Ritorno al futuro MLB – Nuove dinastie in arrivo?

futuro MLB

Quale futuro?

In “Ritorno al futuro 2” Michael J. Fox ci annuncia che nel 2015 i Chicago Cubs vinceranno la World Series. Il 2015 è arrivato ed i campioni del baseball sono invece diventati i Kansas City Royals, che si ripetono ad esattamente trent’anni di distanza dal loro primo successo, quello del 1985, coincidenza, anno di uscita del primo film della saga di “Ritorno al futuro”.

Trent’anni, statisticamente, sarebbe perfetto in una lega che conta proprio trenta franchigie. Purtroppo nel caso dei Cubs la regola è stata regolarmente infranta. La squadra del North Side, infatti, non vince la World Series dal lontanissimo 1908.

Ma più che analizzare la presunta o reale sfortuna che affligge la più vecchia franchigia di Chicago, l’idea di questo pezzo è cercare di capire che futuro potrebbero avere le squadre che hanno avuto successo nella post-season 2015. E per fare ciò, come molto spesso accade nel baseball, andiamo a vedere il passato. Partiamo dal 1969 quando le due leghe furono spezzate in due divisioni (East e West).

L’American League East è stata dominio dei Baltimore Orioles (cinque titoli in sei stagioni dal 1969 al 1974), poi dei New York Yankees (cinque titoli dal 1976 al 1981). Ad un periodo di alternanza (Boston Red Sox, Toronto Blue Jays e Detroit Tigers dal 1984 al 1995) è seguita un’altra cavalcata degli Yankees (dieci titoli su undici stagioni dal 1996 al 2006). Poi sono emersi i Tampa Bay Rays. Ma da quattro anni a questa parte quattro franchigie differenti si sono aggiudicate il titolo divisionale.

L’American League West fu invece dominata inizialmente dagli Oakland Athletics (cinque titoli consecutivi ad aprire gli Anni Settanta), poi vennero i Kansas City Royals che la vinsero per ben sei volte dal 1976 al 1985. Un’altra edizione degli Athletics dominò a fine Anni Ottanta. Più recentemente è stato il turno di Los Angeles Angels (sei titoli dal 2004 in poi) e Texas Rangers (tre titoli dal 1996 al 1999 ed altri tre dal 2010 al 2015).

La più recente American League Central ha visto sostanzialmente il dominio di tre franchigie: Cleveland Indians (sette titoli dal 1995 al 2007), Minnesota Twins (sei titoli dal 2002 al 2010) e Detroit Tigers (quattro vittorie consecutive dal 2011 al 2014).

Passando velocemente alla National League.

L’East è stato dominato inizialmente da Pittsburgh Pirates e Philadelphia Phillies (sei e cinque titoli rispettivamente dal 1970 al 1983), poi sono venuti alcuni brevi periodi di dominio dei St. Louis Cardinals, dei New York Mets ed ancora dei Pirates. Dal 1995 sono emersi gli Atlanta Braves (undici titoli consecutivi, oltre a quelli conquistati nella West Division). Più recentemente sono venuti i cinque titoli consecutivi dei Phillies.

Futuro MLB

Phillies ’70

Nel West la squadra che ha vinto di più sono stati i Los Angeles Dodgers (con tre cluster principali di vittorie divisionali per un totale di 14). I Cincinnati Reds hanno vinto principalmente negli Anni Settanta. Le vittorie dei San Francisco Giants sono state più distribuite nel tempo.

Infine nella National League Central ad un dominio iniziale degli Houston Astros (quattro titoli dal 1997 al 2001) è seguita la presa di potere da parte dei St. Louis Cardinals (dieci titoli nei 22 anni della storia della divisione).

Tutto questo per dire: ripetersi nel baseball era abbastanza frequente. Una franchigia che riusciva a creare un roster competitivo generalmente manteneva la propria forza ed era capace di superare momenti di crisi ed infortuni e di rimanere vincente per almeno un lustro ed, a volte, per un intero decennio; o così almeno accadeva fino ad una decina d’anni fa. Poi l’emergenza prepotente della free agency e l’espansione a trenta del numero delle squadre, con conseguente diluizione del talento, ha portato ad un continuo rimescolamento dei valori in campo.

Questa costanza di squadre presenti alla post-season avrebbe dovuto essere stata ulteriormente confermata dall’aumento del numero delle squadre presenti ai playoff ed alla creazione delle wild card. Il ragionamento sarebbe: se la vincente divisionale ha una stagione “sfortunata” può sempre rientrare nelle dieci squadre playoff arrivando anche solo seconda o addirittura terza nella propria divisione (il caso dei Cubs 2015 che hanno vinto ben 97 partite ma sono finiti solo terzi nella NL Central. Da notare che con 97 vittorie avrebbero vinto tutte le altre cinque divisioni della MLB!). Tutto questo “ripetersi” non è praticamente avvenuto nel 2015 quando solo quattro delle dieci partecipanti ai playoff 2014 si sono qualificate per la post-season (Royals, Dodgers, Cardinals e Pirates). L’American League addirittura ha visto tre vincenti divisionali differenti dallo scorso anno, una di esse i Royals erano stati una wild card lo scorso anno. Sono infatti arrivate alla postseason sei squadre “nuove”: Chicago Cubs, New York Mets, Texas Rangers, Toronto Blue Jays (le ultime tre vincendo dal “nulla” la loro divisione) e Houston Astros, oltre al ritorno ai playoff dei New York Yankees.

“Non è più il baseball dei nostri padri” potremmo dire, amaramente. Da un punto di vista del business questa situazione può essere invece vista come un grande successo. Tutti hanno una chance, ricostruire può essere molto veloce, l’infortunio di una o due star impoveriscono immediatamente un roster e lasciano la porta aperta verso il successo ad altri. Per cui ci chiediamo: i tre successi in cinque anni dei Giants sono stati frutto di costruzione o di estemporaneità? I Royals hanno davvero un roster profondo oppure i due anni di successi sono stati una brevissima lampata di genio e fortuna?

Chi ha davvero le basi per tentare invece di ripetersi e creare una mini-dinastia alla stregua di quelle strisce da cinque-sei titoli in fila che avvenivano in passato?

Il primo nome che viene in mente è indubbiamente quello dei St. Louis Cardinals. I Cardinals hanno vinto mediamente 91,5 partite a stagione negli ultimi sedici anni nei quali hanno vinto pure nove titoli divisionali con quattro secondi posti per dodici partecipazioni ai playoff. I Cardinals sono profondi, hanno vinto 100 partite senza Adam Wainwright e sono destinati a ripetersi. Partecipare spesso ai playoff aiuta ad azzeccare la post-season giusta e ad arrivare fino al titolo della World Series. È pura questione di probabilità statistiche. Vincere la divisione però richiede tempo e preparazione/costruzione del roster a lungo termine. Ed i Cardinals lo hanno fatto.

11 volte campioni

11 volte campioni

Ma è qui che entrano in scena gli scambi di fine luglio. Molte squadre – di fatto fuori dalla possibilità di arrivare alla post-season – abbandonano la rincorsa alla qualificazione ai playoff nel bel mezzo della stagione e vendono veterani molto forti alle squadre ancora in lizza in cambio di giovani prospetti. Questa rumba di scambi che, in alcune stagioni, diventa davvero infernale, complica ulteriormente la situazione. I Blue Jays (Price, Tulowitzki), gli stessi Royals (Cueto) ed anche i Mets (Cespedes) si sono gettati in piena estate su prede allettanti per rinforzare il loro roster in punti chiave e ciò ha contribuito non poco ai successi divisionali e post stagionali. Tenendo in considerazione anche questo fattore è facile concludere che alcune franchigie non avranno forse i mezzi per ripetersi (perdita dei free agent presi a noleggio per alcuni mesi), ma saranno probabilmente sbalzate da squadre che hanno costruito nel tempo.

Ed ecco quindi che il secondo nome non può essere che quello dei Chicago Cubs. Giovani come Kris Bryant, Javier Baez, Jorge Soler, Addison Russell ed Anthony Rizzo, non arrivano per caso durante l’estate, ma vengono scelti con attenzione e lavoro di scouting. I Cubs ci sono ed intendono restare competitivi a lungo. È un po’ il marchio di fabbrica del loro presidente, Theo Epstein. Paradossalmente però le due franchigie più profonde militano nella stessa divisione e quindi una delle due dovrà sempre ricorrere a saltare nella post-season dalla finestra della wild card, visto che l’altra userà la porta della vittoria divisionale. Entrare come wild card è ovviamente pericolosissimo: una sconfitta ed inizia improvvisamente il lungo inverno.

Per restare nella National League il terzo nome è quello dei Los Angeles Dodgers, anche se in questo caso c’è da fare una precisazione. I Dodgers hanno disponibilità finanziare elevatissime, ma devono, secondo noi, rifirmare innanzitutto Zach Greinke (appena entrato in free agency). L’asso proveniente dalla Florida costituisce un 1-2 formidabile con il mancino Clayton Kershaw ed è praticamente indispensabile al top della rotazione losangelina.

Non ci siamo dimenticati dei Mets, campioni della National League in carica. Il parco lanciatori è potenzialmente fortissimo, ma il lineup lascia un po’ a desiderare. Serviranno interventi abbastanza pesanti che forse il mercato dei free agent non permetterà.

Guardando all’American League il primo pensiero non può che essere per i Royals. Potranno continuare a dominare la AL Central a patto che mantengano alto il rendimento del loro bullpen, vero punto di forza dell’intero roster. E sembra che siano intenzionati a farlo. Cueto ha contribuito, ma anche senza di lui i Royals stavano già vincendo. Detroit e Cleveland sono avvisate. Minnesota, in ascesa, pure.

Il secondo nome è quello degli Houston Astros. Squadra giovane che ha pagato un settembre (11-16) abbastanza nero che le è costato il titolo divisionale. Li vediamo in grande crescita in una divisione non facile.

Astros pronti ad andare in orbita

Astros pronti ad andare in orbita

Terzo punto per l’accoppiata Red Sox-Yankees. Le due grandi rivali dell’American League East certamente si rinforzeranno e daranno l’assalto ai Blue Jays. Sarà per i loro tifosi un’offseason molto interessante.

E così guardando al futuro, prima delle firme invernali, i dieci nomi per i playoff 2016 sono questi: Cardinals, Cubs, Dodgers, Mets, Nationals; Royals, Astros, Angels, Yankees, Red Sox. E forse tra queste nasceranno nuove dinastie…

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