GOAT – Il miglior Quarterback di sempre: prologo II – I voti

NB. Qua trovate la prima parte: GOAT – Il miglior Quarterback di sempre: prologo I

Il quarterback. Il ruolo più delicato e sotto i riflettori di qualunque sport di squadra esistente al mondo, il più esposto all’impatto emotivo del pubblico, eroe per le vittorie, prima causa delle sconfitte. Sonny Jurgensen disse che fare il quarterback professionista è come guidare una terapia di gruppo per 50000 persone una volta alla settimana (lo abbiamo letto sul libro di Roland Lazenby). Jack Kamp, ex membro del Congresso statunitense e quarterback a Pittsburgh, San Diego e Buffalo (e Calgary), sostiene di aver appreso molto, stando in campo, rispetto all’emotività e al carattere poi spesi in politica (sì, anche questo sta nella prefazione di Lazenby). Del resto, si sa, un signal caller pronto per la Nfl è oggi un atleta dotato di grande visione del gioco, conoscenza tattica, forza, resistenza, agilità, tecnica, abilità nelle letture ed improvvisazione nel cambiare gioco. Insomma, pochi sono i ruoli nello sport che prevedano un insieme così numeroso di caratteristiche di alto livello per emergere nel professionismo. Abbiamo chiesto a un gruppo di amici, esperti ed appassionati, di fare una classifica. Abbiamo già citato Roland Lazenby e la sua opera di fine anni 80? Quella dove, lui stesso, ammise di essere ricorso a qualche aiuto esterno per completarla? Ma la sua era un’opera mostruosa, persino presuntuosa per usare un termine da lui stesso infilato nella prefazione. Noi volevamo giocare, capire quante similitudini ci sono tra i lettori di QCP e quanto, questa classifica, sarà simile a quella che presenteremo noi. Attenzione: i voti espressi da chi scrive sono stati fatti per mero gusto personale e non sono “super partes” come invece cercheremo di fare nella classifica finale, quindi è inutile che cerchiate di corromperci: scoprire chi abbiamo messo al primo posto nei nostri voti non vi dirà nulla del vero esito in arrivo. In ultimo, prima di dare la parola ai numeri, proviamo a spiegare il complesso algoritmo che ci ha dato la classifica finale: assegnando 15 punti al primo classificato di ogni lista, 14 al secondo, 13 al terzo e così via, fino a scendere al 15° posto pagato con un solo punto, si è alla fine fatto la somma dei voti ottenuti da tutti i giocatori ottenendo la classifica finale. Per maggiori chiarimenti leggete qui.

Una foto dei votanti

Ora, come siamo arrivati alla fatidica Top 30? Già qui ci sono state parecchie defezioni importanti e, ovviamente, qualcuno ha sbuffato per qualche nome in lista ritenuto fuori luogo. Siamo partiti da cento, per poi inviarne cinquanta in redazione (cinquantuno in realtà). I saggi hanno votato su quei cinquanta nomi arrivando ad eliminarne venti e inviando la lista dei trenta superstiti agli elettori. Il fatto che Michael Vick sia parte di questi 30 è suonato assurdo per tanti (allora era meglio il già citato Jurgensen, o Sammy Baugh, che almeno sono hall of famer) ed ha sollevato le polemiche degli animalisti, ma l’ex QB di Atlanta porta in realtà con sé motivazioni molto solide e valide, interrotte da una carriera criminale extra sportiva. Chiunque avrebbe potuto fare meglio, scegliendo 30 nomi, ma il vero punto è che quelli che contano sono, in realtà, i primi 10, i quali spesso si discostano pochissimo tra loro se non per l’ordine di arrivo. Il nostro campione di votanti è piuttosto differente per età e provenienza geografica, anni alle spalle di conoscenza del gioco, numero di partite viste e libri letti e, no, non c’erano donne, benché vi sia stata una certa insistenza verso l’editore proprio per avere anche un parere lontano dallo stereotipo del lettore di QCP, che beve birra e rutta sul divano investendo denaro nel poker online e in Game Pass. Abbiamo chiesto di votare come si preferiva, non abbiamo dato regole. Abbiamo avuto voti scientifici (uno, da Como) e voti ragionati, qualche voto tifoso e qualcun altro da oggettivo appassionato. La prima annotazione è che tutti e trenta i giocatori hanno ricevuto almeno una preferenza segno (forse) che i saggi hanno saputo scegliere bene nel mazzo dei nominativi. Nonostante questa splendida alternanza, però, soltanto quattro giocatori su trenta hanno avuto l’onore di essere messi almeno una volta sul gradino più alto del podio e, per ben 14 volte, sono stati gli stessi due nomi a girare.

Tom Brady (9 volte primo) e Joe Montana (5) si sono giocati l’Oscar del migliore sin dalle prime battute, seguiti da Peyton Manning (3) che, nel numero di ori, è eguagliato da Johnny Unitas. I primi tre citati sono gli unici ad essere stati inseriti tra i migliori 15 di sempre da tutti e venti i votanti, mentre ci ha sorpreso che, la stessa sorte, non sia capitata al monumentale Dan Marino (18 piazzamenti) che arriva dietro, nel totale complessivo delle selezioni, anche a John Elway (19). I tre dell’Ave Maria, inoltre, non sono mai scesi sotto il 5° posto, segno inequivocabile che per gli appassionati, la palma del migliore trova casa tra le pareti di queste tre famiglie, senza nemmeno un dubbio. Montana sale sul podio 18 volte, Brady 16, Manning 12, il quarto, o il primo degli umani vedete voi, in realtà sono due: Johnny Unitas e Brett Favre, arrivati a medaglia per ben… tre volte. E si capisce che il peso del palmares e del tifo è ininfluente di fronte alle esibizioni di forza di taluni elementi: Troy Aikman va a podio una sola volta, Terry Bradshaw idem, Eli Manning si piazza tra i quindici soltanto 3 volte, miglior risultato un dodicesimo posto.

Gli ultimi classificati non regalano invece molte sorprese. Rich Gannon era più una provocazione che altro, probabilmente non starebbe nemmeno nei primi 50, ma la sua favola finale con il Super Bowl giocato (e perso) con i Raiders poteva ancora incantare qualcuno che, infatti, gli ha rifilato un punto. Joe Theismann è superato, Steve McNair e la maledettissima yard mai raggiunta contro i Rams credevamo potessero riaccendere qualche fuoco sopito in più. Michael Vick paga tante cose ma crediamo, al contrario, che sia ad oggi l’unico prototipo di QB che vince correndo (tanto e meglio di alcuni RB) senza rischiare la carriera. Soltanto tre persone hanno creduto nell’ex Falcons, relegandolo sempre in basso al classifica; la sua è una carriera incoronata dal più colossale “what if” e, al tempo stesso, l’esempio di QB mobile al massimo livello. Questo intendiamo quando dicevamo, nella puntata precedente, con “oggettivizzare”: siamo certi che Eli Manning sia realmente più forte (in tutti i sensi) di Mike Vick? Vedremo.

Alla fine, però, poco conta chi sta in fondo perché, qualunque nome avessimo messo (Sammy Baugh? Kerry Collins? Phil Simms? Ken Anderson? Joe Flacco?) quanto sarebbe davvero cambiata questa classifica? Siamo comunque disposti a riproporla in futuro, in stile libero (senza una lista di nomi), a patto di avere più elettori. Per ora, a nostro insindacabile giudizio, stonano le “eliminazioni” di Joe Namath e Jim Kelly, due che non ci sentiamo di dire che il tempo sia riuscito ad eliminare. Ha vinto Tom Brady (276) con solo 3 punti di vantaggio su Joe Montana. Avessero votato in 25 chissà quanto sarebbe cambiato. E dopo il Super Bowl LI? Non importa, non più.

Terzo posto per Peyton Manning (257) ultimo ad aver raggiunto quota 200. Poi John Elway (164, pur con un solo podio conquistato, segno di un talento riconosciutogli quasi all’unanimità), Dan Marino (153), Johnny Unitas (149), Steve Young (141), Brett Favre e Aaron Rodgers (122, l’eroe e l’erede alla pari, sarà un caso? Non crediamo…), Troy Aikman (109), Terry Bradshaw (87), Bart Starr (78, tre QB di Green Bay con l’anello, tre QB di Green Bay nella Top15), Drew Brees (67), Kurt Warner (63), Ben Roethlisberger (62). Ora tocca noi. Invieremo la classifica anche a Roland Lazenby, invitandolo a dirci la sua. E, perché no, a riscrivere la storia, come fece con quel prezioso libro rosso. E magari faremo stampare anche noi la nostra. E tra vent’anni, forse, andando alla festa del nulla, e bruciando una felpa, un certo Rocco la recupererà a un mercatino di frati per regalarla. E scoprire che il miglior QB di ogni tempo è stato…

E se davvero fosse uno di questi 4?

Potrebbero interessarti anche...

2 Risposte

  1. CIRO ha detto:

    China, quello nella foto accanto al miglior QB di ogni tempo sei tu… e’ inutile che neghi!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *