Il discorso del Peyton

Ieri si è ritirato uno dei più grandi quarterback della storia del gioco, l’ha fatto dopo aver vinto il suo secondo titolo in carriera, qui (Peyton Williams Manning e Tom Coppi & Peyton Bartali) trovate le nostra parole scritte poche settimane e un paio di anni fa su quello che è stato per noi Manning. Mentre in questo pezzo ci siamo limitati tra una commozione e l’altra a tradurre il suo discorso di saluto.

Su ESPN trovate la versione in lingua originale. Su Youtube (e qui sotto) i 18 minuti che valgono la pena essere ascoltati:

Nella mia prima partita in NFL, ho completato il mio primo passaggio al RB Hall of Famer Marshall Faulk. Ho lanciato un touchdown nella stessa partita a Marvin Harrison,  che entrerà in Hall of Fame questo agosto.

(Ti stai ritirando, sei uno dei giocatori che ha segnato maggiormente questa lega e questo gioco negli ultimi 20 anni…e il tuo primo pensiero è nominare gli hall of famer che hanno giocato con te…Chapeau sin da subito)

Il QB dei nostri avverssari, i Miami Dolphins, l’Hall of Famer Dan Marino (dopo mio padre, il mio giocatore preferito), che nel primo terzo down della partita ha completato un “tipo di lancio” per 25 yard. Ed è stato il lancio “più maledetto” che io abbia mai visto.

Più tardi ho completato un passaggio al TE Marcus Pollard e qualcuno mi ha colpito veramente forte e dopo che mi sono alzato mi sono detto “Ora so che posso giocare in questa lega.”

Nel corso di quella prima stagione difficile, abbiamo giocato e perso a Baltimora. Era la prima volta che i Colts ritornavano a Baltimora da quando si erano trasferiti nel 1984. Non ricevemmo proprio una accoglienza festante quel giorno. I tifosi urlavano contro di me ed io continuavo a pensare “Hey, avevo solo 8 anni all’epoca, lasciatemi in pace”.

L’avevo incontrato già una volta prima (Unitas, ndr), ma quando la partita terminò ho avuto l’opportunità di stringere la mano a Johnny Unitas. Mi disse: “Peyton, ci sei, spingerò per te.”

Bene, ci sono stato. Ci sono stato per 18 anni e spero che quel vecchio numero 19 (il numero di Unitas, ndr) sia lassù con il suo taglio a spazzola e sappia che io ci sono stato e forse è stato anche un po’ orgoglioso di me.

È durato qualcosa come 18 anni. 18 è un bel numero e oggi mi ritiro dal football professionistico.

Io voglio ringraziare la gente di New Orleans e del sud della Louisiana. New Orleans è la mia città e sicuramente hanno tifato per la loro squadra, i Saints, ma hanno anche supportato me e la città e lo Stato mi sono stati dietro sin dal principio.

Quasi 19 anni fa da oggi, ho annunciato la mia decisione di stare un anno in più all’Università del Tennessee per il mio anno da senior. È stata una delle decisioni più intelligenti di sempre che io abbia mai fatto. Ho adorato il mio tempo a Knoxville, soprattutto il mio ultimo anno. E voglio che tutti i tifosi dei Vols sappiano il ruolo unico che hanno avuto nella mia vita.

Grazie agli Indianapolis Colts e a tutti i loro fan sparsi nel Paese. Non potete immaginare quanto ho apprezzato i miei 14 anni lì o l’affetto che la mia famiglia prova per voi. Sarei in errore se non menzionassi Jim Irsay, Bill Polian, i grandi allenatori, lo staff e i miei meravigliosi compagni ai Colts, molti dei quali saranno miei amici per tutta la vita.

Quando sono stato draftato dai Colts, Indianapolis era una città di basket e di una gara di macchine, ma non c’è voluto molto che i Colts convertissero la città e lo stato dell’Indiana al football.

Abbiamo finito la mia prima stagione con un record di 3-13 e durante essa ho conquistato il record di un rookie per intercetti subiti, un record che ancora mi appartiene. Ogni anno spingo affinché un rookie me lo strappi. Andrew Luck, Matthew Stafford, Eli Manning, Cam Newton. Scherzo ancora con Eli che avrebbe battuto il mio record se solo avesse giocato tutte le partite al suo primo anno.

All’inizio della mia carriera ad Indianapolis, la squadra stava andando male. Mio nonno mi chiamava settimanalmente per sapere se i suoi commentatori favoriti, John Madden e Pat Summerall, avrebbero commentato la partita, gli rispondevo: “siamo 2-8 ora e giocheremo contro i Bengals che sono 3-7. Madden e Summerall non commentano questo tipo di partite…”

Facciamo un salto in avanti al mio secondo anno, quando le cose iniziarono ad andare un po’ meglio. Giocavamo contro i Dallas Cowboys di Troy Aikman, Emmitt Smith, Michael Irvin e Deion Sanders. Chiamai mio nonno: “Indovina un po’, Madden e Summerall commenteranno questa partita.”, “non posso crederci” mi disse.

Era euforico e davvero orgoglioso di me, e battemmo i Cowboys quella settimana e facemmo sapere a tutto il mondo che i Colts erano arrivati. Senza alcun dubbio, c’eravamo anche noi e facemmo qualcosa di fenomenale come vincere almeno 12 partite per sette anni consecutivi ed ovviamente il Super Bowl XLI. E sono veramente onorato ed orgoglioso di averne fatto parte.

C’è un detto che recita così: tratta un uomo per quello che è e così rimarrà. Tratta un uomo per quello che dovrebbe essere e diventerà quello che deve essere.

Quando ho visitato Denver quattro anni fa, se John Elway mi avesse detto: “Peyton questo è quello che faremo. Vinceremo più di 50 partite, vinceremo 4 titoli divisionali in fila, perderemo solo 3 partite contro rivali di division in 4 anni e nessuna sarà in trasferta, batteremo i Patriots in 2 championship e vincerai il premio di Comeback Player dell’anno e un altro MVP, il tuo attacco riscriverà i record per singola stagione su passaggio, conquisterai un altro paio di record personali all-time, giocheremo un paio di Super Bowl.” Penso che avrei accettato quell’accordo.

John, me lo dicesti, no?!

Gratitudine è la parola che mi viene in mente quando penso ai Denver Broncos. Voglio ringraziare Pat Bowlen e la sua famiglia, Joe Ellis, John Elway, John Fox, Gary Kubiak e i loro staff e tutti coloro che hanno lavorato per questa grandiosa organizzazione.

A tutti i miei compagni qui a Denver, grazie per quello che avete fatto per questo vecchio QB. E ovviamente la mia gratitudine per tutti i tifosi dei Broncos.

Durante la mia carriera NFL, ho avuto 5 allenatori che mi hanno aiutato a diventare migliore nel mio mestiere e come persona: Jim Mora, Tony Dungy, Jim Caldwell, John Fox, Gary Kubiak.

Anche se ho cambiato squadre, ho avuto lo stesso manager per quasi 2 decenni. Devo a Tom Condon molti ringraziamenti. Mi ha rappresentato in ogni circostanza e sarà per sempre un grande amico.

Voglio ringraziare un gruppo di amici che mi hanno supportato durante la mia carriera dall’high school a Tennessee, da Indianapolis sino all’incredibile Super Bowl vinto con i Broncos un mese fa. Sapete chi siete e sapete cosa significate per me.

Non c’è modo per misurare o esprimere quello che una famiglia come la mia può significare. Mamma, papà, Eli, il resto dei componenti, voi siete i migliori. Ashley, il tuo supporto è stato più potente di quanto qualsiasi motivatore possa essere.

Ashley e i miei figli, Marshall e Mosley, sono qui da pochi anni ma hanno cambiato la mia vita per sempre. Una settimana prima del Super Bowl nostra figlia Mosley mi ha chiesto “Papà, è l’ultima partita?”

“Sì Mosley, è l’ultima partita della stagione”

“Sono sicura che voglio tu vinca”

“Lo sono anche io. E questo è quello che proveremo a fare”

Poi mi chiese “Papà, ma è la tua ultima partita di sempre?” ed io ho scosso la stessa perché stavo pensando “Mortensen e Schefter hanno reclutato mia figlia di 5 anni per avere una nuova fonte

Quando qualcuno è veramente sfinito da una esperienza, la deve onorare. Ed io onoro il football. Amo questo gioco. Quindi non dovete chiedervi se mi mancherà. Sicuramente. Sicuramente mi mancherà. I nostri bambini sono piccoli ora, ma quando cresceranno, gli insegneremo ad apprezzare ogni piccola cosa della vita perché un giorno si guarderanno indietro e scopriranno che quelle sono le cose importanti.

Così quando guardo nello specchietto retrovisore le piccole cose sono cresciute e diventate molto più grandi.

Mi mancheranno le bistecche a cena a St. Elmo’s in Indianapolis dopo una vittoria. Le battaglie contro giocatori chiamati Lynch, Lewis, Thomas, Bruschi, Fletcher, Dawkins, Urlacher, Polamalu, Harrison, Woodson e Reed. E contro allenatori come Fisher, Ryan, Belichick, Kiffin, Phillips, Rivera, LeBeau, Crennel, Capers, Lewis e l’ultimo Jim Johnson, e molti altri. Mi sentivo sempre come se stessi giocando contro quel middle LB o quella safety o quel defensive coach.

Mi mancherà gestire i blitz con Jeff Saturday. Reggie (Wayne, ndr) che si siede vicino a me in panchina. Una finta perfetta di hand off con Edgerrin James. Mi mancherà Demaryius Thomas che mi dice che mi vuole bene e mi ringrazia per essere venuto a Denver dopo ogni touchdown lanciato verso di lui.

Mi mancherà analizzare un gioco con Tom Moore e Adam Gase che si è concluso con un TD nella partita della domenica. Al venerdì mi mancherà scegliere le palle per la partita con i ragazzi del magazzino. Parlare di football con chi commenterà la partita e poi mi mancherà analizzare la partita con mio padre. E controllare se i Giants abbiano vinto e chiamare Eli quando siamo ancora tutti e due sui nostri rispettivi pullman.

Mi mancherà quella stretta di mano con Tom Brady e mi mancheranno i voli dopo una vittoria assieme a 53 compagni di squadra in piedi nei corridoi, felici e festanti per tutta la durata del volo. Mi mancherà giocare davanti a così tanti tifosi fantastici, in casa e fuori. Mi mancheranno anche i tifosi dei Patriots a Foxborough e sicuramente io mancherò loro perché loro mi hanno battuto un sacco di volte.

E questo è importante, tutti gli appassionati di football devono sapere quanto loro hanno significato per me in questi anni. Siete quello che rende questo sport eccezionale. Ho ricevuto da voi molte più lettere di quelle che riuscirei a contare. Lettere che mi hanno emozionato, mi hanno fatto pensare, divertire e mi hanno spinto ad agire.

Ho imparato molto dai miei errori, inciampi e sconfitte nel football. Ho pure imparato che questo sport è un veicolo potente che mi ha dato una voce con un’eco che va al di là del gioco stesso. Il football mi ha insegnato ad essere guidato non dagli ostacoli o dagli intoppi, ma dai sogni. Grazie a dei buoni geni di famiglia, sono intelligente abbastanza da sapere che queste lezioni possono arricchire chi sono e chi sarò.

Sono totalmente convinto che la fine della carriera di football è solo l’inizio di qualcos’altro che non ho ancora scoperto. La vita non è finita per me, sta solo cambiando forma in un mondo pieno di altre possibilità.

Gli opinionisti vi racconteranno che il mio sforzo in 18 anni è stato diretto verso la supremazia in ogni aspetto del gioco del football. Be’, non credete loro. Perché ogni momento, ogni goccia di sudore, ogni palpebra che crollava durante una nottata di preparazione, ogni nota che ho preso e ogni frame che ho guardato era solo per una cosa: la venerazione per questo gioco.

Quando guardo indietro alla mia carriera NFL, so senza ombra di dubbio che ho dato qualsiasi cosa per aiutare le mie squadre a raggiungere una vittoria. Ci sono stati molti giocatori più talentuosi di me (…., ndr), ma nessuno può essersi preparato più di me ed è per questo che non ho rimpianti.

C’è una Sacra Scrittura (la Bibbia, ovviamente non potevamo concludere senza citarla…ndr) Timoteo 2, capitolo 4, verso 7: Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.

Bene, ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa nel football e dopo 18 anni è il momento. Dio benedica voi tutti e il football.

azazelli

Da giovane registravo su VHS tutte le finali di atletica, mondiali ed olimpiadi, poi m'hanno cancellato il record di Donovan Bailey con Beautiful e mi sono dato al download. Vivo di sport, cerco di scriverne.

Potrebbe anche interessarti...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: