Wild Card Weekend – Preview

Titans (#5) @ Chiefs (#4) – Sabato 6 gennaio, ore 22,35

Apertura un po’ in sordina per questi playoff NFL, almeno sulla carta. Non siamo davanti alle squadre più “sexy” del lotto, tutt’altro, specie quando non in forma e ben centrate. Di base Titans e Chiefs si potrebbero anche somigliare sia nella filosofia di gioco che nell’andamento incostante fatto registrare in questa stagione dove inizialmente sembravano poter essere “dark horse” prima di perdersi strada facendo chi più (Titans), chi meno (Chiefs, che si sono ritrovati sul finale).

Tennessee Titans

Mularkey, non si fosse qualificato per i playoff, sarebbe già senza lavoro e non è escluso che il licenziamento arrivi comunque in caso di uscita dopo questa partita. Molte cose non sono piaciute della sua gestione alla proprietà (ed ai tifosi/appassionati): offensivamente questa è una squadra che fa molta fatica, segna pochi punti (20,9 a partita, solo Buffalo tra quelle ai playoff fa peggio), ha un gioco aereo “stitico” (6,8 a tentativo), converte terzi down con parsimonia (35%, tra le ultime 10 della lega).

Mariota ha vissuto un’altra stagione interlocutoria e non sappiamo quanto l’infortunio muscolare trascinatosi settimana per settimana sia una giustificazione o un’alibi. Nei giochi in option continua ad avere un suo perché, ma il running game sabato dovrà fare a meno di Demarco Murray. Poco male dal punto di vista qualitativo, considerando che l’ex Cowboys/Eagles viene dalla sua peggiore stagione in carriera, corsa a 3.6 di media a portata. Offensivamente quindi gran parte delle chance passeranno per le gambe di Derrick Henry e le mani di Delanie Walker.

Difensivamente invece Jurrell Casey e compagni hanno tutto per rendere la partita brutta e spigolosa: il front seven è capace sia di mettere pressione (43 sack in stagione, quinti NFL), che riempire i buchi del running game (3,6 yard concesse a portata, quarti NFL). Le secondarie sono state le più testate della lega (contro di loro ben 605 tentativi di lancio), ma ne sono uscite più che dignitosamente (6,8 yard a tentativo) anche grazie a giocatori del talento di Byard e Adoree’ Jackson (occhio all’ex Trojans, avrà i suoi snap palla in mano anche in attacco).

Kansas City Chiefs

Quando tutto sembrava alla deriva nella loro stagione, con 6 sconfitte nell’arco di 7 gare, i Chiefs hanno trovato il modo per raddrizzare il timone e tornare nella rotta giusta: le 4 vittorie consecutive con cui hanno chiuso la regular season sono arrivate con avversari che non faranno i playoff (Raiders, Chargers, Dolphins, Broncos) e forse solo la partita contro Los Angeles ha un peso specifico serio, ma va detto che anche nelle sconfitte in serie molti avversari erano sulla carta abbordabili (Jets e Giants su tutti).

A dicembre i Chiefs hanno ritrovato il loro running game e la brillantezza di Hunt in primis: le 4,7 yard di media a portata sono il massimo nella lega per questa stagione (al pari con i Saints). Hanno smesso di regalare pallone agli avversari: uno soltanto nelle tre partite che hanno deciso la qualificazione ai playoff. Insomma sono tornati ad essere una squadra allenata da Andy Reid. Hill, il già citato Hunt e Kelce sono i go to guy offensivi ai quali continueranno ad appoggiarsi per fare più strada possibile a gennaio, anche se i giudizi estasiati di inizio stagione si sono dissolti.

La difesa, che non convinceva nemmeno nei momenti migliori della squadra, si è retta soprattutto sulla capacità di generare turnover (16 intercetti e 10 fumble recuperati). Il front seven fa molta fatica a mettere pressione sui QB avversari: Justin Houston e Chris Jones sono gli unici giocatori di livello, ma i 31 sack di squadra sono tra i risultati peggiori della lega. Una mancanza di pass rush che emerge dirompente nei terzi down, lasciati convertire agli avversari nel 40,1% dei casi.

Conclusioni

Il matchup più interessante, anche a giudicare quanto detto sinora, è il running game dei Chiefs (anche con lo stesso Alex Smith) vs running defense dei Titans, entrambe per qualità ai vertici della lega in questa stagione. Più in generale i Chiefs arrivano in condizioni decisamente migliori a questa sfida, non sono quelli di inizio stagione ma sembrano averne molto di più dei Titans sia da un punto di vista tecnico che mentale.

Falcons (#6) @ Rams (#3) – Domenica 7 gennaio, ore 2,15

La partita più bella del weekend ed ovviamente se la sono messa nel loro prime time, che però corrisponde come al solito al nostro “notte fonda”. Falcons e Rams comunque hanno tutto per tenerci svegli fino all’alba: talento offensivo cristallino, capacità di fare big play da ambo i lati del campo, atleti impressionanti.

Atlanta Falcons

Ai Falcons c’erano tutti i presupposti per una stagione deludente: il modo con cui hanno perso il Super Bowl l’anno scorso non lo dimenticheranno mai, men che meno dopo una sola offseason, il vero punto di forza della squadra (Kyle Shanahan) andato ad allenare altrove, una division davvero tosta. Eppure, anche attraverso momenti difficili, Ryan e compagni sono riusciti ad infilarsi, con merito, in questi playoff.

L’attacco ha faticato un po’ a trovare nuovi equilibri: segna troppi pochi punti, sia rispetto all’anno scorso (passato da 33,8 pt a partita a 22,1) che rispetto a quanto guadagna sul campo (ottavi per yard conquistate, 15esimi per punti fatti). Coleman e Freeman hanno avuto una stagione meno dominante del solito, meno appariscente, frenata anche dai soliti acciacchi. Julio Jones ha messo insieme la solita stagione da 1400+ yard ricevute, ma continua a faticare in endzone (solo 3 TD, 2 in una stessa partita, erano stati solo 6 l’anno scorso). Insomma non siamo più davanti alla macchina pressoché perfetta della scorsa stagione, anche se gli uomini in campo sono gli stessi e meritano particolari attenzioni.

Decisamente più solida la situazione difensiva: il talento giovane sparso in ogni reparto sta crescendo anno dopo anno, partita dopo partita. Non siamo davanti ad una difesa asfissiante, ma in grado di mettere la giocata decisiva nel momento importante del match: non genera molti turnover (solo 16), ma è grazie ad un intercetto di Deion Jones (autentico fenomeno del reparto) su Drew Brees che sostanzialmente Atlanta giocherà i playoff. Ancora non convincente la pass rush, che continua a ricevere attenzioni in off season ma che resta ben lontana dall’essere dominante (tranne quando Clayborn incontra Chaz Green).

Los Angeles Rams

Anche se sono solo decimi per yard conquistate (la stessa Atlanta ne ha conquistate di più: 364,8 vs 361,5), i Rams sono la squadra che quest’anno ha segnato più punti. La cosa assume connotati ancora più significativi se si considera che non più tardi di un anno fa concludevano la stagione 2016 come peggior attacco della lega: 14 punti di media, più che raddoppiati quest’anno a 29,9.

Tutto (o quasi) merito di Sean McVay, l’ex OC dei Redskins, che in pochi mesi ha permesso questo cambio di rendimento difficilmente pronosticabile da chiunque. I Rams sono la vera sorpresa di questa stagione che di sorprese ne ha viste tante. Goff nelle sue mani ha dimostrato di poter stare in NFL e Gurley dopo una stagione preoccupante è sbocciato in un MVP candidate più che legittimo (2000+ yard dalla LOS, 19 TD, 20 giochi da 20+ yard).

Detto di Gurley, non va però sottovalutato tutto il resto: McVay è riuscito a costruire un sistema che riesce a coinvolgere praticamente tutti, non è un caso che, numeri alla mano, il WR più cercato sia stato il rookie Kupp, davanti a Woods e Watkins.

Se per l’attacco i meriti sono principalmente di McVay, per la difesa ci stupiamo molto meno: Wade Phillips è una garanzia di successo. Qualche sbandamento qua e là in stagione l’ha subito, ma nel complesso parliamo di una delle pass rush più determinanti della lega: Donald, un redivivo Quinn, Brockers guidano un reparto che abbina forza bruta ad agilità come pochi altri nella lega. Dietro poi la capacità di intercettare ha contagiato quasi tutti: son ben 11 i giocatori ad aver registrato almeno un “pick off”, 18 il numero totale dei palloni recuperati “al volo” dai Rams, che diventano 28 se si aggiungono anche i fumble, numero che li fa piazzare quinti in NFL.

In casa L.A. si trattiene il fiato perché l’infortunio al kicker titolare Zuerlein, reduce da un ottima stagione, non sia decisivo, ma in caso di partita punto a punto questo sarà certamente un fattore da tenere in considerazione.

Conclusioni

Ci aspettiamo una partita piena di pathos e drama. Tesa fino alla fine, che può essere decisa da una o più giocate fenomenali sia offensive che difensive. Da questo punto di vista forse i Rams potrebbero avere qualcosa in più, di contro i Falcons hanno più dimestichezza con l’aria che si respira da gennaio in avanti. Matchup interessante: La OL dei Falcons contro la DL dei Rams, con Aaron Donald che avrà il vantaggio di dover affrontare non il titolare Andy Levitre, recentemente finito in IR, ma il suo sostituto. Sul pronostico però non ci sbilanciano, speriamo solo di divertirci.

Bills (#6) @ Jaguars (#3) – Domenica 7 gennaio, ore 19.05

La sfida di domenica all’EverBank Field di Jacksonville è senza dubbio la meno affascinante del lotto dei wild card games, forse a parimerito con la sfida dell’ArrowHead stadium. Non si tratta di una sfida inedita, essendosi le due franchigie già sfidate nel 1996 – anche se allora si sfidarono al Rich Stadium, poi Ralph Wilson Stadium e ora New Era Field. Allora, ad aver la meglio furono i Jaguars di Mark Brunell in rimonta, grazie ad un field goal nell’ultimo quarto.

Buffalo Bills

I Bills tornano ai PO interrompendo la più lunga striscia di tutti gli sport professionistici americani: mancavano infatti dalla postseason da 18 anni. Decisiva per loro è stato il suicidio sportivo dei Ravens, coaudivato dal TD pass di Dalton a Tyler Boyd nell’ultimo minuto della sfida di week 17.

Ciò non toglie nulla alla soddisfazione della franchigia dello stato di New York, che è riuscita a centrare il bersaglio grosso nel primo anno post Rex Ryan, nonostante molto abbiano fatto per mettersi nei guai da soli: la gestione del roster, sia prima dell’inizio della stagione – alludiamo alle sanguinose partenze di Sammy Watkins e Robert Woods, parzialmente recuperate a stagione in corso dall’arrivo di Kelvin Benjamin, che durante la stagione – appare a queste latitudini ancora inspiegabile la QB controversy nel quale si sono infilati panchinando a metà stagione Tyrod Taylor, che così male non stava facendo, per un ancora acerbo Nathan Peterman.

Il grande punto di forza dei Bills può essere identificato senza dubbio nel gioco di corsa, essendo la seconda squadra in conference per yds/G…proprio dietro ai Jacksonville Jaguars. Gran parte del merito, se non tutto, ricade sulle spalle gambe di LeSean McCoy, che soprattutto nella seconda parte di stagione si è praticamente caricato la squadra sulle spalle. Destano perciò grandi preoccupazioni le sue pessime condizioni di salute, in seguito all’infortunio alla caviglia riscontrato durante l’ultima partita di regular season a Miami. Difficile che non sia della partita, il dubbio è capire cosa riuscirà a dare contro la migliore difesa della conference e seconda migliore della lega. Da valutare anche quanto riuscirà ad aiutare un attacco che definire asfittico in fase di passaggio è un eufemismo: 31esimo della lega, con una media di meno di 176 yards a partita.

Passando dall’altro lato della palla, malino anche la difesa (26esima per total yards concesse), un po’ meglio sui passaggi – 20esima – che sulle corse – 29esima, ma che non sembra avere le armi per poter arginare a gennaio ciò che può diventare mortifero per le velleità di avanzamento in post season. Saper fermare le corse degli avversari è il primo passo per poter anche solo pensare di continuare a sognare dopo i 18 anni di divani in gennaio.

Jacksonville Jaguars

Alzi la mano chi ad inizio stagione avesse anche solo immaginato che i Jaguars sarebbero stati:

  • Seconda difesa della lega
  • Prima difesa sui passaggi
  • Seconda difesa sui sacks
  • Prima rushing offense

qui in redazione, nessuno. Anni di prime scelte, investiti soprattutto dal lato difensivo, hanno finalmente pagato; le aggiunte in offseason poi – Calais Campbell su tutti – sono riusciti a dare quel qualcosa in più che mancava per far fare il definitivo salto di qualità ad una squadra a lungo promessa ma mai compiuta. E tutto questo nonostante dietro al centro giochi ancora quel Blake Bortles, che è poca delizia e molto croce della franchigia del nord della Florida.

L’eventuale successo in postseason passa molto da qui: dalla capacità del coaching staff di limitare i danni che il QB ex Central Florida può senza dubbio fare. Perché per il resto, la squadra c’è tutta: un attacco sulle corse molto ben bilanciato, che può avvalersi del lavoro del rookie da LSU Fournette nonché del supporto di Chris Ivory e TJ Yeldon; una difesa in grado di fermare gli avversari: meglio sui passaggi che sulle corse, anche se l’arrivo di Dareus (ex della partita) a metà stagione ha sistemato le cose anche in questo aspetto. La pass rush, che è stata sempre il tallone d’achille a queste latitudini, è stata di livello altissimo tanto da trasformare l’account ufficiale su twitter in @Sacksonville (da non confondere con @Sucksonville). A tutto ciò ci aggiungiamo poi una capacità di generare turnover e segnare in ogni momento della partita. Tutte caratteristiche molto importanti per avere successo nel mese di gennaio.

Conclusioni

Nell’ultimo periodo Jacksonville ha un po’ rallentato, anche se in generale per tutta la stagione ha mostrato alti e bassi. Buffalo arriva con entusiasmo anche se potrebbe avere a mezzo servizio l’unica vera carta nel mazzo che le potrebbe permettere di vincere questa sfida: LeSean McCoy è il mismatch attorno al quale provare a costruire l’upset, ma come sta la sua caviglia? Dalla risposta a questa domanda dipenderà il risultato della partita. Interessante anche chi “vincerà” la turnover ratio: Taylor ne commette sempre pochi, la difesa dei Jaguars ne è ghiotta. Ci aspettiamo comunque un match a basso punteggio con Jacksonville che la porta a casa.

Panthers (#5) @ Saints (#4) – Domenica 7 gennaio, ore 22,40

Cosa c’è di più affascinante, teso, nervoso, elettrizzante di un playoff game tra due squadre di una stessa division? Saints e Panthers per di più hanno chiuso la regular season con lo stesso record (11-5). La NFC South è andata alla squadra di Payton che ha vinto entrambi gli scontri diretti. Entrambe arrivano ai playoff dopo aver perso l’ultima partita: i più maligni sostengono che i Saints, consci di quanto stesse avvenendo sugli altri campi, abbiano proprio scelto di incontrare i Panthers in questo primo turno. Ammesso e non concesso che sia andata proprio così, domenica notte scopriremo se sarà stato un calcolo giusto.

Carolina Panthers

La stagione dei Panthers è stata una buona media tra quella dominante di due anni fa e quella passata molto deludente. Anche a livello aritmetico facendo la media tra i due record (15-1 e 6-10) si ottiene praticamente quello di quest’anno (11-5). Dopo un offseason tribolata (il GM saltato a luglio), il punto più basso della stagione è stato rappresentato dalla sconfitta al Soldier Field: perdere 17-3 (con due mete della difesa) da questi Bears ha messo spalle al muro le “pantere”. Poco dopo è arrivata la trade che ha portato Benjamin lontano dal suo “BFF” Newton ed alcuni equilibri sono cambiati definitivamente.

Siamo comunque molto lontani dall’attacco che due anni fa aveva permesso a questa squadra di arrivare al Super Bowl. C’è una identità offensiva molto meno forte: tutto è sulle spalle di Newton, forse troppo. Cam è il miglior runner della squadra per: yard totali, yard a partita, TD su corsa (parimerito con Stewart), corse da 20+ yard (5, nessun altro ne ha fatte più di 1), primi down e media a portata. A tempo perso poi sarebbe anche il QB di questa squadra.

L’aspetto più interessante di questo attacco doveva essere l’inserimento di due nuovi giocatori molto “particolari” come McCaffrey e Samuel. Quest’ultimo si è infortunato proprio poco dopo la trade di Benjamin che doveva lanciarlo definitivamente in questo attacco, McCaffrey invece ha carburato piano piano: probabilmente non sarà mai un giocatore che potrà essere giudicato solo per le yard corse (435 a 3,7 di media), il suo impatto complessivo è stato più che sufficiente (quasi 1100 yard dalla LOS e 7 TD), ma forse ci si aspettava e ci si aspetta qualcosa di più. Le capacità per essere più incisivo ci sono tutte.

Alla fine dei big 3 receiver (Benjamin, Olsen, Funchess) su cui doveva basarsi l’attacco di Carolina, solo Funchess ha avuto un impatto significativo sulla stagione.

In difesa nessuno in NFC ha fatto registrare più sack dei Panthers: nei 50 totali ce ne sono ben 11 da parte di Peppers (leader di squadra a pari merito con Addison). Il figliol prodigo è tornato a casa ed ha smentito settimana dopo settimana tutti quelli che pensavano fosse la solita minestra riscaldata: a 37 anni il counter dei sack in carriera segna 154.5 (quarto ogni epoca).

La linea e più in generale il front seven resta il cuore di questo reparto, che non sarà quello asfissiante di qualche stagione fa, ma resta di buonissimo livello: non può essere diversamente quando puoi contare su un Kuechly in piena forma fisica. Molto più sospette le secondarie.

New Orleans Saints

Giù il cappello dinnanzi alla nuova reincarnazione offensiva orchestrata da Sean Payton, che ci ha messo giusto 81 yard prima di disfarsi di Adrian Peterson e costruire il suo attacco attorno al duo Ingram&Kamara. Nessuno dopo le prime due giornate (perse peraltro contro squadroni come Vikings e Patriots) avrebbe scommesso più di 2 centesimi (il costo di un sacchetto biodegradabile) su questi Saints che sembravano ancora simili a quelli visti negli ultimi anni.

Ma negli ultimi anni mai avevano avuto un running game così vario e dominante, grazie anche alle prestazioni di una linea offensiva che al momento è la migliore di tutta la lega probabilmente: bisogna arrivare al 2011 per avere un reparto che complessivamente sia andato sopra le 2000 yard corse come quello di quest’anno. Kamara è l’X-factor di questa squadra, l’elemento che ha portato scompiglio nei game plan difensivi altrui; Ingram invece è diventato finalmente quel martello che avevamo ammirato ad Alabama e quest’anno ha aggiunto anche fiuto a livello di endzone.

Con un backfield del genere, i Saints si possono permettere un Brees che è costretto a forzare molto di meno: 72% di completi (massimo in carriera) e per la prima volta negli ultimi 10 anni non ha superato i 30 TD. Quando il tuo fuoriclasse e miglior giocatore non deve strafare, la musica cambia, in meglio.

Running game e difesa erano i veri punti deboli di questi Saints negli ultimi anni: del primo abbiamo già detto, ma anche la seconda ha fatto un netto e deciso passo in avanti. Anche qui si partiva molto in basso e non siamo di certo arrivati a livelli da “legion of boom”, ma gli elementi aggiunti in offseason hanno permesso un miglioramento determinante. Su tutti il cornerback rookie Marshon Lattimore (assente in entrambe le sfide contro i Panthers quest’anno) che è in lizza per il premio di rookie defensivo dell’anno, ma attenzione anche all’altro rookie, secondo giro, la safety Marcus Williams. La linea fa ancora molta fatica a portare pressione e ad arginare le corse altrui, gravando troppo sulle spalle di un unico fenomenale giocatore quale è Cameron Jordan (13 sack, 2 fumble forzati, 1 intercetto, 11 passaggi deflettati).

Conclusioni

I Panthers difensivamente sembrano accoppiarsi molto male con l’attacco dei Saints: il record delle due squadre è uguale, ma i due scontri diretti (uno ad inizio stagione e l’altro verso la fine) ci raccontano una storia diversa. Brees in entrambe le situazioni non è sembrato mai in difficoltà, chirurgico nel punire le amnesie non insolite della secondaria Panthers. Potrebbe essere una partita meno equilibrata di quello che ci si aspetta, molto dipenderà da chi avrà la meglio tra Ingram&Kamara (116 yard corse di media) e la running defense di Carolina che concede solo 88.1 yard di media a partita.

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Una risposta

  1. Gianfranco L. ha detto:

    Complimenti per l’articolo!

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