L’Offseason NFL secondo me – Cosa resta? (1a parte)

La free agency è un po’ come la Pasqua: molte squadre ci arrivano dopo una via crucis lunga 16 tappe, fatte per lo più di sofferenza, e dopo un periodo di (finto) silenzio, l’ormai sdoganato tampering più o meno legalizzato, arriva il miracolo della (presunta) resurrezione, ovvero firme spesso pesanti che ci fanno credere che da settembre sarà il nostro anno. Settembre quando appunto rinizia la via crucis di cui sopra: mai na gioia.

A Pasqua, quella più terrena, poi ci si abbuffa: lo stoccafisso al venerdì, l’agnello (fritto, arrosto, in putacchio) alla domenica, la grigliata a Pasquetta. Dal martedì poi si fanno i conti con la bilancia e soprattutto con gli avanzi. Ed è così anche in NFL dove proprio in questi giorni siamo già alla conta sia del salary cap rimasto che di quanto è ancora disponibile tra i giocatori, gli avanzi insomma.

Qua di seguito una sessantina di nomi (divisi in due parti) e una breve descrizione di ciò che sono e cosa potranno ancora dare, tra gente vicino al ritiro, carriere che sembrano ad un bivio, vogliose di essere rilanciate dopo infortuni o periodi difficili, e teste con le quali si fa fatica a combattere.

Il Campione non c’è più

Ndamukong Suh (DT, ex MIA): era lui il pesce più grosso rimasto nella teglia. I Rams hanno battuto Titans, Jets e Saints. Suh (annuale da 14 milioni) in mezzo ad Aaron Donald e Michael Brockers (se non sarà scambiato) fa aumentare la salivazione di ogni tifoso Rams. Wade Phillips ha quasi sempre lavorato con nose tackle da 300 libbre, l’ex Dolphins corrisponde al tipo di giocatore che lui ama in quello spot, solo che uno con il suo talento non l’ha mai avuto.

I Runningback

Questo è un mercato molto strano, la scarsa durabilità del ruolo ormai è arcinota, tanto dall’essere quasi stereotipata. Da un anno all’altro ci perdiamo quasi nel nulla nomi che solo 12 mesi prima sembravano essere titolari, quindi non è solo questione di età come vedremo tra poco. In parte è la natura stessa dei compiti di un RB, ritenuto nel bene e nel male il ruolo più “plug & play” del gioco. Generalizzare troppo per me è sbagliato, ma è indubbio che molti GM ormai si fanno pochi scrupoli quando si tratta di mandare in soffitta i runningback.

Adrian Peterson (RB, ex ARI): parliamo di uno che dopo essersi rotto ACL e MCL a Natale 2011, nell’anno successivo ha fatto registrare una stagione da 2097 yard corse (“9 yard what?!“); uno che dopo lo stop forzato abbinato a tutta la melma volatagli addosso (anche giustamente) per i maltrattamenti del figlio, da quasi separato in casa è tornato a Minnesota ed ha corso alla media di 100 yard circa a partita. Insomma abbiamo dato per finito Peterson un po’ di volte, ma stavolta siamo davvero al capolinea: l’anno scorso ai Saints era un pesce fuor d’acqua a livello tattico, ai Cardinals ha fatto bene 3 partite sulle 6 giocate. A questo va aggiunto il problema al collo che l’ha tenuto fuori l’ultimo mese. Dice che vuole giocare altri 4 anni, farà fatica a trovare qualcuno che gli dia la chance di farlo per altri 4 mesi, anche perché come già dimostrato non è adatto a fare il RB2 o RB3.

DeMarco Murray (RB, ex TEN): la continuità fisica non è mai stata il suo forte, in più è uno che va foraggiato con continuità per essere messo in ritmo e poter rendere (ragion per cui ai Titans con Henry a basso costo a disposizione, hanno deciso di liberarsene). Due caratteristiche che in questo momento della sua carriera lo rendono poco appetibile. Ha superato la fatidica soglia dei 30 anni da un mese e mezzo, ormai una data di scadenza per molti RB.

Darren Sproles (RB, ex PHI): a fine settembre scorso si è rotto un braccio e soprattutto gli è saltato il collaterale anteriore. Quando la prossima stagione inizierà, lui avrà già compiuto 35 anni. Difficile immaginare un ritorno a livello NFL per un gadget player come lui che fa proprio della brillantezza atletica il suo forte. È stato un giocatore elettrizzante, magari faranno qualche test quando sarà abile ed arruolabile (si vocifera proprio a Philadelphia), perché comunque è un giocatore di contorno e quindi più facilmente inseribile, che poi questi tentativi siano proficui è tutto da vedere.

Eddie Lacy (RB, ex SEA): l’anno scorso i Seahawks gli avevano fatto firmare un contratto ad incentivi: non sulle yard conquistate ma sui chili persi. È durato un paio di mesi, poi è finito per mangiarsi pure il contratto. La sua esperienza a Seattle è stata deprimente (179 yard a 2.6 di media), nelle ultime due stagioni ha corso solo 140 volte, non fa un TD dal 13 dicembre del 2015. Avrei solo il terrore di scoprire la sua forma fisica in questi mesi senza contratto…ormai per lui la “media a portata” è da intendere ad etti più che a yard.

Eppure a Seattle pareva magro

Thomas Rawls (RB, ex SEA): la squadra che non ti rifirma al momento nel tuo reparto ha Chris Carson, Mike Davis, C.J. Prosise e J.D. McKissic. A quel punto devi farti un bel esame di coscienza. Doveva essere il dopo Lynch a Seattle, aveva mostrato sprazzi interessanti, poi qualche infortunio di troppo ed eccoci già con un piede fuori dalla lega. Dalla sua ha l’età (solo 24 anni), non gli resta che sperare in qualche team disastrato anche post draft dove provare a giocarsela.

Shane Vereen (RB, ex NYG): come con Sproles, ma con meno talento e meno anni sul groppone. Lui non deve recuperare da un problema fisico, anche se la sua carriera è costellata da partite saltate, non l’anno scorso dove le ha giocate tutte (anche se ne sono accorti in pochi). Buono per ricevere fuori dal backfield. Qualcuno potrebbe dargli anche una mezza chance estiva di giocarsi il posto nei 53, magari firmandolo dopo il draft ed entrando in competizione proprio con gente draftata o comunque molto più fresca.

Jamaal Charles (RB, ex DEN): la fase “diamogli un’altra chance” qua è già stata superata con la firma di Denver dell’anno scorso. Parliamo di uno che nelle prime 7 stagioni tra i pro ha corso a 5.4 di media, finendo spesso in grafiche comparative con i mostri del passato. Il problema è che dopo due gravi infortuni in due stagioni consecutive, che gli hanno rubato quella velocità supersonica, è a sua volta diventato un mostro del passato. Se non ce l’ha fatta nella Denver del 2017, con pochissima concorrenza e un bisogno impellente di running game, dubito possa trovare situazioni più amichevoli.

Terrance West (RB, ex BAL): la volubilità del ruolo riassunta in una carriera. Dato per finito ai Browns dopo una sola stagione, infilato nel tritacarne che era quel backfield con Ben Tate e Isaiah Crowell. Pescato dai Ravens tanto per far numero e buttato in campo dopo un anno di naftalina con buoni risultati (almeno statistici: 748 yard totali, 4 a corsa). Infine tornato nuovamente nello sgabuzzino prima per un infortunio al polpaccio e poi semplicemente dimenticato (healthy scratch di un mese). E chi l’ha sopravanzato nelle depth ai Ravens probabilmente a breve ripercorrerà le stesse orme lasciate da lui…

Alfred Morris (RB, ex DAL): dall’anno da rookie in cui ha sorpreso tutti, la sua carriera è stato un lento ma inesorabile declino sia a livello di medie che di utilizzo. L’anno scorso a Dallas da questo punto di vista ha avuto un picco opposto, dovuto più che altro all’assenza forzata di Elliott. È uno dall’ottima etica lavorativa e non incasina lo spogliatoio, magari questo gli garantirà un’altra mezza chance come quella avuta a Dallas.

La bolla delle safety

È stato il mercato più bloccato fino a questo momento: Tyrann Mathieu dopo essere stato sorprendentemente rilasciato, ha trovato quasi subito il nuovo contratto ai Texans (ma l’annuale a 7 milioni per i suoi tanti estimatori pare poca roba); Morgan Burnett è un giocatore veramente valido, l’affare quindi l’hanno fatto gli Steelers firmandolo per 3 anni a poco più di 14 milioni. Vediamo chi altro resta (aggiungendo alla lista anche i cornerback):

Eric Reid (S, ex SF): assurdo che sia ancora senza contratto. Uno che sarebbe titolare in ben più della metà delle squadre della lega è ancora a spasso ed a giudicare dai contratti firmati da Mathieu e Burnett non dovrebbe costare nemmeno tanto. Finora non ha avuto nemmeno visite, mah…c’è il dubbio (certezza?) che abbiano con lui lo stesso problema che hanno con Kaepernick. Amarezza.

Kap & Reid (AP Photo/Mike McCarn)

T.J. Ward (S, ex TB): l’anno ai Bucs ha distrutto le sue quotazioni ed a naso non è il primo giocatore a finire a Tampa Bay ben pagato e con grande hype che poi sparisce. Probabile che nelle prossime settimane riceva comunque un contratto e la chance per battagliare per un posto da titolare.

Mike Mitchell (S, ex PIT): safety davvero troppo monodimensionale, abituato a tirar gran colpi e poco altro. Dovesse trovare un coaching staff che se lo faccia bastare, un contratto potrebbe anche arrivare.

Tyvon Branch (S, ex ARI): un’ottima safety, che stava facendo bene anche ai Cardinals, ma sono ormai 4 le stagioni falcidiate da infortuni e sono 31 le candeline spente nell’ultima torta mentre stava cercando di recuperare da un “torn ACL”. Prima deve pensare a conquistare una condizione soddisfacente, poi nel caso qualche squadra in estate potrebbe anche portarlo al training camp.

Kenny Vaccaro (S, ex NO): se gli chiedi di fare solo quello che sa fare, allora hai un titolare solido ed anche in grado di fare la giocata vincente, se gli chiedi di essere presente in copertura aerea, preparati a bestemmiargli contro. Finora a New Orleans sono stati maghi nel rimanere in equilibrio tra le due situazioni, ma il fatto che non gli abbiano voluto rinnovare il contratto significa che 1) chiedeva troppo, 2) il gioco (che richiede safety sempre più complete) non valeva la candela.

Jairus Byrd (S, ex CAR): si, è passato da Carolina anche se in pochi se ne sono accorti, la sensazione è che sia molto vicino al ritiro. Sembra ieri quando era il colpo del mercato dei Saints, dove ha solo contribuito ad ingolfare il cap in questi anni.

Bashaud Breeland (CB, ex WAS): ad inizio free agency l’avevano firmato i Panthers, poi hanno scoperto che in vacanza s’era tagliato un piede e non l’hanno fatto passare nemmeno da Charlotte. Gli acciacchi fisici sono stato il suo vero limite, non una sorpresa con chi usa il corpo come se fosse quello di un altro. Se serve un CB che sappia placcare (dote non così comune), lui c’è.

Sean Smith (CB, ex OAK): per i prossimi tre anni, piuttosto che cercare una nuova squadra, dovrà preoccuparsi maggiormente di non fare altre cazzate: condannato per aver pestato il fidanzato della sorella, s’è beccato un anno con tre anni di condizionale. Che sia solo iperprotettivo? Sul campo comunque era stato molto deludente, non gli manca tanto per finire in soffitta.

Sean Smith Mugshot

Adam Pacman Jones (CB, ex CIN): a proposito di giocatori turbolenti, Pacman pare essersi calmato (o fatto furbo) fuori dal campo, anche se in campo ogni tanto qualche buccia di banana la calpesta. Ad ogni modo le primavere sono 34, persino i Bengals si sono accorti che non poteva meritare i 5,5 milioni previsti dal suo contratto per il 2018: uno special teamer/CB4 deve prendere la metà della metà.

Darrelle Revis (CB, ex KC): alzi la mano chi si è accorto del suo stint ai Chiefs, fatta eccezione per la news che ovviamente ha fatto rumore. Dopo il passaggio ai Bucs, il ritorno ai Jets e questa parentesi a Kansas City, chissà quale altra scelta lavorativa sbaglierà.

Terence Newman (CB, ex MIN): no, non siamo ancora pronti ad una stagione senza TNew a roster per Mike Zimmer. Tra l’altro se Minnesota dovesse essere impegnata nell’opener, ciò avverrebbe giusto 2 giorni dopo il festeggiamento dei 40 anni: una bella storia che vogliamo raccontare (semicit.).

Alterraun Verner (CB, ex MIA): l’ho messo solo per rafforzare il concetto di “non è il primo giocatore a finire a Tampa Bay ben pagato e con grande hype che poi sparisce”

Byron Maxwell (CB, ex SEA): nelle ultime tre stagioni ha firmato più contratti che buone prestazioni. La sensazione è che, pur passando gli anni e calando il suo rendimento, lo sappiano capire sono in quel di Seattle e forse lì rifirmerà nelle prossime settimane: occhio che però la Legion of Boom non c’è più.

Dominick Rodgers-Cromartie (CB, ex NYG): suo cugino Antonio si è ritirato, lui secondo me ha un nome (e quindi una pretesa contrattuale) che va ben al di là del suo reale valore. Molto appariscente, ma poi quando vai a vedere la sostanza su base stagionale, non sono poche le imprecazioni che ti tira fuori.

Delvin Breaux (CB, ex NO): guardi la foto nel suo profilo su rotoworld e “pare su zio”. In realtà questo nell’unica stagione in cui è stato sano aveva convinto tutti a New Orleans di poter essere una pescata magica (era arrivato in NFL dopo esperienze in Gridiron Development Football League, Arena Football League e Canadian Football League). Poi gli infortuni l’hanno martoriato (l’anno scorso 0 partite). Ora sta girando l’America (GB, SF, NE, DEN hanno mostrato interesse o prenotato visite), una scommessa a costo bassissimo, ma è come giocare “2 fisso ad Inter-Cagliari”, ci vuole coraggio.

Anche il talento invecchia

Qua torno a parlare delle skill position offensive, gente che in un passato più o meno remoto, ha avuto ottime stagioni, ma che al momento ha un nome ben più altisonante delle prestazioni. Per tutti loro c’è il dubbio: c’è ancora qualcosa da dare?

Jeremy Maclin (WR, ex BAL): c’era la sensazione che una volta rilasciato sarebbe durato pochissimo sul mercato e sarebbe ritornato a Philadelphia. In realtà gli Eagles hanno sostituito Torrey Smith con Mike Wallace, restando sulla verticalità del ruolo. Le ultime due stagioni di Maclin sono state piuttosto deludenti, professionalità ed etica lavorativa gli possono garantire un ruolo da chioccia da qualche parte, poco di più.

Antonio Gates (TE, ex SD LAC): la prossima sarebbe la 16esima stagione, ma ormai da 3 4 anni il suo utilizzo è comprensibilmente diminuito fino ai minimi storici raggiunti l’anno scorso che lo riportano a quando da rookie era più un ex giocatore di basket che uno dei più forti tight end di tutti i tempi. Forse sarebbe meglio ritirarsi, ma come spesso accade con i grandi campioni, non è mai facile farlo (ed è più facile dirglielo di fare). I Chargers intanto hanno firmato Virgil Green come TE2. Potrebbe giocare con un’altra maglia? Sarebbe strano, ma non sarebbe la prima volta: Favre, Jerry Rice, Montana, Emmitt Smith, Adrian Peterson, Simeon Rice giusto per citare appendici sia positive che dimenticabili.

Brent Celek (TE, ex PHI): eccone un altro che forse farebbe meglio ad appendere il casco al chiodo. È stato l’emblema degli Eagles attraverso anni più o meno bui fino alla vittoria (seppur da comprimario, ad essere gentili) che ha coronato una carriera. Chi glielo fa fare di continuare? Come Maclin può essere una buona chioccia da cui imparare.

Julius Thomas (TE, ex MIA): FI NI TO.

Marcedes Lewis (TE, ex JAX): taglio arrivato a sorpresa, con la prima ed anche la seconda ondata di firme già avvenuta. I Jaguars stanno facendo spazio, anche se non si è ancora capito bene per chi (parrebbe un po’ inverosimile l’arrivo di Eli Manning, se son rumors seri cresceranno nelle prossime settimane). Utility player, non penso si sarebbero strappati le vesti nemmeno fosse stato disponibile da inizio marzo.

Benjamin Watson (TE, ex BAL): le ultime due stagioni da sano, una ai Saints ed una ai Ravens, sono state molto positive, tanto che la voglia di non controllare la carta d’identità e dargli un annuale a basso costo ci potrebbe anche essere. Poi però la carta d’identità la controlli e ti dice che si va per i 38 anni. Oggi dovrebbe essere in visita proprio ai Saints.

Michael Floyd (WR, ex MIN): la nomea da ubriacone e le prestazioni che comunque non l’hanno quasi mai smentita lasciano poche chance all’ex Vikings, Patriots e Cardinals. L’America è il paese delle seconde chance, non delle quarte, manco fosse Balotelli.

Eric Decker (WR, ex TEN): non ho mai amato particolarmente Decker, ma è indubbio che ha avuto delle buone stagioni (figlie prima di Peyton Manning e poi di un contesto particolare come quello dei Jets). Ma quello visto l’anno scorso ai Titans dopo le operazioni ad anca e spalla può ambire al massimo a fare da uomo-guida e lavorare un po’ nello slot, in situazioni più simili a quelle dei Jets di due anni fa, piuttosto che ai Broncos contender dell’era Peyton.

Per oggi basta così, domani su queste pagine parleremo dei kicker, di gente che non meno di 5 anni fa sembrava dovesse essere il futuro della lega ed ora fa parte degli avanzi, di linee e di “vecchi leoni” alla ricerca di un ultimo giro di giostra.

azazelli

Da giovane registravo su VHS tutte le finali di atletica, mondiali ed olimpiadi, poi m'hanno cancellato il record di Donovan Bailey con Beautiful e mi sono dato al download. Vivo di sport, cerco di scriverne.

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