Innsbruck 2018 – Mondiale Elite su strada

La stagione 2018 ci ha regalato un ciclismo nuovo, dominato nei Grandi Giri da un paese, la Gran Bretagna, che fino all’altro ieri non contava quasi nulla in questo sport. Le corse di un giorno, però, rimangono una bestia diversa, dove nulla è del tutto prevedibile e la gara prende vita all’improvviso, talvolta senza che tu nemmeno te ne accorga.

Il mondiale di Innsbruck non fa eccezione in questo senso. Sarà una corsa brutale, senza tregua, con tantissime squadre prive di un capitano designato e quindi obbligate a mettere uomini anche forti nelle fughe a lunga gittata. Sarà una corsa difficile da controllare, perché il percorso è tostissimo e molte nazionali non hanno passisti da far lavorare per tenere al guinzaglio i fuggitivi.

Di sicura c’è una cosa soltanto: chi vince il Mondiale quest’anno dev’essere un corridore vero, un cagnaccio, uno abituato a soffrire. Non si vince una corsa del genere per caso.

Il Percorso

Il mondiale più duro di sempre, dicevano. E forse lo è davvero. Sicuramente è il più duro da quando io seguo il ciclismo perché nemmeno quello di Duitama, con Pantani, Olano e Indurain a giocarsi l’oro, aveva così tanta salita per andare all’arrivo.

I primi 60 km sono relativamente semplici, poi il Gnadenwald (quasi 3 km al 10%) spezza il fiato al gruppo e chiarisce che da qui in poi si soffrirà tutto il giorno. Da qui in poi è un inferno, si entra quasi subito nel circuito di 24 km e si comincia a salire.

Sono 8 km abbastanza regolari al 5,7%. Da sola è una salita pedalabile, adatta anche ai passistoni da classiche pianeggianti, ma percorsa a ripetizione diventa roba per scalatori puri. Il circuito è da ripetere 6 volte e oltre alla salita prevede una discesa secca di 6 km e 10 km in pianura per tirare il fiato.

Mi aspetto tanta selezione già verso il terzo/quarto giro e poi attacchi violenti di outsider quando il circuito sarà quasi terminato. Attenzione però perché a conclusione del sesto giro la corsa non è finita, anzi il bello deve ancora venire. Mancano circa 35 km al traguardo, dapprima si ritorna sull’Iglis per la settima volta, ma giù dalla discesa si cambia strada per affrontare la salita decisiva di questo Mondiale.

Breve ma cattivissimo, questo strappo di 3 km non sfigurerebbe come arrivo di tappa alla Vuelta. Ci sono 2 km pieni sopra il 10% con punte ben oltre il 16%. Non serviranno sparate, né particolari tattiche. Qui la fatica sarà giudice unico e inappellabile della gara. Dalla vetta circa 5 km di discesa secca e altri 3 di pianura portano al traguardo di Innsbruck.

I favoriti

Sei mesi fa vi avrei fatto due nomi per una corsa del genere: Vincenzo Nibali e Alejandro Valverde. Ma il siciliano ha un grosso punto di domanda legato al recupero dall’operazione alla vertebra e lo spagnolo è parso senza benzina alla fine della Vuelta. Questo apre scenari interessanti, perché nessuna squadra è sicura al 100% che il proprio capitano possa reggere fino in fondo. Se una fuga ben rappresentata va via negli ultimi 50 km non è detto che da dietro si tiri alla morte.

Julian Alaphilippe (Francia) – Veloce, potente e anche fortissimo in montagna, il francese è l’erede naturale di Valverde. Quest’anno ha vinto la Freccia Vallone ed era probabilmente il più forte anche alla Liegi, poi vinta dal suo compagno Jungels. C’era qualche dubbio sulla sua tenuta nelle lunghe salite, ma al Tour ha vinto tappe di montagna coi controcazzi. Non puoi nemmeno sperare che la perda da solo, perché tatticamente è un professore. Il vero favorito.

Pronti a vincere

Alejandro Valverde (Spagna) – Intendiamoci, queste sono le sue corse: 260 km di montagne vere, con possibile arrivo da gruppo di ristretto dove nessuno può batterlo. Il problema è che negli ultimi giorni di Vuelta è per la prima volta sembrato quello che è, un 38enne con tantissimi km nelle gambe. Ci ha abituato a resurrezioni spettacolari, dunque resta temibile, sperando che la squadra non faccia casini come al solito.

Adam Yates (Gran Bretagna) – Sotto il radar per tutta la Vuelta, dove ha corso all’ombra del fratello Simon, ha mostrato condizione in crescita esponenziale nell’ultima settimana. E’ un corridore adatto alle corse di un giorno, malgrado non abbia risultati nelle Monumento. Meglio non portarselo in volata.

Rigoberto Uran (Colombia) – Forse un nome meno entusiasmante rispetto ad altri suoi connazionali, ma Rigo è quello col miglior pedigree nelle classiche (terzo in varie occasioni al Lombardia e quinto alla Liegi). E’ uscito molto bene dalla Vuelta e può giocare di sponda grazie a una squadra molto forte. Temibile.

Michal Kwiatkowski (Polonia) – Sulla carta è un profilo troppo duro per il fenomeno polacco, che però in passato ha sovvertito i pronostici in varie occasioni. Uomo dal grandissimo fiuto, specialmente nei finali di corsa, ha nel palmares Sanremo, Strade Bianche, San Sebastian, Amstel e Harelbeke, oltre guarda caso a un campionato del mondo. Nella crono di due giorni fa ha mostrato una gran gamba.

Quelchepassa Outsider

Qui si apre un mondo, dipende moltissimo da come alcune squadre decideranno di correre (Italia, Olanda e Belgio soprattutto). Se si aspetta la rampa finale, non si esce dai 10 nomi dei migliori scalatori, mentre nella gara pazza può succedere veramente di tutto.

Simon Yates (Gran Bretagna) – Dominante per tutta la Vuelta e 18 giorni di Giro, questo ha veramente fatto il salto di qualità. Se ne ha ancora è molto più che un outsider, però va forte da più di 6 mesi quindi qualche dubbio sulla tenuta c’è.

Vincenzo Nibali/Gianni Moscon (Italia) – il primo è il corridore perfetto per questa altimetria ma non sembra ancora al top della condizione, il secondo ha la gamba che gli scappa ma forse faticherà su un percorso così duro. Non potendoli fondere insieme, dovremo accontentarci di sperare che corrano con grande astuzia, magari lanciando in avanscoperta Mimmo Pozzovivo, che ha dichiarato di essere nella forma della vita.

Wouter Poels (Olanda) – qui stiamo pescando nel torbido, anche se con raziocinio. L’Olanda ha una squadra solida, con diverse frecce al proprio arco. Quella più appuntita, perlomeno nei giorni migliori, è proprio il corridore Sky, che ha già vinto una Liegi e occasionalmente può essere il miglior scalatore del mondo.

Roman Kreuziger (Rep. Ceca) – secondo all’Amstel, quarto alla Freccia, ottavo alla Liegi. Quest’anno il ceco nelle classiche è sembrato forte come mai. Oh poi a margine, io nella mia vita ho visto una sola corsa di un giorno più dura di questa: la Pro Otztaler 5500 (che erano i metri di dislivello). Vincitore Roman Kreuziger. I believe.

Greg Van Avermaet (Belgio) – anche Rio era troppo duro per uno come lui. Sticazzi.

Altri nomi su cui buttare 5 euro: Primoz Roglic, Romain Bardet, Michael Woods, Rui Costa, Jack Haig, Rafal Majka, Tony Gallopin, Sergio Henao + Tim Wellens e Simon Spilak (solo in caso di pioggia).

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