Game of the Week: Arizona at Minnesota

Nel “Game of the Week” della passata settimana c’è stato l’upset e noi (ma dovrei dire io…) decisamente non l’abbiamo visto arrivare. I Patriots erano favoriti dai bookmaker di più di un touchdown (+7,5 punti), ma tutti abbiamo sottovalutato la guarigione di una squadra che più si avvicina l’inverno più sta trovando compattezza e nuove risorse.

Bye: il record complessivo delle squadre “post bye” si sta lentamente normalizzando verso percentuali interessanti ma non così nette come era stato per le prime settimane. Erano 6 le squadre che giocavano riposate nella week 10, 3 hanno vinto (Arizona, Washington e Houston, tutte e tre partivano già favorite), 3 hanno perso (New England da favorita, Cincinnati da sfavorita e Chicago in una partita contro TampaBay senza i favori del pronostico per nessuna delle due). Il record totale ora è di 14-8 che vivisezionato diventa: 11 vittorie di squadre favorite, 2 vittorie di squadre sfavorite, 3 sconfitte di squadre favorite, 3 sconfitte di squadre sfavorite (nel conteggio manca la sconfitta di Chicago di questa settimana, non essendoci una favorita designata, almeno secondo i bookmaker, e la vittoria/sconfitta di Baltimore/Pittsburgh nella sfida di week 9 in cui entrambe erano riposate e per di più non vi era un favorito). Per continuare a seguire questo particolare tenete d’occhio nella week 11 Buffalo (sfavorita a Cincinnati), Detroit (favorita vs Jacksonville), Indianapolis (che ha rinunciato al canonico bye post trasferta londinese per averlo ora, favorita vs una caldissima Tennessee) e Oakland (Monday Night messicano, da favorita contro Houston, se vi va vi consiglio un gioco a pronostici su questa partita che trovate su un sito “amico”)

Precedenti: quando avevo parlato di precedenti tra Seattle e New England mai avrei pensato che il destino prendesse la parola alla lettera e sostanzialmente replicasse a parti e sorti invertite la stessa situazione che decise il Super Bowl 49. Stavolta è toccato a New England fallire sull’ultima yard della partita ed è curioso come in molti (tra cui anche il sottoscritto) abbiano pensato che Belichick se la sarebbe giocata con una QB sneak (quindi correndo) dopo averla chiamata, senza successo, anche un paio di giochi prima.

Brady vs Wilson: la partita di Brady a me non è dispiaciuta, è vero è stato un po’ impreciso soprattutto nella prima fase della partita in cui l’attacco dei Pats ha sofferto molto, ma nel finale quando il livello del gioco si è alzato ha lanciato cioccolatini anche sul profondo. Il confronto indiretto però è stato vinto da Wilson che superando il problema fisico che ha avuto nel mese scorso sta tornando su livelli da dominatore, risultando un rebus di difficile soluzione per New England (e per le prossime avversarie).

% completi: entrambi i QB sono andati molto bene, confermando le loro statistiche. 72% per Brady che evidentemente da questo punto di vista non ha sofferto per nulla le secondarie dei Seahawks. 68% per Wilson che ha potuto sfruttare un nuovo elemento nel suo attacco…

Yard per Rush: non è stata una partita decisa dal running game, specie dal punto di vista della qualità delle corse e stando alle premesse illustrate nella presentazione ce lo aspettavamo. Blount l’ha dominata in goal line (ma non nella serie che poi l’ha decisa), ma sia New England che Seattle hanno corso ad una media a portata molto bassa: i Patriots sono riusciti addirittura a far peggio delle loro medie stagionali già deficitarie (2,89 contro i 3,88 di media prima di questa partita), Seattle ha fatto leggermente meglio (3,69) riuscendo ad evitare la sesta partita con media inferiore alle 3 yard di media.
Ma come accennavo poco sopra l’elemento nuovo che non avevamo preso in considerazione in fase di preview è stato l’impatto di Prosise sul match, per la prima volta utilizzato in maniera così estensiva. Buono nella “qualità” delle corse 3.9 a portata (17 per 66 yard), molto molto buono fuori dal backfield, con 7 ricezioni su 7 target e 87 yard guadagnate, non una novità per lui che al college a Notre Dame s’è alternato con profitto tra WR e RB. Sarà lui l’arma tattica in più per questo finale di stagione che nel resto del reparto registra uno scossone forse inaspettato con il taglio di Christine Michael (in netto calo nelle ultime settimane) e probabilmente il recupero fisico di Rawls (efficace in contumacia Lynch nella passata stagione e subito out per infortunio quest’anno).

Pronostico: uhm…l’ho sbagliato vero? Ho sottovalutato la crescita di Seattle, mi aspettavo veramente una vittoria interna molto facile per New England…

Ma veniamo alla week 11: non sembrano esserci match di cartello o meglio Philadelphia-Seattle lo è, ma abbiamo già parlato di queste due squadre e vorrei cercare di evitare ripetizioni per il momento. Miami, Tennessee e Detroit sembrano essere le squadre più calde ma i loro incroci con Los Angeles, Indianapolis e Jacksonville non mi ispirano. La scelta doveva cadere tra Green Bay at Washington e Arizona at Minnesota, ho scelto quest’ultima perché mi sembrano due squadre in difficoltà, nonostante un record al momento non negativo e una posizione in classifica che consente ancora di sperare nella postseason.

Due mondi a confronto

Due mondi a confronto

Momento

Come detto Vikings (5-4) e Cardinals (4-4-1) sono, record alla mano, ancora in pieno controllo del loro destino, ma spesso il record non basta a descrivere il valore e la situazione di una squadra. I Vikings venivano da una stagione molto buona ed erano partiti 5-0, dopo il bye sono arrivate 4 sconfitte consecutive con avversari, Bears a parte, che proprio da quelle vittorie sembra abbiano preso il “la” per aumentare il proprio rendimento (Detroit, Philadelphia e Washington). Le aspettative attorno a Minnesota praticamente non sono mai state attese quest’anno sia nel bene che nel male: l’infortunio di Bridgewater a 10 giorni dall’inizio della stagione aveva gettato nello sconforto tifosi e management tanto da costringere quest’ultimo a scambiare un primo giro (e più) per Sam Bradford, anche per questo motivo nessuno si aspettava 5 vittorie nelle prime 5 settimane e quando avevamo tutti preso coscienza del fatto che ce la potessero fare anche in questa nuova formazione (comunque Bradford e Bridgewater sono molto simili come caratteristiche) ecco che le nostre aspettative sono di nuovo venute ad essere disattese. Quali sono i veri Vikings? Tra le due fasi a me han sorpreso molto di più le 5 W iniziali, Minnesota non è una squadra che di sola difesa può dominare gli avversari, sicuramente lì ha margini di miglioramento ma parlavamo di un reparto comunque 13esimo nella passata stagione per yard concesse e che stava facendo (e sta facendo) meglio come ci si poteva aspettare, ma da lì ad essere i Baltimore Ravens del 2000 ce ne corre ancora. A proposito di correre, l’assenza di Peterson (vero ago della bilancia per questa squadra) non poteva non contare così tanto, McKinnon e Asiata erano già stati valutati mancanti nel passato in questo ruolo di sostituti, molto meglio come alternative al titolare che titolari.
L’incostanza di Arizona invece è difficilmente spiegabile, delle 4 vittorie 2 sono arrivate contro San Francisco (l’ultima la settimana scorsa soffrendo non poco), le altre 2 con avversari piuttosto depressi, ovvero Tampa Bay (4-5) e New York Jets (3-7). Quello che sorprende, rispetto a Minnesota dove infortuni un po’ ovunque hanno minato le certezze acquisite nella passata stagione, è che ad Arizona i punti di forza della squadra sono restati sempre gli stessi, anzi con David Johnson che dal punto di vista personale ha incrementato il suo utilizzo e il suo valore. Il problema forse è proprio questo, il gioco offensivo di Arians molto bello da vedersi è stato studiato maggiormente dagli avversari, gli “home run” su cui si basa il suo attacco sono spariti: 3 giochi su passaggi da 40+ yard sinora, erano stati 15, quasi uno a partita, l’anno scorso e per i giochi via aerea da 20+ yard sono in ritmo per concludere la stagione con 46, l’anno scorso erano stati 66. Ma per rendere ancora meglio l’idea di questa metamorfosi (immaginiamo non voluta) basta citare che in questa particolare statistica sui big play al momento registrano gli stessi risultati dei Vikings, che tutto sono fuorché una squadra che cerca il gran guadagno.

Arians & Palmer

Arians & Palmer

QB in difficoltà

Ecco che quindi ci troviamo a misurare la temperatura di due QB che interpretano il gioco aereo in maniera così diversa. Carson Palmer forse sta (di nuovo) invecchiando: l’avevamo dato per bollito dopo l’esperienza disastrata ad Oakland, poi è stato proprio Bruce Arians a regalargli qualche anno di carriera in più, ma ora il suo gioco forse prevedibile sta calando anche di livello: l’anno scorso ha chiuso la stagione con 104,6 di rating, quest’anno fatica ad arrivare a 90 (86 per la precisione), gli intercetti (8) e i fumble (7) sono aumentati in maniera preoccupante, come preoccupa la statistica (mia amica) “yard per pass” dove nel 2015 guidava la NFL con 8.5 e dove quest’anno naviga (con la sua squadra) tristemente al 19esimo posto con 7.0. Tutti dati che in questo tipo di attacco pesano come macigni.
A Bradford invece le cose quest’anno sembravano andare alla grande: come detto è arrivato con la stagione alle porte e s’è preso una week di adattamento prima di venir buttato in campo, ma prima del bye aveva conquistato e convinto tutti. Zac Robinson (qualcuno se lo ricorderà QB ad Oklahoma State, ora analista a ProFootballFocus) aveva scritto questo bell’articolo sui motivi del suo successo, “Why Sam Bradford has been successful with Vikings“, un articolo che aveva convinto anche me, non propriamente un suo “lover”, e che si chiudeva con questa frase: “Bradford will continue to gain familiarity in the offense, opening more options with the Vikings’ talented playmakers as the season progresses. Minnesota added more ways to find quick-rhythm passes for Bradford last week, with empty/no-back formations.” Ecco in realtà, vuoi anche per una linea che ha iniziato a far tanta fatica (tra i vari infortuni da registrare anche quello a Kalil), il gioco dei Vikings si è leggermente snaturato da quella situazione e le “more options” hanno finito per complicare il lavoro del QB che è finito per attorcigliarsi su sé stesso. A farne le spese è stato proprio l’offensive coordinator, Norv Turner, destituito dal suo ruolo: da allora, almeno offensivamente parlando, pur nei limiti del materiale a disposizione, qualcosa di meglio s’è tornato a vedere. Complessivamente comunque la stagione di Bradford resta di buon livello.

La lotta in trincea

A livello NFL nel 69,60% dei casi chi ha concesso meno sack dell’avversario (o ne ha fatti di più) nella singola partita ha poi vinto la stessa. Questa è una delle percentuali più alte, va quindi tenuta molto da conto, specie per queste due squadre che riescono addirittura a far meglio: per loro vincere la lotta in trincea, proteggere il proprio QB ed attaccare con più efficacia quello avversario, è direttamente collegato con la vittoria finale nel…100% dei casi disponibili (tolto quindi il pareggio di Arizona in week 7 contro Seattle e tolto il caso della week 4 di Minnesota in cui la statistica dei sack messi a segno è stata pareggiata, 0-0 contro i Giants). Sarà quindi fondamentale seguire l’andamento delle due pass rush e pass protection.
I Vikings nel filotto delle 4 sconfitte hanno subito complessivamente 16 sack, nelle 5 vittorie pre bye erano stati solo 8. Il front 7 dei Cardinals non sembra aver giovato molto dell’innesto pesante di Chandler Jones che comunque guida la squadra con 7 sack messi a segno (di certo non pochi): complessivamente i sack in stagione sono 24 che “regalano” un più che decoroso ottavo posto, ma i sack messi a segno sono 3, 1, 1, 1 andando a ritroso nelle ultime 4 gare giocate e sono 14 in 7 partite escludendo i 10 messi a segni nei due match contro i 49ers.
Dall’altra parte della sfida ci si aspettava tutt’altro impatto da parte della defensive line di Minnesota: l’assenza perpetrata di Floyd si sta facendo sentire, tanto per le sue cifre tanto per i raddoppi e i buchi che genera al centro delle linee altrui. Griffen tolta la partita da 3 sack in week 3, ha 4 placcaggi a QB avversari in tutto e son pochi anche se comunque riesce spesso ad essere protagonista, chi invece sta deludendo specie in fatto di pass rush è Anthony Barr, che proprio rushando da LB aveva il suo punto di forza in fase di ingresso nella Lega. Il matchup decisivo potrebbe essere quello proprio tra Griffen e il LT John Wetzel, undrafted 2013 che ha fatto 2 anni in giro per la NFL senza vedere il campo tra Oakland, Dallas ed Indianapolis e che la settimana scorsa è stato catapultato nel gridiron per tutti gli snap della partita contro San Francisco per far fronte all’infortunio davvero pesante per Arizona di Jared Veldheer (out per il resto della stagione). Wetzel non sembra essere la risposta al problema, ma a roster forse c’è poco di meglio.

Barr & Griffen

Barr & Griffen

Kicking team

Catanzaro s’è reso protagonista di qualche errore pesante, specialmente quelli che poi hanno sancito il pareggio contro Seattle. Walsh invece di errori pesanti da quel maledetto FG degli scorsi playoff ne ha collezionati talmente tanti in questi mesi che Zimmer ha dovuto prendere dei provvedimenti: domenica il kicker dei Vikings sarà Kai Forbath, che peraltro aveva ben giocato tra Washington e New Orleans negli ultimi anni. Almeno questo incubo per Minnesota dovrebbe essere finito…dovrebbe…

Pronostico

Come detto sono due squadre in visibile difficoltà, chi perde questa partita più mentalmente e tecnicamente che a livello di record rischia di trovarsi in un buco dal quale non sarà facile risalire. Non sarà una bella partita ma ha già dei risvolti in ottica qualificazione playoff davvero interessanti. Arizona la sto aspettando da un paio di mesi, confido ancora in un loro “turnaround” ma deve accadere già da questa settimana. Per me vincono loro, perché almeno sulla carta hanno molte più armi dei Vikings al momento, ma se perdono anche questa smetterò di crederci…

azazelli

Da giovane registravo su VHS tutte le finali di atletica, mondiali ed olimpiadi, poi m'hanno cancellato il record di Donovan Bailey con Beautiful e mi sono dato al download. Vivo di sport, cerco di scriverne.

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