare, velocemente, dell’altra metà del campo: Tyvon Branch (S) e Lamar Houston (DE) sono i punti fermi, anche Kevin Burnett (LB) ha dimostrato di poterlo essere, nei suoi anni da titolare a San Diego e Miami, ma i 30 sono già passati per lui che ha “sprecato” l’inizio di carriera come giocatore situazionale a Dallas. Ex Cowboys è anche Mike Jenkins (CB), prima scelta 2008, che tra infortuni e promesse mai completamente mantenute si trova a ripartire dai Raiders (problemi fisici e potenzialità inespressa, è un tormentone ormai, lo giuro, non lo sto facendo apposta….). Il reparto delle secondarie viene completato oltre che dal già citato rookie di primo giro Hayden, da Charles Woodson (no, non è un omonimo) e da Tracy Porter, che i più attenti ricorderanno intercettare Peyton Manning nel Super Bowl XLIV in maglia Saints e che proprio con Peyton (e qui sareste più attenti dei più attenti…) ha giocato l’anno scorso a Denver senza impressionare (ad essere buoni). Il bello è che Porter, già infortunatosi, mette alle spalle al muro il reparto di CB, che, nonostante il recupero di Hayden, addirittura potrebbe valersi delle qualità atletiche di Taiwan Jones, che sulla carta d’identità ha scritto “runningback”.

Chiudiamo il racconto, evitandovi previsioni e pronostici che credo possiate intuire da soli, ma cercando un raggio di sole: ci aggrappiamo alla cabala, la quale vuole che negli anni dispari dal 2007 in poi Andre Carter (anche lui, nessun caso di omonimia) è sempre andato in doppia cifra di sack (non preoccupatevi quindi se l’anno scorso ne ha fatti solo 2,5 in maglia Raiders, era anno pari….); ci aggrappiamo anche alla speranza che Sio Moore (LB), Hayden, Menelik Watson (OL) e Wilson, siano meglio di Rolando McClain, Mike Mitchell, Robert Gallery e JaMarcus Russell….

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that s all folks

La preview di “quel che passa” si conclude così (con il nome di JaMarcus Russell che aleggia su di noi, ho visto finali più felici…), io ringrazio pubblicamente wolvie, ride, teo ed angy che hanno contribuito assieme a me a completare questo percorso, anche solo con pochi pezzi, in base alle loro possibilità di tempo. Per facilità di consultazione è stata creata la sottocategoria “team by team preview 2013“, attraverso la quale potete raggiungere con più facilità le singole squadre, anche per (ri)leggerle durante l’anno e scoprire quante idiozie abbiamo scritto, se alcune fossero passate inosservate. Io ringrazio tutti quelli che ci hanno letto (e non sono pochi) o hanno iniziato a seguirci anche grazie a questi post, ora però non abbandonateci…. 😀

azazelli

Da giovane registravo su VHS tutte le finali di atletica, mondiali ed olimpiadi, poi m'hanno cancellato il record di Donovan Bailey con Beautiful e mi sono dato al download. Vivo di sport, cerco di scriverne.

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6 Risposte

  1. angyair ha detto:

    Anch’io ho sentito parlare bene del TE Rivera e sono curioso di vederlo in campo. Attenzione anche a Sio Moore che può essere uno sleeper per il DROY!

  2. Giacomo ha detto:

    Una serie di articoli bellissimi. Un utile strumento per chi tenta di orientarsi nella Nfl in questa lingua. Alla vigilia della nuova stagione abbiamo 32 profili ben fatti delle protagoniste della stessa. Il vostro lavoro è fantastico. L’inizio della stagione purtroppo chiude il periodo delle vostre trasmissioni radiofoniche, ma è solo la Nfl a poterci far dimenticare Football By Dummies. Spero che questo blog invece vada avanti anche durante la stagione.

  3. Giacomo ha detto:

    La commozione, questa sera, sarà cerebrale. Because vi farò il fondo schiena a stars and stripes. Dopo una lunga riflessione di un minuto circa, ho deciso di non affidarmi a tutte le liste etc etc. Andrò a senso, ad istinto. E il mio istinto is bigger than yours!

  4. Giacomo ha detto:

    Però un consiglio lo provo a dare sulla questione fantasy: perché non inserire un premio? Del tipo: chi vince avrà diritto ad essere appellato da tutti gli sconfitti come “Venerabile Maestro”. Ci si riferirà al vincitore in questa maniera fino al giorno del draft dell’anno prossimo. Una cosa del genere.

  1. 4 settembre 2013

    […] Continua a leggere su “Quel che passa il convento” […]

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